PREMESSA
Il Torino si affaccia alla nuova stagione con il consueto carico di aspettative miste a timori, in quel limbo che da anni sembra essere il suo habitat naturale. Troppo forte per rischiare la retrocessione, troppo fragile per compiere il salto verso l’Europa, il club granata sembra incagliato nella classica stagione da metà classifica, che a lungo andare logora ambiente, tifoseria e ambizioni.
Questa volta, però, qualcosa è cambiato. In primis la guida tecnica: dopo l’addio di Paolo Vanoli, la panchina è stata affidata a Marco Baroni, allenatore pragmatico, solido, capace di dare compattezza alle sue squadre. Non è un nome che incendia l’entusiasmo dei tifosi, ma porta con sé un’idea chiara di calcio e una discreta esperienza nella gestione di gruppi giovani e profondamente rinnovati.
Baroni è un tecnico che predilige il 4-2-3-1, modulo che garantisce equilibrio e copertura senza rinunciare alle transizioni offensive. Le sue squadre sono sempre ordinate, intense, ben messe in campo. Ha dimostrato, in piazze come Lecce e Verona (meno alla Lazio), di saper trarre il massimo anche da organici non stellari. A Torino, avrà la possibilità di alzare l’asticella, ma molto dipenderà dalla rapidità con cui riuscirà a trasmettere le sue idee.
Il calendario non ha aiutato a smorzare la pressione: le prime due giornate di campionato hanno visto i granata affrontare subito Inter e Fiorentina, due test durissimi che hanno evidenziato pregi e limiti della squadra. Contro l’Inter, è arrivata una sconfitta netta, figlia della superiorità tecnica nerazzurra. Con la Fiorentina, invece, si è visto un Toro più equilibrato e volitivo, che ha mostrato segnali incoraggianti, anche se ancora lontano dalla brillantezza necessaria per imporsi.
MERCATO: CAMBIA TUTTO (O QUASI)
Il vero segnale di discontinuità con il recente passato è arrivato dal mercato, dove la società ha scelto la via della rivoluzione strutturale, rinnovando profondamente ogni reparto.
Partiamo dalle cessioni, che sono state numerose e in alcuni casi dolorose. Su tutte, ovviamente, spicca la partenza di Samuele Ricci: il centrocampista, da tempo nel mirino di club di vertice, ha lasciato il Torino per accasarsi al Milan, portando nelle casse granata una cifra significativa. Un addio che segna la fine di un ciclo, e che ha inevitabilmente lasciato un vuoto tecnico e simbolico. A salutare sono stati anche Milinković-Savić, portiere titolare e fondamentale nella scorsa stagione ceduto al Napoli, e diversi giocatori che non rientravano più nei piani tecnici, come Walukiewicz (Sassuolo), Dellavalle (Modena), oltre ai giovani Silva e Seck, partiti rispettivamente per Padova e Partizan Belgrado. Addii anche per Elmas, Sosa e Salama, non riscattati dai prestiti dello scorso anno.
Il mercato in entrata è stato piuttosto confusionario con un modulo di partenza non chiaro. In difesa sono arrivati Marcus Pedersen, di ritorno dal Feyenoord, e Cristiano Biraghi, ex Fiorentina, che porta esperienza e qualità nel ruolo di terzino sinistro, entrambi riscattati dopo i prestiti della scorsa stagione. A rinforzare il reparto anche il rientrante Saba Sazonov e lo svincolato Ardian Ismajli, mentre l’acquisto di Nkounkou dall’Eintracht nelle ultime ore di mercato aggiunge spinta e freschezza sulla corsia di sinistra.
A centrocampo il Torino ha perso Ricci, ma ha risposto con inserimenti interessanti. Il primo è Tino Anjorin, prelevato dall’Empoli, talento inglese dai piedi educati ma fragile fisicamente e ancora tutto da plasmare. Più consolidato è Kristjan Asllani, arrivato dall’Inter con la voglia di prendersi finalmente un ruolo da protagonista dopo anni da comprimario. Baroni avrà il compito di trovargli una collocazione efficace accanto al già affermato Casadei, arrivato a gennaio e ora pienamente integrato.
L’attacco è stato il reparto più rivoluzionato. Il Torino ha inserito Cyril Ngonge e Giovanni Simeone dal Napoli, due profili diversi ma potenzialmente complementari. Ngonge garantisce estro e imprevedibilità, Simeone ha grinta e fiuto del gol. A completare il pacchetto offensivo c’è Zakaria Aboukhlal, prelevato dal Tolosa: rapido, tecnico, capace di giocare su entrambe le fasce. Un acquisto che potrebbe rivelarsi tra i più intriganti dell’intero mercato granata.
Infine, una svolta tra i pali: con Milinković-Savić ceduto, è arrivato Franco Israel dallo Sporting Lisbona. Portiere giovane, ma con già una discreta esperienza internazionale. Una scommessa, certo, ma con margini di crescita importanti.
Insomma, il Torino ha scelto di ricominciare quasi da zero. Il rischio? L’inserimento di tanti nuovi potrebbe richiedere tempo oltretutto sotto una nuova guida tecnica.
PRONOSTICO FINALE
La Serie A 2025/26 sarà una sfida durissima, come sempre. E il Torino dovrà dimostrare di aver davvero voltato pagina. Baroni ha una squadra profonda ma ancora da rodare. Se i nuovi si integreranno bene e la difesa ritroverà la solidità di un tempo, i granata potranno togliersi soddisfazioni.
Occhio però: l’inizio con Inter e Fiorentina ha messo in luce quanto ci sia ancora da lavorare, soprattutto sulla fase di non possesso e sull’intesa tra centrocampo e attacco. Il Toro ha armi interessanti, ma dovrà trovare continuità e carattere, due qualità spesso mancate nelle ultime stagioni.
La previsione più realistica? Un piazzamento tra il 10° e il 12° posto, con la concreta possibilità di inserirsi nella lotta per l’ultimo slot europeo. L’obiettivo non può che essere quello: tornare a giocare per qualcosa di più nobile della semplice sopravvivenza. La mediocrità è una trappola subdola, il Torino riuscirà finalmente ad uscirne?

BIO: Federico Locarno, 20 anni, è uno studente di Management dello Sport con una grande passione per il calcio. Scrive articoli circa da due mesi e si dedica con entusiasmo e curiosità ad esplorare e analizzare il mondo del calcio, sia quello attuale che quello passato. Condividendo quotidianamente i suoi pensieri e approfondimenti sul calcio tramite Instagram e LinkedIn.
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Una risposta
Sempre preciso e con dettagli molto interessanti. Bravo ciao