WORLD CUP ’26 MOMENTUM – IL PUNTO DOPO LA FINALE: SPAGNA CAMPIONE DI TUTTO

Torres è uno dei cognomi più diffusi in Spagna. Nel calcio, ormai, è quasi sinonimo di successo. Nel 2008 Fernando decise l’Europeo di Austria e Svizzera con una sua rete. El Niño regalò alla Spagna un trofeo dopo ben quarantaquattro anni. Ieri sera un altro Torres, Ferran, ha segnato la rete che ha laureato gli iberici campioni del mondo. I Torres sono nel destino della Spagna. Come Iniesta, Ferran risolve una partita che il palleggio spagnolo sembrava aver ibernato. Brutto primo tempo anche per merito dell’Argentina, probabilmente intenzionata a trascinare la partita fino ai rigori. Nel secondo tempo la Spagna prova ad alzare il ritmo e crea qualche grattacapo al Dibu Martinez. I cambi di de la Fuente fanno fermentare il gioco delle Furie Rosse che in Niko Williams trovano la miccia per accendere la gara. Ferran Torres sostituisce il mistico Oyarzabal e si muove bene.

L’espulsione di Enzo Fernández consegna un sostanziale vantaggio agli spagnoli. Un dato è eloquente: in novanta minuti l’Argentina non tira mai in porta. La Spagna spinge, il gol sembra nell’aria e arriva puntuale al minuto 110 proprio con il calciatore del Barcellona che per sempre iscrive il suo nome nella storia del calcio mondiale. Spagna campione d’Europa ed ora campione del mondo. In pratica, campione di tutto. Merito di de la Fuente, un allenatore con una chiara idea di gioco che affonda il suo credo nel solco della tradizione calcistica della Spagna. Ha attraversato periodi difficili: il licenziamento dall’Alavés e alcuni anni lontano dalle panchine. Quando la Federazione cercava un allenatore, lui ha fatto la cosa più usuale e semplice: mandare il suo curriculum vitae. Da allora, ha fatto tutta la trafila con le varie nazionali giovanili. Vincendo.

All’Argentina non riesce l’impresa di emulare Italia e Brasile con due successi consecutivi. Ha giocato una finale molto simile a quella del 1990 contro la Germania. L’esito è stato identico. Quella di ieri è stata l’ultima partita di Messi con l’Albiceleste. Da qui si aprirà un nuovo ciclo. Scaloni ha costruito un gruppo unito e forte ed è riuscito ad emulare Bilardo con due finali consecutive.

Ha vinto la squadra migliore, forse non la più forte, ma che Mondiale è stato?

Partiamo dai numeri che danno un’idea sostanziale sul successo commerciale. Nonostante i prezzi altisonanti, il Mondiale americano 2.0 ha visto la media di 65.351 spettatori a partita, un po’ meno della prima World Cup in terra americana. In Qatar la media si era assestata sui 53.191 spettatori. Il torneo è stato un affare e i numeri ne danno testimonianza: con oltre 6,6 milioni di spettatori, una media di oltre 65.000 presenze a partita e ricavi stimati fino a 15 miliardi di dollari, non è stato soltanto il più grande della storia: è stato anche il più redditizio mai organizzato. A incidere è stato anche il caldo, che ha reso necessario il cooling break (o hydration break, fate voi), trasformato in un’occasione per incrementare gli introiti pubblicitari. L’intervallo di venticinque minuti della finale, durante il quale uno slot pubblicitario valeva circa un milione di euro, ha definitivamente piegato il calcio alle logiche dello show business. Anche qui i mercanti sono entrati nel tempio.

Quando si leggono monografie sulla storia della manifestazione, il dato che balza all’occhio è la media gol. A gonfiare ulteriormente il dato ha contribuito la tennistica finale per il terzo posto tra Inghilterra e Francia finita 6 a 4. Lo spettacolo offerto dalle squadre in campo è stato quindi all’altezza della scenografia montata ad arte dagli organizzatori: con il 2,88 di gol di media a partita, FIFA World Cup 2026 è dal 1990 l’edizione più proficua. Rimane attualmente irraggiungibile il primato del 1954 quando la media si assestò a 5,38 gol di media a partita. Un dettaglio che mette in evidenza un altro dato incontrovertibile: le difese hanno mostrato la loro fragilità e gli attacchi hanno spesso avuto la meglio. È stato il Mondiale delle grandi firme, Mbappé, Messi, Haaland e Kane su tutti. Non c’è stata nessuna rivoluzione a livello di gioco. La Spagna ha riproposto il suo possesso palla in una versione rivisitata. Molto spesso le partite hanno vissuto di fiammate senza che le note idee degli ultimi tempi -ad esempio il tanto rinomato gegenpressing – avessero una continuità nello sviluppo di una stessa partita.

La parola “delusione” è forse una delle più inflazionate. Difficile non partire dal Brasile. La squadra di Carlo Ancelotti non ha mai dato la sensazione di giocare un ruolo da protagonista nel torneo. Dopo trentasei anni (da Italia 90’) non è riuscita a raggiungere nemmeno i quarti di finale. Eccetto Vinicius, la Seleçao non ha giocatori del peso della sua nazionale. La Germania, invece, avrebbe potuto fare molto di più. Fino alla sfida con la Costa D’Avorio aveva convinto e messo da parte i dubbi soprattutto sulla tenuta difensiva. La sconfitta ai rigori contro il Paraguay ha rappresentato l’ennesima figuraccia collezionata dai tedeschi dal 2018 in poi. La Francia si è sciolta nel caldo di Dallas. L’avevamo persino chiamata Magnifique. Torna a casa con due sconfitte consecutive e otto gol subiti. Avevano ancor prima deluso i turchi, usciti già dalla fase a girone e l’Olanda – giustificabile in parte – che si è fatta estromettere dal Marocco ai sedicesimi, al termine di una partita che ha tradito le stesse idee del calcio olandese. Messico, Stati Uniti e Canada hanno fatto il torneo che ci si aspettava. I messicani avrebbero meritato qualcosa in più rispetto ai loro vicini. Il Canada ha ottenuto lo storico accesso agli ottavi di finale, mentre hanno indubbiamente deluso gli Stati Uniti, usciti malamente contro il Belgio dopo il caso Balogun. Chiamatelo karma, io la chiamo giustizia.

