RECENSIONE DEL LIBRO: “SENZA METODOLOGIA NON ESISTE GIOCO”

Simonetta Venturi recensisce il libro scritto da Alessandro Mazzarello: “SENZA METODOLOGIA NON ESISTE GIOCO”

Non voglio cantare la gloria

né invocare la grazia o il perdono

di chi credo non fu altri che un uomo (FABRIZIO DE ANDRÉ-PREGHIERA IN GENNAIO)

Il libro, “SENZA METODOLOGIA NON ESISTE GIOCO” scritto da Alessandro Mazzarello, in qualche modo ha a che fare con le ciliegie di Pecetto, frutto di stagione in questo giugno 2026.

Una rinomata eccellenza della collina piemontese che nasce e cresce su terreni inizialmente sfruttati per i vigneti. Quando la fillossera e la peronospora distrussero le vigne agli inizi del 1900 l’allora sindaco Mario Mogna ebbe l’intuizione di sostituire le viti con i ciliegi. Insomma intraprendenza e intuizione di un uomo qualunque in carne ossa e ammennicoli vari, sono riuscite a cambiare il volto economico di una intera zona. E cosa avrebbe mai potuto fare, durante la pandemia, un ex giocatore ligure di calcio a 5 laureato in giurisprudenza, pieno di passioni, colto, vagheggiatore di ogni miglioramento sociale, amante del calcio alla ennesima, scevro da qualsiasi compromesso? Tirar fuori dal suo cappello a cilindro, una serie di incontri animati da reali/virtuali professionisti provenienti da contesti diversi. Per poi, nel 2021, al grido di omnibus aut nihil, aprire una scuola di formazione per allenatori, l’ACADEMY AMC. 

Niente non è. Il plot del libro si snocciola intorno alla genesi e alla costruzione di questo felice percorso, sia dal punto di vista ideologico che gestionale. Attraversa questi anni di transito DAL METODO ALLA METODOLOGIA, gli approfondimenti, i sette corsi e l’esperienza vissuta, lacrime e sangue, di più di cento allenatori alternativi che, credendo nella complessità, all’ACADEMY AMC si sono avvicinati e hanno poi proseguito il proprio percorso con un bagaglio consistente di competenze. Ma chi si aspetta di trovare nel libro una sorta di protocollo, una simil relazione puntuale di fine anno scolastico, di grosso si sbaglia. Il testo ci arriva nello stesso modo in cui Mazzarello sente la vita: è farcito di emozioni, di inquietudini provate durante le esperienze, di feedback ricevuti che gridano forte. Quasi a smentire ciò che si è sempre pensato, che il lavoro della ragione abbia una misura diversa dal lavoro del cuore. Del Prof, perché questa è una delle professioni di uno strano personaggio intransigente, incastro di coraggio intraprendenza e pensieri vari non sempre e non tutti condivisibili seppur comprensibili e autentici, arriva la voce viva, materia in movimento. E oltre alla materia, tanto materiale utile e utilizzabile, reso accessibile nel tentativo di avvicinare e non allontanare il lettore mentre si scorrono le righe. Una pratica riflessiva che persegue l’eccellenza negli obiettivi, rifiutando compromessi o risultati parziali. Avverti mentre leggi che oltre a quello che Mazzarello ha scritto c’è molto di più, una tensione verso la metodologia di un calcio futuro, migliore di quello presente che risulta totalmente inadeguato di fronte alla complessità. La volontà di rinascere ogni giorno alla curiosità proponendo esercitazioni, strumentali alla comprensione dei principi di gioco. Non preconfezionate però, perché una metodologia che si basa sul gioco con le sue variabili non si può certo standardizzare.

Mia madre era sarta. In casa avevamo un manichino che tramite una rotella metallica poteva essere conformato alle taglie delle clienti che venivano a farsi confezionare gli abiti. A quei tempi era impensabile la grande produzione, abiti standard che potessero andar bene a tutti e in fondo a nessuno. Quello che suggerisce Mazzarello è infatti l’idea di un Mister un po’ artigiano un po’ alchimista che possa tener conto delle infinite variabili di età, di caratteristiche, di ambiente, di qualità e di carenze, del multiverso costituito dall’insieme giocatore.

UNICO. IRRIPETIBILE. IN CONTINUA EVOLUZIONE.

