IL REGNO LAMPO DI RÚBEN AMORIM AL MANCHESTER UNITED

Undici milioni di euro. È la cifra che il Manchester United ha pagato allo Sporting Lisbona nell’autunno 2024 per assicurarsi Rúben Amorim, il giovane allenatore emergente portoghese acclamato come il nuovo Mourinho. Erano oltre 420 giorni fa di sogni e delusioni, culminati in un esonero shock all’inizio di questo 2026. L’avventura del tecnico lusitano si chiude senza rimpianti da parte del club, ma lascia un’amarezza profonda tra i tifosi.

Un magro bilancio: numeri impietosi

 Il curriculum di Amorim a Manchester parla da solo: 63 partite ufficiali, con sole 25 vittorie, 15 pareggi e 23 sconfitte. Tradotto in percentuale, significa un misero 36,9% di successi. Questo dato lo colloca all’ultimo posto tra tutti gli allenatori post-Sir Alex Ferguson, un’era di instabilità che dura dal 2013. Per capirne la gravità, confrontiamolo con i predecessori: José Mourinho, lo “Special One”, raggiunse il 58,3%; Erik ten Hag il 54,7%; Ole Gunnar Solskjær il 54,2%; David Moyes il 52,9%; Louis van Gaal il 52,4%; persino Ralf Rangnick sfiorò il 39,3%. Amorim non è riuscito a imprimere la sua impronta tattica – quel 3-4-3 tanto decantato – a un club che da anni brancola nel buio, tra infortuni cronici, acquisti flop e una dirigenza instabile.

L’altalena dei 14 mesi: dall’euforia al baratro

I 14 mesi di Amorim sono stati un’altalena crudele. A maggio 2025, il picco: finale di Europa League raggiunta, persa con onore contro un avversario di peso come il Tottenham. Arrivato per “sistemare la situazione” dopo l’era Ten Hag, il portoghese ha vissuto l’apice ad ottobre 2025, eletto Manager del Mese di Premier League per una striscia di vittorie convincenti. Ma il declino è stato inesorabile. La difesa è crollata, con una media di 1,53 gol subiti a partita in Premier – il dato peggiore nella storia del Manchester United, superando persino le epoche più buie. Errori individuali, rotazioni fallimentari e una rosa non all’altezza delle ambizioni ne hanno eroso la fiducia. Due pareggi indigesti contro Wolves e Leeds, squadre di medio-bassa classifica, sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

L’esempio Chelsea e l’incertezza futura

Ad inizio 2026, con l’United fermo a 31 punti e la zona Champions a portata di mano, il Club ha optato per il cambio in panchina. Un déjà-vu che riecheggia il Chelsea di Enzo Maresca: stesso punteggio, stessa frustrazione, stesso benservito improvviso nonostante le potenzialità. A Londra è arrivato Liam Rosenior come sostituto, a Manchester invece, sembra che Fletcher rimarrà ad interim fino a fine stagione. Ora, Il Manchester United, ricomincia da zero o quasi.

BIO: Federico Locarno, 21 anni, studente di Management dello Sport con una grande passione per il calcio. Scrivo articoli da circa un anno e mi dedico con entusiasmo e curiosità ad esplorare e analizzare il mondo del calcio, sia quello attuale che quello passato. Inoltre, condivido i suoi miei approfondimenti sul calcio attraverso lo story-telling sui miei profili Instagram e LinkedIn.

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