Si è parlato molto dell’allargamento del torneo a 64 squadre. Probabilmente la precedente versione, a 32, era molto più meritocratica ed equilibrata. Vedremo. A mio avviso, sono convinto che l’Europa meriterebbe qualche posto in più, evitando magari le storture che hanno portato la Svezia con due punti nelle qualificazioni ad accedere ai Mondiali tramite il cosiddetto “Percorso B”. Ne ha giovato l’Africa con le ottime prestazioni di Marocco, Egitto e, aggiungerei, Capo Verde. Male l’Asia, se si fa eccezione del Giappone che ha incrociato troppo presto il Brasile. È stato il Mondiale di un dentista, Vozinha, quarantenne abbondante, rivelatosi portiere di livello mondiale. È stato il Mondiale della geopolitica con l’Iran costretta a lasciare nottetempo gli Stati Uniti dopo le partite. È stato il Mondiale di Trump, ombra scomoda, e di Infantino che da buon mercante ha cercato di capitalizzare al meglio ogni situazione.

Appuntamento tra quattro anni.

Sarà la Coppa del Mondo del Centenario, la celebrazione di un sogno, non meno folle di quello ideato da de Coubertin, che ha reso celebre Jules Rimet. Si giocherà in sei Paesi, principalmente in Spagna, Portogallo e Marocco. Come ogni festa che finisce, inizia ora il tempo della nostalgia e dei ricordi. Dopo l’abbuffata di 104 partite dispiegate in 39 giorni ci si sente satolli e un po’ stanchi. Il testimone passa da New York a Madrid, o forse a Casablanca; dagli Stati Uniti alla Spagna, là dove oggi conducono tutte le strade del calcio. Là dove gioca la nazionale migliore del mondo. I campioni di tutto.

BIO: VINCENZO PASTORE

Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.

Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.

Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”

Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.

5 risposte

  1. Ottima panoramica su tutta la kermesse dei mondiali di calcio in America, Chapeau Vincenzo!
    Disamina del torneo tra opinioni e statistiche perfettamente condivisibile. Sottolinerei l’ottima prestazione vincente della Spagna che ha indubbiamente avuto e brillantemente superato nel suo percorso le Nazionali più titolate al podio.
    Per la nostra Italia ricomincia purtroppo un’altra tribolata gestazione con la speranza che produca, questa volta e dopo un interminabile dodicennio, un parto naturale ed in piena salute per ridonare a tutti la voglia di reinnamorarsi della nostra grande squadra Azzurra!
    Un caro abbraccio!

    Massimo 48 ❤️🖤

    1. Grazie carissimo Massimo! L’educata Spagna ha meritato il successo. Dopo Capo Verde, che potrà vantarsi di non aver perso contro i Campeones, la squadra è cresciuta in forma e convinzione. Ora tocca a noi rinascere, con criterio e voglia. Non essere al Mondiale per tre volte consecutive è molto grave.

      Fiducia in questo duo rossonero…

      Un abbraccio

      Vincenzo ♥️🖤

  2. Buongiorno Vincenzo e buongiorno a tutti.
    Articolo interessante e dettagliato.
    La Spagna ha vinto meritatamente.
    Non sarà la più forte (forse), ma sicuramente è una squadra umile, nel senso positivo (negativo non esiste), del termine.
    L’Argentina ha picchiato molto in diverse partite, anche a palla lontana: pur riconoscendone il valore, è tipico degli argentini (Estudiantes?).
    La Francia invece, in mezzo a grandi pregi, ha avuto un grosso difetto, che è un pregio della Spagna: la mancanza di umiltà, trasmessa dal suo allenatore, troppo propenso, tra l’altro, a protestare.
    L’Inghilterra era quella meno attrezzata delle 4, ma ha fatto un gran figurone.
    Ottimo Bellingham, ma anche Kane.
    Noi?.
    Meglio essere rimasti a casa: abbiamo evitato figuracce epocali.
    Personalmente, darei una opportunità a Baldini, la merita e, secondo me, riporterebbe quell’attaccamento alla maglia azzurra che, prima di tutto hanno perso i nostri “alfieri”.
    Dovremmo fare come ai tempi di Bernardini/Bearzot: utilizzare l’europeo per puntare al mondiale successivo.
    Viva Baldini!

  3. Grazie tante, carissimo Gian Paolo. Un piacere leggerti! Non ho dato molto peso all’Inghilterra nel mio articolo, ma avrei dovuto spendere qualche parola in più su di loro e su Bellingham, sontuoso e decisivo. Sono convinto che la Spagna non avesse la rosa della Francia, che era la più forte, ma sono le idee che rendono migliori. Quelle stesse idee che ha Silvio Baldini, un uomo che ho imparato a stimare e che per molto tempo è stato messo da parte. Io gli avrei dato eccome una possibilità.
    Speriamo intanto che il nuovo corso riesca a trovare il bandolo della complicatissima matassa. Puoi essere chiunque, ma ora con la Nazionale si rischiamo storiche figure. Il sistema non aiuta e se non cambia sarà dura.

    Un abbraccio

    Vincenzo ♥️🖤

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