Sono passati 37 anni. Era il 5 aprile 1989, il Milan era tornato in Coppa dei Campioni dopo un’assenza di 10 anni inframmezzata da 2 retrocessioni in Serie B e dal passaggio di proprietà tra Giussy Farina e Silvio Berlusconi. I rossoneri, guidati da Arrigo Sacchi, avevano fatto centro al primo colpo vincendo lo scudetto del 1988. Quel 5 aprile si presentarono al Santiago Bernabeu per la semifinale di andata contro il Real Madrid. La sera prima, martedì 4, Berlusconi era stato a cena con il presidente dei blancos, Ramon Mendoza: in buono spagnolo gli aveva raccontato delle tv, delle sue attività, di Drive In e di… Sabrina Salerno, per la quale Mendoza aveva un debole.
Nel ritiro della squadra invece la tensione era spessa come un muro di cinta. Nel Real, guidato dal vate olandese Leo Beenhakker (scomparso esattamente un anno fa) giocavano talenti come Schuster, Butragueno e Hugo Sanchez ma anche martelli ruvidi come Gallego, Tendillo, Sanchis: sarebbe stata una battaglia tecnica e fisica. Il dominio del Milan fu limpido, chiaro, costante sin dai primi minuti. Una lezione di calcio di una squadra che si affacciava in Europa con maggiori difficoltà rispetto al campionato – dove pure era ormai staccato in classifica dall’Inter -, avendo superato ottavi e quarti con i denti contro il Werder Brema e la Stella Rossa Belgrado. Gli spagnoli furono sorpresi dal pressing, dalla linea impeccabile del fuorigioco, dalle trame rapide, precise imbastite da Rijkaard (schierato in difesa, senza Filippo Galli e con Costacurra in panchina), Ancelotti, Donadoni, Evani, dal moto perpetuo di Colombo, dalla solidità della cerniera con Tassotti, Baresi e Maldini. Là davanti, quella sera Gullit e Van Basten danzavano facendo imbestialire Sacchi per la loro apparente indolenza.
Il Real aveva però grandissima esperienza, la scorza di campioni veterani e soprattutto una sicumera granitica quando giocavano in casa, dove si sentivano protetti e in qualche caso un po’ aiutati. Furono proprio i madridisti ad andare in vantaggio, con una prodezza di Hugo Sanchez alla fine del primo tempo: calcio d’angolo alla destra di Giovanni Galli, deviazione aerea di Tendillo e mezza rovesciata del messicano a pochi metri dalla porta. Rapido, acrobatico, spietato in area, Sanchez è stato probabilmente il più grande attaccante nella storia del suo Paese, unico ad aver vinto una Scarpa d’oro (1990) grazie a 38 gol realizzati nella Liga tutti con un tocco solo! Tra le sue rarità, ha vestito le maglie dei 3 club di Madrid: Rayo Vallecano, Atletico e Real. 12 anni fa subì il dolore straziante della morte del figlio, intossicato in casa da una fuga di gas.
Nella ripresa lo spartito non cambia. Il Milan è padrone del campo, filtrante per Donadoni, palla a sinistra per Gullit e 1-1. L’arbitro svedese Fredriksson però annulla per un fuorigioco inesistente, tra le proteste reiterate dei rossoneri. Prima del roboante 5-0 nella semifinale di ritorno, giustizia viene fatta al 74′: cross da destra di Tassotti, torsione aerea di Van Basten in volo d’angelo, palla che picchia sotto la traversa, sfiora la schiena del portiere Buyo e rotola in rete. Uno dei gol più iconici della storia della Coppa dei Campioni.
A fine partita, Berlusconi scese raggiante negli spogliatoi. Con grande sorpresa, trovò Sacchi furibondo: non gli era piaciuta la partita di Gullit e Van Basten…, ma il presidente riuscì a rabbonirlo in pochi minuti. Il giorno dopo il quotidiano più popolare di Spagna, “Marca”, titolò a tutta prima pagina: “Empate y gracias”, pareggio e grazie, è andata bene…Solo 6 anni dopo, a causa dei reiterati problemi alla caviglia, il cigno di Utrecht sarà costretto al ritiro (in effetti ormai aveva giocato a spizzichi e bocconi già nelle ultime stagioni, tra un intervento chirurgico e l’altro): 280 partite e 208 goal in una breve carriera divisa tra Ajax e Milan.
Oggi Marco Van Basten, 3 Palloni d’oro nel ricchissimo palmarès, gioca la partita più importante della vita al fianco della moglie Liesbeth vittima di una brutta malattia che la costringe a cure intensive. Ha lasciato il suo lavoro di commentatore per combattere con lei, fiducioso di vincere ancora. Stretto nell’abbraccio dei tanti che gli vogliono bene, compresi noi.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.










6 risposte
Una preghiera ed un caro augurio alla moglie di Van Basten e a tutte quelle persone che ne hanno bisogno.
Per quanto riguarda quella partita, Van Basten gioco’ maluccio anche se fu trattato in modo spietato (ed impunito) dai difensori avversari.
Poi, quel gesto straordinario su uno dei pochi cross sbagliati da Tassotti, nella sua carriera.
Van Basten: raffinato nel parlare, come nelle sue movenze.
Un grande piacere averlo visto giocare….
Grazie Luca per aver raccontato quella splendida notte… eravamo in 25/30 in taverna con un televisore 24”. Il più lontano a 6/7 metri dallo schermo. Tutti vedemmo e rimanemmo a bocca aperta davanti alla meraviglia di quel Milan. C’era commozione per aver ritrovato il Milan protagonista in Europa, soprattutto c’era orgoglio, ammirazione e stupore nel vedere un Milan unico per bellezza e forza. A quei tempi si andava sì a Testa Alta. Lo si faceva convincendo e Vincendo.
Ciao Luca Ciao Filippo.Quando ho saputo che la Moglie di Marco Van Basten non stesse bene mi è sceso un velo di tristezza e malinconia.Spero che le cose vadano meglio con il tempo si risolva tutto.Siamo Tutti Vicino a Te con il 💖 Grande Campione e Preghiamo Per Voi.
Grazie Luca per il tuo racconto.
Ricordo benissimo quella partita, tra l’altro in quegli anni lavoravo a Como e spesso ero allo stadio a vedere i ragazzi: con il VAR oggi il gol di Gullit non sarebbe mai stato annullato, ma il gol di Marco in acrobazia fu qualcosa di straordinario, indimenticabile. Il destino ce l’ha tolto troppo presto, e oggi quel malefico destino lo sta ancora torturando con la malattia della moglie. Auguro a sua moglie Liesbeth e a lui le migliori cose per risolvere una situazione quanto mai difficile: forza Marco, i campioni non smettono mai di esserlo, e soprattutto non vengono mai dimenticati.
Semplicemente il più grande centravanti della storia del calcio.pensate se la maledetta caviglia non lo avesse tradito a soli 28 anni.per noi milanisti una leggenda, stride il confronto con chi indossa quella maglia oggi.coraggio marco il cigno danza ancora nella battaglia più importante. Piero vb
Meraviglioso Articolo Da Brividi.Auguriamo Alla Moglie Di Marco Van Basten Una Pronta Guarigione Gli Stiamo Vicini Con Tanto Amore e Pregando Per Lei.Ricordo perfettamente quelle due partite ancora ho i Brividi.Gli IMMORTALI la Squadra più forte di tutti i tempi con tutte quelle vittorie che abbiamo avuto noi Milanisti possiamo campa de Rendita All infinito.