“Il curioso va all’in(f)terno” (NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS) Senza mezzi termini Alessandro Mazzarello individua nel fattore IGNORANZA il problema numero uno del calcio italiano attuale, sistema divenuto reazionario, che continua a proporre cloni di sé stesso con presunzione e arroganza. Zombie fuori stagione in cui l’insignificanza, in continua ascesa, fa da cornice ai luoghi tristi di un ennesimo mondiale mancato. Ribadisce che Neuroscienze, Emotional Learning ed i principi alla base dell’Apprendimento Ecologico sono SCIENZA, che, in quanto tale, dovrebbe costituire le fondamenta nei luoghi principe della formazione degli allenatori.

Essere approfondita e divulgata da esperti pieni di progetti e di passione. Non da manager aziendalizzati costantemente occupati nelle loro mansioni gestionali e servili, per i quali la ricerca è diventata del tutto residuale. Personaggi scarsamente apprezzati dai più, che insegnano una pseudoscienza nascondendosi dietro appellativi di soccer scientists in luoghi che furono il fiore all’occhiello del glorioso calcio italiano ma che ora sono bruciati come l’erba dei campi sotto questa canicola. Posti in cui si naviga a vista, in cui non si sa più che pesci prendere, dove non esiste una metodologia riconoscibile, dove ci si fa beffe degli aspetti pedagogici e delle filosofie. Luoghi in cui si propone l’occhiometro come strumento di valutazione, si racconta che la potenza metabolica ha fatto danni e si sostiene che la performance nel calcio dipenda esclusivamente dai metri percorsi e dalla velocità massima: il tutto veicolato dalle parole di sedicenti irremovibili esperti di facciata, simili a quei polverosi decadenti saloon a Cinecittà.

Esperti fasulli che un giorno guardano con nostalgia al calcio di strada e l’altro propongono di insegnare non il gioco dentro la realtà del gioco, capace di coinvolgere e rapire come una rovesciata di Trevor Francis, bensìdissezionando gli elementi sul freddo tavolo di una sala chirurgica che genera alternativamente Dottor Jeckill e Mr.Hide. Fuori dalla realtà. Quella dei mondiali 2018, 2022, 2026, per esempio.

“Un uomo senza sogni, senza utopie, senza ideali, sarebbe un mostruoso animale, un cinghiale laureato in matematica pura.” (FABRIZIO DE ANDRÉ)

Questi luoghi simbolo del calcio italiano sono stati lasciati ad una oligarchia sparuta rispetto all’enorme drappello di allenatori che dovrebbe prendere consapevolezza e sentirsi protagonista di quel cambiamento che si vorrebbe vedere nei campi sportivi italiani. Mazzarello cita Daniela Lucangeli pensando ai Mister” che si pongano come differenziali di sviluppo, veri e propri “potenziatori di funzione” pronti non a sostituire o a giudicare, ma ad accompagnare ogni persona in ciò che sta vivendo e in ciò di cui ha bisogno in questa particolare finestra evolutiva”.

Dal libro SENZA METODOLOGIA NON ESISTE GIOCO non dovrete quindi aspettarvi una sorta di autogratificazione dell’autore, piuttosto la volontà di contribuire alla qualità del mondo ed in particolare del pianeta calcio. Alessandro Mazzarello incita ciascuno di noi ad impegnarsi per DIVENTARE UN BUON PUNTO DI RIFERIMENTO PER UNA COMUNITÀ PEDAGOGICA EFFICACE. A questo proposito è pronto a svelarci le sue convinzioni e a consegnarci come eredità i suoi pensieri di questo momento storico, nella certezza che lo spazio-tempo la farà comunque da padrone, modificherà e farà evolvere facilmente ogni acquisizione del presente. Ale ci indica la strada per creare una alchimia unica, un invisibile fil rouge mentale tra giocatori e allenatore, helping profession capace di trasformare un umanoqualunque in un LEADER, punto di riferimento assoluto, amico e maestro agli occhi dei ragazzi.

Un COACH credibile e autorevole, focalizzato sulle soluzioni e non sui problemi: dentro questo termine per l’autore si racchiude un modo di intendere il ruolo in maniera originale, prospettica. Un viaggio: “l’allenatore è dentro il coach, è una parte dello stesso percorso che accompagna il giocatore dal luogo di partenza a quello di arrivo”. Percorso in cui tutti, giocatori e coach, sono immersi in “libertà organizzata” in cui l’errore si accetta perché ci si diverte se si può anche sbagliare, ci si diverte se ci si sente liberi di provare ad osare in uno “spazio” in cui l’errore fa parte delle “regole del gioco” . Ale ci parla di una teoria declinata nella pratica, rinforzata tramite il fare, il ripetere, lo sbagliare ma anche mediante il confronto con i compagni in un APPRENDIMENTO CIRCOLARE in cui non esiste una fase che predomina sulle altre. E ancora, sottolineando l’importanza delle emozioni che si riflettono sulla qualità dell’apprendimento, si addentra nella Warm Cognition, concetto ben noto ai lettori di questo blog. “Non siamo responsabili, ovviamente, dei nostri sentimenti, ma anche di come decidiamo di esprimerli”. La capacità di gestire e controllare le emozioni diventa il nodo centrale dell’intelligenza emotiva.

