INDAGARE L’INCUBO (1^ PARTE)

Con ancora dentro i fulminei dribbling di Dembele, l’intelligenza strategica dei tocchi di Diaz e quelli di Kane, l’impalpabile leggerezza di Kvaratskhelia ed il mancino di Olise nel PSG-Bayern, non è tanto facile ripiombare nel calcio italiano contemporaneo. Nonostante i tentativi assai arditi e poco convincenti dei commentatori, di paragonare cioè i goal di Olise alle insaccate di Politano e lo stile di Robben a quello di Cerci.

Aggiungo che stavo tornando da una trasferta che mi ha portato a sfiorare geograficamente due punti off limits – Cinisello Balsamo e Lissone. Prima che, durante la semifinale successiva, qualche altra tegola venisse scagliata su questo disgraziato calcio italiano in debacle Mondiale, ho provato a bypassare la diffusa sensazione di catastrofe imminente con alcune proposte. Perché, come scrive Paul Celan in Filamenti di sole, “ancora vi sono melodie da cantare al di là degli uomini”.

Sulla esclusione delle squadre italiane s’è scritto e detto e letto di tutto. Non si può aggiungere narrazione al già narrato. Perché, se l’ottica della complessità è quella opportunamente scelta da questo blog, NEL CAOS BISOGNA SAPERCI STARE CON PAZIENZA. Bisogna saper SOSTARE e GESTIRE angoscia e incertezza. E più che del turbinio di analisi commenti e risposte credo ci sia un grande bisogno di DOMANDE. Domande a cui rispondere individualmente o meglio con il proprio staff, con il gruppo allenatori, confrontando gli infiniti sguardi di chi il calcio vive ogni giorno, per tentare di puntare-a-capo insieme, secondo i dettami di una Teoria del Cambiamentoche definisce non solo obiettivi ma anche CONDIZIONI INTERMEDIE PER RAGGIUNGERLI. Propongo dunque una decina di domande con relativi brevissimi input, su cui confrontarsi in un arricchente sforzo collettivo partecipativo e rigoroso. A Filippo Galli blogger piacendo.

1. COME PROMUOVERE UN APPROCCIO QUALITATIVO E NON SOLO QUANTITATIVO ALLA PRATICA DI CAMPO UTILE AL SISTEMA COMPLESSO RAPPRESENTATO DALLA PARTITA?

Sono certa che i lettori di questo blog gravitano ad anni luce di distanza dall’idea di partita come somma di gesti tecnici e che la considerino UN INTRIGANTE SISTEMA DINAMICO NON LINEARE, dove tanti sono gli elementi interagenti contemporaneamente o successivamente per arrivare al risultato.

Diamo anche per assodato che il comportamento del sistema partita sia EMERGENTE, risultante cioè dalla INFLUENZA RECIPROCA di chi vi sta agendo. SPOSTARE DUNQUE IL BARICENTRO dalla MISURAZIONE DEI DATI propri e avversi (sempre utile per comprendere fatti, tendenze, identificare modelli, sviluppare strategie) alla COMPRENSIONE PROFONDA DELLE INTERAZIONI ci tocca. Adottare una PROSPETTIVA OLISTICA, acquisire familiarità non solo con scienza e neuroscienza ma con svariati saperi che hanno a che fare con l’insegnare, l’apprendere, l’analizzare diversi aspetti del gioco anch’essi interagenti, il comunicare, il risolvere eccetera eccetera ci ritocca.

Tutto questo al fine di scortecciare le prestazioni e contrastare al meglio gli avversari. Una quotidiana routine dell’allenatore, come lavarsi i denti, controllare le classifiche, avere dimestichezza con Alexa o con i monitor di tecnologia sportiva, leggere qualche pagina o scorrere i social prima di andare a letto. Uno step necessario ma non sufficiente. Come già scritto infinite volte, bisognerà entrare sempre più e sempre meglio nei panni del Mister, parte anch’egli del sistema, creatore di EFFICACI CONTESTI ALLENANTI (terminologia che ho ascoltato anni fa da una full immersion nel D.T.), che scaturiscono da PATTERN RICORRENTI PROPRI DELL’IDENTITÀ TATTICO-STRATEGICA DELLA SQUADRA e che favoriscano l’adattamento creativo alla NATURA SEMPRE MUTEVOLE DEL GIOCO.

