Considerazioni sparse su un format che non convince
Il mese di gennaio, una volta libero da impegni internazionali, è diventato nell’ultimo biennio il periodo in cui si emettono i primi verdetti dei più importanti tornei continentali.
La circostanza secondo cui si preservino 24 delle 36 partecipanti non dà atto ad eliminazioni clamorose secondo l’intento, oramai conclamato, di favorire l’approdo delle big alla seconda fase.
Ad animare la discussione vi è, tuttavia, la bontà del format delle competizioni che, dopo il primo anno sperimentale e per certi versi illusorio, comincia ad evidenziare pecche regolamentari e posizioni privilegiate.
A) Divieto di incontro tra squadre dello stesso paese;
La prima contestazione è riferita alla disposizione regolamentare che impedisce alle squadre dello stesso paese di non incontrarsi tra loro.
Ad avviso di chi scrive è un vantaggio, da non poco conto, che si materializza nella classifica della Champions League che vede le squadre inglesi occupare i primi posti.
Se è vero che la Premier League aleggia su un livello superiore rispetto ad altri tornei, è altresì vero che lo “schivare” formazioni di quel campionato permette incontri sulla carta più agevoli.
Ciò non tanto in relazione alle squadre d’elite, che sono tutte di valore elevato, ma, soprattutto, in merito agli accoppiamenti con i club di seconda e terza fascia ove Arsenal e Tottenham rappresentano l’espressione più alta.
Va da sé che non poterle incontrare per regolamento porta ad una posizione di vantaggio.
La circostanza secondo cui tutte e cinque le compagini inglesi si siano classificate tra le prime otto posizioni è dovuta, probabilmente, al loro valore ma, sicuramente, alla mancata contrapposizione tra loro.
Viene lecito pensare che qualche derby d’oltremanica avrebbe tolto punti alle protagoniste con l’effetto di lanciare nelle prime posizioni compagini rimaste fuori dalle prime otto.
Lo stesso ragionamento potrebbe valere anche per le spagnole ma, essendo minore il numero di big (Barcellona, Real ed Atletico), l’effetto risulta meno dirompente.
Se è vero che implementare la competizione di derby tra squadre dello stesso paese può ridurre l’aspetto internazionale è, altresì, vero che alcune federazioni iscrivono 4 o 5 club ed il divieto di incrocio tra loro risulta penalizzante per le altre compagini che le devono, invece, affrontare.
B) Avversarie differenti in casa ed in trasferta;
Altro motivo di doglianza è rappresentato dalla situazione di iniquità che si viene a creare dovendo affrontare otto partite con otto squadre differenti senza tener conto del fattore campo.
Così facendo, la casualità del sorteggio viene investita di un’importanza eccessiva poiché pescare avversari “morbidi” in casa può risultare più vantaggioso.
O meglio: può apparire conveniente giocare contro le più forti in trasferta in considerazione dell’alto coefficiente di difficoltà che alcune big portano con sé indifferentemente dal dove le si affronti.
Sempre in riferimento alla seconda fascia, pensiamo, ad esempio, all’ipotesi (per una squadra di media levatura) di vedersela con l’Arsenal in casa e con l’Eintracht (o il Brugge) in trasferta.
Circostanza ben diversa sarebbe affrontarle a campi invertiti.
L’Arsenal, ovunque lo si incontri, sarà sempre un avversario top.
Eintracht o Brugge, viceversa, rappresentano sulla carta ostacoli differenti se affrontati in casa o sul loro campo dove sono in grado di mettere in difficoltà chiunque.
Per non parlare di chi, in terza fascia, ospita il Tottenham e fa visita all’Olympiacos.
Dal punto di vista di un’equa competizione sportiva, non sarebbe più corretto affrontare le stesse avversarie in casa e fuori?
Di sicuro l’attuale format porta ad un numero maggiore di confronti ma non garantisce equità nel rapporto “casa-trasferta”.
C) Troppe gare senza importanza;
L’aver allargato a 24 squadre il campo di partecipanti alla seconda fase fa sì che molte partite del girone rivestano un’importanza residuale.
Al netto del fascino e dell’atmosfera, un Real-Liverpool alla terza giornata non porta con sé quell’aria di big match a cui penseremmo se fosse in ballo il primo posto del vecchio girone od un’eliminazione diretta.
Siamo sicuri valesse la pena innestare due ulteriori giornate, peraltro collocate in gennaio, togliendo di fatto agli staff le uniche due settimane in cui potevano allenare i loro calciatori per sette giorni?
Il tutto mettendo ancor più a repentaglio la salute di questi ultimi e costringendo le squadre a giocare (in orario serale) in paesi in cui le temperature invernali non favoriscono una performance ottimale ed uno spettacolo all’altezza.
Potendo usufruire le big di un salvagente sino al ventiquattresimo posto, alcuni match non attirano l’interesse degli appassionati. Ad avviso di chi scrive non si è tenuto in considerazione che, a differenza di altre discipline d’oltreoceano, l’attenzione verso il calcio è da sempre sottesa al risultato sportivo.
