Quanto è determinante un allenatore per le sue squadre? Forse il 40, il 60, l’80%.
Difficile da dire, sicuramente ci sono personalità più influenti che riescono a mettere sul campo le proprie idee, che entrano nella testa dei calciatori e li fanno muovere con disarmante naturalezza, come se fosse un sol corpo, che garabtiscono un calcio aggressivo, spumeggiante, spettacolare, non da ultimo vincente. Guardiola e Klopp, su tutti, hanno reso l’idea vincente, hanno costruito il successo a partire dal gioco. Chi in Italia ha avuto un tale impatto sulle squadre che ha allenato è stato senza dubbio Gian Piero Gasperini che prima con il Genoa e poi con l’Atalanta ha saputo imporsi non solo come allenatore bravo, capace di far giocare bene le sue squadre, ma soprattutto redditizio, in poche parole, vincente. Con il tecnico piemontese l’Atalanta ha raggiunto ben tre finali di Coppa Italia e riportato in Italia dopo ben 25 anni l’Europa League, vinta nella straordinaria notte di Dublino contro il Bayer Leverkusen di Xabi Alonso, un altro che si potrebbe iscrivere nel club di quegli allenatori che abbiamo poc’anzi nominato, belli e vincenti.
Al termine della scorsa stagione il Gasp ha deciso di mettere fine al suo rapporto con gli Orobici e ha ceduto alle lusinghe della Roma, accettando la sfida di allenare una grande squadra, quattordici anni dopo la sfortunata esperienza con l’Inter, culminata con l’esonero dopo appena tre giornate. Se c’è una cosa che ha insegnato la dirigenza atalantina è stata quella di saper aspettare e di dar valore al lavoro quotidiano perchè Gasperini fu a un passo dal licenziamento anche a Bergamo, nella prima stagione, allorquando la sua Atalanta in evoluzione stazionava al penultimo posto con tre punti. Si chiama lungimiranza, oculatezza, in poche parole fiducia, cosa che i massimi vertici dell’Inter non ebbero ai tempi.
È arrivato a Roma accolto dal grande entusiasmo di una piazza mai facile, capace di esaltarsi per la più banale delle vittorie e pronta a deprimersi al sentore di una possibile crisi. Gli americani Friedkin hanno pensato a lui per guidare una squadra che sappia imporre il proprio gioco e poter lottare sui tre fronti nei quali i giallorossi saranno impegnati.
Ma la costruzione della squadra è stata abbastanza tribolata.
Gasperini aveva più volte richiamato alla necessità di rinforzare la squadra, di dargli i giocatori funzionali al suo gioco, per fare quel salto di qualità che porterebbe la Roma a lottare per i vertici del campionato. In un’intervista al canale ufficiale della Roma, l’allenatore giallorosso ha tirato le somme, con la solita schiettezza che lo contraddistingue: “Avevamo la voglia e la necessità di fare qualche operazione, ma per quanto riguarda me, pur con una società disponibile, le operazioni che c’erano all’ultimo momento non avrebbero portato un vantaggio tecnico. Per me è indubbio che la priorità fosse l’attacco ed erano state individuate delle figure favorevoli per il mio modo di fare calcio, ma non sempre il mercato ti permette di arrivare a quello che vuoi. Ci riproveremo con più tranquillità a gennaio. Si è operato in linea con le motivazioni per cui io e la proprietà siamo allineati. Dobbiamo partire da quello che abbiamo e quindi recupereremo giocatori come Dovbyk, Baldanzi e Pellegrini. Sono arrivati due ragazzi nuovi in difesa, è arrivato Wesley a destra a coprire un ruolo che l’anno scorso spesso era coperto da Soulé, che sto cercando di far giocare in modo più offensivo. È arrivato El Aynaoui a coprire Paredes e Gourna-Douath, ho preferito un centrocampista in meno per un attaccante in più. È il mio modo di interpretare il calcio che mi ha portato ad avere buoni risultati. Davanti sono arrivati Ferguson e Bailey a sostituire Shomurodov e Saelemaekers. È il reparto più complicato e richiede più attenzioni e più investimenti. Non nego che avrei voluto una maggiore presenza e di raggiungere quei giocatori che avevamo individuato.”(Fonte Sky).
