CALCIO E FUTSAL: IL MODELLO “DUAL”

Chi mi conosce sa che, da qualche anno a questa parte, ho deciso di impegnarmi per far praticare Futsal ai bambini che decidono di cimentarsi in questa disciplina nell’area in cui vivo. I risultati — non che mi aspettassi qualcosa di differente — sono stati sin dall’inizio eccezionali. Tantissimi bambini si sono avvicinati a questa disciplina e desiderano proseguire questo percorso in quanto, grazie a questo gioco, si divertono un mondo. Ma le difficoltà per strutturare un progetto di questo tipo sono molteplici e affatto indifferenti.

A differenza di Spagna, Brasile, Argentina e Portogallo, dove il Futsal viene praticato ovunque fino ai 13 anni per poi lasciare la scelta se proseguire con questa disciplina o con il calcio a 11, in Italia le cose non stanno proprio così. Nella mia regione, la Lombardia, che ha paradossalmente un potenziale di sviluppo enorme e potrebbe fungere da traino per l’intero movimento, la situazione è ancora più complicata. Basti pensare che le società giovanili che praticano questa disciplina indoor su un fondo adeguato — escludendo il 5vs5 sui sintetici che, seppur utile ad avvicinare i ragazzi, è un’altra cosa — si contano sulle dita di due mani.

Oltre un ventennio fa si incontravano resistenze legate all’ignoranza di molti che consideravano questa disciplina con disprezzo, talmente miopi da non vederne i macroscopici benefici. Ora che mi sto riaffacciando al calcio giovanile, osservo con estremo piacere che una nuova generazione di giovani allenatori, certamente più preparata e aperta al nuovo, è fortemente attratta dal Futsal, avendone colto il potenziale. Questi giovani costituiscono la speranza del calcio italiano perché dimostrano apertura mentale; e dove c’è questa virtù, c’è crescita. D’altro canto, alla soglia dei 40 anni, ho imparato ad accettare che l’ignoranza altrui non possa essere del tutto sradicata e che qualcuno continuerà a pensarla diversamente. Forse è proprio questo il bello di avere opinioni differenti.

Oggi, tornando all’area specifica in cui vivo (anche se probabilmente altre zone d’Italia hanno i medesimi problemi), appurato che l’interesse delle realtà calcistiche sussiste, la difficoltà principale è legata all’individuazione di strutture indoor omologate e di spazi liberi. Basket, pallavolo e ginnastica hanno una storia radicata in Italia e, nel corso degli anni, hanno giustamente ottenuto l’accesso alle strutture comunali. Non è una colpa avere necessità di spazi — ho la massima ammirazione per questi sport — ma il dato di fatto è che chi arriva dopo deve adeguarsi a pochissime fasce orarie, spesso incompatibili con le categorie dei più piccoli, che costituiscono la base su cui lavorare. È chiaramente un problema politico di allocazione di risorse economiche da investire nelle infrastrutture per implementare un piano strategico concreto.

Nella vita ho imparato a non demordere e a valutare le opportunità nelle difficoltà. Quindi, in assenza di risposte politiche chiare, per chi ha problemi di spazi una possibile soluzione pragmatica consiste nel Modello Dual: Futsal e Calcio.

IL MODELLO DUAL

Seppur possa apparire come un compromesso logistico, nella sostanza non lo è affatto. Tale modello garantisce benefici enormi a chi vuole offrire un’esperienza calcistica completa sin dai primi calci, coniugando gli aspetti peculiari del Futsal a quelli del calcio in erba, senza preclusione di scelta futura per l’atleta.

L’alternanza delle due discipline crea numerosi stimoli a livello cognitivo per via della necessità di adattamento agli spazi, alle diverse superfici, ai ritmi e ai tempismi di gioco, favorendo la capacità dell’atleta di adattarsi velocemente al contesto.

• Il rimbalzo regolare contro quello irregolare: Nel Futsal, la superficie regolare porta a giocare palla a terra, favorendo il gioco collettivo e il dominio del pallone. L’utilizzo continuo della pianta consente l’esecuzione di gesti in tempi brevi e aumenta la sensibilità. Di contro, i fondi irregolari (erba) allenano i giovani a reagire rapidamente agli imprevisti, migliorando riflessi e palleggio quando la palla non è a terra. Inoltre, sull’erba gli atleti hanno un po’ più di tempo per pensare, il che può aiutare a migliorare l’autostima. È significativo l’esempio del Palmeiras: questa gloriosa società brasiliana ha rimosso in alcuni campi il sintetico per tornare alla terra, così da favorire, su un fondo imprevedibile, la fantasia e l’astrazione.

