IL PUNTO SULLA SERIE A – UDINESE: KOSTA RUNJAIC, UN’INEDITA CONSUETUDINE

Riaffermarsi è divenuto negli anni una specialità in quel di Udine. Celebrato il trentesimo anniversario di permanenza in Serie A, la famiglia Pozzo si appresta a cedere la maggioranza delle proprie quote del Club ad un fondo statunitense per 150 milioni di euro, un riconoscimento economico sensazionale per un modello d’impresa sportiva consolidato stagione dopo stagione. In un arco quasi quarantennale, gli ormai ex proprietari sono riusciti a stabilizzare l’Udinese nella massima serie italiana, promulgando un approccio sostenibile fondato sulla compravendita di giovani calciatori, reperiti per lo più tramite una capillare rete di osservatori sparsi in tutto il mondo, una pratica che è fruttata, mercato dopo mercato, utili da record, oltre che l’ottenimento della concessione del nuovo Stadio Friuli, ristrutturato e portato a livelli di funzionalita` e modernita` da renderlo quasi un unicum nel panorama nostrano.

È con Guidolin pero` che anche le caratteristiche tattiche della rosa sono diventate marchio di fabbrica dei friulani: Un 1-3-5-2 granitico, con interpreti di grande corsa e aggressività negli inserimenti; assetto che ha premiato l’allenatore di Castelfranco Veneto con un posto in Champions League. Solidita`, potenza e fisicità sono diventati elementi standard nella composizione classica delle rose dell’Udinese, portando la soglia della continuita` tecnica quasi a livello della banalita`.

Non appaghera` certo gli esteti del gioco il reiterarsi di determinati principi, ma ciò ha permesso ai bianconeri di veleggiare in zone tranquille di classifica per oltre un decennio. Una parentesi stonata nel percorso e` però rappresentata dalla stagione 23/24, anno diviso fra tre allenatori e con una salvezza raggiunta soltanto all’ultima giornata con Fabio Cannavaro in panchina. Un cambio di registro è imposto alla proprieta, che decide di affidarsi a Kosta Runjaic ́, allenatore emergente in forza al tempo al Legia Varsavia, una scelta in controtendenza rispetto a quella di affidarsi a profili gia` noti al nostro calcio.

L’allenatore tedesco di origini serbe, riesce nella sua prima stagione a ripristinare quella solidità intrinseca al modus operandi dell’Udinese, estremizzando ancor di più i punti di forza della squadra ma senza escludere alcune variazioni sul tema, come l’introduzione all’occorrenza della difesa a 4. I bianconeri diventano così in assoluto la squadra piu` fisica d’Europa, sommati chili e centimetri, avendo imposto linee chiare anche nel player trading, quasi a massimizzare l’apporto di muscoli sul campo, con sprazzi di qualità, rappresentati soprattutto da Thauvin.

Risultato? Un dodicesimo posto in campionato, che spesso però, soprattutto dagli spunti di inizio stagione, e`sembrato potersi tramutare in qualcosa di più. I 12 gol di Lorenzo Lucca, messo a suo agio al centro dell’attacco, permettono alla dirigenza di registrare una plusvalenza di quasi 40 milioni di euro, grazie alla sua prima stagione da vero protagonista in A. La vera rivelazione del campionato pero` porta il nome di Oumar Solet, resosi arruolabile solo da gennaio in poi per un iter burocratico da sbrogliare, il francese ha saputo innestarsi nella retroguardia bianconera con personalita` inaudita, mostrando una cifra tecnica non indifferente anche nel proporsi avanti. Concentrazione massima e fisicità fuori dal comune per un giocatore che sembra, senza offesa, di gran lunga sovradimensionato per quelle latitudini di classifica.

La ripartenza in campionato, le scelte e il mercato:

Come detto, l’obiettivo di confermarsi in zone di metà classifica rimane centrale per i friulani, ma con un anno in più di continuità tecnica lo sguardo verso la parte sinistra della classifica rischia di diventare più di una semplice suggestione. Dopo la già citata partenza di Lucca, il mercato diretto da Gianluca Nani, uomo di fiducia dei Pozzo rimasto come trait d’union con la nuova proprietà, sembra procedere in discesa.

Il nuovo centravanti, infatti, è gia`in casa: Keinan Davies, autore del gol salvezza all’ultima giornata contro il Frosinone, e` pronto a riprendersi la titolarità dopo un recupero travagliato dal secondo grave infortunio al ginocchio. Al suo fianco si ag- giunge Adam Buksa, centravanti polacco di grande stazza ma tecnicamente educato alla sponda: mancino naturale, puo` trovare spazio a gara in corso per portare peso in area, pur considerando la concorrenza di Iker Bravo e Bayo, pronti al subentro.

Confermato Solet, la difesa si completa con Kristensen, gigante danese spostato al centro del blocco, e con Nicolò Bertola, tra i migliori difensori dello scorso campionato di B con lo Spezia, arrivato a parametro zero anticipando una folta concorrenza.

