atalanta juve 3-0

L’IMPORTANZA DELLE SCELTE: L’ATALANTA DI PALLADINO ELIMINA LA JUVENTUS DI SPALLETTI IN COPPA ITALIA

“Tuttavia dietro l’angolo ci può aspettare, una nuova strada o un cancello da varcare”, recitava Bilbo Baggins nella poesia The Road Goes Ever On presente ne Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien.

Questione di opportunità, ma soprattutto di scelte.
Scelte che possono cambiare il destino degli eventi. Delle strade e dei percorsi.
Atalanta-Juventus non è stata una partita, ma un trattato di scelte, in campo e in panchina.
Se Pierre Sansot diceva che “il buon giocatore deve fare la scelta giusta immediatamente prima di aver riflettuto su cosa sarebbe meglio fare”, è altrettanto vero che per un allenatore, come sostiene Max Allegri, “la scelta giusta è sempre quella di far vincere la squadra”.

Il quarto di Coppa Italia tra la Dea e la Vecchia Signora non ha fatto eccezioni: le scelte, e il momento in cui sono state fatte, hanno determinato il risultato.
Dal minuto 1 la Juventus cerca la via del dominio, l’Atalanta quella del controllo, della lucida lettura delle situazioni.
Per Spalletti, in armonia col suo credo e le idee trasferite alla squadra, comandare il gioco è una prerogativa: il possesso palla deve essere finalizzato a creare spazi, svuotare le zone avversarie per attaccare la profondità, in ampiezza o in verticale. Tutto dipende dai movimenti dei giocatori, che portano via uomini e rompono le linee nemiche, spostando di conseguenza gli equilibri. Palleggiare per scardinare: scelta corretta per creare i presupposti, ma poco efficace se, negli ultimi metri, la scelta finale non si trasforma in gol.

Palladino sa esattamente che tipo di gara serve fare contro la Juventus: una prestazione scrupolosa e accorta, con una spiccata cura per i dettagli. Lo studio dell’avversario è meticoloso, la strategia è fondamentale per provare a sorprendere, l’interpretazione delle due fasi è lo snodo cruciale. Nel calcio contano due cose: difendere con ordine e attaccare con qualità, segnare i gol e non subirli. Non esistono “giochisti” o “risultatisti” (etichette no sense che, nel corso del tempo, hanno generato falsi miti e uno storytelling distorto, lontano dal calcio e vicino all’anticalcio): esistono i mezzi per raggiungere un fine e il modo attraverso cui si sceglie di arrivarci.

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Krstovic e Pasalic – Foto via Il Giorno

DIFENDERE ATTACCANDO, GIOCARE CON LUCIDITÀ 

Difendere attaccando è l’educazione calcistica di Raffaele Palladino. Senza speculare, ma con la convinzione di poter far male. Da una pressione c’è sempre una riaggressione sui difensori avversari. L’intensità e lo spirito di sacrificio sono il braccio armato della Dea. La voglia di navigare la partita a qualunque costo, nel respiro e nella sofferenza. Ma nella sofferenza bisogna saperci stare, occorrono energia e fermezza, restare compatti con identità e criterio, per disinnescare la Juve e ripartire. In transizione, ovvero il filo nascosto del calcio moderno, quella frazione di secondo in cui una squadra perde palla e l’altra la riconquista, un orizzonte invisibile dove è necessario ricomporsi velocemente, in attacco e in difesa, e compattarsi. E se la riconquista avviene nella metà campo avversaria, ecco che il potere offensivo diventa caldo, qualità e tecnica devono spiccare. Con le scelte giuste, nell’attimo giusto. Dal piede di Bernasconi nasce l’episodio che sblocca il match, con il rigore assegnato da Fabbri dopo l’OFR e realizzato con freddezza da Scamacca.

La Juventus gioca un’ottima gara, costruisce diverse chance, ma non punge. Al contrario l’Atalanta è pragmatica, resiste alle difficoltà e colpisce, vincendo da squadra. I meriti degli orobici stanno proprio lì, nel confine tra ciò che poteva essere per la Juve e invece non è stato, nel non incassare gol – reggendo l’urto dei bianconeri – e trasformare le occasioni in rete. Perché le partite non si vincono solo sul piano statistico, ma nella capacità di conversione in fase offensiva. E giocare meglio, non significa far girare bene la palla, ma farla girare nel modo corretto per segnare. A incidere sono le scelte, questa volta dalle panchine: grazie alle sostituzioni l’Atalanta non si snatura e viaggia in continuità; la Juventus, invece, perde smalto e consistenza, faticando negli ultimi 20 minuti. Sulemana raddoppia, Pasalic cala il tris. Il tutto con un cinismo da manuale.  
Alla New Balance Arena finisce 3-0: un successo netto e prezioso per l’Atalanta, un ko pesante per la Juventus in virtù della prova espressa.

