L’Argentina batte l’Inghilterra e vola in finale, resilenza e scaltrezza prevalgono sulle scelte scellerate di Tuchel ed un evidente calo fisico dei suoi uomini.
Argentina-Inghilterra ieri sera ha dimostrato, per l’ennesima volta, come questa partita non sarà come le altre…sarà sempre qualcosa di più, molto di più. Qualcosa che trascende dal calcio, toccando nel profondo le anime di due popoli così lontani, non solo geograficamente, che per lungo tempo sono stati legati in maniera imprescindibile nel XIX secolo, quando gli immigrati e gli ingegneri britannici introdussero il football in Argentina. Molti club, diventati poi leggende, furono fondati dai Britannici, tra essi l’Alumni Athletic Club (1893), il Rosario Central (1889), il Newell’s Old Boys (1903), e il Ferro Carril Oeste (1904). Altri ne presero il nome anglosassone come il grandissimo River Plate (1901) (Rio de la Plata) oppure l’Arsenal de Sarandi (1957). L’influenza Anglosassone è visibile nelle infrastrutture della rete ferroviaria. Gli scambi culturali e la musica, come il tango, che fluttua ancora adesso sinuoso nei dance floor del Regno Unito, mentre lo spirito del football inglese si insediava sempre di più in polverosi campi di Buenos Aires, Rosario, e altre città di periferia.
Non sarà mai una partita come le altre per ciò che successe nel 1982: una guerra (Malvinas/Falkland) per un pezzo di scoglio in mezzo all’Oceano. Lo svolgersi di questa partita va oltre il gioco.
Certo, tra Inghilterra e Argentina i conti da regolare sono anche sportivi: perché la storia dei loro match è stata costellata frequentemente da episodi eclatanti.
Era la sesta volta che Inghilterra e Argentina si affrontavano ai Mondiali. L’Inghilterra si impose nella fase a gironi del 1962 e nei quarti di finale del 1966, partita in cui il capitano argentino Antonio Rattín fu espulso a Wembley; la notizia della sua scomparsa, avvenuta all’età di 89 anni, qualche giorno fa ha avuto grossa eco perché si dice che da quella decisione presa in quel match (che fece infuriare gli argentini) vennero poi introdotti i cartellini (rosso e giallo). Tuttavia, l’incontro più celebre – e controverso – rimane quello del 1986 allo stadio Azteca di Città del Messico (dove la scorsa settimana l’Inghilterra ha battuto i padroni di casa negli ottavi di finale): in quell’occasione Maradona nei quarti di finale segnò il gol della ormai famosa “Mano de Dios”, per poi realizzare la cosiddetta rete del secolo che decise la partita rendendo vano il gol nel finale degli inglesi. L’Argentina vinse poi ai rigori nel 1998 ai Mondiali di Francia, in una gara segnata dal meraviglioso gol di Michael Owen e, soprattutto, dall’espulsione di un ingenuo Beckham vittima della vergognosa sceneggiata di Simeone. Proprio ai Mondiali del 2002 in Giappone, negli ottavi di finale, David Beckham si face perdonare realizzando il rigore decisivo per gli inglesi.
Le due squadre arrivavano al match di semifinale dopo un cammino se non trionfale, quantomeno spedito e sicuro. Gli inglesi vincendo il proprio girone L (Croazia, Ghana, Panama), eliminando ai sedicesimi la Rep. Democratica del Congo, agli ottavi i padroni di casa del Messico e ai quarti la sorpresa Norvegia. Gli argentini facendo altrettanto nel proprio girone J (Algeria, Austria, Giordania) ed eliminando ai sedicesimi la bella sorpresaCapo Verde, agli ottavi l’Egitto ed ai quarti la Svizzera.
Recuperati gli acciaccati Rice e O’Reilly per i Tre Leoni, Paredes e Romero per l’Albiceleste, le due formazioni si presentavano nella massima espressione possibile delle loro potenzialità, sottolineando l’importanza e il peso specifico dei due leader Kane e Messi, era palese che la partita passasse dai binari del collettivo e, più nello specifico in mezzo al campo, per qualità degli interpreti. Il centrocampo inglese noto per fisicità, progressione palla al piede e dinamismo box-to-box, capace di sfruttare la fisicità e la capacità di inserimento di centrocampisti completi come Jude Bellingham e l’intelligenza tattica e interdittiva di Declan Rice. Un reparto che si basa sull’intensità e la capacità di ribaltare rapidamente l’azione. Quello argentino focalizzato sull’alternare l’aggressione al controllo del gioco, grazie al possesso palla e qualità tecnica con Enzo Fernández, Alexis Mac Allister , che prediligono la gestione dei ritmi, il palleggio corto e la rapidità nel servire il capitano Lionel Messi.
