MILAN -ATALANTA 2-3: SI COMPLICA LA CORSA ALLA CHAMPIONS, SAN SIRO CONTESTA

Al minuto 93, quando Nkunku ha realizzato il calcio di rigore del 2-3, a qualcuno sarà tornata in mente la rimonta del Milan contro l’Atalanta della stagione 2002/2003. Sotto di tre reti, i rossoneri pareggiarono la partita con Inzaghi (doppietta) e Tomasson. Era il periodo di flessione per i rossoneri che, difatti, compromise la lotta scudetto. Corsi e ricorsi storici. O forse no. Quel Milan lottava su tre fronti e alla fine avrebbe aggiunto in bacheca la quinta Coppa dei Campioni e la Coppa Italia. L’attuale squadra di Allegri, invece, rincorre affannosamente una qualificazione alla prossima Champions League, che resta ancora tutta da conquistare. Quello di ieri sera era lo snodo decisivo della stagione. Lo sapeva il tecnico rossonero. Aveva chiesto il supporto dei tifosi che hanno riempito gli spalti di San Siro e, forse, prima della partita, firmato petizioni online. Ha fatto ricorso alla forza mentale Max che in quest’ultimo periodo è mancata e che era richiesta stasera per portare a casa la partita. Aveva anche ricordato che il Milan ha ancora il suo destino nelle sue mani e in 90′ può cambiare tutto.” Iniziava un mini torneo di tre partite nel quale il lavoro di dieci mesi doveva essere portato a compimento. Il destino intanto ha messo pressione al Milan perché i risultati del pomeriggio hanno complicato la serata meneghina, collocando il Diavolo al quarto posto della classifica provvisoria, scavalcato dalla Juventus, agganciata dalla Roma e tallonato dal Como. I risultati erano forieri di sventure. Nel momento in cui servivano lucidità, personalità e coraggio, il Milan ha mostrato invece tutta la sua fragilità.

LA PARTITA

Con Tomori assente per qualifica e Modrić ai box quasi certamente fino a fine stagione, Allegri sceglie l’1-3-5-2 cambiando sei  giocatori su undici rispetto alla sciagurata trasferta di Reggio Emilia e schierando in porta Maignan; in difesa De Winter, Gabbia, Pavlovic;  la linea centrale rivoluzionata con Saelemaekers, Loftus-Cheek, Ricci, Rabiot, Bartesaghi; in attacco fiducia a Giménez e a Leao, che sostituisce Pulisic che si è fermato per un problema muscolare nel prepartita.

L’Atalanta, che come il Milan viene da un periodo negativo di forma e di rendimento, vuole consolidare il settimo posto che potrebbe dare, in caso di successo dell’Inter in Coppa Italia, la qualificazione alla Conference League. Palladino schiera un 1-3-4-2-1 con Carnesecchi tra i pali; pacchetto difensivo composto da Scalvini, Hien e Kolasinac; a centrocampo Zappacosta e Zalewski sugli esterni, in mezzo Ederson e De Roon; De Ketelaere dietro a Raspadori e Krstovic.

Arbitra Zufferli.

Dura contestazione sugli spalti nei confronti di Furlani da parte della Curva Sud, dopo quella andata in scena fuori dallo stadio.

Il Milan dei primi minuti sembra sciolto e libero mentalmente.

Al 3’ Rabiot riceve da Bartesaghi e prova la conclusione da fuori che colpisce l’esterno del palo.

L’Atalanta non si intimorisce e al 6’ Zappacosta mette un pallone basso intercettato da Krstović che cade in area. L’arbitro lascia proseguire. Raspadori prova a girarsi, la palla respinta dalla difesa finisce tra i piedi di Emerson che, con un tiro preciso, porta in vantaggio l’Atalanta.

Il Milan subisce il colpo.

Da un passaggio sbagliato di Leao – assolutamente insufficiente la sua prova – è veloce il ribaltamento di fronte che porta al tiro da fuori Krstović che viene parato da Maignan. Sullo sviluppo dell’azione, Zappacosta, tra i più attivi dei suoi, mette in mezzo un pallone insidioso che nessun nerazzurro riesce a ribadire in rete.

