COSTRUZIONE DEL GIOCO E TRANSIZIONI EFFICACI: IL PARADOSSO DEL POSSESSO PALLA

Tempo fa stavo pianificando una seduta di allenamento per la mia Under 15 e, nel pensare ad una situazione che andasse a stimolare l’attacco della profondità, sono partito da una situazione di possesso palla dove in Zona 2 – la zona centrale del campo – una delle 2 squadre (si trattava di un 7v7), prima di poter attaccare lo spazio, doveva effettuare almeno 6 passaggi.

Analizzando la mia proposta e ripercorrendo le ultime partite giocate (nonostante venissimo da 2 vittorie e andavamo verso la terza vittoria consecutiva) mi sono reso conto che ciò a cui stavo pensando, non rispecchiasse quanto abbiamo vissuto e giocato nel nostro percorso dove, una finalizzazione avvenuta attraverso una costruzione “ragionata” e “paziente” sviluppata attraverso il possesso palla, non sia quasi mai stata messa in pratica e, non solo da noi, ma nemmeno dai nostri avversari, anche quelli più blasonati.

Spesso, infatti, identifichiamo il dominio del gioco nel possesso palla, in termini di percentuale e/o numerici in merito alle trasmissioni effettuate. I dati però dimostrano inequivocabilmente che l’arma più letale in termini di efficacia offensiva, è rappresentata dalle transizioni.

Un punto di riferimento utile da cui partire in questa riflessione è sicuramente la tesi UEFA Pro di Filippo Lorenzon, “La definizione del modello prestativo tecnico-tattico in ambito europeo” (2023).

Non voglio certo fare l’ennesima analisi di questa tesi, già trattata più volte anche in questo sito ma, prenderne solamente uno spunto iniziale.

Come e dove nascono le transizioni

  • Dalla difesa organizzata: l’82,6% delle transizioni scaturisce da una situazione nella propria metà campo (recupero palla da difesa posizionata).
  • Palle inattive (dato chiave): quasi il 15% delle transizioni nasce da palle inattive a sfavore.

Statisticamente, un calcio d’angolo a sfavore è la singola situazione con la più alta probabilità (4,7%) di trasformarsi in una ripartenza pericolosa, una percentuale nettamente superiore rispetto a una fase di attesa posizionale standard (1,1%).

Pericolosità: Transizione vs Manovra

Il confronto diretto tra l’efficacia di un’azione manovrata e una transizione evidenzia il valore strategico delle transizioni nel calcio moderno.

  • Probabilità di gol: una transizione porta al gol nell’8% dei casi, contro l’1,7% dell’azione manovrata.
  • Probabilità di occasione da gol: le transizioni generano un’occasione nitida nell’11,4% dei casi, contro l’1,1% della manovra.
  • Probabilità di azione promettente: Il 5% delle transizioni diventa un’azione promettente, contro lo 0,7% della manovra.
  • Inefficacia: l’azione manovrata si conclude con un nulla di fatto nell’84,3% dei casi, mentre per le transizioni questo dato scende al 66,4%.
  • Rapidità: la transizione si sviluppa in tempi brevissimi, con una durata media tra gli 8 e i 9 secondi.
  • Efficacia Territoriale: nel 58% dei casi, una transizione iniziata nella propria metà campo riesce a portare efficacemente il pallone nella metà campo avversaria.

Sintesi statistica: sommando gol, occasioni da rete e situazioni promettenti, una transizione su quattro (circa il 25%) porta a un pericolo reale. Al contrario, l’azione manovrata produce pericoli concreti solo nel 2,5% dei casi.

Quello di Lorenzon è un documento di altissimo valore che ci deve spingere a riflettere anche più in basso.

Anche nei dilettanti e nei settori giovanili (agonistica) esiste una correlazione tra transizioni e produzione di pericolo, a patto di adattare tempi, spazi e richieste.

Le differenze di contesto

Nel settore giovanile (agonistica) o dilettantistico, è inevitabile dover fare delle precisazioni.

La velocità di esecuzione, la capacità tecnica e la comprensione tattica dei giocatori di alto livello sono sicuramente diverse da quelle dei ragazzi dei settori giovanili o dei dilettanti. Questo però non significa che i principi del gioco moderno non siano applicabili, ma che vanno adattati.

Nell’agonistica, ad esempio, le transizioni possono essere efficaci non tanto per la velocità fisica pura, quanto per la capacità di leggere il gioco, anticipare le scelte avversarie e sfruttare lo spazio. Allo stesso modo, il possesso palla non deve diventare un fine, ma uno strumento per sviluppare attenzione, coordinazione e comprensione tattica.