PRIMO TEMPO
L’Argentina parte dall’inizio con una sorpresa nel suo 1-4-4-2, dentro Giuliano Simeone per Rodrigo De Paul, l’Inghilterra si schiera con il consueto 1-4-2-3-1, Tuchel inserisce stavolta Spence terzino e Rogers nei tre in avanti (con Bellingham e Gordon) a supporto di Kane. L’inizio è in linea con le attese con gli argentini che cercano immediatamente lo scontro verbale e fisico, con almeno sei falli nei primi dieci minuti di cui due da potenziale cartellino giallo. L’Inghilterra non abbocca e cerca di fare la sua partita, il pressing forsennato degli uomini di Scaloni crea qualche difficoltà nella costruzione del gioco inglese che però appare solido e vola sulla corsia di sinistra con Gordon e la spinta dalle retrovie di Spence. Poche emozioni e tanto nervosismo, con le stelle del match Kane, Bellingham e Messi praticamente spettatori di duelli rusticani a centrocampo dove Mac Allister e Paredes combattono con Rice e Anderson. Non è un bello spettacolo, ma è il canovaccio della prima frazione di gioco, con l’Argentina che solo alla mezz’ora inizia a giocare a calcio, con una bella serpentina di Messi fermato fallosamente (con il primo cartellino giallo ad Anderson!) ma sono sempre gli uomini di Tuchel a fare la partita, rendendosi pericolosi con Stones di testa al 33 minuto e Gordon fermato da un grande intervento di Lisandro Martinez un minuto dopo. Da segnalare un gran tiro di Enzo Fernandez che sfiora l’incrocio dei pali al 38° minuto. Finisce un primo tempo brutto e deludente
SECONDO TEMPO
Il secondo tempo si apre con due belle occasioni per Julian Alvarez che prima affonda in profondità calciando in porta da dentro l’area e poi ribadisce la seconda volta costringendo Pickford a rispondere presente. La ripresa appare più interessante, le squadre sono propositive pur mantenendo un equilibrio sostanziale, i tre leoni che si fanno preferire per organizzazione contro un’Argentina che vive di fiammate. Ma è al 55° minuto che il match decolla, recupero alto della palla e Rogers sulla destra crossa perfettamente per Gordon, che a rimorchio sorprende Molina e di piatto batte Martinez, Inghilterra in vantaggio. L’Argentina colpita al cuore tira fuori tutto quello che ha dentro, alzando il baricentro e salendo di livello nel palleggio e nelle transizioni, Scaloni osa: dentro Nico Gonzalez per Paredes mentre l’Inghilterra inizia ad arretrare pericolosamente senza più riuscire a ripartire, ed è proprio il nuovo entrato Nico Gonzalez su cross di Messi ad andare a un passo dal pareggio al 69° minuto, il suo colpo di testa in anticipo fa compiere a Pickford una parata pazzesca. Ancora cambi dentro DePaul e Simeone e, a sorpresa, fuori Gordon per Konsa, cambio discutibile.
L’Inghilterra si mette a cinque dietro consegnandosi completamente agli avversari. Ancora cambi albiceleste Montiel per Molina e Otamendi per Lisandro Martinez. L’Argentina addenta la partita, Messi inizia a defilarsi a destra e a cucire trame come un faro quasi invisibile ma determinante, i compagni lo percepiscono e continuano a percuotere un’Inghilterra …che non sembra più l’Inghilterra: timida, paurosa in balia delle palle alte un tempo suo territorio e proprio con Mac Allister rischia grosso venendo salvata dal palo sull’ennesimo colpo di tesa concesso. All’81° minuto i cambi che segneranno la partita, fuori Tagliafico dentro Lautaro per Scaloni ma, soprattutto Burn per Reece e O’Reilly per un esausto Rice che certificano il consegnarsi definitivamente di Tuchel al suo avversario.
Ormai è un assolo argentino, i bianchi di Albione una volta simbolo di furia agonistica e ritmo sono relegati nei loro venti metri difensivi, fanno stringere il cuore a chi li ama. All’85° minuto la prima crepa: Messi dalla destra lavora il pallone e serve Enzo Fernandez che dai venti metri in piena libertà, trova un grande angolo dove Pickford non può arrivare, è il pareggio argentino. Inizia il recupero, ma chi ha visto un po’ di calcio nella sua vita sa quale sarà l’inevitabile epilogo. Epilogo che arriva esattamente al minuto 92°, quando Messi pennella un cross perfetto per Lautaro Martinez che di testa sigla il gol del trionfo argentino.