Il pubblico inizia a fischiare e a mormorare. Poco dopo è Zalewski ad impegnare il portiere rossonero. Le fasce sembrano essere la spina nel fianco per il Milan che non riesce a portare la palla nell’area avversaria. L’Atalanta è in pieno controllo, mentre i padroni di casa sono  in confusione. Un cross sballato di Bartesaghi intorno al 20’ è il simbolo delle difficoltà di costruzione rossonere. Gimenez non riesce ad essere il punto di riferimento per cui sono stati spesi milioni. Si diceva di Zappacosta in grande serata e la conferma arriva al minuto 29: De Ketelaere scodella una palla morbida in mezzo per Krstović che fa sponda per l’accorrente numero 77 che sorprende la passiva difesa rossonera. Dopo un breve check, il VAR conferma il gol.

Prova a scuotersi il Milan che al 33’ ha un’occasione con Gimenez, imbeccato in verticale, prova da fuori un diagonale su cui Carnesecchi respinge. Tutto vano, però: era in fuorigioco. Leao si fa ammonire poco dopo scatenando i fischi di San Siro (era diffidato, salterà la prossima partita) ma al 35’ ha una buona occasione a tu per tu con l’estremo difensore atalantino che è superlativo nella risposta. Nel finale di primo tempo, Saelemaekers  prova a caricarsi il Milan sulle spalle prima con un tiro bloccato dall’estremo portiere atalantino, poi con una combinazione con Gimenez ma le buone intenzioni si dissolvono al momento della finalizzazione. Dopo tre minuti di recupero Zufferli manda le squadre al riposo con lo stadio che rumoreggia polemicamente.

A inizio ripresa Allegri inserisce Nkunku al posto di un evanescente Loftus-Cheek, mentre Palladino è costretto qualche minuto più tardi a sostituire Scalvini con Kossounou. L’Atalanta entra con le idee chiare, quelle di un gioco propositivo e offensivo. Il Milan sembra non essere mai tornato in campo. Al 52’ Ricci e Leao perdono palla, la transizione offensiva dei bergamaschi è rapidissima: il pallone arriva sui piedi di Raspadori che calcia forte sul primo palo, battendo Maignan, non irreprensibile. Se un tempo la “Ola” faceva da sfondo ai successi epici rossoneri, la Curva Sud che abbandona lo stadio testimonia l’attuale disorientamento dell’intero ambiente Milan.

Vanno via anche Leao, Gimenez e De Winter, non per loro volontà. Allegri li sostituisce nell’ordine con Fofana, Füllkrug e Athekame. Cambia poco. Al 60’ Nkunku spara in curva, ora deserta. Poco dopo ancora il francese ha una buona occasione, ma calcia su Carnesecchi in uscita che legittima la sua ottima prova, come quella di tutta la squadra bergamasca. Non è serata per nessuno dei rossoneri e persino Rabiot sbaglia un passaggio facile. Dall’altra parte Krstović, che ha fatto legna per tutta la serata,  meriterebbe di coronare la sua partita con una rete. Imbeccato da Bellanova, entrato al posto del frizzante Zappacosta, spreca da due passi la rete dello 0-4. Gli animi si surriscaldano un po’ tra Hien – ammonito – e Ricci. Al 74’ dopo una buona combinazione Saelemaekers-Füllkrug, Nkunku colpisce la traversa.

A questo punto l’Atalanta cala fisicamente e lascia il pallino del gioco agli avversari. Al 78’ Fofana prova a sorpendere rocambolescamente il sempre attento Carnesecchi e subito dopo Rabiot sfiora il palo dalla distanza. Entra Estupiñan al posto di Bartesaghi e Allegri esaurisce i cambi. All’80 viene annullato per fuorigioco un gol a Füllkrug. Il Milan però ha una reazione d’orgoglio e il finale diventa improvvisamente palpitante. Trova con Pavlović la rete dell’1-3 che di testa batte Carnesecchi. Al 91’ Nkunku viene atterrato in area. Zufferli fischia il calcio di rigore per il Milan. Il francese si incarica del rigore e realizza il gol che improvvisamente riapre la partita. A questo punto mancano ancora tre minuti per sperare nel pareggio. L’Atalanta va in affanno. Krstović viene ammonito per aver allontanato la palla e Bellanova riceve il cartellino per un brutto fallo su di Estupiñan. Sulla conseguente punizione Gabbia anticipa tutti, anche Füllkrug, e sfiora di testa il pareggio. È l’ultimo sussulto di una partita che ha confermato la crisi di risultati e di gioco di una squadra che sembra aver spento il motore. Nelle ultime sei partite il Milan ha totalizzato quattro sconfitte, una vittoria risicata a Verona e lo 0-0 con la Juventus.

