L’ultimo weekend datato 2025 ha celebrato Luka Modric, al quale i tifosi rossoneri hanno dedicato una standing ovation al momento della sostituzione, e Pio Esposito, autore dell’assist a Lautaro nel gol-partita di Bergamo. Cosa ci azzecchino l’uno con l’altro, è presto detto: il loro talento e l’esaltazione da parte di chi segue, ama, tifa o parla di calcio.
Curriculum e valori assoluti non hanno alcun nesso, alcuna possibilità di comparazione, ma è l’effetto che suscitano a renderli simili in qualche modo, per ragioni e radici diverse naturalmente. L’interista è ai primi, anzi ai secondi passi della sua verde carriera: 20 anni compiuti lo scorso giugno, dopo lo svezzamento nelle giovanili del Brescia e il passaggio all’Inter ancora minorenne, ha disputato 2 eccellenti stagioni nello Spezia in serie B con 73 presenze e 20 gol. Rientrato alla casa madre, ha esordito in Nazionale maggiore (dove è già a quota 3 reti in sole 5 presenze) dopo aver giocato – e segnato – in tutte le rappresentative giovanili azzurre con l’ottimo score di 7 gol in 11 presenze nella Under 21.
Luka Modric è invece a fine corsa: ha compiuto e festeggiato a Milanello i suoi 40 anni il 9 settembre scorso ed è al termine di una carriera sensazionale, durante la quale (oltre al Pallone d’oro nel 2018) ha vinto 3 scudetti in Croazia e 4 in Spagna, al Real Madrid dove ha giocato 394 partite segnando 30 reti, ma soprattutto ha vinto 6 Champions, 5 Coppe del mondo per club e una Intercontinentale, oltre a svariate altre coppe e supercoppe. Domenica scorsa contro il Verona ha scoccato il tiro deviato sul palo da Montipò: sulla ribattuta si è avventato Nkunku che ha così raddoppiato, dopo il rigore che lo stesso Modric – insieme con i compagni di squadra e Allegri – lo aveva spinto a calciare.
Si dice che si esalti Esposito per la carenza di talenti da cui siamo afflitti da tempo in Italia. Si dice che si esalti Modric perché questi fuoriclasse ormai vengono da noi solo per svernare, per prepararsi alla pensione (come De Bruyne o Dzeko o Giroud o Ibrahimovic o DeGea…). Insomma, un’euforia da depressione come quando a una mensa povera ti portano un dolcetto e una pagnotta rafferma da ammorbidire nell’acqua o nel latte.
L’uno c’entra assai poco con l’altro: Pio ha tutta la vita davanti a sé, Luka un passato inavvicinabile. Eppure sono accomunati da uno strombazzamento che finisce col sembrare eccessivo. Butto dentro anche Camarda (18 anni il prossimo 10 marzo!), sul quale molti milanisti in crisi di astinenza da centravanti, continuano a riporre speranze spropositate. Personalmente trovo normalissimo soffiare sul fuoco di un ventenne italiano e un quarantenne croato. Talento, bravura, fantasia, estro non hanno età né cittadinanza. Il primo dovrà imparare che, per arrivare a livelli assoluti e restarci 20 anni come il secondo, il segreto è una vita da professionista. Non serviva Modric: lo hanno insegnato Totti, Buffon, Maldini, Costacurta, Del Piero e moltissimi altri che hanno superato i 35 o addirittura i 40.
Arrivare in alto si può: è restarci la vera, grande impresa.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.










Una risposta
Grande Luca! A volte l’età non conta specie quando viene esibita in una platea pubblica come uno stadio di calcio.
In un qualsiasi raduno di auto storiche e contemporanee spesso e volentieri una vecchia Bugatti piace di piú o tuttalpiù alla pari di una fiammante
Ferrari.
Felice anno nuovo!
Massimo 48