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Raffaele Palladino – Foto via GdM

PRINCIPI, EQUILIBRIO, PRAGMATISMO

Non c’è niente di improvvisato nel calcio di Palladino: ci sono principi, equilibrio e convinzioni. C’è la voglia di far valere l’agonismo, di battagliare su ogni pallone, di confermare il lavoro settimanale e consolidarlo in partita, di rimarcare il concetto secondo cui “non vince chi è più forte, ma è più forte chi vince”. Proprio come ribadiva il Kaiser Beckenbauer.
Dallo 0-0 di Como, in 10 uomini per quasi tutta la gara, al 3-0 contro la Juventus: il tecnico nerazzurro non fa sconti e in pochi giorni disinnesca Fabregas e Spalletti, alla guida di due squadre che, nell’ultimo periodo, stanno proponendo un calcio brillante e spettacolare. E questo non è frutto del caso, ma nell’abilità di governare la pressione, senza paura e con coraggio, infondendo al gruppo una mentalità chiara e solida, anima e cuore ad accendere la voglia di lottare fino alla fine.

L’Atalanta è rinata e lo ha fatto grazie al suo allenatore, che produce un calcio efficace e organizzato, di corse moltiplicate ad aiutare i compagni, di tutti per uno e uno per tutti, di far vedere che uniti nulla è impossibile. E il trionfo sulla Juventus è un attestato al valore per un Atalanta che vuole tornare grande. E vuole farlo insieme al suo allenatore, Raffaele Palladino, capace di battere la Juventus sulla panchina di tre club diversi: Monza, Fiorentina e Atalanta. Sempre con prove centrate e di maturità, da vero specialista e leader frontale, tra i migliori “giovani veterani” della sua generazione.

Partita dopo partita, risultato dopo risultato, con la consapevolezza di chi sa che la vittoria più importante è quella che deve ancora arrivare. E deve essere allestita, perché – Catullo docet – non c’è successo senza preparazione.

BIO: Andrea Rurali
Brianzolo Doc, classe 1988. Nato lo stesso giorno di Bobby Charlton, cresciuto con il mito di Johan Cruijff e le magie di Alessandro Del Piero. Da sempre appassionato di cinema, tv, calcio, sport e viaggi.

  • Lavoro a Mediaset dal 2008 e attualmente mi occupo del palinsesto editoriale di Cine34.
  • Sono autore del programma di approfondimento cinematografico “Vi racconto” con Enrico Vanzina e co-regista dei documentari “Noi siamo Cinema”; “Vanzina: una famiglia per il cinema”; “Noi che…le vacanze di Natale” e “Cult in campo: L’allenatore nel pallone…40 anni dopo”.
  • Dal 2014 dirigo la rivista web CineAvatar.it (http://cineavatar.it/)
  • Nell’autunno 2022 ho fondato la community Pagine Mondiali e nell’estate 2023 la piattaforma sportiva Monza Cuore Biancorosso.
  • Da agosto 2023 collaboro con la testata giornalistica Monza-News: cuore le analisi delle partite del Monza e conduco la trasmissione Binario Sport.
  • Dal 2019 collaboro con la casa editrice Bietti, in particolare per la realizzazione di saggi sul cinema inseriti nelle monografie di William Lustig, Manetti Bros, Dario Argento e Mike Flanagan.
  • Tra le mie pubblicazioni, il saggio “Il mio nome è western italiano” nel volume Quando cantavano le Colt. Enciclopedia cine-musicale del western all’italiana (F. Biella-M. Privitera, Casa Musicale Eco, 2017) e il saggio “Nel segno del doppio” nel libro “Mediaset e il cinema italiano. Film, personaggi, avventure” di Gianni Canova e Rocco Moccagatta.
  • Ho scritto insieme a Ilaria Mainardi il libro Van Basten: Il Cigno di Utrecht per Garrincha Edizioni, con intervista e post-fazione di Filippo Galli.
  • Sono autore del libro “Il gol di Del Piero: destro a giro e poesia”, pubblicato a il 25 novembre 2025 da Garrincha Edizioni per la collana “Cineteca del Gol”

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