• Il pallone come fattore allenante: Il pallone a rimbalzo controllato favorisce il gioco a terra, mentre quello tradizionale, più leggero, agevola il tiro e il gioco al volo. La combinazione dei due elementi porta a un netto miglioramento della capacità di differenziazione.

UN MODELLO DI RIFERIMENTO: LA L84 TORINO

Sono arrivato al “Dual” quasi per necessità, ma esiste una società professionistica che lo ha scelto deliberatamente come metodologia: la L84 Torino. Parliamo di una delle migliori realtà di Futsal del panorama italiano, che ha chiuso la regular season 25/26 al secondo posto. Tra le fila della prima squadra militano campioni del Mondo come Cuzzolino e Rescia, ma la L84 è un’eccellenza soprattutto a livello giovanile.

Tra il moderno impianto di Brandizzo e il palazzetto di Leinì, si svolgono le attività di oltre 250 tesserati. Recentemente ho avuto l’onore di giocare con i miei bambini del Futsal Tubo Rosso contro i loro pari età e, oltre alla splendida ospitalità, ciò che ho notato è l’elevata professionalità di dirigenti, allenatori e volontari. L’aria che si respira è divertimento allo stato puro. I loro bambini mi hanno impressionato: nonostante la tenera età, hanno già le sembianze di giocatori di Futsal di spessore per abilità nell’uno contro uno, dominio del pallone, sterzate, lettura delle situazioni e ritmo di gioco continuo.

Il motto del settore giovanile è “Sorridere, imparare, crescere”. L’ambiente trasmette passione: ci si innamora del pallone perché lo sport è visto come un gioco. Non si ha timore di sbagliare e si innesca una ricerca continua del miglioramento. Su questi fondamenti, la L84 implementa con successo fino ai 12-13 anni il modello Dual. Questo mi conferma che tale approccio sia un ottimo modo per far praticare sport ai bambini senza precludere loro la scelta del percorso futuro.

Come sostiene il presidente Lorenzo Bonaria: “Questi bimbi non saranno solo atleti, ma la popolazione del domani; contribuendo a renderli persone sane ed educate, si partecipa alla creazione di un tessuto sociale che nutre anche le aziende”.

BIO: LUCA INNOCENTI

Manager, Coach e Mentor. Ex giocatore di Calcio a 5 in campionati nazionali. Da ragazzo, nella stagione 2002/2003, ha vinto insieme al Seregno calcio a 5 uno storico scudetto Juniores, laureandosi Campione d’Italia. Ha collezionato alcune presenze con la Nazionale Italiana di calcio a 5 (Under 18 ed Under 21). 

Istruttore qualificato di scuola calcio, é ideatore da diversi anni di progetti calcistici (aventi un taglio “Futsal”) giovanili, anche collaborando con professionisti provenienti da altre nazioni europee. Tra le esperienze sportive, allenatore dell’attività di base dei Saints Milano (Serie A2 Élite Calcio a 5). Ideatore del settore giovanile e allenatore delle categorie di base del Futsal Tubo Rosso.

Ha scritto il libro “L’allenatore di Futsal nelle categorie giovanili”, è autore nel blog betterfutsalcoaching.wordpress.com e scrive per il blog “La complessità del calcio”, di Filippo Galli. 

Da decenni è attivo nel sostenere l’importanza dell’insegnamento del Futsal anche nei settori giovanili delle società calcistiche.




2 risposte

  1. Applico questa metodologia da un anno nella scuola calcio Roma 1927 Futsal. È difficile fare capire hai genitori che il miglior percorso di crescita è proprio con il Futsal dai 5 ai 12 ma già stiamo raccogliendo i primi risultati di crescita. Grazie buon lavoro

  2. Ciao Enrico,

    I miei più sentiti complimenti per il lavoro che stai portando avanti.
    É certamente un percorso lungo ma i risultati saranno certamente eccezionali.

    Ci teniamo in contatto.

    Un caro saluto,
    Luca

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