Una rissa vergognosa durante il derby Primavera Lazio-Roma ieri sera.
L’Under 17 della Roma che nella recente partita a Firenze stabilisce un record, con 18(!) giornate di squalifica nella stessa gara!
La “stellina” della Nazionale Under 17 nuovamente squalificata, dopo che lo scorso anno aveva subito una squalifica di 9(!) giornate.
Parliamo di una vera emergenza sociale, di una mancanza TOTALE di etica dello sport.
Come possiamo pensare di costruire giocatori, quando il livello educativo sia loro, sia dei tecnici, per non parlare dei genitori è questo?
Ormai nei settori giovanili a qualsiasi livello, tra aggressioni agli arbitri, risse in campo e fuori, siamo a un punto di non ritorno.
È ora di prendere i giusti provvedimenti per chi si rende responsabile di certi comportamenti, lo sport è ETICA, tutto quello che esula da questo non è sport.
Anche le “partite” dell’attività di base non sfuggono alla regola, la farsa dell’auto-arbitraggio è, in realtà, solo la prevalenza dei prepotenti a danno di chi si comporta bene, proprio perchè l’arbitro non c’è!
Non è possibile andare alle partite ed essere contenti di aver portato a casa i bambini sani.
C’è una violenza strisciante in campo e fuori che mi fa paura, che è pronta ad esplodere al minimo accenno.
Come è stato possibile arrivare a tanto?
Si parla di crisi tecnica, tattica e quant’altro, la realtà dice una cosa ben diversa, la crisi è ETICA, profondissima e che richiede interventi a gamba tesa.
La Federazione potrà avere le sue responsabilità ma molti addetti ai lavori sono i maggiori colpevoli.
È ora di dire basta a questo scempio altrimenti, se non lo siamo già, saremo come in un vecchio film, “ROLLERBALL”in cui l’ arbitro diceva: “le regole? Non ci sono”.

BIO: Alessandro Zauli
Classe 1965. Allenatore UEFA A.
Collaboro con la rivista Il Nuovo Calcio dal 1993 per il quale ho scritto anche 4 libri.
Ho allenato e alleno in settori giovanili dilettantistici/professionistici dal 1985.
Lavoro anche come istruttore sportivo presso la Casa Circondariale di Ravenna e coi ragazzi della salute mentale.
Dal 2009 inoltre svolgo l’ attività di osservatore per i campionati di C e D










Una risposta
Alessandro,
purtroppo hai ragione. Io non so se la cosa è peggiorata, ma la maleducazione (in senso stretto che proviene dai genitori o dagli addetti ai lavori) imperava, a livello giovanile, anche negli anni ottanta e novanta.
Un episodio, il più blando, si giocava una partita di campionato FIGC tra pulcini, mio figlio giocava con la mia squadra (ero all’epoca dirigente e socio fondatore) e a fine partita, l’allenatore avversario ha preso negli spogliatoi a male parole la sua squadra che aveva perso. Mia moglie era la prima volta che assisteva ad una partita di mio figlio, disgustata dall’episodio (era nell’androne antistante lo spogliatoi) impose che mio figlio uscisse dal calcio ed entrasse nel tennis. Cosa che avvenne.
Ti garantisco che da noi (la mia società) queste cose non avvenivano, ma le vivevo troppo spesso in altre situazioni.
Per la verità spesso vedevo le partite giovanili (nel caso specifico Juniores) e sembrava un salotto delle comari, in quanto dei genitori criticavano altri nostri ragazzi.
Purtroppo il calcio è competizione prima che sport, difficilmente (ripeto ai miei tempi) si insegnava il rispetto sportivo; anzi, trucchi per perdere tempo, per avere punizioni inesistenti ed a volte anche minacce.
Purtroppo anche ai livelli maggiori assistiamo a partite in cui molti calciatori vengono colpiti da cecchini che sono sugli spalti; ovviamente, parlo della reazione rotolante e disperata dei calciatori appena toccati.
Devo dire ,e di questo ne do atto a Filippo, che in questo blog spesso e volentieri (negli articoli e nei commenti) si mette in primo la tematica “pedagogica” e della “lealtà sportiva”.