Finisce con il tripudio del popolo argentino che aspettava questa partita per celebrare nuovamente un rito pagano, l’Inghilterra fisicamente sulle gambe e svuotata, esce sconfitta soprattutto per la mancanza di coraggio del proprio allenatore nei cambi. Kane ha lottato e corso come un forsennato ma senza incidere in avanti, Bellingham fuori dalla partita, Rice, non al meglio, non ha fornito il consueto apporto, Pickford monumentale. Dall’altra parte, parere personale, malgrado i soliti osanna per Messi, autore sicuramente di una buona partita ma non eccezionale, con un assist e non due come sbandierato ovunque, perché il passaggio nella prima rete è stato un semplice appoggio, l’Argentina è piaciuta soprattutto per la sua voglia di aggredire l’incontro ed un destino che sembrava avergli voltato le spalle.
Ha vinto la squadra più forte? Probabilmente no, ha vinto la voglia di esserci fino in fondo, l’unione e il coraggio. Basterà per alzare la Coppa contro una Spagna Monumental? Lo sapremo domenica sera.
TABELLINO
INGHILTERRA-ARGENTINA 1-2
Inghilterra (1-4-2-3-1): Pickford; James (83′ Burn), Stones (90’+6 Toney), Guéhi, Spence (90’+6 Rashford); Anderson, Rice (83′ O’Reilly); Rogers, Bellingham, Gordon (72′ Konsa); Kane. All. Tuchel.
Argentina (1-4-4-2): Emiliano Martínez; Molina (73′ Montiel), Lisandro Martinez (73′ Otamendi), Romero, Tagliafico (81′ Lautaro Martinez); Paredes (64′ Nico Gonzalez); Giu. Simeone (81′ De Paul), Enzo Fernandez, Mac Allister; Julian Alvarez, Messi. All. Scaloni.
Arbitro: Ismail Elfath (USA).
Gol: 55′ Gordon (I), 86′ Enzo Fernandez (A), 90’+2 Lautaro Martinez (A).
Assist: Rogers (I, 1-0), Messi (A, 1-1), Messi (A, 1-2).
Note – Recupero: 3+12. Ammoniti: Anderson, Lisandro Martinez, Romero De Paul.

BIO: Stefano Salerno nato a Livorno classe 1963, vivo a Firenze dal 1997 lavoro nel campo delle Telecomunicazioni, sono milanista dalla nascita appassionato di calcio inglese dai primissimi anni 70 e sostenitore della squadra dei 3 Leoni .











4 risposte
Gran bel pezzo, carissimo Stefano! Ha vinto la squadra più forte? Forse quella che ci ha creduto di più. l’Inghilterra è stata troppo rinunciataria dopo il gol. Poteva essere l’approccio giusto a prop, ma il risultato ha dimostrato che non ci si poteva barricare con gli argentini furenti. I cambi di Tuchel hanno offerto il fianco all’Argentina che ha poi meritato di ribaltarla. In patria dicono che con Southgate non sarebbe accaduto, intanto i bambini inglesi piangono ancora…
grazie Vincenzo ha vinto la squadra più scaltra … e qui mi fermo…l’inghilterra è arrivata stanca Tuchel ha fatto il resto con la gestione dei cambi, insinuando ancora di più la paura nella testa della squadra, peccato l’Inghilterra era una bella squadra
Bel pezzo Stefano soprattutto super partes e obiettivo (e non deve essere facile visto il tifo…)
Ha vinto la squadra più forte? No, ha vinto chi dopo le solite provocazioni ha deciso di giocare al calcio perché non aveva più nulla da perdere. Tuchel anche con le convocazioni e poi in campo ha rinunciato alla fantasia e non è mai una bella scelta quando le gambe non girano più. L’Albiceleste nelle sue provocazioni però ha un giocatore che anche a 39 sa cosa fare col pallone poi è bastato uno scatto della Juventus (Nico Gonzales) a far saltare il banco.
(Tralascio Lautaro perché qui il mio tifo da vecchio rossonero è più forte….).
La complessità del calcio?…il mio idolo assoluto,Johan Cruyff, diceva il calcio è molto semplice ma la cosa più difficile è fare le cose semplici: un dai e vai , un triangolo, dettare un passaggio, e quando tutto sempre chiuso l’estro del campione perché senza dribbling il calcio è solo tattica. In fondo vince chi salta l’uomo e crea la superiorità numerica. Perde chi rinuncia. Tuchel ha perso
grazie caro Maurizio.. hai detto bene ha vinto la furbizia la scaltrezza ma anche il coraggio di osare, cosa che agli inglesi ad un certo punto è mancata anche per il suicidio tattico di Tuchel. Ti giochi la finale della Coppa del Mondo non puoi fare la provinciale … veramente un peccato, perché contro la Spagna sarebbe stato spettacolo con una squadra che ha un concetto del gioco totalmente differente dagli Argentini bravi solo … a quelli che abbiamo visto.. spero finalmente tronfi il gioco del calcio domenica sera