“La cosa piú intollerabile è che si trasformi in passato chi si ricorda come futuro.” (JAVIER MARÍAS-DOMANI NELLA BATTAGLIA PENSA A ME)

Eccoci qua per la terza parte in cui proverò a descrivere con un certo rigore gli altri due tipi di cognizione sinor individuati nell’ottica ecologica, quella ESTESA e quella ENATTIVA. Mi sono avventurata all’interno di questo bosco intricato nel tentativo di acquisire una visione d’insieme, esattamente come L’OTTICA DELLA COMPLESSITÀ richiederebbe. Potrebbe accadere infatti di perderla, questa visione complessiva, e sarebbe un errore gravissimo. Un’antinomia, riempirsi la bocca di paroloni per poi focalizzare lo sguardo solo su un aspetto, su una sola delle 6W o solo su uno dei quattro paradigmi giungendo a semplificazioni ridicole nel contenuto nella forma e negli esempi. Di scarsa veridicità.

L’agire del calciatore nell’ambiente campo emerge dal processo denominato NDM, DECISION MAKING NATURALISTICO, proprio del calcio, tenuto a battesimo da GARY KLEIN, e siamo negli anni 80. Processo che avverrà in rischiosa pressione spazio-temporale in un ambiente complesso, incerto e mutevole. Già nelle altre 2 parti precedenti abbiamo girato attorno all’idea di PREDITTIVITA’ e conseguente RPD, RECOGNITION- PRIMED DECISION meccanismo tipico di quell’ambiente partita inflazionato da affordances, con propri vincoli organizzativi. L’ RPD proietterà il giocatore verso una percezione sempre più raffinata e conseguenti scelte efficaci, sufficientemente adeguate al contesto.
Verso un’azione “SATISFICING” (satisfy- soddisfare e “suffice” essere sufficiente), strategia decisionale a “razionalità limitata”, termine coniato da Herbert Simon, Premio Nobel per l’economia del 1978. In sostanza, invece di sprecare tempo ed energie alla ricerca della SOLUZIONE PERFETTA, il giocatore, sotto pressionesarà invitato a trovare e scegliere LA PRIMA OPZIONE ABBASTANZA BUONA che soddisferà un livello minimo di accettabilità, quella economicamente vantaggiosa da svariati punti di vista. Appena il giocatore troverà una soluzione soddisfacente i criteri minimi, la sua ricerca si fermerà momentaneamente per permettergli di agire, ottimizzando il tempo impiegato e il sovraccarico cognitivo. Tanta roba, che andrà ad accumularsi nella valigia della sua esperienza e potrà essere perfezionata, la soluzione, in corso d’opera. Il satisficing, in linea con il gioco calcio richiede di ACCETTARE L’INCERTEZZA, di sentirsi in sintonia con SCELTE ANCHE IMPERFETTE, di fidarsi del feedforward. Il satisficing non abbassa la qualità, non è la sconfitta del bel gioco ma la sua evoluzione, massimizzando l’impatto reale nel tempo disponibile. Un’ intuizione a RAZIONALITÀ LIMITATA nel caos della partita, quando in un’azione gli obiettivi improvvisamente si confondono, il giocatore riesce a catturare pochi dati o informazioni rilevanti, non ce la fa ad elaborare le informazioni disponibili ed ha a disposizione un tempo limitato per completare il processo decisionale. Con l’uomo addosso. Sarà proprio il Mister a suggerire ai propri giocatori di comportarsi da “satisficers” alla ricerca di una soluzione temporalmente rapida, soddisfacente, sufficientemente buona, anche se non la migliore tra quelle possibili.

Dove si ferma la mente e dove comincia il resto del mondo? Se, nell’affrontare un compito, il resto del mondo funziona come un processo che, se si svolgesse nella testa, non esiteremmo a riconoscere come processo cognitivo, allora quel resto del mondo è processo cognitivo (ANDY CLARK – THE EXPERIENCE MACHINE)
3 di 4 : EXTENDED La mente estesa può funzionare come una sorta di MEMORIA ESTERNA di informazioni alleggerendo il carico della memoria di lavoro. Contare con le dita è un esempio di come il corpo possa facilitare e supportare processi cognitivi complessi, come il calcolo numerico. Quando un bambino ricorre alle dita per eseguire un calcolo numerico, sta utilizzando il corpo come una sorta di ESTENSIONE DELLA MENTE (Zipoli Caiani, 2016) al- leggerendo il calcolo mentale e riducendo la quantità di informazioni che la memoria a breve termine deve trattenere. Inoltre, il fatto che le mani siano fisicamente presenti e utilizzabili rappresentano UN VINCOLO CHE GUIDA, e al contempo LIMITA LE POSSIBILI SCELTE. A tale proposito potrebbero essere rivalutati tutti i supporti e gli strumenti esterni che permettono di snellire il carico cognitivo del giocatore, che viene così spostato su oggetti in grado di facilitare e guidare in maniera efficace il processo cognitivo. Se per ricordare un appuntamento ci affidiamo a un’agenda, quel supporto cartaceo o digitale farà a tutti gli effetti parte della nostra memoria. Andy Clark considera queste entità come SCAFFOLDING (la ZSPdi LEV VYGOTSKIJ poi riveduta e corretta da JEROME BRUNER) materiale che l’essere umano ha costruito appositamente per sostenere.