Ripensare l’opportunità del QUANDO e del COME poter applicare il FEED-FORWARD, provando a imparare a valutare l’azione “nel mentre” che avviene. Creare inoltre MODELLI VALUTATIVI E AUTOVALUTATIVI che inducano SENSO DI APPARTENENZA (WIR SIND WIR) e CONSAPEVOLEZZA (perché hai colpito la palla in quel modo quando hai deciso di colpirla in quel modo?). Come imparare a scegliere metodologie, paradigmi e approcci adeguati alla propria squadra e ai propri giocatori per giungere ad una PERCEZIONE SITUATA?

Come districarsi nel flusso caotico e incessante di relazioni da intrecciare e decisioni da prendere? Come sostenere, nel ruolo di facilitatore, i giocatori della squadra affinchè non si paralizzino di fronte agli imprevisti del gioco, ad avere familiarità con le affordance, a vedere e cogliere occasioni in poco tempo ed in poco spazio, a sapersi riorganizzare, e ancora e ancora, senza perdere fiducia nel sé? Come sinergizzare il sistema gioco nella certezza che l’apprendimento non è dato cumulativo ma emergente? Come coinvolgere lo staff, laddove presente?

2. QUALI SONO LE QUESTIONI PIU’ URGENTI PER COMPRENDERE IL COMPLESSO SISTEMA PARTITA? QUALI FOCUS, AREE E TEMI POTREBBERO ESSERE PARTICOLARMENTE FOCALIZZATI NEL CALCIO?

Considerare il calcio come SISTEMA significa scorporarsi dall’ 11 vs 11 e iniziare a vedere vita che si squaderna sul rettangolo verde. E la vita, quando scorre, ti mette pressione, specialmente se hai poco tempo e poco spazio per prendere la migliore delle decisioni, quella fatale. Come esercitarsi dunque a sopportare il carico che non distinguerei, mioddio, in metabolico, emotivo, cognitivo, per il fatto che chi lo vive è un unicuum ecologico e si chiama calciatore? Come indurre il team a percepire e affrontare quelle azioni che polverizzano le aspettative, che si liberano dal determinismo causa-effetto, nel mentre del caos della partita? Lavorando per principi di gioco? Si è sempre detto che il calcio sia fatto di momenti, di occasioni che possono anche cambiare l’esito dell’incontro.

Dove insistere dunque per creare squadre composte da giocatori liberi, antifragili, capaci di affiorare indenni dall’impegnativa lettura di Nassim Nicholas Taleb, calciatori che non si abbattono dopo la terza palla persa in un tackle, capaci di saper gestire l’ansia da prestazione e suscitare dal proprio intimo la motivazione?

E come si gestisce il sensibile equilibrio tra formazione e numero di vittorie nella scuola calcio? Meglio vincere o costruire una mentalità vincente? E come? E ancora, come utilizzare saggiamente il nuovo che avanza, l’AI-Driven Scouting che analizza dati per individuare talenti e studiare avversari, il Performance Tracking Avanzato per monitorare la condizione fisica in tempo reale per ottimizzare i carichi di lavoro e ridurre gli infortuni di cui il Prof.Colli è stato apripista, e tutta quella tecnologia pensata per ridurre i tempi morti e aumentare in teoria l’equità, sotto tiro proprio in questo momento storico? Come lavorare sul focus attentivo, come sostenere l’alta intensità e l’alta concentrazione dei calciatori in campo? Come superare l’idea classica di uno spazio euclideo, scarsamente dinamico scorporandosi dal numero e stravolgendo l’idea della superiorità e inferiorità numerica? Come incidere sulla fase di transizione e sulle sue infinite sottofasi? Come superare le patologie da sovraccarico, polverizzare l’elevato numero di infortuni, accelerare la rapidità di recupero? Non mi addentro perché vi voglio bene, nei sotterranei degli aspetti gestionali delle società ma anche qui si potrebbe formulare un mondo universo di domande.

3. A QUALE LIVELLO E IN QUALI CONDIZIONI E MODI LE “IDEE METODOLOGICHE”, POTREBBERO ESSERE SINERGICHE E PORTARE NOVITÀ E QUALITÀ EMERGENTI NEL GIOCO DEL CALCIO?