Riconoscere queste differenze di contesto significa anche evitare di imporre modelli complessi o meccanici che richiederebbero abilità fuori dalla portata dei ragazzi, concentrandosi invece su ciò che è realmente assimilabile e funzionale al loro sviluppo tecnico, cognitivo e decisionale, concentrandosi quindi sull’EFFICACIA.

I principi trasferibili

Alcuni principi emersi dal lavoro di Lorenzon e che abbiamo visto sono trasferibili anche nei settori giovanili (agonistica) e nel dilettantismo purché, come detto, vengano adattati con intelligenza.

Transizioni rapide
Nei giovani non possiamo aspettarci la stessa velocità d’esecuzione del calcio d’élite, ma possiamo creare contesti che stimolino la verticalità e la ricerca immediata della profondità dopo il recupero. L’obiettivo non è correre più forte, ma decidere più in fretta: riconoscere lo spazio libero, individuare l’uomo lanciato, orientare il corpo già con un’intenzione verticale. Le transizioni diventano così un laboratorio decisionale, non un semplice sprint.

Nel video la mia squadra (i giocatori rossi) batte una rimessa laterale al limite della Zona 3 a seguito di uno sviluppo offensivo avversario appena concluso con un rimpallo. La difesa avversaria risulta schierata e con una forte superiorità numerica. Il Principio è quello di sfruttare – anche in questo caso – la rimessa come una transizione, dando continuità all’azione e battendola in rapidità senza temporeggiare e/o far salire o riposizionare la squadra cercando la profondità.

Riferimenti verticali
Pensare “in verticale” non significa buttare palla in avanti a casaccio o cercare la profondità a ogni costo. Significa leggere la struttura avversaria, riconoscere la finestra utile e orientare corpo e intenzioni per avanzare appena possibile. È una mentalità, prima ancora che un gesto tecnico.

In questo caso il mio giocatore aggredisce in avanti e trova il gol frutto della pressione.

In quest’ultima situazione il mio giocatore orienta il gioco con un approccio offensivo pur disponendo del sostegno.

Vincoli e regole come stimolo: la seduta di allenamento per generare il comportamento

Nella seduta di allenamento regole, punteggio dedicato, vincoli posizionali o tecnici, zone da rispettare e spazi modificati non servono per “imbrigliare” il Gioco, ma per orientarlo.

Creano un’intenzione chiara, focalizzano l’attenzione su ciò che vogliamo allenare e generano comportamenti indirizzati verso l’idea che si vuole trasmettere alla squadra.

I vincoli, sono convinto, che siano uno dei mezzi più efficaci per accelerare l’apprendimento senza dover ricorrere a schemi, obblighi e spiegazioni lunghe o astratte.

Di seguito propongo una seduta di allenamento adatta a tutte le categorie dell’agonistica, dagli Under 15 alle Prime Squadre dedicata proprio a cercare uno “stimolo verticale” per i giocatori, focalizzando la seduta sulle transizioni offensive.

Giocatori a disposizione: 20 (18 + 2 Portieri).

1. Attivazione: rondo mobile

I giocatori in possesso sono liberi di muoversi per tutto il campo (o fra 2 zone specifiche) con palla a terra. Il vincolo dei tocchi è al massimo 3. Questo per fare scelte rapide e mantenere la struttura “stretta” o comunque ravvicinata.

Le posizioni in questa attivazione non sono vincolate…In caso di più gruppi assegnare dei corridoi verticali o spazi specifici.

SERIE: 5×4′ con 30″ recupero passivo.

VARIANTE: Possiamo variare numericamente (ad esempio 6v3, con 2 interni) in base alle necessità. un’altra variante interessante è che il riferimento deve essere il COMPAGNO con la PALLA che deve essere al centro della figura… quando ci si sposta ogni giocatore che riceve il pallone diventa centro.

2. Recupero – Ribaltamento – Attacco Diretto 6v6 in due settori

Spazio: 40×30/35 diviso in due metà come da disegno.

Giocatori: 6v6 in campo, altri 6 fuori.

Situazione:

  • La squadra in possesso costruisce nella propria metà.
  • La squadra che difende pressa per rubare e ribaltare subito.

Regole:

Al recupero:

  • se nella propria metà campo entro 2 passaggi si deve uscire dalla metà campo dove è avvenuto il recupero verso la metà opposta +1 punto.
  • se nella metà campo offensiva conclusione entro 4″ +2
  • un attacco efficace dello spazio libero “dietro” +2 punti.
  • Più in generale, conclusione dalla costruzione entro 7” +3 punti.

Varianti:

  • Se la squadra che costruisce evita il recupero per 10” o un certo numero di passaggi +1 punto.
  • Valutare un impiego diverso dei 6 esterni. Non in attesa statica ma magari come sponde o giocatori che entrano a “sorpresa” per variare la superiorità ecc. ecc.

