La “Vecchia Signora” si rifà il trucco, ma non è solo una questione di estetica. Con il lancio del progetto “Forward In Play – Innovation Takes The Field”, la Juventus trasforma l’Allianz Stadium in un HUB tecnologico strategico, segnando un punto di non ritorno nella sfida all’innovazione avviata circa due anni fa.
Il Club bianconero ha deciso di scendere in campo con una squadra nuova di zecca: la Forward Squad. Undici startup internazionali, selezionate dopo un attento processo di scouting, utilizzeranno lo Stadium come un vero e proprio laboratorio vivente. Qui, le infrastrutture del club diventano il terreno di prova per testare sistemi d’avanguardia, portando la Juventus oltre il ruolo di semplice fruitore tecnologico: l’obiettivo è diventare il motore di un nuovo ecosistema nazionale dello Sportech.
L’innovazione si muove su tre direttrici chirurgiche. Player, per il supporto alla performance atletica e alla prevenzione infortuni; Champion, per potenziare l’esperienza del tifoso (fan engagement); Ally, per l’efficientamento dei processi aziendali e dei servizi allo stadio.
Questa visione trasforma il Club in un Venture Client: la Juventus non si limita a finanziare, ma agisce come primo cliente delle startup. Un’ambizione supportata da partner d’eccezione come CDP Venture Capital, che ha scelto di trasferire il suo Acceleratore dedicato a Sportech e Wellness da Roma a Torino, e The Players Fund, partner strategico del team innovation.
Per capire la portata di questa rivoluzione, bisogna guardare al 2015. Fu allora che la FIFA, sotto pressione, modificò la storica regola n. 4 sull’equipaggiamento, che fino a quel momento vietava qualsiasi dispositivo elettronico sull’atleta. Quella scelta ha aperto le porte ai gilet GPS che oggi vediamo sotto le maglie dei calciatori, capaci di monitorare accelerazioni, carico metabolico e tattica in tempo reale direttamente sui tablet in panchina.Oggi, quella rivoluzione entra in una nuova fase guidata dall’IA. Gli “undici” della Forward Squad rappresentano l’eccellenza di questo cambiamento: dalle analisi biomeccaniche di Ochy e Kine-Mo, alle neurotecnologie di I-Brain Tech per l’allenamento cerebrale, fino alle piattaforme di traduzione multilingue come Lingopal e YouDub Studio, pensate per abbattere le barriere tra club e fan globali.
Senza dimenticare la digitalizzazione del talento con DHTA o l’ottimizzazione dell’hospitality con Penguinpass.
In un calcio fatto di tecnica e regole, accettare la sfida dell’innovazione non è più un vezzo, ma una necessità di sopravvivenza. La Juventus sta scommettendo su un futuro dove il dato e l’algoritmo non sostituiscono l’atleta, ma ne esaltano il potenziale. La speranza, però, resta quella di sempre: che tutta questa tecnologia serva a regalarci emozioni autentiche, e non solo “aumentate”. Perché alla fine, anche nel laboratorio più avanzato del mondo, a contare sarà sempre il brivido di un pallone che gonfia la rete.

BIO: Wladimiro Maraschio, classe 1972, vive a Sulmona (AQ) ed è avvocato civilista. Da sempre appassionato di sport e di calcio, nel 2024 ha conseguito l’abilitazione FIGC per l’esercizio della professione di agente sportivo.
È convinto che le storie del calcio non nascano soltanto nel rettangolo di gioco. Spesso ciò che accade fuori dal campo — nelle scelte societarie, nelle dinamiche umane o persino sugli spalti — finisce per influenzare le prestazioni di un calciatore o il destino di una squadra.
Per questo gli piace osservare il calcio da una prospettiva diversa: quella di chi guarda alle regole, ai rapporti e alle dinamiche che stanno dietro lo sport, convinto che comprenderle significhi anche contribuire alla crescita di chi ne fa parte.