Nelle attività di base e nel settore giovanile, periodo della formazione, il giovane calciatore va considerato come unità funzionale che cresce affrontando situazioni ludiche sviluppando intelligenza di gioco e creatività, cosette utili per la lettura delle varie azioni della partita e per acquisire competenze indispensabili. Quali dunque potranno essere dal punto di vista metodologico i PUNTI SENSIBILI utili ed efficaci per far emergere tali qualità?

Mi spiego meglio. Ad un neonato, ad un bambino anche piccolissimo nessuno spiega niente. È attraverso la relazione stessa con le figure di riferimento, nell’ESPERIENZA QUOTIDIANA che il bambino impara ad associare, a connotare, a fare. Mamma è quella che ti da cose, babbo quello che ti spiega come funziona…È perché l’ha esperita che il bambino è riuscito a capire quella cosa li. Se i nostri calciatori escono da ciascuno step della scuola calcio senza l’occorrente indispensabile per saper giocare, è perché non le hanno vissute, connotate, esperite quelle cose lì. PUNTO.

Nel calcio professionistico per le Prime Squadre di ogni ordine e grado la sinergia si ottiene attraverso metodologie basate su principi di gioco specifici. Ricercare novità significa sinergizzare paradigmi, caratteristiche dei giocatori della squadra, la filosofia di gioco dello staff e del Mister. Sarà utile l’uso della tecnologia per monitorare le transizioni e l’occupazione degli spazi? Saranno previsti allenamenti a secco o sarà opportuno superare il riduzionismo? Sarà più utile metodologicamente un CLA o un DL? Meglio focalizzarsi su un unico esercizio o tema della seduta differenziandolo tramite esercitazioni varie, oppure utilizzare il massimo della variabilità anche nella progettazione? Che cosa intendiamo per personalizzazione dell’allenamento?

Svariati anni fa, durante il mio primo corso di Match Analysis tenuto da Gianvito Piglionica, con gli allenatori presenti discutemmo molto sull’ interscambiabilità dei ruoli e sullo sviluppo di un calciatore universale, capace di adattarsi a diverse funzioni tattico-strategiche durante il match. Cosa prediligere dunque, un approccio zonale variegato o più statico e chiaro? E come velocizzare le fasi di transizione? Possono essere utili le esercitazioni proprie del Futsal? E quale delle varie “idee metodologiche” potrà maggiormente sostenere la creatività nella visione ecologica del gioco del calcio?

Oltre ai metodi già citati, è opportuno avvalersi di strumenti che esplorino il pensiero parallelo, come risolvere un compito senza giudizio favorente il rischio, l’improvvisazione e la divergenza? E ancora, sarà opportuno esplorare il processo decisionale sotto pressione, gestire con leadership lo spogliatoio, interpretare i comportamenti di gioco, percepire lo stress e le variegate sfumature comportamentali? E quale differenza potrà apportare la ricerca qualitativa con metodi misti considerando realtà diverse, dinamiche umane, motivazionali, tattiche e organizzative profonde? Meticciare i metodi è la via più potente per decodificare la complessità del calciatore e integrarla con i numeri della prestazione? 

4. COME E QUANDO INTEGRARE METODI E PARADIGMI BASATI SULL’ESPERIENZA CON ALTRI APPROCCI?

                                    APPUNTI METODOLOGICI SU LAVAGNA

di Max De Paoli, Colorno, giugno 2016

Una delle principali sfide include l’INTEGRAZIONE DEL CONTESTO, saper leggere i dati qualitativi, l’interpretazione. Integrare l’analisi dell’ambiente situazionale (es. pressione avversaria, condizioni del campo) per comprendere l’efficienza delle azioni, non solo la loro frequenza. 

I modelli devono integrare la situazione di punteggio e il tempo di gioco. Un passaggio in vantaggio (difensivo) è diverso da un passaggio in svantaggio (offensivo). Sarà opportuno un approccio ibrido, meticciato tra, ad esempio Constraints-Led Approach, Differential learning, Game sense, Scenario games, Differential learning, Small-Sided Games Rappresentativi, Metodo Integrato e Fil Rouge, Allenamento Basato sulle Emozioni, Futsal con focus sulle transizioni eccetera eccetera oppure procedere in maniera pura, prediligendo un’unica modalità?