Il Milan non c’è fisicamente, non basta la testa  a cui faceva riferimento Allegri che pare aver smarrito le certezze. Si parla pure di ritiro perché c’è poco da  salvare da questa serata.

Forse soltanto gli ultimi minuti e i due gol nel finale. Ora i rossoneri sono attesi dalla trasferta di Genova e dall’ultima partita casalinga contro il Cagliari. Sulla carta due impegni assolutamente alla portata, ma con il Milan di questa fase della stagione ogni partita può nascondere insidie e sofferenze impronosticabili.

La qualificazione alla prossima Champions League dipende dal Milan, nulla è ancora perduto. Ma è la testa – nebulosa, frastornata – che deve cambiare.

FORZA MILAN!

TABELLINO

MILAN-ATALANTA 2-3

Marcatori: 7′ Ederson, 30′ Zappacosta, 52′ Raspadori, 89′ Pavlovic, 92′ Nkunku (rig.)

MILAN (3-5-2): Maignan; De Winter (59′ Athekame ), Gabbia, Pavlovic ; Saelemaekers, Loftus-Cheek (46′ Nkunku), Ricci, Rabiot, Bartesaghi (80′ Estupinan); Gimenez (59′ Fullkrug ), Leao (59′ Fofana). All. Allegri

ATALANTA (3-4-1-2): Carnesecchi; Scalvini (48′ Kossounou, dal 63′ Ahanor)), Hien , Kolasinac; Zappacosta (55′ Bellanova), De Roon, Ederson, Zalewski; De Ketelaere (63′ Pasalic ), Raspadori; Krstovic. All. Palladino

Arbitro: Zufferli

Ammoniti: Leao, Hien, Saelemaekers, Estupinan, Rabiot, Krstovic, Bellanova

BIO: VINCENZO PASTORE

Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.

Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.

Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”

Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.

5 risposte

  1. Bell’articolo Vincenzo! Per un attimo ti ho scambiato per Stefano ma parliamo di due penne raffinate di questo Blog che fa onore al nostro Direttore ma purtroppo, nel caso in cui il nostro Milan, come ormai suole fare dalle nefande “Idi di Marzo”
    si voglia colpevolmente autocommisurare ed in assoluta mancanza di valide motivazioni che spieghino abulia, deconcentrazione ed allergica miopia di rimetto alla porta, risulterà terribilmente impresa ardua scrivere in merito alle sue ultime ed inguardabili prestazioni.
    Mi ha molto colpito ieri sera una valutazione dell’opinionista Adani alla Domenica Sportiva…” i calciatori che scendono in campo dovrebbero staccarsi quello stemma glorioso sulla maglia della squadra italiana più prestigiosa a livello mondiale…”….e poi ho spento la TV tra rabbia e groppo in gola!
    Un caro abbraccio!

    Massimo 48 ❤️🖤

    1. Grazie Massimo, Stefano è un narratore insuperabile di questo nostro Milan in crisi. Mentre scrivevo il pezzo, ascoltavo le parole di Adani, scenografico e teatrale senza dubbio, ma che avevano un peso specifico: stiamo oltraggiando la nostra storia! Serve identità, un’anima che non possono di certo dare persone che sono a migliaia di chilometri e che pensano solo al loro tornaconto.

