PROGETTARE UNITÀ DI APPRENDIMENTO NEGLI ADULTI E NEL SETTORE GIOVANILE

COME SODDISFARE LE RICHIESTE FISICHE ATTRAVERSO LA PEDAGOGIA DEL GIOCO

PREMESSA TEORICO-SCIENTIFICA:

La seguente è la domanda che più frequentemente viene posta a chi adotta la pedagogia del gioco :

«Ma con questo approccio si allenano davvero in modo efficace gli aspetti condizionali?»

La domanda, così formulata, di chiaro stampo riduzionistico, tradisce un presupposto culturale profondo: l’idea che le qualità fisiche possano essere isolate, classificate e allenate separatamente dal contesto del gioco.

È proprio questo presupposto che l’approccio fenomenologico-enattivo mette radicalmente in discussione.

Oltre la dicotomia “condizionale – coordinativo”

Nella tradizione dell’allenamento sportivo, le capacità motorie vengono suddivise in:

  • capacità condizionali (forza, resistenza, velocità)
  • capacità coordinative (equilibrio, orientamento, differenziazione, ecc.)

Questa classificazione, utile in ambito descrittivo e scolastico, diventa però limitante quando viene trasformata in criterio operativo di progettazione dell’allenamento, soprattutto nel settore giovanile.

Nell’ottica enattiva, il corpo non è un insieme di qualità separabili, ma un sistema vivente che agisce intenzionalmente nel mondo.

Ogni azione di gioco è sempre:

  • motoria
  • percettiva
  • decisionale
  • emotiva
  • relazionale

Di conseguenza, condizionale e coordinativo non sono dimensioni allenabili separatamente, ma aspetti inseparabili di una stessa condotta intenzionale.

Il corpo che gioca non “esprime qualità”, ma vive situazioni

Dal punto di vista fenomenologico-enattivo, il giocatore non utilizza la forza, la resistenza o la velocità come “capacità interne”, ma le incarna nel modo in cui risponde alle situazioni di gioco.

Un’accelerazione non è:

  • un gesto di forza
  • un’espressione di velocità

È una risposta situata a:

  • uno spazio che si apre
  • un avversario che incombe
  • un tempo che stringe
  • uno scopo da realizzare

In questa prospettiva, gli aspetti condizionali emergono dal gioco, non vengono aggiunti al gioco.

Allenare in modo integrato: cosa significa davvero?

Allenare in modo integrato non significa “fare tutto insieme” in modo generico, ma progettare esperienze situate di apprendimento in cui:

  • lo spazio orienta l’intensità
  • il numero di giocatori modula la densità neuromuscolare
  • le regole influenzano continuità, interruzioni e ritmi
  • la presenza dell’avversario dà senso allo sforzo

In queste condizioni:

  • la resistenza emerge dalla permanenza nel gioco
  • la forza emerge dal confronto corporeo e dalle accelerazioni
  • la velocità emerge dall’anticipazione e dalla lettura della situazione

Non si allenano “capacità”, si educano disponibilità all’azione.

SETTORE GIOVANILE: perché il RIDUZIONISMO è ancora più dannoso

Nel settore giovanile, separare il condizionale dal gioco comporta diversi rischi:

  • perdita di senso dell’allenamento
  • scarsa motivazione
  • adattamenti fisici per niente trasferibili al gioco
  • precocizzazione di modelli atletici adulti

La PEDAGOGIA DEL GIOCO, invece, rispetta la natura esplorativa dell’apprendimento e permette al giovane calciatore di:

  • sentire il corpo che cambia
  • adattarsi a richieste variabili
  • costruire competenze fisiche significative

Il corpo del bambino non va “preparato”, ma accompagnato nella scoperta delle proprie possibilità attraverso il gioco.

Con la PEDAGOGIA DEL GIOCO si allenano gli aspetti condizionali?

La risposta, in ottica enattiva, è chiara:

Sì, ma non come li intende il pensiero riduzionistico.

