Grazie a SkySport per l’immagine di copertina.
La domenica del tifoso rossonero comincia quando Milano dorme ancora. Sveglia all’alba, sciarpa piegata con cura nello zaino, caffè bevuto in fretta e poi il pullman che parte quando il cielo è appena una promessa di luce. Tre ore di strada, autostrada che scorre lenta, chiacchiere sottovoce, pronostici sussurrati, quella ritualità antica che accompagna ogni viaggio verso San Siro. Non importa l’orario scomodo, non importa il pranzo anticipato o rimandato: a mezzogiorno e mezzo gioca il Milan, e per chi ama questi colori non esistono alternative.
San Siro appare come sempre all’improvviso, enorme, familiare, quasi severo. È casa, anche per chi la raggiunge da lontano. Milan-Sassuolo finisce 2-2, una partita imprevedibile, piena di svolte e di emozioni: il vantaggio di Koné, la rimonta firmata da un ragazzo che fino a poche ore prima non aveva mai segnato in Serie A, il pareggio di Laurienté, due gol annullati a Pulisic e Rabiot, un palo che fa tremare lo stadio nel finale, Maignan decisivo su Thorstvedt e un’occasione enorme di Nkunku al 96’. Ma il risultato, per una volta, è quasi un dettaglio.
La vera notizia è sugli spalti e in campo, intrecciata in un filo rosso che unisce passato, presente e futuro del Milan. In tribuna c’è Franco Baresi. L’eterno capitano è tornato nel suo stadio, a casa sua. Mancava da mesi. A 65 anni, dopo l’operazione di inizio agosto per rimuovere un nodulo ai polmoni, San Siro lo accoglie con un applauso lungo, sincero, che non ha bisogno di spiegazioni. È il modo della sua gente per dirgli “bentornato”, per stringerlo in un abbraccio collettivo. Baresi si alza, saluta, si emoziona. Il tempo sembra fermarsi.
Poi il tempo riparte, e corre sulla fascia sinistra con Davide Bartesaghi. Two is meglio che one, verrebbe da dire. Due gol, entrambi col piede mancino, per un ragazzo che a fine dicembre non avrà ancora vent’anni e che fino a questa domenica non aveva mai segnato in Serie A. Prima il gol sul secondo palo, leggendo l’azione come un veterano, poi il raddoppio con freddezza, sfruttando lo spazio lasciato libero. San Siro esplode, canta il suo nome, lo accompagna con cori che sanno di investitura.
Bartesaghi ribalta il Sassuolo e, simbolicamente, ribalta anche una stagione personale fatta di attese, di passaggi non sempre semplici, di un’annata con il Milan Futuro culminata persino con una retrocessione difficile da digerire. Tutto cancellato in novanta minuti. Allegri lo ha consacrato esterno a tutta fascia, liberandone la corsa e il coraggio. Lui ha risposto con personalità, qualità e una cosa che a Milano pesa più di tutto: l’amore per la maglia.
Mentre il giovane difensore corre sotto la Curva, lo sguardo inevitabilmente torna in tribuna. Lì c’è Baresi, il capitano dei capitani, il simbolo eterno della difesa rossonera. Gli applausi si mescolano: per il passato che torna a farsi vedere, per il presente che sorprende, per il futuro che finalmente prende forma. È difficile non leggere un passaggio di testimone ideale, anche se nessuno lo dirà ad alta voce.
Bartesaghi lo dice con la semplicità dei vent’anni: non sapeva di essere il più giovane difensore milanista in gol dai tempi di Maldini, ringrazia i compagni, il mister, racconta l’abbraccio con chi lo ha aiutato a crescere. Ma San Siro, che certe storie le capisce prima delle parole, ha già deciso. In un calcio che spesso cerca scorciatoie, il Milan ritrova un difensore cresciuto in casa, tifoso rossonero, italiano, mancino. Un patrimonio tecnico ed emotivo.
Quando l’arbitro fischia la fine, il 2-2 resta lì, scritto sul tabellone. Ma negli occhi dei tifosi c’è altro. C’è la gioia stanca di chi sa che ora ci saranno altre tre ore di bus, il ritorno a casa, la sera che cala. C’è la consapevolezza di aver vissuto una domenica che vale più di un risultato. All’alba erano partiti per fede. Al tramonto tornano con una certezza in più: il Milan ha ritrovato il suo capitano, anche solo per un pomeriggio, e forse ha appena scoperto un nuovo grande difensore che quella maglia la ama davvero. E per San Siro, e per chi si alza all’alba per raggiungerlo, non c’è notizia migliore.

BIO: Mauro Pigozzo (Castelfranco Veneto, 9 gennaio 1980) è giornalista appassionato narratore di storie legate al running (ne scrive su corriere.it), al vino e al territorio veneto (su Corriere del Veneto). Rossonero fin dalla nascita, sogna ancora i gol di Van Basten e quando si sveglia vede gli occhi di Sheva prima di quel rigore. Il paradiso esiste, è San Siro che canta… non ti ho tradito mai.










Una risposta
Bellissimo articolo Mauro, Chapeau! Hai saputo coniugare un passato Amarcord del mitico Capitan Franz con il presente euforizzato dalle prorompenti gesta del ventenne e nuovo idolo del popolo rossonero Davide Bartesaghi. Un mix di vividi ricordi da un lato e di sane prospettive per un immediato futuro dall’altro. La corsa del ragazzo ad abbracciare l’allenatore Corradi, ex Nazionale, é la dimostrazione di un eccellente lavoro e di un consolidato feeling sopra le righe. Spiace per aver perso punti e ancora una volta con l’ultima delle neopromosse ma servirà a tutti da severo monito al fine di poter mantenere per altri settimane il minimo gap dalla vetta, sperando che in Gennaio arrivi un vero goleador da doppia cifra!
Buona serata e buon Milan!
Massimo 48 ❤️🖤