Un problema americano quello dell’operatività e dell’efficacia sul mercato (chiedere dalle parti di Milano per conferma), ma il Gasp sa fare di necessità virtù ed ecco che dopo due giornate dall’inizio del campionato la sua squadra si trova in testa alla classifica, con due gol realizzati e zero subiti. Le vittorie sparute sull’ostico Bologna e in trasferta sul campo dell’euforico Pisa dicono molto di più a livello di gioco e sono il segnale di una squadra compatta e ordinata dietro, che ha in Mancini il suo leader. Colpiva alla prima giornata la buona intensità messa in campo dalla Roma contro i rossoblù felsinei e il gol del neo acquisto Wesley era bastato per regalare i primi tre punti della gestione Gasperini. È una Roma che sa anche soffrire, dato mai superfluo, e la partita contro un Bologna mai domo l’ha dimostrato.
A Pisa i giallorossi hanno messo in campo ancora una volta un gran ritmo, concesso poco agli avversari e gestito il possesso palla (69%) con una precisione nei passaggi dell’83% sui 581 fatti, poco più della percentuale realizzata contro il Bologna (81%), dove però i passaggi erano stati di meno, 414.
Contro il Pisa ha deciso Matias Soulè che potrà crescere molto con un tecnico che ha sempre valorizzato massivamente i giovani nelle passate stagioni.
Gasperini ha optato per un 1-3-4-3 contro il Bologna e per un 1-3-4-2-1 contro il Pisa.
Svilar è il titolare inamovibile tra i pali con la linea difensiva a tre N’Dicka, Mancini ed Hermoso. A centrocampo line-up invariata con Angelino, Konè, Cristante e il neo acquisto Wesley. Nel reparto offensivo, in casa contro i rossoblù ha schierato Soulé ed El Shaarawy dietro a Ferguson, mentre contro il Pisa ha avanzato l’argentino e l’italo-egiziano sulla linea della giovane punta irlandese.
La coperta è corta, ma Gasp se la farà bastare fino a gennaio.
Importante è stato trattenere Konè che era diventato oggetto del desiderio dell’Inter e che si è dimostrato fondamentale nel recupero dei palloni. Interessante sarà vedere l’impatto che l’allenatore giallorosso avrà sulla crescita di Soulè, che può contare anche sul prestigioso tutoraggio di Dybala, e di Ferguson che viene da un infortunio importante. Gasperini non ha chiuso ai tre giocatori nominati nell’intervista (Pellegrini, Dovbyk e Baldanzi) che sembrano ai margini del progetto ma che sono parte della rosa e quindi a disposizione, senza dimenticare che è fermo ai box Bailey, altro acquisto della sessione estiva.
“In Gasperini we trust” può essere lo slogan che riassume questo nuovo ciclo della società romana perchè a Roma sono convinti di aver fatto la scelta giusta. I risultati ottenuti dal tecnico piemontese con l’Atalanta fanno stare tranquilli i tifosi e soprattutto i dirigenti giallorossi che hanno trovato continuità con l’ottimo lavoro svolto da Claudio Ranieri nella passata stagione.
La Roma può dire la sua in campionato e sarà un avversario tosto nella lotta alla qualificazione alla prossima Champions League, senza dimenticare le coppe dove il Gasp ha dimostrato di essere sempre competitivo.
Formazione tipo secondo la Gazzetta dello Sport
1-3-4-2-1
Svilar; Hermoso (Ghilardi), Mancini, N’Dicka; Wesley, Konè, El Aynaoui (Cristante), Angelino; Soulè, Bailey (El Shaarawy), Ferguson.

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.