In mediana a dettare i tempi sarà il regista Karlstrom, interprete di freddezza e lucidità, accompagnato da Atta, mezz’ala di qualità e abile in entrambe le fasi. La terza maglia a centrocampo uscira` da un ampio ventaglio di alternative: Piotrowski, Ekkelenkamp, Lovric, Zarraga, ma soprattutto Lennon Miller, talentino scozzese classe 2006 con le caratteristiche di un moderno numero 8 – passo, inserimento e visione verticale – che potrebbe sorprendere se impiegato con continuità.

Sugli esterni, vero tallone d’Achille della scorsa stagione, il reparto si rinforza con Zanoli, pronto a garantire sostanza difensiva ma soprattutto a incidere dalla destra con i suoi cross. Meno convincenti i quinti di sinistra, con Kamara e Zemura spesso fumosi in attacco e fragili in difesa, soprattutto nei duelli aerei. Seconde linee o potenziali titolari potranno emergere dal vivaio, che in casa Udinese riesce spesso stupire nello scovare gemme nascoste e nel presentarle ai maggiori palco- scenici, come David Pejičić, sloveno classe 2007, che ha incantato nello scorso campionato primavera giocando dietro le punte, ma facendo gia` intravedere un possibile futuro da interno qualitativo; data la concorrenza massiccia a centrocampo la dirigenza ha deciso di prestarlo al Maribor, squadra di casa (di fatto a qualche chilometro dal Friuli) per metterlo subito alla prova in un campionato professionistico. Abdoulaye Camara, appena prelevato dalle giovanili del Montpellier, mostra molti più dei 17 anni della carta d’identità, evidentemente avanti nello sviluppo fisico, mostra caratteristiche da incontrista e aggressore, profilo analogo ai molti gia` presenti in rosa.

I piu` pronti ad esordire in A sembrano pero` essere Matteo Palma e Alessandro Nunziante; il primo, di passaporto tedesco, ha scelto di rappresentare la Germania con le nazionali giovanili, si presenta come un difensore di personalità inaudita con la palla e un controllo glaciale della situazione in fase di possesso, con un gioco e un portamento simile al primo Scalvini; il secondo invece è un portiere tra i piu` promettenti nel panorama italiano, dotato di grande statura e sicurezza, ca- ratteristiche che gli sono valse subito la titolarità in Serie C al Benevento nonostante la minore eta`; occhio perchè, data la squalifica di Okoye e la non irreprensibilità di Sava, il giovane azzurro potrebbe presto scalare le gerarchie dei numeri 1.

Da risolvere rimane ancora l’enigma Pafundi, di ritorno senza aver brillato dal prestito in Svizzera, viene accasato nuovamente a titolo temporaneo alla Samp in B, dove data la situazione di assoluta precarietà rischia di essere inghiottito nel vortice delle dinamiche extracampo, senza ancora poter mettere a sistema la qualità che gli era valsa l’endorsement di Roberto Mancini in Nazionale due anni fa. Se volessimo sottolineare qualche difetto, l’assenza di un centrale di piede mancino obbliga la costruzione dal basso a sporcare di più le geometrie, imponendo al braccetto a piede invertito (solitamente Solet) il condurre molto la palla, situazione che senza le qualità aerobiche e tecniche del francese può portare ad un rischio, anche se come detto, l’organico di Runjaic ́ non ama badare al sottile in determinate situazioni, preferendo o il gioco lungo o la conduzione estemporanea.

La chiamata di Zaniolo porta inoltre con se troppi punti di domanda; un giocatore al quarto prestito in meno di due anni, mai riuscito a riacquisire continuità dopo il doppio infortunio al ginocchio e con un curriculum di episodi extra campo non certo lusinghiero; oltre ai dubbi di tenuta il suo arrivo porta con sè un dubbio tattico per un giocatore troppo ingombrante per scaldare la panchina ma troppo irrisolto per brillare o in mezzo al campo, dove di certo le alternative non mancano, o da seconda punta, affiancando Davies e Buksa che condividono con lui il piede sinistro.

Fatti salvi i ragionevoli dubbi, il grosso passo in avanti che l’Udinese dovra` compiere è quello di arricchire la propria monotonia tattica e tecnica, incoraggiando uno sviluppo corale della manovra, senza perdere quelle caratteristiche di solidità intrinseche. L’equivoco della passata stagione era quello di una squadra che appariva granitica in certi tratti, pachidermica in altri, affrontando con troppa rilassatezza i periodi di magra del campionato. Dilatando i picchi di performance, con annesse variazioni alla manovra, riproponendo come già visto un 1-4-4-2, potrebbe rendere credibile un percorso da outsider. La vittoria a San Siro rappresenta l’investitura di inizio anno, segno che il savoir-faire di Runjaic sta dando i suoi frutti, allenatore di cui, a prescindere da tutto, va sempre applaudito l’aplomb impeccabile, mai macchiato da proteste esagerate o dichiarazioni fuori giri, segno di un carattere misurato e di classe mitteleuropea, che non lo rende tanto dissimile dagli abitanti della Carnia e del suo capoluogo.

GIANMARCO COMAI

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