250 km/h: è questa la velocità stimata a cui viaggiano gli impulsi nervosi nel nostro cervello. Di contro, la velocità di elaborazione del pensiero conscio — come quando trascriviamo un testo — si attesta su appena 10 bit al secondo. Un contrasto impressionante, vero?
Ma cosa intendiamo esattamente per velocità di pensiero? Possiamo definirla come la rapidità con cui il cervello riceve, interpreta e risponde alle informazioni. Negli sport come il Futsal, questa dote assume un ruolo cruciale, diventando l’elemento chiave per lo sviluppo dell’atleta e, di riflesso, per i risultati della squadra.
Una maggiore velocità di elaborazione aumenta l’efficienza nell’apprendimento e migliora la gestione delle attività quotidiane. È importante sottolineare che essa non è strettamente legata all’intelligenza: una velocità ridotta non implica minori capacità cognitive, ma semplicemente un tempo maggiore per processare i dati. Tuttavia, nel dinamismo del calcio a 5, abituarsi a “pensare rapido” costituisce un vantaggio competitivo incolmabile.
Perché nel Futsal il pensiero deve correre
Chi pensa che il Futsal sia solo una questione di velocità atletica commette un errore di valutazione: la prima sfida si gioca nella testa degli atleti. In uno sport situazionale, è necessario analizzare l’ambiente, prendere decisioni ottimali e anticipare gli avversari in frazioni di secondo.
Grazie alla velocità di pensiero, i processi cognitivi si integrano con la funzionalità neuromuscolare. Ridurre tutto al semplice “riflesso”, però, è limitante: la vera velocità risiede nella comprensione della situazione per operare la scelta più adeguata a un problema improvviso.
Nel gioco, la tecnica pura e la forza fisica perdono efficacia se non sono supportate da questa rapidità di valutazione. Potremmo dire che la velocità di pensiero è il vero motore dell’azione tecnica. Gli spazi ridotti e la pressione costante spingono il giocatore a “leggere” il gioco in anticipo, visualizzando scenari possibili ancora prima di ricevere il pallone. Il giocatore scansiona il contesto (palla, compagni, avversari) mantenendo il focus sull’obiettivo finale: il gol.
L’allenabilità del pensiero
La velocità di pensiero è assolutamente allenabile. I più grandi tecnici sostengono che il miglior allenamento risieda nel gioco stesso: riprodurre situazioni reali (1vs1, 2vs1, 2vs2, superiorità o inferiorità numerica) costringe l’atleta a uno sforzo cognitivo di adattamento continuo. L’inserimento di stimoli visivi o uditivi aggiunge ulteriori livelli di difficoltà, affinando la capacità di analisi rapida.
Migliorare questi aspetti ha benefici che superano il rettangolo di gioco: allenare il cervello a decidere sotto pressione è un’eredità preziosa che l’atleta porterà con sé in ogni ambito della vita.
Il pensiero nella complessità: la lezione di Morin
Recentemente, insieme agli amici del Team Futsal Tubo Rosso (Denis e Gabriele), ho partecipato a un workshop tenuto da Filippo Galli. Riflettendo sulla sua esperienza al Milan, Filippo ha sottolineato l’importanza di allenare la gestione della complessità nei settori giovanili.
Il tema della complessità emerge spontaneamente nel Futsal. Citando il filosofo Edgar Morin, si comprende come sia necessario superare il riduzionismo scientifico per abbracciare una realtà interconnessa e spesso disordinata. Secondo Morin, un approccio monodimensionale fallisce nel comprendere il tutto (come nel caso della diga di Assuan, dove il beneficio energetico ha compromesso la fertilità dei terreni).
Nel Futsal, i “sette saperi” di Morin si riflettono nella natura stessa del gioco:
1. Il fenomeno dell’errore: mantenere spirito critico e superare le false credenze.
2. Conoscenza globale: non limitarsi al dettaglio locale, ma vedere l’intera dinamica.
3. Incertezza: imparare a gestire l’imprevisto costante.
4. Comprensione empatica: la relazione tra i compagni.
Questa visione si sposa perfettamente con l’assenza di specializzazione precoce. Le statistiche mostrano oltre 70 cicli di gioco per partita in cui i ruoli di difensore e attaccante si invertono continuamente. Questa fluidità rompe la frammentazione del sapere: ogni giocatore vede il gioco da ogni prospettiva, sviluppando una visione olistica e multidimensionale.
In conclusione
C’è chi paragona il Futsal a una partita di scacchi giocata ad altissima velocità. La capacità di percepire i movimenti fuori dal campo visivo e scegliere l’opzione migliore in un mare di possibilità è ciò che distingue un buon giocatore da un fuoriclasse.
