Il giorno delle Palme il cardinale Pizzaballa è salito alla ribalta delle cronache. Gli è stato negato di celebrare la Pasqua nella basilica più importante del cristianesimo, il Santo Sepolcro. Da subito è stato richiamato l’ambasciatore israeliano e sono state esternate le proteste formali del nostro governo per un atto senza precedenti. Il cardinale ha quindi celebrato la messa nella Basilica di Tutte le Nazioni, a due passi dall’Orto degli Ulivi. In serata sono giunte le scuse da parte di Israele e la vicenda ha perso i toni esplosivi delle prime ore. In un’intervista Pizzaballa ha raccontato di aver gestito la situazione con intelligenza, nonostante i primi cinque minuti non proprio serafici.
Ha mantenuto la calma, quella dote che deve essere ereditaria e che apparteneva a un suo parente, divenuto noto per questioni più secolari: Pierluigi Pizzaballa.
Proprio così, i due sono parenti. I rispettivi padri erano cugini.
Mi pare doveroso aggiungere che il pezzo in questione sul noto portiere era stato pianificato prima che scoppiasse il caso del cardinale Pierbattista.
Una coincidenza fortunosa.
Pierluigi Pizzaballa è passato alla storia per essere stato immortalato in una figurina praticamente introvabile.
Egli stesso la conserva gelosamente come un vero e proprio gioiello. Fu il regalo di un professore di Avellino, fatto ormai una cinquantina di anni fa. Quell’immagine gli è valsa grande notorietà. Lo sa perfettamente.
In una recente intervista alla Gazzetta dello Sport, Pizzaballa spiega perché questa immagine sia così rara nel panorama dell’iconografia calcistica: “Ero infortunato all’inizio della stagione 1963-64 e fu stampat con due mesi in ritardo.”
Oltre ad essere passato agli annali per queste ragioni, ci si ricorda di lui perché è stato il portiere di Atalanta, Roma, Verona e Milan.
È nato a Bergamo il 14 settembre 1939, tifoso della squadra cittadina, ha la grande fortuna di iniziare la sua carriera con i colori nerazzurri. Il ragazzo ha talento e i grandi club provano ad accaparrarselo, Milan su tutti.

Si può dire che nasce una sorta di storia a distanza tra il giovane portiere e il Milan, fatta di incroci e di unioni momentaneamente mancate. È lapalissiano che il Diavolo sia nel destino di Pizzaballa.
Sapete contro chi ha esordito in Serie A? Proprio contro i meneghini campioni d’Italia.
È il 3 febbraio 1963. Finisce 2-2. Oltre a qualche avventurosa uscita e ad alcuni discreti interventi, si ricorda per lo scontro con Giovanni Lodetti, nella quale quest’ultimo ha la peggio. Inizia, forse dopo quella partita, il lungo corteggiamento che sembra trovare il suo compimento nel 1966.
Intanto Pizzaballa aspira alla Nazionale. La stampa è convinta che questo accadrà. Invece nulla. Il portiere, uno dei più promettenti della sua generazione, è sconfortato. La mancata convocazione fa seguito ad una stagione complicata di tutto il pacchetto difensivo atalantino. Quando le prestazioni migliorano, si fa il nome del Milan e la Nazionale diventa realtà. Il 18 giugno 1966 l’Italia affronta in amichevole l’Austria a Milano. Al 46’ Albertosi si fa male e così fa il suo esordio Pizzaballa, che quindi può vantarsi di aver indossato la maglia azzurra. Sui giornali si parla di prezzi (200 milioni) e di contropartite (Pelagalli) che porteranno Pizzaballa a Milano. Finisce invece alla Roma dove vince la seconda Coppa Italia, dopo quella vinta con l’Atalanta nel 1962/1963.

Il Milan resta sempre sullo sfondo, come un’opzione da tenere viva. Ma è come se si rinviasse sempre il momento per convolare all’unione. Intanto la sorte si diverte a scherzare con entrambi. Pizzaballa finisce a Verona e il 20 maggio difende la porta dei gialloblù contro il Milan. Non è una giornata come tante. È l’ultimo turno di campionato e il Milan è a un passo dal titolo della Stella. Il portiere bergamasco subisce tre reti, ma la sua squadra ne segna cinque e manda all’aria i sogni di gloria di Rivera e compagni. Pizzaballa è tra i protagonisti della vittoria e merita dai giornali un bel sette.

