Nel corso di una recente sessione di coaching condotta insieme a un ragazzino delle giovanili di una professionistica, mi è capitato di parlare di umiltà. E di condividere con lui un’informazione di partenza molto “tranchante“, rispetto invece ad un criterio più qualunquista e livellato sul politicamente corretto: l’umiltà da sola non porta a nulla di buono.
Il mio mentore, Roberto Civitarese, nell’allenare la mente dei calciatori di serie A, mette addirittura in guardia dall’utilizzare espressioni utilizzate nel dialogo interno quali “vola basso“; “rimani con i piedi per terra“; o ancora “nella vita se non sei umile non arriverai mai ai tuoi obiettivi“. Il self-talk infatti, nella sua fondamentale capacità di modificare in positivo uno stato d’animo, deve seguire un approccio con sé stessi, che sia produttivo e performante, affinché ne derivino poi conseguenti azioni e risultati. Nella fattispecie, per assurdo, come posso sognare di colpire di testa più in alto del difensore e segnare la rete decisiva per la mia squadra, se ripeto a me stesso di rimanere con gli scarpini ben ancorati al suolo?
Parliamoci chiaro, nel calcio, così come in ogni disciplina sportiva , si deve seminare e innaffiare ogni giorno il valore dell’umiltà, inteso come consapevolezza di dove ci si trova e dove si vuole andare: se non sai dove sei, difficilmente saprai arrivare, durante il tuo processo di formazione e sviluppo, al tuo grande obiettivo di diventare un calciatore di successo. Se sei convinto di sapere già tutto, di non aver bisogno di allenarti con intensità, o ancora che, per il semplice fatto aver marcato un bel gol, che la strada per raggiungere il successo non sia poi così difficile e non richieda grandi sacrifici, stai omettendo i tuoi limiti e le tue debolezze. La verità è che non esiste successo duraturo che non si fondi sull’impegno, sulla perseveranza e sul monitoraggio quotidiano dei tuoi stessi progressi. È evidente che non puoi lottare per migliorare se non sai da quale punto ti metti in movimento. Saper imparare, saper ascoltare, sapersi conoscere, anche nel proprio livello di evoluzione, rappresentano la metodologia tipica dell’attitudine da studente, necessaria, peraltro, a sviluppare anche la fiducia in te stesso.
Mi è sempre piaciuto affermare che l’umiltà vada adattata “ai tempi di percorrenza nel viaggio di un atleta” ed è qui che subentra l’altra faccia della medaglia. Come fai a sognare di cantare l’inno in una finale mondiale o sollevare la Champions League, se la tua è una visione improntata alla modestia? Appunto, all’umiltà…
Se posso sognarlo, ho il dovere di provarci, visto che posso farcela. Sognare è importante tanto quanto allenarsi e visualizzare il tuo successo è riconosciuto a livello pratico, come il ponte fra il fare e il tuo stesso obiettivo.
Non è un caso se, approcciando a queste riflessioni, ci si ispiri frequentemente alla leggerezza con cui i bambini sanno dare un nome e una fattezza ai propri sogni, senza temere per questo il giudizio o la durezza di un cammino. E allora sognare in grande, quasi in maniera sfrontata, allenando la propria attitudine e nutrendo ogni giorno l’emozione che ne deriva, è molto lontano dal concetto del tradizionale “essere umile”. Presa coscienza della propria area di miglioramento, visualizzare il migliore gesto tecnico che tu possa fare è il modo più semplice e induttivo affinché tu lo faccia accadere. E lo possa vivere appieno.
Umile nella consapevolezza di quanto hai da migliorare -sì-; sfacciatamente presuntuoso nel credere di farcela -altrettanto sì-.

Bio: Francesco Borrelli
Francesco è un Mental Coach certificato Acsi – CONI. Oltre alla Laurea in legge presso l’Università degli Studi di Genova, si è formato in PNL attraverso corsi e Master conseguiti nell’ambito di aziende private di cui ha fatto parte. Negli anni ha coltivato la sua passione per lo sport scrivendo per testate giornalistiche liguri, oltre a svolgere il proprio lavoro di consulente d’azienda in ambito bancario. L’attività di Mental Coach lo porta da diverse stagioni ad accompagnare sportivi impegnati a preparare Olimpiadi e Mondiali, oltre a calciatori di tutte le età, agevolandone i rispettivi percorsi e seguendone tutta la trafila giovanile fino all’approdo in prima squadra. Il suo sogno è continuare ad aiutare i giovani calciatori, anche rossoneri, dal suo ufficio a Milanello, di fianco alla “palestra delle leggende”.
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