IL PUNTO SULLA SERIE A – INTER: LA NUOVA STAGIONE NEL SEGNO DI CRISTIAN CHIVU

”Meritocrazia” e` il termine con con cui il neo-allenatore dell’Inter Cristian Chivu ha voluto marchiare la sua ultima conferenza stampa pre-match, espressione che denota l’annullamento delle gerarchie precedenti, lasciando facoltà`di parola soltanto al campo e all’allenamento diuturno. Un primo segno di autonomia nella nuova gestione dell’allenatore rumeno, reduce da un incoraggiante avvio di carriera in Serie A, concluso con la salvezza a Parma. La chiamata della casa madre si e` fatta attendere più del previsto, dalle stesse fonti ufficiali era trapelato un interesse più`che concreto dell’Inter per Fabregas, rimasto poi a Como per intercessione della presidenza indonesiana. Dalla ristretta cerchia di alternative e`emerso il nome dell’ex allenatore della primavera nerazzurra, in ottica di continuità` con la precedente guida tecnica, della quale rimane come trade union il tattico Mario Cecchi, unica conferma in uno staff completamente rinnovato e che vede l’ingresso, tra i vari, di Alksandar Kolarov in qualità` di vice.

È proprio con i fantasmi della scorsa stagione pero` che Chivu dovra`fare i conti: Delle ambizioni di primo posto in Campionato alla cavalcata Champions il bottino e`risultato scarno, con due medaglie d’argento in entrambe le competizioni principali a seguito comunque di una stagione lottata ed estenuante, culminata con sconfitte brucianti, su tutte quella del 31 Maggio contro il Paris Saint-Germain. La miscela di elementi non e`di facile dominio per il nuovo tecnico, con un ambiente che dall’interno, sia per quanto riguarda stampa e tifosi che lo stesso spogliatoio, non sembra aver retto egregiamente il colpo di una stagione senza titoli, eppure le pressioni di ripetersi ad altissimi livelli non mancheranno, anche grazie ad uno standing internazionale ottenuto nel quadriennio con Simone Inzaghi, salpato per un doppio anno sabbatico verso le sponde del Golfo Arabo. Il compito dell’Inter e del suo nuovo tecnico sara` quindi quello di far ripartire un ciclo inceppatosi di colpo, senza rivoluzionare totalmente l’assetto di una squadra ormai instradata verso certi principi, ma ripristinando le energie e le ambizioni del recente passato.

1 Il Campo: tra vecchi concetti e nuova mentalita`

Dopo un avvio ingiudicabile nel Mondiale per Club, anche per ragioni intrinseche alla competizione, e`succeduta un estate segnata dalle polemiche interne; il capitano Lautaro Martinez non si e`infatti risparmiato sulla condotta di alcuni compagni, mettendo in bella mostra dinnanzi ai microfoni un clima teso, protrattosi anche nel periodo feriale. Ad emergere dal malumore e`stata la voce pacata ma decisa di Chivu a dare un’impronta al futuro tecnico della rosa e dei suoi elementi. Le poche partite in Serie A del tecnico rumeno si erano distinte per la solidita` dimostrata dal suo Parma, una linea a tre tendenzialmente arretrata, sufficiente per mettere in difficolta` gli avversari anche di grosso taglio. È proprio il modulo l’elemento da cui ripartire: il 3-5-2 marchio di fabbrica degli ultimi sei anni di Inter divisi tra Conte ed Inzaghi, si appresta a vedersi rinnovato con aggiunte specifiche atte a modificarne le inerzie. Una parola chiave che e`emersa spesso e` ”aggressivita`”; Chivu intende imporre un ritmo alto di pressing per ripartire immediatamente da un possesso e da un’occupazione degli spazi di puro stampo posizionale, con una ricerca di interscambi rapidi al limite dell’area per velocizzare la circolazione di palla e gli inserimenti. Un assetto piu` estremo nella mentalita` rispetto a quello di Inzaghi, piu`tendente a cadenzare i ritmi della manovra e sfruttare l’estrema flessibilita` del modulo talvolta per abbassarsi, talvolta per riaggredire.

