Ci aveva messo anche la sorte lo zampino. Francia-Spagna nel giorno della Presa della Bastiglia. Della festa nazionale. Sarebbe dovuta essere una lunga giornata di celebrazioni. La Magnifique France ha invece perso. Una Waterloo quasi inspiegabile. È stato, si potrebbe aggiungere, un ‘48 dalle proporzioni inaudite che ha ridimensionato la squadra fin qui ammirata. Il comandante Deschamps è stato sconfitto dalla strategia di gioco del suo avversario de la Fuente. Se va riconosciuto un merito al caro Didier, è quello di averci visto lungo sulla favorita del match e forse dello stesso Mondiale: “Spagna favorita per la vittoria finale.” Gli ultimi due precedenti tra le due nazionali, le semifinali di Euro 2024 e di Nations League, avevano visto gli iberici sempre vincenti. Se poi aggiungiamo la finale del torneo olimpico di Parigi vinta dalla Spagna per 5-3, che non riguarda direttamente le nazionali maggiori ma le selezioni under-23, giusto per rifarsi ad una competizione di peso, allora tre indizi fanno una prova.
De la Fuente ha imbrigliato i Galletti privandoli della loro principale forza: l’imprevedibilità negli ultimi sedici metri. La fitta ragnatela di passaggi e le improvvise verticalizzazioni hanno sottratto il pallino del gioco alla Francia che non è riuscita a proporsi mai dalle parti di Unai Simon per gran parte dell’incontro. Il fallo scellerato di Digne su Yamal ha inevitabilmente messo un macigno sulle sorti dell’incontro. Dal dischetto il mistico Oyarzabal ha segnato con freddezza. Poco è cambiato nella ripresa. De la Fuente ha capito che Digne era l’anello debole delle corsie francesi e quando il miope Deschamps ci è arrivato sostituendolo con Theo Hernandez, era ormai troppo tardi. Poco prima Pedro Porro, dopo aver duettato con Dani Olmo, aveva trafitto il povero Maignan per la seconda volta.
Per la prima volta in svantaggio nel torneo, i Transalpini non sono riusciti a reagire. Le occasioni sono arrivate soltanto nel finale con Mbappé, Dembelè e Douè. Troppo tardi per provare una disperata rimonta. Adios Francia!
Il 14 luglio ha consacrato il dominio di Pogačar – scontato, verrebbe da dire – nella tappa più sentita della Grande Boucle, mentre i Blues hanno mancato la terza finale di fila. Sportivamente parlando, non proprio una giornata memorabile. Resterà la finalina per il terzo e quarto posto, un fastidioso appuntamento a cui tutta la Francia farebbe a meno.
La Spagna ha meritato l’accesso in finale dimostrando ancora una volta che la difesa imperforabile è una delle chiavi per il successo. Un solo gol subito dopo sette partite, quello di De Ketelaere, che attesta la forza della retrovia spagnola.
L’altra semifinale si era caricata già di altri significati, storici ed extra-calcistici. Inghilterra-Argentina è sempre stata molto più di una contesa da risolvere in 90’. I sudamericani, ad esempio, hanno chiesto di giocare con la maglia blu, la stessa che quarant’anni fa indossò Maradona e la sua Argentina il 22 giugno 1986 all’Azteca contro gli inglesi. Gli inglesi si erano invece preparati con un raziocinio British. La superstizione era stata messa da parte e ci si affidava alla grande forma di Jude Bellingham. È stata senza dubbio una partita nervosa nel primo tempo, per nulla bella. Poi un lampo di Gordon ha acceso la partita che ha visto il crescendo dell’Albiceleste, o forse sarebbe meglio dire dei blu, che hanno rabbiosamente preso il campo e messo alle corde gli inglesi che forse si sono fin troppo ritirati in difesa. Scaloni ha fatto ciò che era più logico fare: aumentare il peso offensivo con i cambi. Inspiegabile lo spazio lasciato ad Enzo Fernandez, uno di quelli che in Inghilterra ci gioca, nel gol del pareggio. Mac Allister del Liverpool, uno che nel cognome tradisce origini britanniche, ha colpito il palo. Pickford si è dannato come non mai per scuotere i suoi, ma è capitolato sotto i colpi della premiata ditta Messi Lautaro Martinez che ha confezionato il raddoppio. La Cabeza de Dios di Lautaro ha mandato l’Argentina in finale. L’Inghilterra si ferma sul più bello. Come otto anni fa (all’epoca fu la Croazia a negare la finale agli inglesi) si è illusa con il gol del vantaggio per poi subire il ritorno veemente degli argentini.