Ricorda così quella particolare giornata: “Quando giocai nel Verona contro il Milan potevo comportarmi diversamente? Ma io andavo in campo sempre per vincere, rispettavo la maglia che indossavo; e poi, quel giorno, non avrei potuto fare molto, perché il Milan in campo proprio non c’era. Non giocavano e noi andavamo su, segnando in ogni azione. Io, nel secondo tempo di quella partita contro il Milan, ero distratto, chiedevo notizie sull’Atalanta, che si stava giocando la salvezza: quel giorno le andò male. Con la mente ero alla “Dea”. In quel momento non sapevo che sarei finito al Milan e, se lo avessi saputo, non sarebbe comunque cambiato niente.” Rocco pare che si sia convinto dell’acquisto proprio all’indomani della Fatal Verona.
Quando arriva al Milan ha trentaquattro anni. I giornali sono sempre scettici su questo connubio. Il suo acquisto non risolve i problemi difensivi che sono costati dei punti importanti nella stagione precedente. Il Milan avrebbe bisogno di tanto altro. L’esordio assoluto è in Coppa Italia contro il Bologna e in campionato difende per la prima volta la porta contro la Sampdoria, ancora una volta il 3 febbraio. In rossonero non gioca tantissimo, ma basta per entrare nel cuore dei tifosi, che gli perdonano l’essere stato protagonista di batoste epocali. Il 24 marzo 1974 è titolare nel derby della Madonnina. Nel prepartita parla così: “ È la mia grande occasione. Sono concentratissimo e mi tremano i polsi, pur con la mia grande esperienza. Credevo di finire la carriera nel Verona e invece, eccomi qui, a trentaquattro anni.” Per il portiere rossonero è un pomeriggio da dimenticare. L’Inter vince la stracittadina per 5 a 1. Brera è tagliente: «Il nome del portiere milanista dev’essere cinque o seicentesco, di quando i fieri bergamaschi innervavano le armate veneziane, e qualcuno usava avvicinare lo stoppino acceso al foro dell’innesco, facendo deflagrare la polvere pressata in culatta. Per il Milan sarebbe andato meglio Smorzaballa.» (Gianni Brera, Il Giorno, 25 marzo 1974).

Nella seconda parte della stagione gioca al posto di Vecchi e disputa il doppio confronto di Coppa delle Coppe contro il Borussia Mönchengladbach. Il Milan si qualifica grazie al risultato complessivo di 2-1 e in finale gioca con i tedeschi orientali del Magdeburgo. I milanesi vorrebbero bissare i successi dell’anno precedente. C’è una foto che mostra tutta la concentrazione dei rossoneri, che immortala l’esperto portiere e Lanza. Proprio l’autogol di Lanza e il gol di Seguin condannano il Milan alla sconfitta contro i meno quotati tedeschi. La finale di coppa è l’ultima vera istantanea di Pizzaballa in rossonero.
Seguono due anni di panchine e tribune. Della sua esperienza in rossonero così ha parlato prima di un recente Verona-Milan: “Arrivai in un momento particolare, delicato, la squadra era in una fase di sfascio, in un momento un po’ buio […]: malgrado tutto, però, nella stagione 1973/74, arrivammo in finale contro i tedeschi dell’est del Magdeburgo, perdendo per 2-0 […]. Andai al Milan a fare il terzo incomodo fra Villiam Vecchi e Pierangelo Belli, l’anno dopo arrivò Albertosi e finii in panchina; chiesi di andare via e finalmente mi diedero all’Atalanta.”
Con il Milan poche gioie e sconfitte dolorose. È normale, quindi, cambiare aria e andare a giocare gli ultimi anni di una lunga carriera laddove tutto era iniziato, all’Atalanta, nella sua Bergamo. Gioca per altre quattro stagioni. È decisivo nel ritorno in Serie A dei Bergamaschi nella prima stagione, poi tre campionati da comprimario, sparendo pian piano dai tabellini, come era capitato con il Milan.
Poche le presenze in rossonero: ha giocato soltanto 16 partite in tre stagioni.
Pizzaballa non ha forse lasciato il segno sportivamente parlando, ma tutti i tifosi rossoneri lo ricordano con tanto affetto. Non una leggenda, ma un ricordo indelebile. Come quella figurina che tutti cercavano e nessuno trovava.

BIO: VINCENZO PASTORE – Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










7 risposte
Complimenti Vincenzo! Nativo di quale citta’ della Puglia?
Ciao Luigi, grazie! Sono un milanista di Trani.
Buongiorno Vincenzo.
Bel ricordo di un giocatore serio, che ho visto giocare nell’Atalanta a fine carriera.
Purtroppo per lui, nel 1974 arrivò Enrico Albertosi e, nonostante la bravura di Pizzaballa, l’acrobata col maglione giallo era inarrivabile.
È bello leggere articoli di questi giocatori che, seppur non campioni assoluti, hanno avuto il merito, grazie alla loro professionalità, di arrivare a grandi livelli.
Grazie Gian Paolo per la tua costante lettura. Un giocatore rimasto nei cuori di molti tifosi, un professionista serio. Molto più di una figurina.
Buona serata
Un nostro carissimo amico e abbonato di vecchia data, lo abbiamo soprannominato Pizzaballa
Gran bell’articolo Vincenzo e doppi complimenti per la certosina ricostruzione di queste datatissime news! Vidi giocare all’Olimpico Pizzaballa tra i pali della Roma ed il giorno prima, mentre facevo miscela al mio scooter presso un benzinaio all’Eur vidi di fronte a me Helenio Herrera allenatore giallorosso con una Minicooper verde e gli chiesi un autografo…che tempi è che gioia …quando il calcio profumava ancora di vero e Genuino cuoio!
Un forte abbraccio!
Massimo 48 ❤️🖤
Grazie Massimo, sempre molto gentile! Era un bel calcio. Si dovrebbe tornare a quella innocenza, al profumo del cuoio antico. Essenza ormai perduta.
Forza Milan ♥️🖤
Vincenzo