Un allenatore una volta mi disse che, tra un giocatore veloce di gambe e uno veloce di testa, sceglierebbe sempre il secondo. Forse la verità sta nel mezzo, ma una cosa è certa: il giocatore cognitivamente rapido è il vero valore aggiunto di ogni squadra. Se potessi scegliere, però, vorrei un atleta capace di far correre i pensieri alla stessa velocità delle gambe.

BIO: LUCA INNOCENTI
Manager, Coach e Mentor. Ex giocatore di Calcio a 5 in campionati nazionali. Da ragazzo, nella stagione 2002/2003, ha vinto insieme al Seregno calcio a 5 uno storico scudetto Juniores, laureandosi Campione d’Italia. Ha collezionato alcune presenze con la Nazionale Italiana di calcio a 5 (Under 18 ed Under 21).
Istruttore qualificato di scuola calcio, é ideatore da diversi anni di progetti calcistici (aventi un taglio “Futsal”) giovanili, anche collaborando con professionisti provenienti da altre nazioni europee. Tra le esperienze sportive, allenatore dell’attività di base dei Saints Milano (Serie A2 Élite Calcio a 5).
Ha scritto il libro “L’allenatore di Futsal nelle categorie giovanili”, è autore nel blog betterfutsalcoaching.wordpress.com e scrive per il blog “La complessità del calcio”, di Filippo Galli.
Da decenni è attivo nel sostenere l’importanza dell’insegnamento del Futsal anche nei settori giovanili delle società calcistiche.










7 risposte
Grazie Luca per il preziosissimo contributo, ricco di riflessioni interessanti e profonde.
Manuel
Grazie Manuel per il gentile commento.
Un caro saluto.
Luca
La velocita’ di pensiero non esiste.
Il pensiero cosciente viaggia a 10 bit al secondo ( revisione scientifica 2025 ) e’ cioe’ lentissimo e viaggia per singole unita’ le quali necessitano di almeno 500 millisecondi per raggiungere la consapevolezza; non e’ dunque allenabile.
Non si tratta di velocita’ di pensiero ma di trasduzione del segnale e cioe’ di trasformazione dello stimolo ambientale in impulso nervoso e quindi in azione motoria.
I calciatori di elite’ per ragioni genetiche, completano questo processo in circa 100/150 millesimi di secondo, essendo dotati di popolazioni neuronali che accoppiano visione e azione.
Tutto cio’ e’ possibile grazie ai flussi di attivita’ dell’inconscio cognitivo che diversamente dal cognitivo cosciente avvengono in rapidissima sequenza.
Se il calciatore, in ambito elite dovesse affidarsi al pensiero cosciente consapevole quand’anche allenatissimo sarebbe un pachiderma che si aggira goffamente per il campo.
Ci sarebbe da scrivere tantissimo ma mi fermo qui.
Per la terza volta non andiamo ai mondiali perche’ siamo ancora a parlare di calciatori pensanti o peggio ancora di calciatori sceglienti.
Siamo indietro di almeno un quarto di secolo, ormai rispetto a tutti.
Buongiorno Luca complimenti e davvero grazie per il suo pregievole articolo ricco di spunti interessantissimi.
Mi piacerebbe conoscere la sua opinione su quali analogie possiamo considerare tra la complessità del Futsal e quella del calcio undici contro undici dove variabili come spazi , numeriche, superficie di gioco, condizioni meteo aggiungono imprevedibilità ed inevitabili difficoltà attentive del giocatore soprattutto quando si trova a distanze oltre i 50 – 70 metri dal centro del gioco.
Un caro saluto
Ottorino
Buongiorno Ottorino,
ringrazio lei per i complimenti e soprattutto per aver dedicato parte del suo prezioso tempo alla lettura dell’articolo. In generale, vedo tantissime analogie e similitudini tra Futsal e Calcio a 11.
Nella domanda fa riferimento, specificatamente, a ciò che avviene a 50 / 70 metri dalla porta, provo a rispondere prendendo a riferimento questa zona di campo. Faccio per comodità espositiva comunque un distinguo tra fase di possesso e fase di non possesso palla, mantenendo un focus sull’obiettivo.