Sarà Spagna-Argentina.
Per la prima volta in una finale della Coppa del Mondo la nazionale campione d’Europa in carica affronterà i campioni della Copa America. La Spagna è arrivata all’atto finale con la razionalità del suo gioco dopo sedici anni. A differenza della Roja, che trionfò in Sudafrica è una squadra che ha meno individualità, ma un gruppo più solido e con potenzialità future nel breve e medio termine non ancora espresse, basti pensare a Lamine Yamal. De la Fuente ha impastato un Tiki Taka meno ortodosso. Rodri dirige il centrocampo con eleganza e senza sbagliare un passaggio. In attacco Oyarzabal segna e gioca per la squadra. Dopo il mezzo passo falso con Capo Verde, la squadra è cresciuta mostrando una compattezza difensiva senza precedenti che ha portato l’ottimo Unai Simón a battere il record di inviolabilità ai Mondiali che resisteva dal 1990. Alla Spagna basta un gol per vincere, come faceva il Milan di Capello, come faceva la Spagna Mundial di Del Bosque.
L’Argentina è un fascio di nervi fatto di garra, lotta e fede. È sempre riuscita a tirarsi fuori da situazioni complesse. I finali di partita sono una terapia d’urto per le avversarie della Seleccion. Scaloni può contare su una rosa di altissimo livello e su un Messi che pare ringiovanito. Non ha mostrato sempre sicurezza nel reparto difensivo, ma in avanti può stare tranquilla: è il miglior attacco del torneo.
È forse la finale a cui gli organizzatori non avevano pensato ma sicuramente la più giusta. La Spagna punterà ad emulare la Germania Ovest (1972-1974) e il suo passato (2008-2010) vincendo i Mondiali da campione d’Europa. Più ambizioso è il progetto argentino: vincere due Coppe del Mondo di fila, come Italia e Brasile.
Sarà Rodri ad alzare il trofeo o Leo Messi?
Avrà la meglio l’ordine tattico e la calma del calcio di de la Fuente o l’impeto e la voglia di non mollare mai degli argentini?
La spunterà la migliore difesa del torneo o l’attacco stellare dell’Albiceleste scardinerà la resistenza iberica?
Non ci resta che attendere domenica sera. L’ultimo capitolo di Fifa World Cup 2026 sta per essere scritto.
Spagna e Argentina, a voi il mondo!
Buon Mondiale a tutti!

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.











2 risposte
Bel pezzo Vincenzo, Chapeau!
Domenica sera assisteremo alla sfida tra il miglior attacco e la miglior difesa di questo palpitante mondiale di calcio.
Due stili e tattiche diverse a contendersi il tetto del mondo come fossero in una gara di gran ballo: Tango contro Flamenco, Messi contro Yamal e chi sarà il miglior ballerino?
Non mi sbilancio anche perché non so ballare…ma vinca il migliore!
Un caro abbraccio!
Massimo 48 ❤️🖤
Grazie Massimo! Intanto, è sempre un piacere sentirti. Io tifo spudoratamente per chi non ha mai vinto o vinto di meno rispetto all’avversario. Non so ballare, ma mi faccio guidare dal ritmo di un Tiki Taka meno ortodosso ma più efficace. Ad onor del vero, non mi dispiacerebbe vedere Messi alzare la Coppa del Mondo. A quel punto sarà canonizzazione da vox populi.
Buon weekend
♥️🖤