DAVIDE BARTESAGHI: DAL VIVAIO ROSSONERO ALLA DOPPIETTA A SAN SIRO

Alcuni giorni fa avevo scritto per Milan News un editoriale su Davide Bartesaghi. Lo ripropongo con le necessarie modifiche:

Da dove salta fuori questo ragazzone che non solo si è guadagnato un posto da titolare nel Milan di Allegri ma che ieri ha addirittura segnato una doppietta con il Sassuolo? Nato a Erba (CO) nel 2005 (compirà 20 anni a fine dicembre), formatosi nel settore giovanile del Milan di cui è entrato a farne parte nel 2012, Davide è un esterno sinistro dotato di un fisico non comune per il ruolo: è alto 1,93 e pesa 85 chili, una struttura che farebbe pensare più a un centrale di difesa, un “braccetto” se consideriamo una difesa a 3. E invece, attraverso una serie di prestazioni positive nel Milan di Allegri, sembra aver ormai conquistato la titolarità nel ruolo di esterno sinistro, facendosi preferire a Pervis Estupinan, uno degli acquisti del mercato estivo. Nel frattempo ha frequentato da protagonista tutte le Nazionali giovanili azzurre: attualmente milita in Under 21, ma magari Rino Gattuso, presente in tribuna al recente derby milanese e Bonucci, presente ieri a San Siro, qualche appunto lo hanno preso.

Già dalle sue prime apparizioni in Serie A (lo scorso anno ha giocato nel Milan Futuro, un progetto migliorabile, ma forse non del tutto inutile) è cominciata la corsa della stampa calcistica e degli addetti ai lavori a scoprire a chi vadano i meriti dell’ascesa di Davide: allo scout che l’ha segnalato, a quello che l’ha seguito, a chi ha contattato i genitori per proporre loro l’ingresso nel settore giovanile magari dovendo illustrare e spiegare le ragioni affinché ragazzo e famiglia, che sono di Erba, accettassero il progetto formativo rossonero e non quello di altri club prestigiosi della Lombardia, tra i quali, oggi, va ricordato, dovremmo includere anche il Como. Aggiungiamoci gli allenatori e tutte le figure professionali che Davide ha incontrato nel suo percorso, compreso l’agente o procuratore che dir si voglia. E non dimentichiamo, altrettanto importanti, la famiglia, le amicizie, i compagni di squadra e quelli di scuola, magari i primi coinvolgimenti sentimentali e, più in generale, il contesto in cui è immerso.

Sono, infatti, tutti questi elementi, incontri e frequentazioni a muovere le emozioni, a stimolare il pensiero, a indirizzare la personalità in una direzione costruttiva o distruttiva. Elementi che, nella mia visione del calcio e della persona-atleta, non possono essere separati dalla tecnica, dalla tattica o dall’atletismo: tutti, di fatto, concorrono a determinare l’efficacia in campo del giocatore. Certamente la maggiore responsabilità è in capo alle figure adulte che possono indirizzare in un senso o nell’altro l’educersi del talento e la conseguente traiettoria di carriera del giocatore. A questa responsabilità non può sottrarsi però l’atleta stesso che, seppur indirizzato dagli adulti, deve personalmente e progressivamente fare delle scelte: nei comportamenti, nelle azioni in campo e fuori dal campo, quali persone seguire e da quali prendere le distanze.

Bartesaghi è esattamente questo. Un ragazzo consapevole del proprio talento, dell’impegno necessario per allenarlo affinché potesse (no, il talento non basta a sé stesso) un giorno mettersi in mostra alla Scala del calcio. Ora occorre dare continuità sapendo che i processi di crescita subiscono momenti di stasi, a volte di regressione, per poi ripartire verso l’alto.

Il ragazzo ha dimostrato di possedere questa capacità di sapersi migliorare, in allenamento ed in partita, quella che viene definita self-regulation, ora anche con l’aiuto prezioso, non dimentichiamolo, di Allegri e del suo staff. È un aspetto di notevole importante perché ciò che oggi può bastare domani potrebbe non bastare.

