FUTSAL: CAMPIONE D’EUROPA 2026, PERCHÉ LA SPAGNA È SEMPRE SUPERIORE?

Il 7 febbraio 2026, a Ljubljana, imponendosi per 5 reti a 3 sul Portogallo, la Spagna si è laureata campione d’Europa nel futsal (“Fútbol Sala”) per l’ottava volta, a distanza di 10 anni dall’ultimo trofeo continentale. Le Furie Rosse, guidate da Jesús Velasco, hanno vinto tutte le partite della fase finale, dimostrando una superiorità e uno strapotere totali. Dopo un periodo senza grandi successi, la Nazionale spagnola è tornata a essere, senza alcun dubbio, la più forte del continente europeo.

Mattatore della competizione è stata la stella del FC Barcelona, Antonio Pérez, capocannoniere del torneo con 7 gol e autore addirittura di una tripletta nella finale contro il Portogallo. Questi ultimi si sono comunque dimostrati una selezione di livello assoluto, ma nulla hanno potuto contro la superiorità in campo degli spagnoli.

Ho simbolicamente scommesso sulla loro vittoria, azzeccando — anche se non mi capita spesso — il pronostico. Non che negli ultimi 10 anni fosse decaduta, ma, valutando il torneo sin dalla prima gara con lo spirito di chi segue questa disciplina da diversi decenni, ho osservato che la Spagna era tornata la regina di questo sport.

Da persona che ha a cuore lo sviluppo di questa disciplina anche nel nostro territorio nazionale, mi sono quindi posto una domanda: come mai la Spagna e il movimento spagnolo sono sempre così avanti?

Partendo da questa semplice domanda e dall’assunto che si debba sempre apprendere dai migliori, confrontandomi con amici professionisti del futsal che hanno giocato sia in Spagna sia in Italia, ho cercato di trovare altrettanto pragmatiche e semplici risposte, con tutta probabilità estendibili anche al calcio e ad altre discipline sportive.

Lascio al lettore la possibilità di riflettere se tali spunti possano in qualche modo essere di aiuto, nonché se siano applicabili anche per il miglioramento del futsal e del calcio italiano.

CONTESTO

Il futsal (o “Fútbol Sala”), in Spagna, è uno sport affermato e praticato anche nel tempo libero con gli amici, poiché è chiaramente più semplice trovare 10 giocatori anziché 22. Qualcuno potrebbe opinare che qualcosa di analogo avvenga in Italia con le famose partite di calcetto. Mi sento di dissentire, quantomeno parzialmente. Gli spagnoli praticano questa disciplina anche all’aperto, senza formalizzarsi troppo, su “piste” in cemento; proprio questo fondo, a differenza del sintetico, aiuta a riprodurre più fedelmente le condizioni di una partita indoor su parquet o su gomma, poiché, viceversa, su un campo in erba sintetica è l’attrito a farla da padrone, annullando di fatto l’elemento più caratterizzante e identitario del gioco, vale a dire la velocità.

Per quanto riguarda i campionati d’élite, la Liga è seguita dal grande pubblico e le partite di cartello sono trasmesse sulla TV nazionale, con picchi di audience da capogiro. I giocatori vengono riconosciuti e fermati per strada, al pari dei calciatori. La stragrande maggioranza degli spagnoli sa chi è in testa al campionato e conosce i club.

Sembrano informazioni scontate, ma non lo sono, e danno la dimensione di come il Fútbol Sala sia da diverso tempo parte della loro cultura e del loro DNA.

Pertanto, si tratta indubbiamente di uno sport praticato nella sua specificità, diffuso e conosciuto.

Non so se tutto ciò sia conseguenza di questa popolarità o viceversa, ma sia nelle grandi città sia in quelle più piccole esistono club di futsal molto blasonati, con una struttura societaria professionale e, nella stragrande maggioranza dei casi, una storia ultradecennale. Tutto ciò aiuta ad attrarre interesse e, come tutti sappiamo, dove c’è interesse arrivano anche nuovi tifosi e capitali.