L’integrazione è statica, oppure varia in base al contesto e agli obiettivi? E quando un calciatore avrà difficoltà a trasferire un’abilità nella competizione, sarà opportuno usare un’esercitazione vincolata che forzi l’uso di quella abilità? L’apprendimento dovrà essere esperienziale e situazionale per i più giovani? E per i professionisti, ed i giocatori adulti? Si può parlare di auto-organizzazione? E di una comprensione esperta del gioco? Con quale tipo di allenamento aumenterà la probabilità di transfer in partita?

5. IN CHE MODO EVENTUALI APPROCCI QUALITATIVI SPERIMENTATI POTREBBERO AFFRONTARE AL MEGLIO LE QUESTIONI DI NATURA TEMPORALE E SPAZIALE NEL CALCIO?

Si pensa che gli approcci qualitativi nel calcio, focalizzati sull’INTERPRETAZIONE DEL CONTESTO, delle intenzioni e delle interazioni, affrontando le questioni spazio-temporali non aiutino a misurare solo le distanze, ma a comprendere il “PERCHÉ” e il “QUANDO“. Questi metodi, superando la visione puramente quantitativa, interpretano le relazioni tra i giocatori e l’ambiente, identificano pattern tattici valutano come un giocatore elabora le informazioni e prende decisioni in frazioni di secondo. Inoltre gli approcci ecologici considerano giocatori, palla e contesto come indivisibili.

L’approccio della complessità interpreta il calcio come un FLUSSO CONTINUO DI INTERAZIONI: la gestione del tempo e dello spazio è il risultato di un’intelligenza collettiva e individuale, non solo di una performance atletica dunque. Aggiungerei ovviamente. Essi non sono entità separate, ma vengono vissute e gestite in modo olistico. Inoltre l’azione è situata e interpretata nel suo contesto specifico, anche quando un giocatore è fermo, poiché anche lo star fermo si considera posizione di gioco vissuta. Vogliamo parlare del carico di un giocatore che sta per battere il calcio d’inizio della partita? Tra i metodi basati sullo studio delle traiettorie, delle relazioni spazio-temporali tra i giocatori in movimento, di come si muovono e si posizionano, quale sarà però da prediligere?

Da tempo, valutando il match, si è passati dall’analisi dei singoli sprint, tiri, passaggi e compagnia cantando, all’uso dei tracking data per analizzare anche le interazioni di squadra, le distanze tra reparti e la gestione dello spazio. Questo per comprendere la struttura relazionale del gioco, inserito in un’ottica spazio-temporale e rivelare anche le linee di passaggio preferenziali, la distanza tra le linee, quanto le distanze si riducano nel pressing o si espandano nel contropiede, come le formazioni emergano in una struttura tattico strategica unica. E ancora sarà utile considerare la pericolosità delle connessioni visto che non tutti i passaggi hanno lo stesso valore, che le distanze inter-reparto dinamiche denotano la capacità di una squadra di rimanere compatta o di espandersi? Impareremo ad avere dimestichezza con l’utilizzo dei diagrammi di Voronoi per calcolare lo spazio controllato da ogni giocatore in un dato momento, rilevando come la forma emergente possa stravolgere lo spazio-tempo e tramortire gli avversari?

Lo scopriremo solo vivendo. Fine 1^ PARTE . STAY TUNED. IT’S CHEAPY

BIO: SIMONETTA VENTURI

Insegnante di Scienze Motorie.

Tecnico condi-coordinativo in diverse scuole calcio e prime squadre del proprio territorio ( Marche )

Ha collaborato con il periodico AIAC L’Allenatore, con le riviste telematiche Alleniamo.com, ALLFOOTBALL.

Tematiche: Neuroscienze, Neurodidattica

11 risposte

  1. Ottimo articolo. In attesa della seconda parte, anche se impiegherò diverso tempo a rispondere alle prime 5. Grazie degli ottimi spunti.
    Infiniti ringraziamenti per avermi fatto scoprire il libro menzionato nel secondo quesito.