Qui invece, come vedi, puoi correre per tutto il tempo che vuoi, ma ti ritrovi sempre allo stesso posto. Se vuoi andare in un altro posto devi correre almeno due volte più veloce di così. (Lewis Carroll, Attraverso lo specchio)

Stare al riparo dal difficile della realtà non è cosa per Ale Mazzarello sempre pronto a chiedersi dove va quel mondo spazio-temporale sospeso tra caverne di un passato con cui riconciliarsi ed una Dubai intesa come possibilità di futuro. Ma anche pronto a mettere a terra quanto imparato ed esperito, efficace condizione che rende possibile il dilatarsi di ulteriori inedite vie. Il suo modo di staretra le cose ci attrae e, mentre si scorrono le righe si avverte la sensazione di stringere con lui una relazione che fa crescere. Un coach che tocca non solo la sfera delle abilità ma quella personale, che pensa in modo straordinario e che ci fa capire che se altri ci sono riusciti, allora è possibile divenire leader di noi stessi. Un coach che ti segna dentro attraverso le sue emozioni che influenzano profondamente la qualità delle relazioni annodate con i giocatori ma anche provate nello scambiare opinioni con Stefano Pioli, conFilippo Galli in Palla scoperta, con De Zerbi.

“Lo spazio degli stati del sistema è l’insieme di tutti i possibili stati che il sistema di gioco può assumere: alla ricerca continua del terzo uomo o alla costruzione dal basso, sono comportamenti di gioco tipici dell’attrattore semi-periodico, al quale corrispondono flussi di gioco composti. Messi sotto-forma della geometria topologica, vengono fuori ATTRATTORI PREVEDIBILI. Gli ATTRATTORI DI GIOCO IMPREVEDIBILI presentano configurazioni di gioco caotiche e vengono chiamati attrattori strani.”

Un credo profondissimo nel METODO GLOBALE quindi ed in una sensazione di stringere con lui una relazione che fa crescere. Un coach che tocca non solo la sfera delle abilità ma quella personale, che pensa in modo straordinario e che ci fa capire che se altri ci sono riusciti, allora è possibile divenire leader di noi stessi. Un coach che ti segna dentro attraverso le sue emozioni che influenzano metodologia fedelissima in ogni sua componente a tale scelta. Saltellando con leggerezza tra secoli di sapere filosofico classico, i quattro sistemi di Bronfenbrenner e il riciclaggio neuronale di Dehaene a colpi di Kaufer, il nostro approda all’essenziale: la comprensione del gioco, lo spazio-tempo, ai vuoti pieni da riempire e da svuotare, alla RELAZIONE.

Una realtà da destrutturare ed in questa de-strutturazione attuare i principi di gioco opponendosi e prevenendo le mosse dell’avversario.

Come la nervatura sostiene la foglia dall’interno, così le idee sono la testura dell’esperienza (MAURICE MERLEAU-PONTY- IL VISIBILE E L’INVISIBILE).

Da questo punto del libro in poi, Mazzarello lascia l’ambito essenziale della formazione accademica ( non esiste pratica senza teoria, senza didattica!!!), per indossare il costume proprio di Mister d’esperienza, per salire in cattedra in quanto direttore dell’ACADEMY AMC. Dopo aver attivato lo sguardo interno, si trova a riflettere sull’esperienza pratica, il vissuto emotivo trova espressione nei processi, nei gesti, nelle situazioni di campo.

Ale attraversa la realtà di gioco con il suo carico di saperi e ci accompagna proponendo un percorso attraverso l’affanno di una partita, di un campionato, di una situazione di gioco cercando di chiarirne i meccanismi, le possibilità, i principi universali, gli imprevedibili risvolti attraverso MICROSISTEMI e MICROPARTITE dentro la partita e MACROPRINCIPI dentro gli allenamenti.