I fautori dell’attuale format ci tengono a replicare sostenendo che, in precedenza, si vedevano gironi con le due classificate alla seconda fase già decise dopo quattro giornate.
Su questo non è possibile dar loro torto. Dimenticano, però, che con la precedente formula il terzo posto valeva per accedere all’Europa League il che dava un senso a tutte le partite.
D) Classificarsi noni o ventiquattresimi non cambia nulla;
Non dev’essere tralasciata la circostanza secondo cui dal nono al ventiquattresimo posto poco cambi.
Sarebbe stato logico delineare una formula dei playoff con dei vantaggi per le classificate dal nono al sedicesimo posto rispetto a quelle dal diciassettesimo al ventiquattresimo.
Ciò non solo per premiarne il merito ma anche per evitare che compagini arrivate all’ultima gara del girone, sicure dell’approdo tra le prime ventiquattro ed impossibilitate a raggiungere i primi otto posti, si trovassero senza stimoli.
Il fatto di giocare la seconda partita in casa, nel calcio moderno, non può ritenersi un vantaggio sicuro.
L’ipotesi più corretta, ad avviso di chi scrive, sarebbe stata quella di giocare il playoff in gara unica in casa delle classificate dal nono al sedicesimo posto.
Circostanza che avrebbe dato un senso alla miglior posizione in classifica.
Si sarebbe perso un incasso e, forse, una porzione di diritti tv ma si sarebbe valorizzato il percorso della prima fase.
E) Disparità del valore degli avversari;
Altro effetto negativo della nuova formula è quello di non garantire un’ipotetica parità di livello degli avversari da affrontare.
Particolare il caso di due squadre italiane, Internazionale e Juventus.
Entrambe hanno avuto tra i loro avversari il Borussia Dortmund che possiamo, in un contemperamento dei valori tra il ranking UEFA e i giudizi degli esperti, considerare la quarta compagine per valore affrontata dall’Inter (dopo Arsenal, Liverpool, Atletico) e la seconda per valore affrontata dalla Juventus (dopo il Real).
Ciò nonostante i nerazzurri albergassero in prima fascia ed i bianconeri in seconda.
Evidente come, in un’ottica di uniformità di calendario, anche questo sia un fattore che porta a ritenere l’attuale format perfettibile, se non sbagliato.
Pur comprendendo le esigenze, non sempre sportivo/calcistiche, che hanno indotto gli organi dell’UEFA a riformare la Champions e l’Europa League, è lecito pensare che qualche correttivo possa (rectius, debba) essere preso.
A meno che non ci si voglia adeguare all’adagio dell’ultima settimana secondo cui “Eh ma l’ultima giornata è bellissima con tante situazioni in bilico”…

BIO: Alessio Rui è nato e vive a San Donà di Piave-VE ove svolge la professione di avvocato. Dal 2005 collabora con la Rivista “Giustizia Sportiva”, pubblicando saggi e commenti inerenti al diritto dello sport. Appassionato e studioso di tutte le discipline sportive, riconosce al calcio una forza divulgativa senza eguali. Auspica che tutti coloro che frequentano gli ambienti calcistici siano posti nella condizione di apprendere principi ed idee che, fatte proprie, possano contribuire ad una formazione basata su metodo e coerenza, senza mai risultare ostili al cambiamento.










5 risposte
Buongiorno dottor Rui, ho letto con molto interesse il suo articolo.
Anche io penso che questo format sia poco convincente: il fatto che non si possano affrontare squadre dello stesso Paese, è abbastanza curioso.
Probabilmente è giusto anche il concetto riguardo i playoff poco stimolanti(la partita secca sarebbe un incentivo) e la diversità di match con difficoltà diverse durante il girone(l’esempio da lei fatto su Inter e Juventus).
Sono di parere diverso (mi si permetta), riguardo il fatto che i gironi da 4 squadre (se ricordo bene), fossero migliori o, quantomeno, la miglior soluzione.
Ritengo che il problema sia molto più indietro, direi a metà degli anni ’90: secondo me, la vecchia coppa dei Campioni, corretta, avrebbe reso maggior giustizia; infatti, dovrebbero partecipare le squadre Campioni, con un tabellone legato ad un ranking.
Un grande dirigente di calcio degli anni ’90, già 30 anni fa parlava di una carta a favore dei grandi club che, anche in caso di NON qualificazione, potessero partecipare per meriti sportivi.
Questa affermazione fu un primo tentativo di privilegiare alcuni rispetto ad altri ed in qualche modo era determinata dal fatto economico (senza coppe si vive male), ma anche di sopruso verso chi per un anno aveva lavorato meglio del grande club.
Ricordiamo che, l’anno in cui vinse il Verona lo scudetto, il sorteggio arbitrale fu fatto senza “filtri”.
Certamente, il sistema si deve mantenere sotto l’aspetto economico, per cui vengono studiati metodi che portino sempre più soldi nelle casse di club che spendono sempre più (ma qui entreremmo in un altro nebuloso argomento ).
A proposito della vecchia coppa dei Campioni, ricordo che Milan e Real Madrid si affrontarono una volta in semifinale (definita finale anticipata), ma l’anno successivo, agli ottavi, privando nei turni successivi di una delle assolute protagoniste(fortunatamente ancora il Real).