    1. Grazie Simone, avevo scritto una risposta questa mattina ma forse ho sbagliato qualcosa nell’invio perché non appare. Massimo De Paoli dice sempre che”ci va il tempo che ci va” ed è proprio il tempo che si impiega la cosa importante, non certo i miei pensieri sparsi. Antifragile di Taleb è di certo imprescindibile, preso a piccole dosi. In alternativa sempre utile in sala pesi. Grazie e buon lavoro

      1. Grazie Simonetta delle risposte.
        Nella mia ricerca sul libro di Taleb ho trovato “Il Cigno nero”. Meglio, nel leggerlo a piccole dosi?
        Potrei utilizzare entrambi in sale pesi per avere più equilibrio…
        Riguardo Massimo De Paoli, le sue lezioni sono ossigeno puro. Ho finito da poco il secondo anno della sua scuola e per completare il ciclo mi iscriverò al terzo, oltre ad aver partecipato a due Master(’25 ’26). Avendo a disposizioni le sue lezioni, spesso vado a riascoltarle.

        1. Si, i due tomi se utilizzati in equilibrio potrebbero essere decisamente utili per rinforzare il cingolo scapolare.Ah. Sono felice nel leggere che sta seguendo la scuola di Massimo De Paoli che, come ho più volte detto e scritto, rappresenta uno dei punti più alti della ricerca pedagogica e metodologica del calcio in Italia. Purtroppo in alternativa alla Federazione e non di concerto. Non certo per volontà del Prof il cui inarrivabile genio potrebbe senza dubbio alcuno, risollevare le sorti di questo disperato movimento italiano che davvero non sa più che direzione prendere. Conservo anche io una infinita’ di video di aggiornamenti tenuti da Massimo che ho registrato nell’arco di più di 30 anni, oltre ad un copioso carnet di appunti che ogni tanto rileggo nella loro incredibile contemporaneita’:documenti che testimoniano le sue intuizioni visionarie frutto di intelligenza non comune, studio e competenze assolute, volontà di considerare sempre il punto di vista altrui. Di certo potrei continuare per un tempo indeterminato ad elencare qualità uncommon di questo bresciano originale, ma chiunque l’abbia conosciuto o anche incontrato una sola volta, sa bene di cosa sto parlando. Di cose forse impalpabili che hanno molto a che fare con dignità, autenticità, etica, profondità, rispetto, humanitas. Grazie e buon lavoro dunque

  2. Grazie Simone. Come emerge,credo, da tutto l’articolo, ri-prendersi il tempo prima di ri-mettere le mani in pasta è determinante. Antifragile di Taleb è di certo un cult. E in alternativa può essere utilizzato in sala pesi. Buon lavoro.

  3. Come sempre i suoi articoli sono ricchi di tantissimi spunti di riflessione, le domande non offrono scorciatoie, ma aprono scenari metodologici e relazionali fondamentali per chiunque voglia comprendere e vivere il campo in modo autentico e olistico…attendo la seconda parte!

  4. Grazie Vito, la parte più importante sarà quella delle risposte che con gli allenatori del vostro team saprete dare. La seconda parte è già stata inviata e verrà pubblicata in base al saggio suggerimenti del blogger, dopo le partite di questa sera e di domanisera che certamente stimoleranno ulteriori domande e risposte. Grazie e buon lavoro

  5. Questo è oro! Purissimo. Ogni volta riesce sempre a centrare il bersaglio. Condivido in toto. Ho dovuto rileggere il pezzo 4 volte e penso di aver colto spunti differenti di discussione, ad ogni lettura. Lo rileggerò ancora ed ancora; in attesa della seconda parte. Ci sarebbero un milione di osservazioni e considerazioni da fare ma attendo la seconda parte e per il momento farò tesoro di alcune perle qui contenute. Grazie di cuore.

  6. Grazie Piergiorgio, l’oro in questo momento è il bene rifugio per eccellenza e lasciamolo dov’è e a chi ce l’ha, buon per lui o lei. Sono contenta se le domande potranno essere utili sia privatamente che nello staff. Mi auguravo proprio che fossero generative. La seconda parte uscirà giovedi. Grazie ancora e buon lavoro

  7. Contributo veramente sontuoso e magistrale. In mezzo a tanta competenza, voglio portarmi a casa anche i due verbi utilizzati con tempismo esemplare, “scortecciare” e “squaderare”. Grazie davvero Simonetta

  8. Grazie a te Francesco. Quanto mi piace quando senti di essere in sintonia con chi legge. E non dico solo dal punto di vista strettamente calcistico metodologico neurodidattico ma anche per sagacia divertita. Non facile, non comune. Grazie e buon lavoro

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