Gli aspetti condizionali:

  • non vengono isolati
  • non vengono allenati in modo analitico
  • non vengono misurati come fine ultimo
  • vengono vissuti, modulati e trasformati all’interno di esperienze di gioco significative.

 Non si allena il corpo per il gioco.

 Si allena il corpo nel gioco.

La PEDAGOGIA DEL GIOCO non nega l’importanza delle richieste condizionali.

  • ne trasforma radicalmente il significato.

In una prospettiva fenomenologico-enattiva:

  • il corpo è soggetto, non oggetto
  • l’intensità è relazione, non valore assoluto
  • l’apprendimento è esperienza, non somma di stimoli

Superare la vecchia classificazione tra coordinativo e condizionale significa restituire unità al corpo che gioca e senso all’allenamento, soprattutto nel percorso di crescita del giovane calciatore.

Progettare un’unità formativa non significa soltanto scegliere quale proposta utilizzare in allenamento, ma comprendere quale tipo di stimolo fisico e funzionale ogni esperienza situata di apprendimento genera all’interno dell’unità di apprendimento.

Spesso esperienze apparentemente simili per formato (ad esempio 6 vs 3) producono risposte condizionali molto diverse.

A fare la differenza non è il tempo, ma la relazione tra spazio, numero di giocatori e regole, che modella in modo diretto il comportamento motorio e fisiologico dei giocatori.

L’esempio seguente mostra come tensione, durata e velocità, pur mantenendo strutture temporali simili, attivino richieste condizionali profondamente differenti.

TENSIONE

3 contro 3 – 100 m² per giocatore

In uno spazio ridotto e ad alta densità relazionale:

  • aumenta la carica neuromuscolare
  • cresce il numero di accelerazioni e decelerazioni
  • la percezione soggettiva dello sforzo (RPE) risulta elevata

Questa esperienza situata di apprendimento è particolarmente indicata nei momenti dell’unità di apprendimento in cui si ricercano elevate esigenze meccaniche, dove il corpo è continuamente sollecitato nel confronto diretto con avversari, palla e spazio.

DURATA

8 contro 8 – 187 m² per giocatore

L’aumento dello spazio disponibile e del numero di giocatori determina:

  • maggiore distanza totale percorsa
  • incremento del tempo trascorso sopra l’85% della frequenza cardiaca massima
  • riduzione delle azioni esplosive ad alta intensità

Questa esperienza situata di apprendimento risulta maggiormente orientata allo sviluppo aerobico specifico, sempre all’interno della logica autentica del gioco, senza ricorrere a mezzi decontestualizzati ( è ciò che proposi all’esame di metodologia dell’allenamento al corso UEFAPRO per dimostrare con gli strumenti tecnologici che attraverso il gioco si potevano raggiungere addirittura migliori obiettivi del lavoro a secco per la evidente sollecitazione delle dimensioni emozionali e socio-affettive)

VELOCITÀ

3 contro 3 + 3 jolly – 167 m² per giocatore

La presenza dei jolly e uno spazio intermedio favoriscono:

  • aumento dei metri percorsi ad alta velocità (HSR)
  • un buon equilibrio tra volume di corsa ed esplosività
  • una minore percezione soggettiva dello sforzo

Un’esperienza situata di apprendimento efficace per stimolare la velocità contestualizzata, mantenendo continuità di gioco, decisione e relazione con i compagni.

Riflessione per allenatori

Non tutte le esperienze di apprendimento che “si assomigliano” raggiungono lo stesso obiettivo.

Le dimensioni dello spazio, il numero di giocatori e le regole non sono dettagli organizzativi, ma vincoli educativi e prestativi che orientano le risposte interne ed esterne dei giocatori.

Progettare un’unità di apprendimento significa rendere coerente ogni esperienza situata alla reale domanda del gioco e del momento formativo e non limitarsi a rispettare un formato o una durata prestabilita.

