UN BEL SILENZIO NON FU MAI SCRITTO

Se cercate la definizione di hater troverete quella di un utente di un social network che esprime pubblicamente odio o disprezzo nei confronti di una persona o di un’idea.

Ricordate il bullo nei corridoi o nei bagni al liceo? Avete presente il vicino di casa o il paesano con la lingua lingua e biforcuta? Ancora, il parente, il collega, persino il socio in affari…
Fateci caso, la categoria è trasversale e indistinta, può appartenere al nostro quotidiano o nascondersi nei meandri della rete web: in generale si tratta di una persona fortemente focalizzata all’esterno rispetto alla propria esistenza, che preferisce non osservare proprie aree di miglioramento nè aspetti positivi del proprio essere. Ed è così che l’hater riversa indiscriminatamente spazzatura al di fuori di sè, seminando negatività nei confronti del prossimo e magari nascondendo la propria debolezza e il proprio senso di inadeguatezza rispetto ad una vita che non gli piace dietro a una tastiera.

Hater è proprio colui che sa combinare con incosciente perizia, una certa dose di fantasia e un incredibile tempismo, un proprio metodo e persino competenza nelle ingiurie, cercando poi proseliti nella propria spirale di violenza verbale, che gli diano connessione e senso di importanza. Già, importanza: quella che l’ “odiatore” non riesce a trovare dentro di sè al punto di biasimare l’operato altrui, bollando chi ha un’ideologia diversa, un orientamento sessuale, una particolarità fisica, una caratteristica e una qualità sonora come la voce: la spirale di cui sopra è capace di travolgere come uno tsunami tutto ciò che incontra, senza fermarsi di fronte a menomazioni fisiche; senza rallentare la violenza verbale nei confronti di bambini speciali; senza risparmiare il peggiore dei mali nei confronti di chi in quel momento…si trovi nella propria ingiustificata corsia veloce di odio represso.

Come osservò Umberto Eco, l’avvento dei social ha dato voce e parola a legioni di imbecilli ma non solo: siamo al cospetto di qualcosa di più profondo e maleodorante, che disagio sociale e incompiutezza non sono sufficienti a definire correttamente. A Bari in questi giorni, a Firenze qualche settimana fa: molte persone “non haters” rimangono scosse quando l’esasperazione dell’odiatore porta ad augurare malattie gravi a giovani papà e ai rispettivi familiari. 

Lo sport dunque si è fermato molto prima e ritengo sia delicato anche semplicemente riferire simili vicende, senza correre il rischio di alimentare la cassa di risonanza di una chitarra nettamente “scordata”. 
Rimane come unica via il togliere l’ossigeno ad una candela che brucia male o comunque sviluppa tossicità: non è con il soffiare su questo fuoco che si può sanare una situazione già perversa in partenza. 
Gli atleti e le persone che con me condividono percorsi di sviluppo personale e consapevolezza, si sono trovati talvolta di fronte a situazioni di esposizione inattesa, di fronte all’ “improvvisa celebrità”. 

Immaginate: siete usciti da un settore giovanile dopo aver brillantemente superato tanti ostacoli e vissuto appieno la trafila e la crescita, realizzate che state per vivere quello che avete sempre desiderato come l’esordio in prima squadra. Lasciatevi guidare e centratevi unicamente su quello che avete sempre sognato e desiderato fare, il resto è contorno che non deve intaccare la vostra identità e le persone che avete accanto. Sicuramente ci vuole struttura e “allenamento mentale” per fare tutto questo, visto che gli strumenti a vostra disposizione non sono sufficienti senza adeguate consapevolezze (e certezze). Ma lo dovete a voi stessi e potete farlo con la sicurezza e la fiducia che vi ha portato fino a questo punto e che vi consentirà di vivere altre tappe emozionanti nel vostro cammino di vita.

Bio: Francesco Borrelli

 Francesco è un Mental Coach certificato Acsi – CONI. Oltre alla Laurea in legge presso l’Università degli Studi di Genova, si è formato in PNL attraverso corsi e Master conseguiti nell’ambito di aziende private di cui ha fatto parte. Negli anni ha coltivato la sua passione per lo sport scrivendo per testate giornalistiche liguri, oltre a svolgere il proprio lavoro di consulente d’azienda in ambito bancario. L’attività di Mental Coach lo porta da diverse stagioni ad accompagnare sportivi impegnati a preparare Olimpiadi e Mondiali, oltre a calciatori di tutte le età, agevolandone i rispettivi percorsi e seguendone tutta la trafila giovanile fino all’approdo in prima squadra. Il suo sogno è continuare ad aiutare i giovani calciatori, anche rossoneri, dal suo ufficio a Milanello, di fianco alla “palestra delle leggende”.

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