LE SOCIETÀ E LE STRUTTURE

I club della Prima Divisione, che stazionano tipicamente da metà classifica in su, giocano le partite casalinghe nelle grandi città, in palazzetti dello sport con una capienza minima che va da 3.500 sino a un massimo di 8.000 posti a sedere, come nel caso del FC Barcelona. Le partite di cartello e le fasi finali registrano il tutto esaurito nella vendita dei biglietti. Ma anche le neopromosse, o le squadre che lottano per la salvezza, utilizzano strutture con 1.500–2.000 posti a sedere, con spalti sempre gremiti di tifoserie calde e festanti.

I palazzetti, le palestre e i campi outdoor sono tutti progettati e realizzati seguendo gli standard internazionali, che prevedono dimensioni di gioco di 40×20 metri. L’idea di fondo, che può apparire scontata, è che con tali dimensioni si possano tranquillamente praticare anche altri sport che richiedono campi analoghi, come la pallamano, o — restringendo il campo — pallavolo, basket e così via. Al contrario, realizzare un campo con dimensioni inferiori può consentire la pratica del basket o della pallavolo ma esclude l’accesso ad altre discipline.

Questo può sembrare un dettaglio irrilevante, ma non lo è affatto, poiché avere la possibilità di allenarsi e giocare su un campo 40×20 aiuta a essere pronti, senza necessità di adattamento, quando si disputano partite a livello internazionale. Se invece si è abituati a giocare su campi di dimensioni inferiori — magari non nella massima serie ma nelle categorie immediatamente inferiori — si crea un primo scalino invisibile da superare quando si passa a campi regolamentari più grandi.

Il futsal è presente anche nelle scuole, che sono dotate di palestre e campi outdoor in cemento, e nei parchi pubblici delle città. Ogni volta che sono stato in Spagna sono sempre rimasto piacevolmente sorpreso da come riescano a destinare allo sport, in modo efficace, aree urbane pubbliche, ottimizzando l’uso degli spazi per consentire la pratica del basket, della pallamano, della pallavolo e del futsal.

FUTSAL GIOVANILE E FUTSAL NELLE SCUOLE

Arriviamo al fiore all’occhiello della Spagna: il settore giovanile. In un libro che scrissi una decina di anni fa analizzai la “Masia” del FC Barcelona, evidente rappresentazione di quanto gli spagnoli investano nel calcio giovanile. Lo stesso livello di cura e attenzione si ritrova anche nel Fútbol Sala, dove tutte le società dispongono di settori giovanili strutturati.

Come prima regola formale, per allenare nei settori giovanili in cui è prevista competizione è obbligatorio aver frequentato un corso e ottenuto il relativo patentino; senza di esso vengono applicate multe. I corsi sono frequenti, organizzati e soprattutto accessibili anche a chi non fa del futsal un mestiere ma una passione, alla quale dedica parte del proprio tempo libero.

C’è tendenzialmente molta enfasi sull’apprendimento piuttosto che sulla ricerca sfrenata del risultato. La metodologia di allenamento prevalente prevede la riproduzione dei contesti di gioco nella loro complessità tecnico-tattica, con il conseguente miglioramento anche delle capacità tecnico-individuali degli atleti. Il primo obiettivo è formare giocatori pensanti, critici, capaci di leggere correttamente le situazioni di gioco.

Non è un caso se gli allenatori spagnoli sono considerati tra i migliori al mondo.

Dal punto di vista logistico — aspetto che agevola società e famiglie — le partite sono organizzate nei comuni e nelle città, senza necessità di percorrere centinaia di chilometri, almeno nelle competizioni non d’élite.