Proprio seguendo la traccia del gioco di riaggressione, si e`palesata nelle intenzioni del Mister la necessita`di poter cambiare assetto, sia a partita in corso che in avvio, con l’idea di poter introdurre il doppio trequartista a supporto della punta, con l’intento di scardinare il chiuso e trovare varchi nelle difese schierate. Da qui il sogno proibito Lookman, inseguito per un mese e piu`durante il calciomercato, rimasto poi in terra orobica per volere dei Percassi, rifilando l’ennesimo due di picche alla dirigenza nerazzurra.

Delle note positive dell’estate però, e` sicuramente da annoverare il rientro di Francesco Pio Esposito, il non plus ultra del settore giovanile meneghino, tornato dopo una stagione da capocannoniere in B allo Spezia e pronto a restituire all’attacco interista sostanza, peso e fisicita`, anche in uscita dalla panchina, caratteristiche di un nove puro, che mancava in maglia nerazzurra dall’addio di Mauro Icardi. L’architrave classica del centrocampo necessitava invece di rinnovamento, e a far capo a questa istanza vi e`il colpo Sucic, finalizzato con largo anticipo prima del mercato estivo; il croato brilla per completezza e personalita, un giocatore a meta` tra un 6 e un 8, che abbina qualita`in rifinitura, smarcamento e capacita` di occupare gli spazi sia inserendosi in area che palleggiando dal basso; un giovane di prospettiva assoluta con già addosso le stigmate della titolarità.

Passando invece al reparto arretrato l’esigenza di ringiovanimento si e`ripresentata con ancora maggiore impellenza; l’assenza infatti di un centrale puro con caratteristiche di recupero in campo aperto stona con la proposta di calcio aggressivo e con un Acerbi sempre piu` fuori conte- sto, che impone alla retroguardia una posizione interlocutoria, troppo condizionata dalla scappata all’indietro, atta a proteggere le leve non piu` fulminee del veterano interista. Subentra a questo scopo l’acquisto last minute Akanji, difensore svizzero reduce da tre anni passati alla corte di Guardiola, in una trattativa che non brilla certo per innovativita` o per tempismo, ma che mette nelle mani di Chivu un gio- catore di conoscenze superiori, abile sia come regista basso che come aggressore a tutto campo. Un’ultimo squillo della campana del calciomercato quindi quello che completa la rosa dell’Inter, rimasta a meta` tra un forte bisogno di rinnovamento e una devozione piuttosto miope verso alcuni elementi del gruppo storico, che non facilitano certo il lavoro di impianto di una nuova mentalita`.