Rotazioni:

  • 4’ x 6, cambiando il gruppo dei 6 che entra.

3. 9v9+2 Portieri. Gli inneschi della verticalità

Spazio: metà campo.

Giocatori: 9v9 + 2 portieri.

Regola: ogni palla recuperata si deve giocare in avanti.

Punteggio:

  • Al recupero 4” per giocare in avanti (verticale o uomo lanciato) in maniera efficace +1. L’uomo più alto della squadra deve attaccare la profondità.
  • La squadra che perde palla deve toccare una “zona penalità” laterale prima di poter rientrare. Questo crea un vantaggio reale post-recupero e forza il comportamento.

Punteggio speciale:

  • Gol entro 8” dal recupero +3 punti.
  • Verticalizzazione dopo recupero che lancia un compagno +2 punti.
  • Recupero aggressivo su pressione collettiva +1 punto.

4. Partita a tema 9v9 + 2 portieri – Recupero e attacco

Ogni recupero aggressivo +1 punto.

Se recupero nella metà campo avversaria +2 punti.

Se gol entro 10” dal recupero +3 punti.

Se recupero ed effettuo un possesso “sterile” dopo 5 passaggi il Mister introduce un nuovo pallone per la squadra in Fase di Non Possesso.

5. Partita libera finale

Cerco sempre di terminare le mie sedute con la partita libera, un mezzo allenante a tutti gli effetti, un elemento di fondamentale importanza nella complessità del Gioco.

Con la partita libera, pur mantenendo la libertà della partita libera senza vincoli, il Mister potrà osservare, in contesti reali, l’efficacia di quanto appreso durante la seduta.

Oltre il paradosso

Il possesso palla non è, e non deve diventare, un paradosso.

Sono convinto che la tesi di Lorenzon sia stata spesso fraintesa sotto questo punto di vista.

Il possesso palla diventa un limite solo quando viene ricercato come fine, scollegato dalla lettura del contesto e dalle opportunità che il gioco offre.

Il problema non è mantenere il pallone, ma non educare i giocatori a riconoscere quando è il momento di cambiare ritmo, sfruttando quell’istante in cui una situazione apparentemente caotica può trasformarsi in un vantaggio.

Conclusioni e riflessioni

Allenare pensando in verticale non significa rinunciare alla costruzione del gioco, così come proporre un possesso ragionato non significa cercare un dominio sterile.

La sfida, per noi allenatori, è proprio questa: trasformare concetti complessi in situazioni semplici e allenabili, senza scimmiottare il professionismo e senza abbassare l’ambizione formativa. Il campo, in fondo, è lo stesso per tutti. Cambiano i ritmi, cambiano le competenze, ma i principi restano: creare vantaggi, sfruttare gli spazi e sviluppare giocatori capaci di leggere la partita.

Se riusciamo a portare questi elementi nelle nostre sedute, allora sì: esiste una linea di continuità che vale la pena percorrere. E forse è proprio in questo caso che si può pensare di formare concretamente.

BIO: Cristiano Guazzotti – Allenatore UEFA B (Patentino C + Licenza D)

Alleno il Gioco attraverso il Gioco, palla al piede, rispettandone la complessità e i tempi di crescita dei giocatori.

12 risposte

  1. Palla recuperata giocata in avanti è un preciso dettame anche per i miei, il problema vero è che è un tipo di allenamento che poi in partita si fatica a mettere in pratica perché non si è sempre ben disposti in campo, ma deve diventare un’attitudine.
    Quello che hai detto è tutto perfetto, poi guardo le rimesse laterale della Serie A e B e vanno tutte sempre dietro, in altri campionati è diverso. Credo che ci sia molto da fare a livello culturale, ma meglio partire dal basso.

    1. In risposta a Gigi e a Cristiano: credo che una volta conquistata palla non si “debba” necessariomente giocare avanti. Certamente dovrò guardare avanti ma lo sviluppo del gioco sarà dettato da ciò che il giocatore vede. Potrei mettere un obbligo ma poi, una volta tolto, devo verificare se c’è la necessaria comprensione. giocare avanti per giocare avanti non avrebbe senso!

  2. Molto interessante. Mi iscriverò al suo canale YouTube. Concordo con quanto detto da Filippo Galli; non penso debba essere un dogma(non credo debbano essercene in generale, nel calcio, così come nella vita), il concetto di passare subito in avanti, una volta riconquistato il pallone. Credo che una parola della quale viene fatto abuso, più che uso, ultimamente, sia “verticalità”. Io penso sia più corretto giocare laddove traiamo un vantaggio. Se guardiamo al calcio moderno, la maggior parte delle reti, viene segnata dopo un passaggio orizzontale, se non addirittura all’indietro(il famoso “cut-back”). Guardiamo al primo goal della Juventus contro la Roma: Yildiz gioca palla orizzontalmente ed attraverso un buon esempio di escadinha; Cambiaso tocca appena il pallone, sempre orizzontalmente, facendolo giungere a Conceição che realizza. Comunque ancora tanti complimenti per il pezzo e tanti auguri di buone feste.