Unità di apprendimento nel settore giovanile

Le richieste condizionali emergono  dall’esperienza di gioco.

Nel settore giovanile, progettare un’unità formativa non significa organizzare carichi o “dosare intensità”, ma creare le condizioni perché il bambino, la bambina o il ragazzo, la ragazza possa fare esperienza autentica del gioco.

In una prospettiva fenomenologico-enattiva, le richieste condizionali non sono imposte dall’esterno, ma emergono dall’accoppiamento continuo tra giocatore, ambiente e compito.

Il corpo non esegue: vive, sente, esplora e si adatta.

All’interno di un’unità di apprendimento, ogni esperienza situata non allena una qualità isolata, ma forma il giovane calciatore nella sua globalità, integrando motricità, percezione, decisione, emozione e intenzionalità.

TENSIONE

3 contro 3 – 100 m² per giocatore

In spazi ridotti e ad alta densità relazionale, il giovane giocatore è continuamente chiamato a:

  • sentire il corpo sotto pressione
  • adattarsi a tempi e spazi instabili
  • rispondere a continui cambiamenti percettivi

Dal punto di vista condizionale emergono:

  • elevata attivazione neuromuscolare
  • numerose accelerazioni e decelerazioni
  • alta percezione soggettiva dello sforzo

In chiave fenomenologico-enattiva, questa esperienza situata di apprendimento educa il giovane giocatore ad abitare il conflitto, a riconoscere i propri limiti corporei e a dare senso all’azione dentro relazioni ravvicinate e cariche di significato.

Non si allena la “forza”: si forma la disponibilità ad agire sotto pressione.

DURATA

8 contro 8 – 187 m² per giocatore

L’ampliamento dello spazio e l’aumento del numero di giocatori modificano radicalmente l’esperienza vissuta:

  • cresce la continuità dell’azione
  • aumenta la durata dell’impegno
  • diminuisce la frequenza di gesti esplosivi

Sul piano fisiologico:

  • maggiore distanza totale percorsa
  • più tempo trascorso a intensità medio-alte

In ambito giovanile, questa esperienza situata di apprendimento favorisce la costruzione del tempo di gioco, la gestione dello sforzo e la capacità di restare dentro l’azione con senso, senza frammentarla.

Non si allena “la resistenza”:

  • si educa la capacità di permanere nel gioco, mantenendo attenzione, intenzionalità e partecipazione.

 VELOCITÀ

3 contro 3 + 3 jolly – 167 m² per giocatore

La presenza dei jolly modifica l’ecosistema di gioco:

  • aumenta la fluidità
  • si ampliano le linee di passaggio

Il giovane giocatore è invitato a muoversi in anticipo, non a inseguire l’azione

Emergono:

  • più metri ad alta velocità
  • un equilibrio tra corsa ed esplosività
  • una minore percezione dello sforzo

 In prospettiva fenomenologico-enattiva, questa esperienza situata di apprendimento educa la velocità come competenza relazionale, non come qualità atletica astratta.

Il ragazzo non “corre veloce”:

  • diventa veloce perché comprende il gioco mentre lo vive.

Riflessione pedagogica per allenatori del settore giovanile

Nel settore giovanile, non tutte le esperienze che si assomigliano educano allo stesso modo.

Spazio, numero di giocatori e regole non sono strumenti di carico, ma vincoli educativi che orientano:

  • ciò che il bambino percepisce
  • ciò che sente nel corpo
  • il significato che attribuisce alle proprie azioni

Progettare un’unità di apprendimento, in chiave fenomenologico-enattiva, significa mettere il giovane calciatore nelle condizioni di scoprire il gioco giocandolo, lasciando che le richieste condizionali emergano come conseguenza naturale dell’esperienza vissuta.

Nel settore giovanile non si “prepara” il corpo:

  • si accompagna il corpo che impara a stare nel gioco.