2 Il Mercato e la dirigenza

Calmierata grazie ai risultati sportivi, soprattutto in campo europeo, la situazione economica, l’Inter si trova per la prima volta dopo diversi anni in condizione di operare liberamente sul mercato, senza il bisogno impellente di ripianare perdite con plusvalenze. Forse l’avere carta bianca ha inibito i valori dello storico tandem dirigenziale Marotta-Ausilio, spesso celebrato per la sua capacita` di lavorare con poche risorse (tesi anche questa discutibile), o forse la scarsa proattivita` ed inven- tiva del board nerazzuro ha proseguito con l’andamento piatto delle scorse sessioni di mercato, reso questa volta evidente dalle palesi necessita` di riforma del materia- le umano presente in rosa. Per chi crede che il freno sia stato imposto dal fondo proprietario la teoria e` presto smentita: L’ingresso di Oaktree, rappresentato nel- l’organigramma dirigenziale dalla manager Katherine Ralph, non ha rappresentato nessun ostacolo al lavoro della parte sportiva legata all’Inter, semmai ha imposto i classici parametri di ”parsimonia” finanziaria e niente piu`, facilmente aggirabili da dirigenti esperti. Ne e` una prova il rinnovo monstre di quasi 10 milioni annui a Lautaro Martinez, quasi il doppio dell’ingaggio del secondo piu` pagato in rosa, tutto avvenuto sotto l’egida di Oaktree. Alcune delle operazioni perfezionate dalla dirigenza rappresentano investimenti affrettati, come quello su Luis Henrique, bra- siliano arrivato dal Marsiglia per un esborso di 25 milioni, acquistato senza alcuna garanzia di guida tecnica gia` a Maggio, deputato a svolgere compiti da esterno clas- sico in un ruolo, quello del quinto, dove la presenza fisica e` spesso piu` dirimente della tecnica. L’estenuante trattativa per Lookman ha portato ad un nulla di fatto, disattendendo l’unica richiesta avanzata dall’allenatore, quella di un giocatore da assalto rapido e verticale alla porta. Stesso esito per Kone ́, altro nome richiesto per aggiungere caratteristiche mancanti quali fisicita` ed interdizione al centrocampo; dal bouquet delle alternative spunta invece Andy Diouf, francese classe 2003 del Lens, giocatore di indubbia struttura e portamento atletico, ma con pessimi score per quello che riguarda fase difensiva, contrasti a terra e duelli aerei, sconfessando quindi la richiesta di un giocatore incontrista da aggiungere alla mediana e racco- gliendo semmai un’ennesima mezz’ala offensiva a contendersi il posto con il gia` poco impiegato Frattesi. Bene invece la chiamata Bonny, alternativa di lusso alle punte per fornire a gara in corso o dal primo minuto qualita` e presenza negli ultimi 25 metri, anche se con una finalizzazione ancora da registrare a pieno. Per quanto riguarda il mercato in uscita da registrare e` l’ottimo dato sulle plusvalenze: 35 mi- lioni incassati dalle cessioni ammortizzano ulteriormente una situazione di bilancio gia` in netto risanamento. Senza troppi rimpianti l’Inter riesce cos`ı a cedere Zalew- ski appena riscattato all’Atalanta, Asllani in prestito al Torino con diritto di riscatto, Taremi all’Olympiakos e Sebastiano Esposito al Cagliari. La cessione di Aleksan- dar Stankovic al Brugge priva invece i nerazzurri di uno dei fiori all’occhiello del vivaio; bene aver mantenuto il diritto di recompra sul giocatore ma ad un prezzo fuori mercato(25 milioni). Pavard ceduto al Marsiglia lascia certo l’amaro in bocca per le modalita`; niente cessione a titolo definitivo per il francese, ma trasferimento in prestito nel gioco di porte girevoli con il neo arrivato Akanji.

Tirando le somme della campagna acquisti estiva si puo` evincere delle chiare difficolta` nell’investimento nel lungo periodo, con una governance sempre impron- tata a movimenti a corto raggio, senza mai particolari impennate di innovazione. A influire sul giudizio negativo e` anche il comparto comunicativo: Lo stesso presi- dente Marotta, da ora anche azionista del club, e` stato piu` volte colto a smentire piu` volte le sue stesse dichiarazione: vedasi il sipario infelice per la mancata cessione di Cahlanoglu o lo sbandierato interesse per Lookman, poi ritrattato, segno di chi preferisce agire ancora con la dissimulazione piuttosto che con la concretezza, o meglio ancora il silenzio. Delle telenovelas di mercato nessuna ha avuto lieto fine: Da Nico Paz, sogno proibito di Javier Zanetti, a Ederson, Leoni, Solet, fino ai so- pracitati Lookman e Kone ́, tutti nomi trapelati per via diretta o indiretta alla stampa, nessuno dei quali si e` tradotto in qualcosa di piu` di una semplice suggestione.

Dato il mancato colpo di grido per una finalista europea, l’investitura di Chivu come capo allenatore suona piu` come la scelta ad hoc di un capro espiatorio, per una dirigenza che punta piu` a viaggiare a fari spenti, senza volersi sobbarcare oneri

ed onori di uno status competitivo ormai consolidato ai massimi livelli. Sara` quindi dovere del Mister raccogliere il guanto di sfida, coibentando il gruppo e trasforman- do La Pinetina in un vero laboratorio di idee, per un calcio che corra veloce e che trasformi una rosa dalle grandi potenzialita` in una corazzata.

Dopo l’avvio a singhiozzo con tre punti in due partite a rimanere solido ed intatto nell’Inter e` il carisma del suo allenatore, forgiato di quel metallo inossidabile dell’onesta`, sintomo di chi e` immune a frivolezze, in ricerca soltanto un filo diretto con il campo e i suoi giocatori.

Riuscira` il match contro la Juventus in programma dopo la sosta di settembre a darci gia` un’indicazione sincera sul proseguo del campionato dei nerazzurri? Per ora tempo al tempo…

GIANMARCO COMAI

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