Un anno fa, il clima era tutt’altro che festoso. Il Vicenza aveva chiuso la stagione da secondo dopo una battaglia punto a punto col Padova, ma ai playoff si era sciolto come neve al sole, eliminato in semifinale dalla Ternana. Una botta dura. Di quelle che ti restano dentro e che, spesso, portano a una parola che a Vicenza fa paura: ridimensionamento.
E invece no. Perché il Vicenza, quando sembra spacciato, spesso riparte più forte de prima.
Dal sogno Serie B ai conti in ordine: il cambio di rotta di Renzo Rosso
Dopo due anni di investimenti pesanti per tentare la risalita, il patron Renzo Rosso ha deciso di cambiare strada. Basta follie, più attenzione ai conti, un mercato più conservativo, acquisti mirati e funzionali. Tutto vero, sulla carta. Ma quello che nessuno si aspettava è che, con meno proclami e più testa, il Vicenza stesse per costruire una stagione persino migliore.
Merito di una dirigenza che ha lavorato sotto traccia, con competenza e visione. Accanto a Stefano Rosso, figlio di Renzo, presidente dal 2018, c’è una struttura solida, dove spicca anche il direttore generale Werner Seeber, figura chiave nella gestione quotidiana del club.
Il Vicenza è tornato a parlare in dialetto veneto
La vera svolta, però, è stata identitaria. Questo Vicenza ha scelto di ripartire da casa. Da un blocco veneto forte, riconoscibile, che nello spogliatoio parla la stessa lingua — anche letteralmente.
Alessio, Pellizzari, Sandon, Costa, Gagno, Carraro, Zonta: ragazzi cresciuti nel club o nelle zone vicine, affiancati da uomini chiave come Cuomo, Leverbe e Stückler. Un mix che ha dato subito anima alla squadra. Perché quando indossi la maglia biancorossa e sai cosa rappresenta, metti qualcosa in più.
Ed è proprio quell’“in più” che ha ricucito il legame con la gente.
Dalla delusione alla rinascita: il popolo biancorosso risponde presente
Dopo l’eliminazione ai playoff dello scorso anno sembrava essersi rotto qualcosa. La delusione tra i tifosi era profonda, la ferita ancora aperta. Ma Vicenza è una piazza che sa soffrire, e soprattutto sa aspettare.
Quest’anno la risposta è stata clamorosa: oltre 8.000 abbonati, record per la categoria. Il Menti è tornato a spingere, a crederci. Perché ha rivisto in campo una squadra che lotta, corre, suda.
La mente dietro il progetto: Giorgio Zamuner
Se c’è un uomo che ha dato ordine a tutto questo, quello è Giorgio Zamuner. Il direttore sportivo, uno che la Serie C la conosce palmo a palmo. In passato ha lavorato a Padova, Pordenone e SPAL, ma soprattutto è un uomo legato a Vicenza anche da ex calciatore.
Zamuner ha costruito una rosa equilibrata, senza nomi roboanti ma con profili giusti. Un mercato attento, intelligente, dove ogni tassello ha un senso. E quando il budget è limitato, la competenza fa la differenza.
Il colpo vero? L’allenatore
In un mercato senza follie, il grande acquisto è stato in panchina. Fabio Gallo ha preso una squadra ferita e le ha ridato struttura, fiducia e certezze. Il suo 3-5-2 è diventato un marchio di fabbrica: compatto, aggressivo, difficile da affrontare.
Il Vicenza non domina solo con la qualità, ma con l’organizzazione. Sa soffrire, sa colpire, sa gestire. Sta letteralmente “rompendo” la Serie C, giornata dopo giornata, con una continuità impressionante.
Forse la miglior stagione dell’era Rosso
Dopo otto anni di alti e bassi, tra investimenti mancati, Covid, promozioni sfiorate e retrocessioni dolorose, a Vicenza è finalmente tornato l’entusiasmo vero. Quello sano. Quello che nasce quando vedi un progetto che sta in piedi.
Il +16 in classifica parla chiaro. La Serie B non è più un sogno lontano, ma un obiettivo concreto. Stavolta con una promessa diversa: non solo tornarci, ma restarci. E magari, col tempo, tornare anche a sognare in grande.
Perché questo Vicenza, parlando veneto, ha riscoperto se stesso.

BIO: Federico Locarno, 21 anni, studente di Management dello Sport con una grande passione per il calcio. Scrivo articoli da circa un anno e mi dedico con entusiasmo e curiosità ad esplorare e analizzare il mondo del calcio, sia quello attuale che quello passato. Inoltre, condivido i suoi miei approfondimenti sul calcio attraverso lo story-telling sui miei profili Instagram e LinkedIn.
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