    1. Buongiorno e grazie per il feedback.
      Il concetto di “verticalità” riguarda nello specifico i settori giovanili (agonistica) e per cercare di fare un lavoro quasi più “mentale” sui giocatori e stimolare un gioco propositivo e non “passivo” o “sterile” fatto di attese… per il calcio di alto livello concordo assolutamente con Lei Piergiorgio.
      Specifico che NON HO un canale youtube 🙂 l’ho usato solo per poter caricare i video…
      La ringrazio e le auguro buone feste.

      1. Ok, grazie per l’informazione. Comunque io mi riferivo esattamente ai settori giovanili; anche perché non ho interesse a lavorare con prime squadre. Credo però fermamente, nell’unicità del gioco e nella sua completezza e globalità. Per fare un esempio concreto: mi viene l’orticaria quando sento che:”ai ragazzi si fa fare troppa tattica”; come se un elemento del gioco nella sua complessità, potesse essere scorporare per chissà quale ragione. Io non penso che la lateralità o la diagonalità o la verticalità siano, necessariamente, sterili o poco propositivi. Possono diventarlo. Se io butto palla in avanti verso nessuno; nel vuoto; avrò certamente giocato in verticale, ma non avrò tratto alcun frutto da quella giocata che, di conseguenza, risulterà sterile ed improduttiva. Penso-e posso senz’altro sbagliarmi, sia chiaro; siamo qui per confrontarci-che la visione migliore potrebbe essere quella di esplorare tutti gli spazi. Cercando ovviamente di sfruttare al massimo quelli progressivi e che donino un vantaggio, ma senza dimenticare che i vantaggi possono essere di molti tipi. Andare contro un muro direttamente, non ci aiuterà a passarci attraverso. Se devo fare una circumnavigazione del muro, per poter avanzare, lo farò. La propositività è un concetto base, che deve essere incentivato attraverso molti aspetti relativi al gioco. Spero di essere stato chiaro. Le rinnovo complimenti ed auguri.

  3. È vero: lateralità, diagonalità e anche il tornare indietro non sono di per sé sterili. Possono essere soluzioni corrette se rispondono a un vantaggio reale. Il rischio, soprattutto nei giovani, è che diventino invece una zona di comfort: una scelta sicura, poco esposta, che abbassa il livello decisionale.

    Quando parlop di “verticalità” lo faccio in senso “educativo” prima ancora che tattico: stimolare il giocatore a cercare prima soluzioni progressive.

    Non è un rifiuto della globalità del gioco, ma una scelta. Se non alleniamo intenzionalmente il coraggio, la responsabilità e l’attacco allo spazio utile, difficilmente emergeranno in modo spontaneo.

    Ha ragione, gli spazi vanno esplorati assolutamente tutti.
    Nel settore giovanile, però, a mio avviso il messaggio deve essere chiaro: il gioco va risolto in avanti – e nelle sue varianti – quando è possibile.
    Tornare indietro può certamente essere una soluzione; PARTIRE con l’idea di farlo in maniera più o meno sistematica, personalmente, non è uno stimolo che propongo.

    Grazie davvero per il confronto, che considero un valore aggiunto e buone feste!

    1. Potremmo discuterne per giorni Cristiano e il blog nasce proprio per stimolare confronto e discussione. Giocare in avanti potrebbbe anch’essa essere una scelta che tiene il giocatore nella sua zona di comfort: “Gioco in avanti perchè se la perdo qui o più vicino alla nostra porta poi il Mister si arrabbia!”. È sempre il processo e il pensiero che lo sostiene che deve indirizzarci. Sereno Natale a tutti!

  4. Assolutamente, ed è proprio per questo che il confronto è utile.
    Condivido pienamente che sia il processo decisionale a fare la differenza, non la direzione della giocata in sé.
    Quando parlo di “giocare in avanti”, però, non lo intendo come prescrizione comportamentale né come scorciatoia emotiva (“gioco in avanti per non sbagliare”). Anzi: se diventa questo, è un “fallimento educativo”.
    La direzione è una conseguenza, non il fine.
    Stimolare questa intenzione serve però, a mio avviso, a evitare che il gioco si appiattisca su soluzioni di gestione e protezione, più apparentemente rassicuranti che formative.
    Grazie per lo scambio e buon Natale anche a Lei Mister!

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