IL NUOVO LEAO: DOVE, COME E CON CHI GIOCHERÀ

Quando gli allenatori parlano di “disponibilità dei giocatori”, non fanno retorica spicciola. L’apertura mentale, l’abnegazione e – perché no – la curiosità di una squadra, fanno una differenza decisiva nel lavoro dei tecnici. Cambiare modulo, sistemi, posizioni assecondando la ricerca di chi ti guida, può risultare un’esperienza eccezionale oltre che molto redditizia (se il timoniere ha idee valide). Chiaro che esistano eccezioni, come qualche calciatore refrattario perché timoroso di intaccare le proprie peculiarità, le caratteristiche naturali. 

Il caso Leao che si sta profilando all’orizzonte, sarà una cartina di tornasole molto significativa. Si è parlato molto – in queste settimane – del mercato milanista, la ridda di nomi, le brusche virate, le necessità rimaste insoddisfatte soprattutto in difesa e dell’opulenza del centrocampo. Il ruolo di centravanti è rimasto precario, poiché su Gimenez permangono (da pare dello staff rossonero) perplessità radicate, altrimenti non si spiega come il direttore sportivo Igli Tare lo abbia messo al centro di un possibile scambio con Dovbyk, nei minuti che precedevano il calcio d’inizio della partita di Lecce. 

È l’attacco che suscita la curiosità maggiore, comunque: protagonisti, modulo, sistema di gioco. Non amo gli schemi numerati, ma faccio volentieri un’eccezione per spiegare e (casomai) capire a mia volta. Appare improbabile che Max Allegri si orienti verso il 3-4-3 (non ha 2 centrocampisti esterni che possano supportarlo con duttilità, né 3 centrali affidabili come “pacchetto”) o tantomeno il 4-4-2, di nuovo molto arido nella disponibilità sulle fasce. 

Ragionevolmente sarà il 3-5-2 forgiato sin dall’estate, modulo coperto per definizione e che impone movimenti, intelligenza oltre a un’abnegazione particolare da parte di tutti i giocatori. Lo dico per esperienza acquisita dalla bocca degli stessi allenatori: il 3-5-2 fu infatti adottato, inizialmente, dalle squadre di fascia medio-bassa, prevedendo che i 2 esterni fossero terzini capaci anche di spingere, ma non troppo avanzati, quindi di fatto una difesa a 5 con 2 centrocampisti di contenimento e uno d’ordine, 2 punte o – meglio ancora – un trequartista e una punta centrale. L’evoluzione del sistema, non troppo popolare in Europa, ha comunque indotto ad adottarlo anche grandi allenatori di grandi club. 

Smettiamola di dare i numeri adesso, focalizzandoci su Leao. Non sarà più quell’onda anomala a sinistra che, in tandem con Theo Hernandez, ha mandato in visibilio i tifosi costituendo il vero scalpello letale e decisivo negli anni dello scudetto, 2 secondi posti, una semifinale Champions, una Supercoppa italiana e una finale di Coppa Italia. Ora Allegri lo vuole accentrato: non proprio un centravanti, ma qualcosa che gli somigli. Il suo partner dovrebbe essere Nkunku assai più di Gimenez, così che Pulisic si è già trasferito dall’ala destra a quella sinistra, vestendo anche i panni della seconda punta o del trequartista. Trattasi comunque di giocatore offensivo, per cui sarà necessaria una protezione particolare.

Il fatto è che con in campo un tris di attaccanti (Leao, Nkunku, Pulisic), comunque lo si voglia posizionare dovrà avere alle spalle senz’altro un centrocampista di rottura (al momento il Milan ha solo Fofana con queste caratteristiche) e Modric, ça va sans dire. Quel Loftus Cheek così gradito da Allegri, infatti, è a sua volta un incursore – come in parte Rabiot che l’allenatore ha voluto fortemente – mentre Ricci è il vice Modric. In attesa che rientri Jashari. Una ricchezza di centrocampisti davvero fuori dal normale.

Così schierato, il Milan non potrà che avere Saelemakers a destra, il migliore degli esterni per interpretazione delle due fasi, e quell’Estupinian il quale per ora non ha stupito, se non per modestia. Può darsi che, proprio rispetto a quest’ultima considerazione, Allegri possa arrivare a concepire Pulisic come esterno di sinistra, cosicché potrebbe inserire un altro dei centrocampisti a disposizione in un’ipotetica linea da destra a sinistra con Saelemakers, Rabiot, Modric, Fofana e Pulisic appunto.

In tutto questo, per tornare a bomba, Leao dovrà adattarsi a fare qualcosa di diverso in una zona diversa e con attitudini diverse. Un conto è partire 4, 5, 6 volte sulla corsia palla al piede e saltare tutti gli ostacoli, un conto è trovarsi costantemente in mezzo al traffico dovendo sgomitare. In questo nuovo ruolo Rafa ha dato segnali incoraggianti nelle prime uscite, risultando il migliore in campo almeno in 3 partite, ma l’intesa con Nkunku o lo stesso Gimenez, la comprensione dei movimenti rispetto alla vicinanza di Pulisic, la capacità di uscire dalla morsa dei centrali difensivi avversari, andrà rodata. Con pazienza, abnegazione e – appunto – disponibilità. 

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di MilanTv e collabora con Sportitalia e 7GoldSport. Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.

2 risposte

  1. Articolo analitico e condivisibile Luca sul nostro grande Leao! Resta indubbiamente uno degli attaccanti più belli a vedersi quando con scatti da centometrista e pallone circensemente gestito s’invola in rete saltando come birilli gli avversari. Se applicasse queste innate doti calcistiche in ogni sua apparizione sul campo ci troveremmo di fronte ad un pluri Pallone d’oro! Ma I suoi bicipiti litigano troppo spesso con i suoi neuroni ed il nostro comune augurio è quello che Allegri riesca a sincronizzargli, da vero orologiaio, gambe e cervello per riportarci nella quartina che conta!
    Buona giornata!

    Massimo 48

  2. Buongiorno a tutti: articolo molto interessante, dove viene proposta la soluzione Pulisic a sinistra nel centrocampo a 5; sarebbe bello, ma, a mio avviso, si andrebbe a limitare di molto, quello che è stato il miglior calciatore del Milan negli ultimi 18 mesi. Poi, può darsi che funzioni alla grande. Molto interessante anche la risposta di Massimo sui neuroni di Leao da collegare alle gambe.
    Purtroppo, sino ad oggi, Leao ci ha fatto molto disperare, con la sua apatia: a 26 anni, sarebbe ora di crescere e di capire, nel rispetto di noi comuni mortali, ed appassionati tifosi (perché noi c’eravamo anche a Milan Cavese), della fortuna che ha questo ragazzo, nel fare il calciatore. È ora di dare tutto quello che ha in campo, senza se e senza ma: questo, soprattutto per lui, se vuole lasciare veramente il segno, altrimenti continui così…

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