In generale però, concordo sui dubbi di questo format.
Buona giornata.
Gentile Gian Paolo,
Il vecchio format, per quanto affascinante, scontava una controindicazione ovvero il rischio che la Coppa Uefa, a cui si iscrivevano la seconda, la terza e la quarta classificata dei campionati più blasonati, risultasse più competiva.
Il Verona usci, come Lei scrive, per un errore arbitrale (sempre presupponendo che senza errore avrebbe avuto la meglio) che fu causato dalla furbata di un calciatore (Serena). Segno che i furbi facevano i furbi anche quarant’anni fa e non solo nel calcio di oggi.
La qualità degli arbitraggi europei oggi è molto superiore di allora.
Nel doppio confronto con il Real da Lei citato il Milan fu vittima di un erroraccio arbitrale
nella stagione 88-89, quando gli venne annullato un goal validissimo.
Beneficiò, viceversa, di un rigore per un fallo commesso molto al di fuori dell’area el 89-90.
Rispetto il suo pensiero sui giorni a 4 ma a mio parere erano la soluzione migliore per i motivi che ho cercato di spiegare.
Articolo molto interessante! Grazie!
Buonasera dottor Rui, forse mi sono spiegato male.
Per quanto riguarda il Verona, facevo riferimento allo scudetto vinto nel 1985, dove il sorteggio fu “puro”, (almeno, così ricordo). Ricordo anche la furbata di Serena, ma quello è un altro argomento, che non avevo citato(poi, con la Juventus erano cose che succedevano in ogni stagione).
Sul discorso Milan Real, mi riferivo al fatto che nel secondo caso, si affrontarono negli ottavi di finale e, se ci fosse stato un tabellone in base ad una classifica europea, forse si sarebbero trovate in finale.
Certamente rispetto il suo pensiero, che è sicuramente più qualificato del mio, forse io sono un vecchio nostalgico; però il format odierno ci porta dei dirigenti che hanno come obiettivo il quarto posto….
Personalmente preferivo come era negli anni 80/90, dove semplicemente era coppa dei Campioni….
Sicuramente lei dice benissimo sulla coppa Uefa e cioè che rischiava di essere più competitiva della coppa dei Campioni: infatti, era molto bella e difficile.
La ringrazio comunque del confronto e della considerazione.
Il mio pensiero non è più qualificato; è semplicemente divergente su alcuni aspetti ma non è detto sia migliore o peggiore.
Sono io a ringraziarla.
Dobbiamo sfatare una leggenda: nella stagione 84-85, conclusasi con la vittoria dello scudetto da parte del Verona, il sorteggio non era integrale ma strutturato (per certi versi “pilotato” verrebbe da dire) sul sistema delle fasce di merito che portò anche al malcostume delle ricusazioni.
Il Verona vinse perchè era la squadra più forte (e come tutte le vittoriose anche con quella con più episodi di campo fortunati, penso ai tre pali del Torino in Torino-Verona ed ai tre pali della Fiorentina in Fiorentina-Verona o alle gare in casa di Roma e Juventus in cui Garella si oppose ad autentici bombardamenti) non per il sorteggio.
Il sistema di designazione arbitrale più vicino ad un sorteggio integrale fu quello dellla stagione 1998-99 che vide la vittoria del Milan, dopo che Fiorentina (sino all’infortunio di Bati), e Lazio, sino alla penultima, erano state capolista.
Sul format delle massima competizione internazionale non possiamo fare molto perchè c’è necessità che i grandi club giochino più gare possibili. Da qui l’assurdità di giocare tante partite per portare avanti 24 squadre su 36.
L’esempio che le ho fatto era per dimostrare come a livello internazionale la qualità arbitrale fosse più bassa rispetto ad oggi.
Ho citato Milan-Real ma il doppio confronto con il Werder Brema dimostra lo stesso. Goal negato al Milan all’andata (sullo stile di Belgrado, forse un po’ meno evidente) e rigore che non era rigore in favore del Milan al ritorno, con i tedeschi ad imprecare per un altro rigore a loro negato.
Insommma, andava così…
Detto ciò per la cronaca, le polemiche sugli arbitri non mi hanno mai interessato.
Il motivo per cui oggi la vecchia Coppa dei Campioni non sarebbe proponibile è la caduta di livello delle squadre dell’est e dei club di alcuni paesi calcisticamente evoluti.
Negli anni a cui abbiamo fatto riferimento, Steaua, Stella Rossa, Hajduk, Dinamo Kiev erano solite occupare le prime posizione del ranking. Oggi non riuscirebbero ad eliminare la ventesima della Premier o la quindicesima della Bundesliga.
Aggiunga gli exploit del Porto e delle squadre olandesi (87 Porto, 88 PSV) e comprende come almeno 6-7 competitor di allora oggi mancano all’appello.
Se andasse in Champions solo la vincitrice dei tornei nazionali, se la giocherebbero in tre: la vincente dei campinati Tedesco, Inglese, Spagnolo.
Insomma non ci sarebbe competizione.