Di fronte agli insuccessi del girone di ritorno, tira aria di rifondazione totale. Eppure, basterebbe cambiare poco, ma bene: serve una punta scelta con cura, voluta da Allegri, presa subito, pagata cara; e non le solite, deludenti “furbate” di fine mercato. Così tutto il reparto (Leao incluso) si valorizzerebbe
“Via tutti!”. L’attacco del Milan è la grande delusione di questa stagione, e marcatamente del girone di ritorno. Tanto che soffia un vento forte di rifondazione del reparto e si fanno molti nomi relativamente al futuro, alla stagione 2026/27 che – auspicabilmente – ci vedrà disputare la Champions League, tanto invocata da Massimiliano Allegri in ogni conferenza stampa. Tanti nomi, dicevamo. Ma prima di guardare ai nomi, che se sono tanti vuol dire che nessuno sa niente di sicuro e nemmeno di probabile, vale la pena di capire a che punto siamo, come ci siamo arrivati e come potremmo cambiare.
Come siamo arrivati fin qui
In questo momento, gli attaccanti nella rosa del Milan sono cinque. In ordine di anzianità: Rafa Leao (finora 10 gol in 28 partite), Christian Pulisic (10, 31), Santi Giménez (1, 14), Christopher Nkunku (6, 31) e Niklas Füllkrug (1, 17). Paradossalmente – e lo ripeto: paradossalmente – i cinque sono ben assortiti: Giménez e Füllkrug sono due prime punte, o punte centrali, mentre gli altri tre sono seconde punte o esterni d’attacco. In questo modo, giocando con un attacco a due come quello scelto da Allegri, avremmo due scelte per la prima punta e tre per la seconda punta, con Leao che potrebbe in realtà alternarsi fra i due ruoli. E già qui c’è la prima stranezza, anche se non l’unica: nei fatti, Leao ha quasi sempre giocato da prima punta, pur risultando evidente che il suo modo naturale di stare in campo (largo, fronte alla porta, servito sulla corsa) è l’esatto opposto dei requisiti per il ruolo di attaccante centrale. Infatti se avessi potuto andare a una conferenza stampa pre-partita di Allegri gli avrei posto una domanda semplice semplice, che naturalmente nessun giornalista presente gli ha mai fatto: “Perché non prova Leao da seconda punta?”. Pensavo di essere l’unico svitato a pensarlo, poi oggi leggo che lo ha detto anche Oscar Damiani, uno che forse di calcio ne capisce. Boh.
Dicevamo delle stranezze: l’altra, forse la più grande di tutte, riguarda l’acquisto di Nkunku, arrivato alla fine del mercato estivo del 2025 per la non trascurabile somma di 37 milioni di euro più 5 di bonus (saranno scattati, i bonus?). La stranezza è che per tutta l’estate si era parlato della ricerca di una prima punta forte fisicamente, tanto che gli indizi portavano a Dusan Vlahovic, 190 centimetri per 88 chili; poi si era cercato di prendere Rasmus Højilund (191 per 86). Com’è che a un certo punto appare Nkunku, una seconda punta di 177 centimetri? Niente di personale, anzi, nel suo prime è stato un gran talento: però si può sapere chi lo ha comprato e perché, in nome di quale disegno tattico? Non vedo misteri, invece, relativamente a Giménez e Füllkrug che – ognuno a modo suo – sono due acquisti logici, effettuati entrambi a metà stagione, proprio nel tentativo di mettersi in casa quella famosa prima punta di cui si parla dal dopo-Giroud: di prospettiva nel caso del messicano, d’emergenza nel caso del tedescone. Poi è andata come è andata, ma qui bisognerebbe aprire un enorme capitolo sugli infortuni: muscolari e – novità di quest’anno – traumatici.
“Allora andiamo con il 4-3-3?”