Ritengo tuttavia che uno dei punti di forza spagnoli sia il fatto che il futsal è praticato anche all’interno delle scuole. Moltissimi istituti scolastici sono dotati di palestre idonee e di campi outdoor in cemento. Accade quindi che, dopo la scuola, bambini e ragazzi possano sfidarsi in tornei interscolastici, indipendentemente dal fatto che pratichino calcio o futsal e dal livello del club in cui militano. La classe diventa la squadra, la scuola il club, i compagni di classe anche compagni di squadra. Ciò rappresenta un’ulteriore occasione di allenamento, confronto e crescita, in aggiunta all’attività svolta con le società. È evidente che questa prassi contribuisca a un sostanziale innalzamento del livello medio nazionale.

I CAMPIONATI E LA VASTA SCELTA

Come già accennato, le società di futsal sono diffuse su tutto il territorio spagnolo, presenti e numerose sia nelle grandi città sia nei paesi, e dispongono di una struttura societaria più o meno complessa in funzione della categoria. La disponibilità di palazzetti adeguati, la possibilità di coltivare talenti nei vivai, l’affidarsi ad allenatori estremamente competenti, la capillarità territoriale e la passione per questa disciplina favoriscono certamente l’organizzazione e lo sviluppo delle competizioni, nazionali e non.

Osservando le competizioni — probabilmente grazie alla combinazione simultanea di questi fattori — alcune partite di cartello della seconda divisione sono equiparabili a incontri di cartello della massima divisione italiana, così come le classiche sfide della prima divisione sono paragonabili a match di livello internazionale. Ne consegue, dalla mia umile analisi, che i giocatori spagnoli siano maggiormente abituati a disputare partite d’élite ad altissima prestazione, dove intensità e velocità sono superiori e occorre saper gestire la pressione tipica di queste gare.

Da notare che i giocatori stranieri nella prima divisione sono pochissimi e del tutto assenti nella seconda. I pochi stranieri presenti sono tra le più grandi stelle delle nazionali brasiliana e argentina o i migliori giocatori di altre nazioni europee. I giocatori spagnoli prediligono militare nella Liga (prima o seconda divisione) anche se spesso i salari medi sono decisamente inferiori rispetto a quelli di altri campionati europei dal livello medio di gioco più basso, Italia compresa.

Con una così vasta scelta di giocatori abituati a praticare un futsal di alto livello anche entro i confini nazionali, è facile comprendere come i commissari tecnici possano attingere a un bacino amplissimo di talenti. Questi ultimi non sono che i migliori tra molti, capaci di giocare con la calma e la naturalezza tipiche di chi è abituato ai grandi palcoscenici.

In conclusione, la Spagna è sempre superiore perché eccelle nell’organizzazione, nel settore giovanile, nella pratica scolastica, nella competenza dei tecnici, nella progettazione delle strutture, nell’organizzazione dei campionati e nella promozione della disciplina.

Ma c’è una speranza anche per noi non spagnoli: chi è umile sa che dai migliori c’è sempre da imparare per provare a raggiungerli e superarli. La domanda è: siamo sufficientemente umili?

BIO: LUCA INNOCENTI

Manager, Coach e Mentor. Ex giocatore di Calcio a 5 in campionati nazionali. Da ragazzo, nella stagione 2002/2003, ha vinto insieme al Seregno calcio a 5 uno storico scudetto Juniores, laureandosi Campione d’Italia. Ha collezionato alcune presenze con la Nazionale Italiana di calcio a 5 (Under 18 ed Under 21).

Istruttore qualificato di scuola calcio, é ideatore da diversi anni di progetti calcistici (aventi un taglio “Futsal”) giovanili, anche collaborando con professionisti provenienti da altre nazioni europee. Tra le esperienze sportive, allenatore dell’attività di base dei Saints Milano (Serie A2 Élite Calcio a 5). Attualmente allenatore dei Primi Calci e Piccoli Amici della società Tubo Rosso.

Ha scritto il libro “L’allenatore di Futsal nelle categorie giovanili”, è autore nel blog betterfutsalcoaching.wordpress.com e scrive per il blog “La complessità del calcio”, di Filippo Galli.

Da decenni è attivo nel sostenere l’importanza dell’insegnamento del Futsal anche nei settori giovanili delle società calcistiche.

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