I come intuizione.
I come intenzione.
I come iniezione-di-fiducia.
I come idea. O ancora meglio, iDea: la nuova forma dell’acqua atalantina che torna a dissetare giocatori e squadra, riportando tutto esattamente come era prima (e come dovrebbe essere).
Parola d’ordine: tranquillità.
Che è quello che ha ridato Raffaele Palladino al gruppo, accordando con intelligenza lo strumento a disposizione e toccando i tasti giusti, con empatia e umanità, per riattivare i giocatori.
Nulla di eccezionale, come dichiarato dall’allenatore nerazzurro al termine della pirotecnica vittoria per 3-0 sul campo dell’Eintracht Francoforte: “I valori tecnici ci sono, io non sono un mago e non mi sono inventato cose diverse”.
Onestà, trasparenza e umiltà: nessun mago, ma un vero e proprio ago della bilancia, un equilibratore capace di rimettere in asse un gruppo ferito e deluso, accentrando le componenti tecniche e morali dei singoli per programmare la svolta collettiva.
I primi segnali sono emersi nel secondo tempo di Napoli, la risposta è arrivata in Germania, ambiente difficile e trasferta insidiosa: l’Atalanta è risorta, con coraggio, leggerezza e ambizione.
Valori che i giocatori hanno scritto su un foglio di carta per guardarsi dentro e ritrovare se stessi. Un’idea di Palladino, che quel foglio lo ha appeso nello spogliatoio a Zingonia come una sorta di tavola dei comandamenti a scolpire un chiaro messaggio: “non dimentichiamoci chi siamo (ed eravamo) e cosa vogliamo fare”.
3-0 lapidario della Dea alla Diva lunatica, tris devastante in 5 minuti, gol in transizione e qualità in rifinitura, calcio pimpante e brillante, piglio vivace e dinamico, grande compattezza e tanto cuore: i nerazzurri si regalano, con merito, una notte magica a Francoforte e regalano a Palladino il primo successo al debutto in panchina in Champions League.
Si dice che per costruire bisogna prima distruggere, un processo fondamentale per ridare basi solide e integrare ogni elemento nel progetto.
Essere e non apparire, giocare di nuovo con entusiasmo: é questa la scintilla che Palladino ha innescato nella mente dei calciatori. Una mentalità da rielaborare post Gasperini e Juric, fondando le radici sull’impatto umano, la sintonia con il gruppo, la cultura del lavoro e l’idea di trarre vantaggio dal gioco.
Perché, come ha sottolineato, Ademola Lookman a fine match: “Il messaggio del mister è chiaro: vuole che giochiamo un calcio offensivo e divertente. Pressare da squadra, lottare per recuperare palla e ripartire forte, con qualità e voglia di segnare.
Come? Sfruttando al meglio le transizioni, che sono l’arma in più nel calcio moderno, una stanza di libri soluzioni all’interno di una grande biblioteca dove ogni allenatore studia la propria filosofia per metterla in pratica.
Proprio alla vigilia di Monza-Atalanta, nell’aprile 2024, il tecnico di Mugnano di Napoli aveva evidenziato l’importanza delle transizioni e la capacità di sfruttarle al meglio per diventare pericolosi (l’orientamento del calcio moderno va in questa direzione, persino Guardiola al City ha rivisitato il suo paradigma puntando anche sul gioco in transizione, e non solo sulla manovra articolata).
Il principio è attaccare difendendo e difendere attaccando, il mezzo migliore per raggiungere i risultati, giocando a pallone con credibilità e sicurezza – come affermato da Gianluca Scamacca – e battagliando su ogni fronte, consapevoli delle proprie qualità e della forza del collettivo.
L’Atalanta aveva bisogno di una guida, di un insegnante autorevole, un mentalizzatore.
La Dea stava cercando un leader vero e lo ha trovato.
Un direttore d’orchestra che, durante la sua carriera, ha saputo migliorare i suoi ragazzi, facendoli esplodere (Di Gregorio, Colpani, Rovella, Maldini, Comuzzo, per citarne alcuni) o rilanciandoli clamorosamente dopo periodi bui (da Kean a De Gea).

L’ATALANTA TORNA A FARE L’ATALANTA
Nome: Raffaele.
Cognome: Palladino.
Professione: allenatore.
Segni particolari: uomo di calcio attento e curioso, lontano da integralismi di sorta e sempre aperto a innovare, trovando soluzioni alternative per il bene del gruppo.
Un passo decisivo verso i giocatori per conquistarne la stima e la disponibilità, riscoprendo l’amore e la passione per il gioco. Perché il calcio è un divertimento, come diceva Johan Cruijff e lo ricordava lo stesso Palladino ai tempi del Monza, uno spazio dove liberare la fantasia e lavorare d’insieme, inserendo quello spirito di sacrificio che è il tratto dominante del DNA atalantino, dei suoi tifosi e di tutti i bergamaschi.
Perché il mestiere dell’allenatore è un’arte e Palladino quell’arte ce l’ha nel sangue.
Il percorso è ancora lungo, ma strada è tracciata: lavorare duro e lavorare sodo, fino alla fine.
Prossima step: la Fiorentina al Gewiss Stadium. Un match dal sapore speciale per Palladino, contro la sua ex squadra e il suo recente passato.
Palla al centro, PallaDea e palladinismo.

BIO: Andrea Rurali
Brianzolo Doc, classe 1988. Nato lo stesso giorno di Bobby Charlton, cresciuto con il mito di Johan Cruijff e le magie di Alessandro Del Piero. Da sempre appassionato di cinema, tv, calcio, sport e viaggi.
- Lavoro a Mediaset dal 2008 e attualmente mi occupo del palinsesto editoriale di Cine34.
- Sono autore del programma di approfondimento cinematografico “Vi racconto” con Enrico Vanzina e co-regista dei documentari “Noi siamo Cinema”; “Vanzina: una famiglia per il cinema”; “Noi che…le vacanze di Natale” e “Cult in campo: L’allenatore nel pallone…40 anni dopo”.
- Dal 2014 dirigo la rivista web CineAvatar.it (http://cineavatar.it/)
- Nell’autunno 2022 ho fondato la community Pagine Mondiali e nell’estate 2023 la piattaforma sportiva Monza Cuore Biancorosso.
- Da agosto 2023 collaboro con la testata giornalistica Monza-News: cuore le analisi delle partite del Monza e conduco la trasmissione Binario Sport.
- Dal 2019 collaboro con la casa editrice Bietti, in particolare per la realizzazione di saggi sul cinema inseriti nelle monografie di William Lustig, Manetti Bros, Dario Argento e Mike Flanagan.
- Tra le mie pubblicazioni, il saggio “Il mio nome è western italiano” nel volume Quando cantavano le Colt. Enciclopedia cine-musicale del western all’italiana (F. Biella-M. Privitera, Casa Musicale Eco, 2017) e il saggio “Nel segno del doppio” nel libro “Mediaset e il cinema italiano. Film, personaggi, avventure” di Gianni Canova e Rocco Moccagatta.
- Ho scritto insieme a Ilaria Mainardi il libro Van Basten: Il Cigno di Utrecht per Garrincha Edizioni, con intervista e post-fazione di Filippo Galli.
- Sono autore del libro “Il gol di Del Piero: destro a giro e poesia”, pubblicato a il 25 novembre 2025 da Garrincha Edizioni per la collana “Cineteca del Gol”