9 risposte

  1. Raffaele, io a gennaio faccio 80 anni. Ho iniziato a giocare a calcio ai 9 anni. All’epoca, fino al 1965 in cui giocavo da portiere non esistevano le scuole calcio e men che mai gli allenamenti infrasettimanali.

    Ti ho letto con ammirazione ed interesse, per cui devo dirti che non siamo nemmeno all’università del calcio ma ai master post-universitari.

    Non mi dispiace di essere nato in un’epoca molto più naif, ma sinceramente mi sarebbe piaciuto avere come calciatore un percorso come quello descritto da te in questo articolo, e da altri tuoi colleghi in tantissimi precedenti.

    Comunque condivido la logica del tuo ragionamento, perchè mi ritrovo nella mia vita di giovane calciatore, nel senso della relazionalità con le dimensioni, il ruolo e la presenza di avversari, e il mio sviluppo psico-fisico. Tutto questo, oggi, in via induttiva.

    Per chiudere mi complimento con te e in genere con tutti quelli che anche teoricamente provano ad ottimizzare obiettivi e tecniche di allenamento psico-motorio orientato al calcio, soprattutto nello sviluppo pedagogico.

  2. Articolo molto interessante.
    Sai indicare anche i tempi di esecuzione di ogni singola esercitazione?
    Altra info, le esercitazioni vengono svolte sotto forma di possesso o di partita ?

      1. Grazie del tuo commento. Circa le domande che hai posto, Filippo ha aggiunto due foto, che vanno prese sempre come tracce e mai quali prescrizioni. L’approccio fenomenologico‑enattivo non prevede esercitazioni nel senso tradizionale del termine, ma esperienze di gioco situate che mettono sempre in relazione cooperazione e opposizione e prevedono polarizzazioni (portieri, linee di meta, miniporte, ecc.).
        Esso Devi precisare che l’approccio fenomenologico-enattivo mette al centro la realtà autentica del gioco utilizzando giochi coerenti con ciò che accade in partita ( la partita in ogni momento dell’allenamento). Questi giochi prevedono sempre obiettivi da raggiungere e da difendere che possono essere oltre ai portieri, anche linee di meta e miniporte ( 8-6-4).Noi siamo persuasi, e non in astratto, ma per esperienze consumatesi in oltre 30 anni di professione, che solo la realtà autentica del gioco genera apprendimento autentico.
        Utilizzando giochi coerenti con la partita, in cui sono sempre presenti cooperazione, opposizione e obiettivi da raggiungere e da difendere (portieri, linee di meta, miniporte di diverse dimensioni), l’allenamento diventa un’esperienza situata, significativa e trasformativa.
        In questo orizzonte, la partita non viene preparata: viene vissuta sistematicamente sia in termini globali che locali

  3. Grazie del tuo commento. Circa le domande che hai posto, Filippo ha aggiunto due foto, che vanno prese sempre come tracce e mai quali prescrizioni.
    L’approccio fenomenologico‑enattivo non prevede esercitazioni nel senso tradizionale del termine, ma esperienze di gioco situate che mettono sempre in relazione cooperazione e opposizione e prevedono polarizzazioni (portieri, linee di meta, miniporte, ecc.).
    Esso mette al centro la realtà autentica del gioco utilizzando proposte coerenti con ciò che accade in partita ( la partita in ogni momento dell’allenamento).
    Questi giochi prevedono sempre obiettivi da raggiungere e da difendere che possono essere oltre ai portieri, anche linee di meta e miniporte ( 8-6-4).Noi siamo persuasi, e non in astratto, ma per esperienze consumatesi in oltre 30 anni di professione, che solo la realtà autentica del gioco genera apprendimento autentico.
    Utilizzando giochi coerenti con la partita, in cui sono sempre presenti cooperazione, opposizione e obiettivi da raggiungere e da difendere (portieri, linee di meta, miniporte di diverse dimensioni), l’allenamento diventa un’esperienza situata, significativa e trasformativa.
    In questo orizzonte, la partita non viene preparata: viene vissuta sistematicamente sia in termini globali che locali

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