Ascoltando le interviste di Davide mi sento di poter dire che il ragazzo ne sia pienamente consapevole. Qualcuno dice che manchi un po’ di personalità, intendendo con questo che non è giocatore da gesti tecnici eclatanti o da atteggiamenti visibili di leadership. Io credo invece che ciò che conti sia, come già detto, l’efficacia in campo: e Bartesaghi lo ha ampiamente dimostrato. Oggi Davide è un giocatore diverso rispetto al dirimpettaio Saelemaekers: è più lineare, meno portato ad accentrarsi e a dribblare, anche se dotato di un cross pulito ed efficace: e, sebbene credo che non diventerà mai come il belga (diverso anche nella struttura fisica), sono certo che nel tempo imparerà a trovare anche soluzioni diverse rispetto alla verticalità del lavoro sulla fascia.

Ci aspettavamo di vederlo sempre più protagonista in campionato e i due goal segnati (certo non solo quelli) con il Sassuolo sono stati la risposta di Davide. L’augurio è che continui la sua crescita nel contesto italiano e, nella prossima stagione, in ambito europeo.

Non ho parlato dell’importanza degli esempi da seguire: ma credo che Davide possa contare su uno in particolare: Matteo Gabbia, il “capitano morale” dei rossoneri, che lo ha preceduto nel cammino dal settore giovanile alla titolarità in prima squadra, con un percorso differente, a testimonianza, ancora una volta, dell’unicità di ciascun talento.

Colgo l’occasione per augurare a Matteo, infortunatosi proprio nella gara con il Sassuolo, un pronto rientro.

Matteo e Davide testimoniano come, in un sistema calcio sempre più orientato al player trading, sia possibile formare giocatori per la prima squadra anche scoprendo e accompagnando i talenti presenti nel nostro territorio.

3 risposte

  1. Ciao Filippo.
    Avevo già letto il tuo editoriale su Milan news, e mi era piaciuta particolarmente la tua analisi in quello che viene definito “extra campo”: la famiglia, gli amici, le frequentazioni. Sono tutte cose che vanno inevitabilmente ad influire sulla condizione psicofisica di un atleta, soprattutto se giovane come Davide. Lui ha avuto la “fortuna” di avere intorno a sé le persone giuste: ho scritto fortuna tra virgolette perché non è a caso che trovi accanto a lui l’ambiente giusto. Quella “fortuna” si costruisce giorno per giorno, si conquista con sacrificio, e solo dopo arrivano i risultati. Da vecchio milanista mi ricorda tanto Paolo Maldini, a chi conosco lo dico già da un po’ di tempo, soprattutto per il ruolo che ricopre. Ma ugualmente ricorda te, il nostro capitano Franco Baresi (che sollievo rivederlo ieri in tribuna), Costacurta, Evani, tutti ragazzi che hanno dato al Milan la loro vita.
    Ora speriamo che, in questo calcio odierno, non venga visto come un “assegno circolare” per finanziare altri acquisti.
    Forza Milan sempre!!! ♥️🖤

  2. Bellissimo articolo Filippo! Hai narrato minuziosamente la nascita, la crescita e l’esplosiva maturazione del giovanissimo Davide che, realizzando la sua prima doppietta tra le mura amiche, ha posto una seria ipoteca sulle sue indubbie qualità . Giustamente rimarchi il lavoro certosino espresso da tutto lo staff in questo suo breve ma intenso percorso, ed il merito va attribuito, oltre che a quest’ultimo anche alla tenace abnegazione del talentuoso Davide (i suoi due gol praticamente in fotocopia mi hanno ricordato le folate conclusive a rete, con le treccine al vento, di un certo Ruud Gullit!).
    Ma grazie alla sua doppia magia ci ha veramente tolto le castagne ormai roventi e sbruciacchiate dal fuoco! Ancora una volta, dopo Cremonese e Pisa abbiamo dovuto pagare dazio anche con la terza neopromossa, il Sassuolo che costò la panchina al ns Max 13 anni or sono e che dopo il vantaggio neroverde gli avrà fatto rivivere i fantasmi dell’inizio di quel nostro grigio periodo…ma, parafrasando un vecchio detto ormai logoro per l’uso potremmo dire e pacatamente…acqua passata non macina più!…almeno, così sperem!!!

    Forza Milan sempre!

    Massimo 48 ❤️🖤

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