È il minuto 70 di Milan-Roma.
I rossoneri non hanno giocato una partita brillante ma si trovano in vantaggio grazie alla rete di Jean-Pierre Papin, in grande spolvero in queste prime giornate di campionato.
Da un calcio d’angolo di Alessandro Orlando, Stefano Nava colpisce di testa la palla che finisce inesorabilmente sotto la traversa, nonostante lo stoico tentativo di respinta di Thomas Haessler, non proprio un gigante.
È il primo (e sarà l’unico) gol ufficiale del giocatore milanese in maglia rossonera, che in questa partita sostituisce Maldini e che con quel tre sulla maglia richiama la fisionomia di Paolo. I giornali, un po’ impietosamente, scrivono che fa anche qualche “maldinata”, ma nel complesso la sua prova è soddisfacente.
È una rete pesante perchè chiude i conti di una partita rognosa e complicata e che consente al Milan di essere solitario in testa alla classifica dopo cinque giornate.
Stefano Nava è stato un giocatore intelligente, umile gregario di sicuro affidamento.
La sua infanzia è stata felice e spensierata, spesa a calciar palloni negli oratori e per le strade della sua Milano, come ha confessato in una storica intervista rilasciata a Roberto Perrone per il Corriere della Sera.
Il calcio è la sua grande passione che ha voluto, fortissimamente voluto, nonostante le aspirazioni dei suoi genitori che premono affinché continui a studiare. Vince lo sport, la voglia di diventare un calciatore, per buona pace di mamma e papà. Agli occhi degli osservatori si rivela come difensore perchè è fisicamente strutturato, eppure la sua carriera calcistica è iniziata dall’altra parte del guado, peccato di gioventù che gli possiamo perdonare: “Due anni in nerazzurro, poi la società passò da Fraizzoli a Pellegrini e il settore giovanile venne ridimensionato e io finii alla Pro Sesto, ma non fui il solo a dover cambiare aria. Ricordo che con me c’era Beppe Signori che andò a Leffe.”
Nelle giovanili del Milan è testimone di quella rivoluzione copernicana che Silvio Berlusconi mette in atto e che porta un capillare rinnovamento in tutti gli ambiti del club, dall’organizzazione alle infrastrutture. L’esordio in campionato con la maglia del Milan è datato 3 marzo 1991 ed è uno di quelli che non si possono dimenticare facilmente, perché di fronte c’è il Napoli di Diego Armando Maradona, un pò in carne ma pur sempre cliente pericoloso. Filippo Galli fa da tutor al giovane Nava che supera l’esame a pieni voti. Scrive La Stampa: “Ha potuto fare la parte del Baresi con estrema disinvoltura al suo esordio in serie A.” Il Milan vince 4 a 1, come quel 3 gennaio 1988, il giorno che sancì l’inizio della cavalcata verso l’undicesimo Scudetto. Sembra un film già visto, un altro anno ricco di successi, con il calendario che nel giro di pochi giorni offre il fianco ad imprese memorabili.
Non va così.
Il 6 marzo il Milan incappa in un pareggio preoccupante contro l’Olympique Marseille, che poi eliminerà i rossoneri nell’assurda notte del Velodrome, e nella domenica successiva la squadra di Sacchi deflagra contro la Sampdoria a Genova, sconfitta che per il Diavolo segna la fine della rincorsa Scudetto.
Finisce l’epoca del Profeta di Fusignano al Milan, arriva Fabio Capello. È chiaro il giudizio di Stefano Nava sui due grandi allenatori: “Il primo un innovatore, studiava tutto nei minimi dettagli, ai limiti del fanatismo. Il secondo ha saputo valorizzare il lavoro del primo, ha trasferito le sue qualità nel gruppo: mi ha insegnato ad essere caparbio, grintoso. Ho una grandissima stima di lui, ma il rapporto era sempre conflittuale, non semplice.”
Nella stagione 1991/1992 Nava va in prestito al Parma.
Con i Ducali vince il primo storico trofeo del club, la Coppa Italia contro la Juventus di Giovanni Trapattoni. Di quella edizione, Stefano gioca sette partite dando così il suo contributo per il successo finale.