Un pullulare di linee di passaggio, interscambi, rotazioni, appoggi, sostegni, vertici, riaggressioni o gegenpressing o counterpressing o repressing, letture preventive, tagli diagonali, costruzioni dal basso, il condurre per attrarre e compagnia cantando.

Senza dimenticare mai che quel che più conta è la lettura di gioco negli 87 minuti minimo senza palla. Naturalmente, lo avrete capito, non dovete aspettarvi, una impersonale descrizione da manuale, ma una sezione piena di PERCHÉ, che arriva diritta alla mente del lettore per provocarne un’autoriflessione affettiva, connessioni evidenti tra il suo vissuto ed il nostro, unità che corrispondono a momenti precisi anche della nostra esperienza. Una complessità nella complessità che si svela leggendo. Perché il calcio” è il manifesto della complessità, un intreccio di sottili giochi mentali, di empatia, di anima. Vincerà chi userà meglio l’anima”

Alessandro Mazzarello ci lascia con una raccomandazione che è in realtà una citazione di Anne Carson: “L’unica regola del viaggio è non tornare come sei partito. Torna diverso. ”

Diversa da come ero quando sono partita lo sono. Altrochè.

P.S. Voglio pensare ad Edgar Morin dopo un mese, attraverso una domanda sospesa che trovo nel libro e che rappresenta la sintesi di un comune sentire: “L’evoluzione è deriva, devianza, creazione, ed è interruzioni, perturbazioni, crisi. Dove va il mondo?”

STAY TUNED

BIO: SIMONETTA VENTURI

Insegnante di Scienze Motorie.

Tecnico condi-coordinativo in diverse scuole calcio e prime squadre del proprio territorio (Marche)

Ha collaborato con il periodico AIAC L’Allenatore, con le riviste telematiche Alleniamo.com, ALLFOOTBALL.

Tematiche: Neuroscienze, Neurodidattica

2 risposte

  1. Splendida lettura! Voglio fare i miei più sinceri complimenti a Simonetta per questo articolo e ad Ale per la sua visione.
    Come uno dei tanti allenatori che seguono Ale, mi sono ritrovato in ogni singola parola di questa recensione. Seguire questo percorso significa accettare la complessità, mettersi in discussione e, come scrive Simonetta, sporcarsi le mani con un lavoro fatto di ‘lacrime e sangue’, ma immensamente arricchente. Poi però, per chiunque decida di non allinearsi, c’è da fare i conti con la realtà che ci circonda… ma questo è un altro discorso.
    A Simonetta: Grazie per aver scritto una recensione che è essa stessa poesia. Sei riuscita a tessere insieme De André, la sartoria di tua madre e la complessità della scienza ecologica con una sensibilità rara. Hai descritto perfettamente cosa proviamo sul campo: la ricerca di quel fil rouge invisibile con i ragazzi, l’idea di essere ‘mister artigiani’ e non replicatori di schemi fotocopia.
    Ad Ale: Grazie per il coraggio di andare controcorrente. In un calcio italiano spesso ingessato e presuntuoso, la tua proposta è una boccata d’ossigeno. Mettere al centro l’errore come opportunità, le neuroscienze, l’intelligenza emotiva e la Warm Cognition ci dà gli strumenti per essere non solo allenatori migliori, ma dei veri e propri punti di riferimento per i nostri ragazzi.
    Come ci ricorda questa recensione citando Anne Carson, ‘l’unica regola del viaggio è non tornare come sei partito’. Grazie ad Ale, al suo libro e a questo bellissimo articolo, noi allenatori continuiamo a viaggiare e a cambiare, giorno dopo giorno, sul campo.”

  2. Grazie Marco Rossi per il commento, davvero grazie…si dice che ciascuno di noi che con il calcio ha a che fare, sia l’unico vero esperto e l’unico dirigente qualificato per affrontare le questioni che lo riguardano. Che riguardano lui in quel preciso momento e naturalmente la sua squadra di riferimento. Affrontare il futuro del calcio in un’ottica rigorosa e contemporaneamente sistemica diventa dunque una sfida da lanciare al mondo di chi crede che per essere efficaci sia sufficiente replicare un gesto alla perfezione, tristemente sempre uguale a sè stesso, a chi crede che la fissità sia da preferire alla variabilità, dal campo alla sala dei bottoni, a chi non vede le evidenze perchè non sa minimamente cosa e come osservare. Una sfida complicata ma necessaria perchè la vita vera deve comunque marciare verso obiettivi raggiungibili di qualità

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