Quindi, prima di sparare nomi a raffica, forse bisognerebbe chiedersi chi decide gli acquisti al Milan e con quale modulo o sistema di gioco vogliamo giocare l’anno prossimo. Se la prima è una domanda che, temo, rimarrà senza risposta, sulla seconda qualche speranza si può avere. In attesa di partecipare (mai dire mai) a una conferenza stampa e di chiederlo ad Allegri, come fece il buon Franco Ordine, protagonista involontario di una splendida gag (“Allora andiamo con il 4-3-3?”. “Dove?”, gli rispose Allegri con tempi comici perfetti), proviamo a ragionare. Non è escluso che Ordine avesse ragione e che Allegri puntasse in effetti a giocare con il 4-3-3: in questo modo, con Gimenez in mezzo a Leao e Pulisic (o Nkunku, o al limite Saelemakers) avremmo avuto un attacco ben assortito e teoricamente anche piuttosto forte: se infatti andiamo a vedere i gol realizzati dai tre possibili titolari nel campionato precedente troviamo Leao con 12, Pulisic con 17 e Gimenez con 22, di cui 16 al Feyenoord. Non male, considerando che quella di Leao era stata una delle sue stagioni peggiori dal punto di vista realizzativo. Poi Allegri deve aver capito che con quel modulo la difesa, non dotata di talenti assoluti, sarebbe stata fragile e pertanto andava infoltita e coperta: e qui è passato al 3-5-2, rassicurante come le tagliatelle della mamma, ha aggiunto un difensore, rinforzato il centrocampo e tolto un attaccante. Io credo quindi che il prossimo anno i moduli potrebbero essere gli stessi, magari con un po’ più di 4-3-3 se arriverà un difensore (o più di uno) molto forte, ma con il 3-5-2 come struttura di partenza, imperniato intorno a due mediani forti fisicamente ai lati del regista (Modric?).
Ma quindi, chi prendiamo?
Torniamo allora al punto di partenza, adesso che abbiamo ripercorso il confuso cammino che ci ha condotti fin qui. Che attaccanti vogliamo? Io dico la mia: due prime punte e tre seconde punte, in modo da avere due giocatori per ruolo nel caso dell’attacco a due, e due e mezzo con il meno probabile attacco a tre (nel qual caso Saelemaekers potrebbe fare l’esterno). Che è – se ci fate caso – esattamente la situazione in cui ci troviamo adesso, anche se è evidente che bisogna cambiare qualche interprete. Il primo a lasciarci sarà il nostro simpaticissimo panzer tedesco: arrivato in prestito con diritto (basso, a cinque milioni) non verrà riscattato, io credo più per i dubbi sulla tenuta fisica che per altro, perché a cinque milioni potrebbe essere una buona riserva. Giménez rimarrà? Qui siamo nel campo del furlanismo più puro: ovvero, se arriverà una buona offerta economica nessuno si straccerà le vesti, e a sostituirlo potrebbe essere una prima punta di prospettiva, come ce ne sono molte (io sogno Nicolò Tresoldi, classe 2004, nato a Cagliari, cittadinanza tedesca, in forza al Bruges, milanista convinto); altrimenti potrebbe rimanere come alternativa a una prima punta titolare.
