Francia Spagna 0-2 - Foto: La Verità

WORLD CUP ’26 – UN’ALTRA BASTIGLIA: LA FRANCIA PERDE 2-0, LA SPAGNA VA IN FINALE

La paura fa 90, la presa della Bastiglia 1789.
Era il 14 luglio e l’Ancien Régime cadeva sotto i colpi dei rivoluzionari.
Secoli e decenni dopo, su altre platee e trincee, è Luis De la Fuente a urlare Viva la Revolución come Tomas Milian in Vamos a Matar Companeros.

Di nuovo il 14 luglio, mettendo in ginocchio Galli e Galletti, frullati in un consommé torbido e pesante.
Lingua spagnola, futbol encantado e un gioco che abbatte l’era moderna per conquistare la contemporaneità.
La Spagna vince e convince, mostrando forma e sostanza e una supremazia tattica che rammenta il trionfo di Davide su Golia.

La Roja ha il dono dell’invisibilità e mentre tutti guardano le stelle francesi, l’armata iberica invita a osservare il cielo, la ciambella lynchiana che, minuto dopo minuto, evidenzia il buco nero transalpino. La chiave è il gioco di fase e l’interpretazione delle due fasi, possesso e non possesso, con un palleggio scientifico a rubare il tempo e a velocizzare le transizioni.

Stringere il campo e rimpicciolirlo, uscire dalla pressione attraverso il fraseggio rapido e liberare gli spazi per attaccare: la visione della Spagna è olandese, praticamente cruijffiana nel modo di intendere il gioco nella sua totalità.

I Bleus vanno in tilt, subiscono gli avversari e faticano a trovare contromisure: l’arsenale offensivo non fa rumore, i numeri d’alta scuola implodono, le magie dei tenori si azzerano.
La Roja, invece, zigzaga in silenzio, come un’ombra costante che si insinua e diventa sempre più lunga, trasformandosi in un Babadook per i francesi.

Il segreto non è correre, male e a vuoto, ma far correre il pallone – che non suda, diceva Roberto Baggio – lavorando di reparti e d’insieme, con tutti gli effettivi coinvolti e funzionali nel sistema delafuentiano.
Concede poco la Spagna, schiacciando una Francia affranta e immobile, con poca volontà di potenza e tanta paura di soccombere. E così accade, con la formazione di Deschamps che, da super favorita per la vittoria finale, esce in semifinale ghigliottinata dal 9 e mezzo Oyarzabal e dal tornante d’argento Pedro Porro. Senza dimenticare Cucurella, Cubarsi, Fabian Ruiz e un ermeneutico Unai Simon, abile a togliere alla Francia la convinzione di essere Vercingetorige.

A Dallas finisce 2-0 per le Furie rosse, con meno nomi copertina e più organizzazione da club europeo, sorretta da qualità corale capace di oscurare le individualità francesi.
Successo meritato per la squadra di De la Fuente, che sale a quota 37 risultati utili consecutivi come l’Italia di Mancini e si giocherà la Coppa del Mondo a 16 anni dall’ultima volta.

LA VISIONE VINCE SUL TUTTO E SUBITO

Spagna bella e dominante, con un CT federale al timone (De la Fuente) e un’idea di calcio forgiata non sugli exploit dei singoli, ma sul percorso del gruppo.

Il dato significativo riguarda i gol subiti: uno in sette partite (Charles De Ketelaere di testa in Spagna-Belgio), il solo incassato su azione nella fase a eliminazione diretta dal Mondiale 2014.
Numeri emblematici per una squadra che, consolidando un sistema solido, ha favorito la crescita dei talenti, portando il collettivo a prevalere su divi e superstar.

De la Fuente, il clone barbuto di Nigel ne Il Diavolo veste Prada, ha scelto una strada, condivisa con la federazione. E sembra quasi che le sue parole riprendano quelle di Tucci nel noto fashion movie: “Ora tu prendi quello che ti do e te lo fai piacere”.
Il tu diventa noi, ma il modo di giocare dribbla subito l’obbligo impartito e si trasforma in piacere collettivo.
Unai Simon (l’Unai, NessUnai e Centomila della Roja) è una vera saracinesca, con 6 clean sheet nel Mondiale, sostenuto non solo da una difesa, ma da una fase difensiva che parte dagli attaccanti e arriva a schermare gli avversari.

Ma quando riparte, la Spagna fa male, con i suoi fluidificanti (Cucurella e Porro), le ali armate (Baena e Yamal), un play che sembra invisibile ma è il migliore al mondo nel suo ruolo (Rodri), un 9 e mezzo spesso dimenticato con 5 gol all’attivo (Oyarzabal) e il suo satellite con il 10 a creare spazi (Olmo).

La Spagna è una squadra centrata, con echi Orange e costruita sul modello di un club. E guardando all’Italia sembra una sorta di Como in salsa mainstream: miglior difesa dell’ultima Serie A e tra le migliori compagini per proposta di gioco, senza nomi altisonanti ma con giovani emergenti (Ramon, Jesus Rodriguez) o già esplosi (Nico Paz, Baturina).

Quindi, è la visione a vincere sull’instant team, con una programmazione che, nel caso della Spagna, è valsa la vittoria di Euro 2024 e la finale Mondiale.

Nell’ultimo atto la Nazionale iberica affronterà Inghilterra o Argentina, pronte a sfidarsi nel remake infuocato di Messico 1986.

BIO: Andrea Rurali
Brianzolo Doc, classe 1988. Da sempre appassionato di cinema, tv, calcio, sport e viaggi.

  • Lavoro a Mediaset dal 2008 e attualmente mi occupo del palinsesto editoriale di Cine34.
  • Sono autore del programma di approfondimento cinematografico “Vi racconto” con Enrico Vanzina e co-regista dei documentari “Noi siamo Cinema” e “Vanzina: una famiglia per il cinema”.
  • Dal 2014 dirigo la rivista web CineAvatar.it (http://cineavatar.it/)
  • Nell’autunno 2022 ho fondato la community Pagine Mondiali e nell’estate 2023 la piattaforma sportiva Monza Cuore Biancorosso.
  • Da agosto 2023 collaboro con la testata giornalistica Monza-News, scrivendo le analisi delle partite dei biancorossi e partecipando alla trasmissione Binario Sport.
  • Dal 2019 collaboro con la casa editrice Bietti, in particolare per la realizzazione di saggi sul cinema inseriti nelle monografie di William Lustig, Manetti Bros, Dario Argento e Mike Flanagan.
  • Tra le mie pubblicazioni, il saggio “Il mio nome è western italiano” nel volume Quando cantavano le Colt. Enciclopedia cine-musicale del western all’italiana (F. Biella-M. Privitera, Casa Musicale Eco, 2017).

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