      Vincenzo ❤️🖤

  2. Buongiorno Vincenzo, purtroppo anche ieri sera, il Milan ha dimostrato poco o niente.
    Questo Milan non merita assolutamente l’attenzione di 70000 persone e tantomeno di andare nell’Europa che conta.
    Giocatori privi di personalità che si sciolgono come neve al sole di Luglio…
    Si può perdere, ma non può mancare l’anima; si può perdere, ma non si può effettuare 0 tiri, come con il Sassuolo.
    Si può andare anche in serie B, ma con dignità.
    Ricordo un paio di episodi.
    Il primo nella stagione 76/77: arrivammo alla penultima giornata con 75000 spettatori contro il Catanzaro ed era uno scontro salvezza; i nostri giocatori diedero l’anima in quella partita, in un clima di forte polemica, molto più di ieri.
    La differenza è che la polemica venne tirata su ad arte dagli “organi di informazione” per fare la guerra al capitano del Milan e l’unico che lo difese fu Franco Arturi.
    I tifosi invece furono compatti con la squadra: alla fine vincemmo 3a2 e la settimana dopo, andammo a vincere a Cesena con una doppietta del nostro capitano.
    Qualche anno dopo a Cesena, andò diversamente (grazie a Castellini), ma ad Agosto in Coppa Italia e per tutto il campionato di serie B, riempimmo lo stadio, anche con Cavese e Campobasso.
    Ieri sera la curva se ne è andata, eppure i giocatori sembrano totalmente indifferenti, quegli stessi giocatori che qualche anno fa, “piangevano” per gli stadi vuoti.
    Quando la curva ti abbandona, basta, significa che sei un vile traditore, che meriti di giocare a porte chiuse.
    La società Milan è anche peggio perché pensa soltanto a vendere un prodotto (scadente, lo dicono I risultati) a prezzi “non calmierati “, ma ciò che è peggio è la totale mancanza di ambizione.
    Quella stessa ambizione che fa parte del nostro DNA: un’ambizione però, che non si ferma ai risultati, ma che come strada ha sempre seguito l’espressione dell’eleganza, da Liedholm e Gren a Schiaffino, per proseguire con Rivera, Van Basten, Donadoni, Savicevic, Kaka’, Seedorf, giusto per citarne alcuni; ma anche con la forza e la grinta di Nordhal, Trapattoni, Lodetti, Maldera III, Baresi II, Gullit, Ancelotti e Rijkaard per citarne altri.
    Oppure l’attaccamento alla maglia come la “dinastia Maldini”, Schnellinger, Anquilletti, Tassotti e mi scuso se non li elenco tutti.
    Probabilmente, i calciatori del Milan di oggi, non sanno niente di tutto ciò.
    Ma anche se sapessero (perdonatemi l’espressione forte) cosa gliene frega?.
    Forza Milan, ma via quei giocatori che non hanno voglia di essere milanisti…
    Vergogna!

  3. Buonasera, certo che con giocatori che credono di essere determinanti e invece si sono involuti e con altri che hanno obbiettivamente poche qualità è difficile fare punti contro squadre di serie A.
    Osservo solo che nella decisiva partita con l’Atalanta abbiamo indossato una anonima maglia gialla…

  4. Buongiorno Vincenzo, grazie per questo articolo in cui riconosco competenza e un grande equilibrio. Che poi è proprio quello che manca nella analisi e nella gestione di un periodo come questo. E manca soprattutto ai tifosi organizzati che con le contestazioni di ieri sera sono tornati a fare il male del Milan. Filippo Galli conosce quanto sia critico e arrabbiato rispetto a questo tema che pochi hanno il coraggio di evidenziare. “Il Milan siamo noi ” è uno dei cori più amati da questi tifosi ( ???) . No, il Milan non è vostro. Il Milan è di tutti gli appassionati, ma anche di chi in questo momento indossa quella gloriosa maglia. Io per primo sono sempre stato molto critico e preoccupato da quando è arrivata questa proprietà.Ma allora la curva non disse nulla…E comunque, ora a un passo dalla Champions io mi sono vergognato nel vedere la curva che lasciava lo stadio. Uno spettacolo indegno come quei cori incessanti contro Furlani. È solo lui il colpevole? Questa parte di pseudo tifosi davvero inquietanti con la loro divisa nera e i comunicati minacciosi sono il primo problema. Avevamo un tifo che anche in serie B sosteneva la squadra. E i giocatori sono quello che sono. L’unico vero campione ha 40 anni,gli altri delle scommesse, alcuni bravi . I risultati avevano nascosto i nostri limiti, ma solo per chi sa leggere solo i punti in classifica. Ma ora la squadra va sostenuta non fischiata. Spero che domenica questi giocatori riescano a vincere contro questo clima indegno. E poi non vadano sotto la curva ma festeggino nello spogliatoio o con i tifosi che non li hanno traditi nel momento più difficile.

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