Fase di possesso palla:
Nel calcio moderno c’è tantissima enfasi riguardo il ritmo di gioco e, di riflesso, sulla pressione difensiva. Stesso contesto del Futsal. Ipotizzando di voler adottare un calcio improntato sulla costruzione e sul possesso palla, ne deriva che il giocatore deve “scansionare” velocemente il contesto e prendere la decisione più efficace per consentire l’avanzata, dando valore alla propria giocata. Nel Futsal, ciò avviene continuamente poichè la pressione, indipendentemente, da dove ci si trovi sul campo, è continua. Ciò obbliga i giocatori della squadra che è in possesso palla: da un lato a muoversi costantemente negli spazi senza il pallone (mai casualmente), da un altro lato, chi ha il pallone tra i piedi, a valutare, rispetto a dove è posizionato, dove si stanno muovendo i compagni, dove sono posizionati e come stanno difendendo i difensori della squadra al fine di effettuare una giocata (imbucata, parallela, 1vs1, 2vs1, appoggio, etc) in una continua e costante valutazione immediata dei rischi/benefici , ma sempre con lo scopo di avanzare per provare ad andare a concludere a rete. L’esempio pratico più famoso di applicazione del Futsal nel Calcio è stato il Barca di Guardiola (Xavi, Iniesta, Messi, etc). Esistono diversi video dimostativi su Youtube, che consiglio di visionare, dove si nota chiaramente che, in fase di costruzione del gioco o di ricerca dello spazio tra le linee difensive (per me “imbucata” del Futsal), Guardiola riproducesse dei “rombi” attraverso i quali il portatore disponeva costantemente di almeno 3 soluzioni di passaggio, muovendosi nello spazio appena immediatamente dopo l’effettuazione della giocata. Il rombo è la forma di schieramento in campo più famosa del Futsal, questo non è nient’altro che un principio base di questa disciplina che prevede più soluzioni di passaggio e l’aggressione dello spazio per consentire l’avanzata (anche se in realtà ciò avviene indipentemente che si giochi con un 3-1 o 4-0).
Fase di non possesso:
Ragionerei sui principi che accomunano la due discipline considerando che, per via delle frequenti transizioni offensive e difensive e la maggior vicinanza alla porta (con i conseguenti rischi), il Futsal possa essere decisamente allenante anche per chi si sta formando per diventare un calciatore a 11. Ammettiamo che il pallone sia vicino a chi sta difendendo e ci si trovi sempre a 50/70 metri dalla porta. Sia Calcio che Futsal condividono l’obiettivo di arginare l’avanzata avversaria e di limitare le opzioni di gioco per gli avversari che stanno attaccando o costruendo l’azione offensiva. Nel Futsal si applica una marcatura con una pressione importante sul proprio avversario offensivo diretto, al quale si aggiunge l’atteggiamento dei proprio compagni di squadra. Se pressa un giocatore è opportuno che lo facciano anche i compagni per non creare distacco e quindi prezioso spazio che possa essere sfruttato dagli avversari. Oppure, durante un cambio di transizione ci si trova spesso a difendere in inferiorità numerica a pochi metri dalla porta, li si dovrà cercare di far ritardare la giocata offensiva degli avversari, favorendo il recupero difensivo dei compagni di squadra. Ma anche il recupero palla è essenziale nel Futsal, e questo aspetto, unitamente al pressing asfisiante, come mi pare di aver già evidenziato in un precedente articolo, è stato anche uno dei tratti caratteristici difensivi essenziali del Milan di Mr. Arrigo Sacchi e di Filippo. Ma anche se consideriamo la marcatura in se, essa può avvenire a zona o uomo (o mista) cercando di favorire o meno lo sviluppo dei duelli uno vs uno…
Per quanto riguarda i fattore esterni, la mia opinione è che con l’avvento dei campi sintetici le superfici di gioco siano praticamente ovunque perfettamente piane. Ciò certamente aiuta a riprodurre il fondo di gioco del Futsal e a replicare quei gesti di tattica individuale tipici di questa disciplina sportiva. Credo inoltre che le condizioni metereologiche possano influire relativamente. So che i club Pro alle volte preferiscono addirittura bagnare il campo per facilitare la velocità del pallone sul terreno di gioco, il Futsal a livello di altissima prestazione si pratica sui campi in parquet (o superfici artificiali con caratteristiche tecniche equiparabili) proprio per privilegiare una velocità di gioco superiore rispetto a quella riscontrabile quando lo si pratica su fondi in gomma.
Mi scuso se mi sono dilungato ma ho provato a darle una risposta quanto più possibile pratica ed aderente alla realtà.
Un caro saluto e nuovamente un sincero ringraziamento per la lettura.
Luca
Ciao Luca. Complimenti vivissimi. Un abbraccione. Ugo
Ciao Ugo,
ti ringrazio molto per i complimenti e ti mando un abbraccione. Spero di rivederti presto.
Ciao,
Luca