Io una chance gliela darei: Santi è del 2001, ha sempre segnato tanto (al Feyenoord, d’accordo), sembra un ragazzo con la testa a posto, si professa milanista dall’infanzia. Concedergli una stagione intera, con preparazione estiva fatta in grazia di Dio e possibilmente senza infortuni, potrebbe essere un investimento. Poi c’è naturalmente da comprare il titolare in quel ruolo, e credo che sia venuto il momento di smetterla con ex-giocatori, mezzi giocatori, prestiti poco costosi, parametri zero, e mettere mano seriamente al portafoglio: o per un bel cartellino con i fiocchi, o per un parametro zero con ingaggio alto e procuratori avidi. Lo so, fanno schifo anche a me, ma il mondo gira così. Nel 2023 Marcus Thuram era già del Milan (si dice), poi un milioncino in più di ingaggio lo ha dirottato alla seconda squadra cittadina: da allora ha segnato 50 gol in tre stagioni. Tanti? Pochi? Intanto noi giocavamo con Abraham e Jovic. Nel 2025, di nuovo, abbiamo perso Højlund per non sottoscrivere l’obbligo di riscatto: il danese ha fatto 14 gol fra tutte le competizioni (infierendo in particolare sul nostro Koni De Winter), non un numero impressionante, ma è certamente un giocatore (è del 2003) su cui si sarebbe potuto pensare di costruire un ciclo, con tutto il bene per gli Abraham e gli Jovic, a cui in qualche modo ci siamo davvero affezionati perché noi milanisti siamo come i cani, ci affezioniamo a tutti. Quindi non mi unisco alla lotteria dei nomi, ma penso che serva una prima scelta: che sia il veterano Lewandoski o il più giovane Vlahovic o uno dei mille citati, deve essere quello che davvero vogliamo, non quello che viene via a poco (come Jovic) o a molto (come Nkunku) l’ultimo giorno di mercato. Deve essere un giocatore forte, approvato da Allegri (così non ci sono alibi), che vuole venire al Milan e che il primo giorno di raduno è presente a far vedere a tutti come si fa, come certamente farebbe il polacco, o quantomeno a stare dietro a Modric che fa vedere a tutti come si fa.
Leao, seconda punta
Poi c’è il capitolo delle seconde punte e quello di Leao. Per me Rafa è una seconda punta e – come ho detto – vorrei tanto vederlo giocare dietro a una prima punta, defilandosi, allargandosi, facendo un po’ quello che gli pare, ripartendo sui recuperi a metà campo, ovviamente tornando anche ad aiutare in difesa, come deve fare una seconda punta, cosa che non credo impossibile: il nostro ragazzo è svagato e imprevedibile, ma mi pare che trasformarlo in centravanti sia più difficile che insegnargli a ripiegare verso la nostra area quando serve. Per me, quindi, confermato salvo offerte molto alte, che arrivino a inizio mercato, per non dover rifare tutto di fretta a fine preparazione: non la sua clausola di 172 milioni, oggi improponibile, ma – direi – 80 milioni entro giugno, oppure niente. E Pulisic, che ha fatto un girone di andata più che onorevole e un ritorno indecifrabile? Sta giocando su un infortunio? Pensa al mondiale? È triste perché ha litigato con la fidanzata Alexa Melton perché indugiava (lui) sul Tinder dei ricconi, che si chiama Raya? Beh, io Pulisic (42 gol in 132 partite nel Milan, in pratica uno ogni tre, senza contare gli assist, undici l’anno scorso!) me lo terrei stretto. Resta quindi il quinto attaccante, tendenzialmente una seconda punta: e qui, francamente, proverei a cambiare cavallo. Il problema di Nkunku è che è costato tanto, ha un contratto lungo e a occhio sarà a bilancio ancora per una trentina di milioni: se si trovasse chi li offre, userei quella cifra per andare a caccia di un talento giovane, di prospettiva, una “moncadata” (già, chi ne parla più? Geoffrey, sei vivo?), una volta messe in sicurezza le altre caselle. E così, con relativamente poche mosse, l’attacco sarebbe fatto: per una volta, spero, nei tempi e nei modi corretti. E con una logica.

BIO: Luca Villani è nato a Milano il 31 gennaio 1965. Giornalista professionista, oggi si occupa di comunicazione aziendale e insegna all’Università del Piemonte Orientale. Tifoso milanista da sempre, ha sviluppato negli anni una inspiegabile passione per il calcio giovanile e in particolare per la Primavera rossonera. Una volta Kakà lo ha citato in un suo post su Instagram e da quel momento non è più lo stesso.










Una risposta
Leao non è tanto un discorso di collocazione in campo, è un fatto di mentalità,dovrà assumersi la responsabilità di riconoscere i propri limiti e lavorare per superarli,come ha fatto Dembele con Luis Enrique. C’è un atteggiamento da assumere e una direzione da prendere per diventare un campione nel calcio.