Torna subito al Milan nella stagione successiva e proprio contro il Parma nella Supercoppa Italiana arriva il primo successo nazionale per Stefano Nava con la maglia del Milan. Gioca la prima di campionato in coppia con Billy Costacurta contro il Foggia che viene battuto grazie ad un autogol di Grandini. È titolare nell’1-1 interno contro l’Udinese ed è un subentrato affidabile nell’impresa dell’Olimpico del 3 gennaio 1993 dove i rossoneri, rimasti in dieci per l’espulsione di capitan Baresi dall’ottavo minuto, battono la Roma con la fucilata di Ruud Gullit. In termini di presenze e di prestazioni il suo contributo è importante ai fini della vittoria del 13°Scudetto che il Milan conquista aritmeticamente alla penultima giornata contro il Brescia, giusto qualche giorno dopo la triste notte di Monaco di Baviera.
Nella stagione 1993/1994, che culmina con il terzo Scudetto consecutivo, gioca pochissimo. In campionato colleziona soltanto 8 presenze e molto spesso finisce in panchina o non è convocato. In Champions League mette insieme solo 37 minuti, ma sette resteranno per sempre nella sua storia personale perché sono quelli che gioca nella finale di Atene contro il Barcellona di Johan Cruijff, entrando al posto di Maldini. È un successo epocale, il coronamento del lavoro e dell’attenzione di tutti che Nava ricorda così: “Ognuno di noi fece del proprio meglio, sapevamo come affrontare l’avversario ed eravamo, ovviamente, stimolati dall’idea di giocarci una finale di Coppa dei Campioni. È stato bravo il tecnico a non farci pesare l’assenza di Baresi e Costacurta, restituendoci sicurezza e tranquillità. Il resto, poi, lo fece anche Cruijff con le sue dichiarazioni fuori luogo.” (Fonte https://calcio.fanpage.it/stefano-nava-e-il-ricordo-di-milan-barca-4-0-nella-magica-notte-di-atene-1994/).
Nella stagione 1994/1995 gioca ancor meno: solo sei presenze in tutte le competizioni e nella sessione invernale del 1995/1996 passa al Padova e saluta il Milan.
Seguirà un importante esperienza in Svizzera con il Servette e il ritorno in Italia con la maglia della Sampdoria che si chiude con la dolorosa retrocessione della stagione 1998/1999.
Stefano Nava è stato un calciatore amato dai tifosi rossoneri per il suo attaccamento e per la sua passione per i nostri colori. Riassume in questi termini la sua vita calcistica: “La mia carriera non ha avuto grossi spostamenti. Ho fatto il settore giovanile al Milan e ho giocato prevalentemente con la prima squadra del Milan, con qualche esperienza a Reggio Emilia, al primo anno da professionista, Parma, Sampdoria. Queste sono le mie tappe, sempre molto vicine al mio luogo di nascita, quindi da un certo punto di vista sono stato fortunato. Da un altro, invece, sono stato sfortunato, perché girare e poter conoscere altre realtà poteva essere una bella occasione di crescita. Ma va bene così.”
Nelle sue successive esperienze da allenatore e da opinionista, Stefano Nava ha mantenuto quelle virtù che l’hanno contraddistinto e che ha trasmesso a suo figlio Lapo, portiere attualmente in forza alla Cremonese, che qualche anno fa fu immortalato in uno scatto mentre tornava a casa in tram, indossando l’inconfondibile tuta del Milan.
Da allenatore ha iniziato la sua carriera nel 2004 nelle giovanili della Pro Sesto. Dopo la successiva esperienza alla Masseroni Marchese, Società del territorio milanese, torna al Milan nel 2011. Nel Settore Giovanile rossonero allena le categorie Giovanissimi regionali, Giovanissimi nazionali, Allievi nazionali, Berretti e Primavera, fino alla stagione 2017-18.
Come detto è stato anche opinionista e commentatore tecnico, tra le altre, per Sky Tv. In questa veste ha fatto valere la sua proprietà di linguaggio e la sua cultura, non solo calcistica. È stato la voce italiana di EA SPORTS per il 2015, principalmente per FIFA 15. Tra i suoi hobbies e le sue passioni, la lettura, il golf e le Alfa Romeo.
Con il Milan Stefano Nava ha vinto 2 Scudetti (1992/1993; 1993/1994); 3 Supercoppe Italiane (1992;1993; 1994), 1 UEFA Champions League (1993/1994), 2 Supercoppe Europee (1990;1994), 1 Coppa Intercontinentale (1990).

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










3 risposte
Grandissimo giocatore e grandissimo allenatore, avrebbe meritato di più.
Stefano, un milanista vero, mai una polemica, consapevole che era nel suo club del cuore e nel club migliore al Mondo
Già giocare in quel Milan sarebbe stato un sogno per chiunque, lui nel 92/93 ha giocato tanto alternandosi sia dx che da centrale. Il premio alla carriera gli 8′ ad Atene nel 94