Esternalizzando i pensieri attraverso parole, diagrammi o scrittura, creiamo strutture che possiamo manipolare e percepire visivamente, migliorando la nostra capacità di ragionare. In realtà i puristi della complessità abolirebbero tutto quello che nel calcio fino a 10 anni fa era considerata strumentazione indispensabile. La domanda è? Farebbero bene in un’ottica EXTENDED? Potremmo ancora conferire la dignità di ARTEFATTI COGNITIVI a questi oggetti che forse in qualche modo rappresentano una delle variabili, non certo l’unica, non certo la migliore per creare contesti?

In sintesi per l’Extended Mind Theory proposta dai filosofi Clark e Chalmers la mente non è confinata nel cervello ma PUÒ ESTENDERSI NEL MONDO.
Le attività mentali non si svolgono solo all’interno del cervello, ma anche nella relazione con gli oggetti e ambiente esterno. Oggetti come devices, smartphone, computer, agende di appunti ma anche navigatori, mappe, schemi, linguaggi e segni entrano a far parte a pieno titolo del processo cognitivo. Sono strumenti esterni ma facenti parte della mente in base al PARITY PRINCIPLE, PRINCIPIO DI PARITÀ FUNZIONALE: polverizzano la distinzione tra interno-esterno CONSIDERANDO LA MENTE UN SISTEMA DISTRIBUITO come gli alberghi diffusi di Barbieri.
La mente agisce anche attraverso il corpo, gli oggetti, i linguaggi, le tecnologie. La pericolosa china tecnologica che sta crescendo in maniera esponenziale genera quotidianamente anche nel nostro campo esempi affatto virtuosi di utilizzo: allenatori acchiapponi che, mascherando la propria realtà autentica, spediscono in rete immagini e schemi accattivanti, correlati da riassunti di notizie poco attendibili, talvolta pericolose perché malamente interpretate.

O quelli che grazie al traduttore automatico, considerato anche esso extended, farciscono di traduzioni copiate e incollate gratis SENZA AGGIUNGERE PENSIERI O ESPERIENZA, i panini imbottiti dei loro siti A PAGAMENTO.
LIBERI TUTTI, per carità. Nel calcio, comunque, il concetto di mente estesa è declinato allo scopo di stimolare lo SCANNING la VISIONE e l’ATTENZIONE PERIFERICA, la CONSAPEVOLEZZA SPAZIO-TEMPORALE.

L’EFFICIENZA PERCETTIVA è infatti tra i più forti PREDITTORI DELLA QUALITÀ DELLE DECISIONI che richiedono una percezione accurata delle mutevoli condizioni ambientali, la selezione di indizi critici, di indicatori cinematici dell intenzioni dell’avversario, entro finestre temporali estremamente brevi (Schmidt & Lee, 2011; Tenenbaum & Land, 2009).
È noto da tempo il fatto che i calciatori esperti selezionando questi indizi con maggiore precisione, dirigano lo sguardo verso aree di elevato valore informativo (Hijazi, 2013;Witkowski et al., 2021). Inoltre l’elevato carico cognitivo richiesto da ogni scelta che si fa in partita potrebbe limitare la capacità del giocatore di acciuffare le affordances e aumentare la probabilità di errori(Furley & Wood, 2016; Vaughan & Laborde, 2021).
Simulando scenari di gioco dinamici il calciatore avrà modo di lavorare sulla sua attenzione, di concentrarsi sugli indizi rilevanti e filtrare le distrazioni, abituandosi a scegliere in situazioni di molto rumore. Traendo anzi vantaggio da esso. Attraverso VISORI o OCCHIALI SMART considerati estensioni della mente a tutti gli effetti, i giocatori saranno scaraventati nella REALTÀ AUMENTATA visualizzando stimoli tattici e visivi improvvisi, analoghi a quelli delle azioni di gioco, per adattarsi gradualmente all’INCERTEZZA dell’ambiente gioco: tracciando tramite appositi dispositivi le traiettorie di oggetti in movimento in discriminazione centrale e periferica, mediante simulazioni in gamification sul COSA FARESTI?, con squadre manipolate e regole variabili. Ancora, esercizi d ATTENZIONE SELETTIVA per aiutare il giocatore ad isolare le affordance rilevanti dal rumore di fondo o innescare il meccanismo della scelta successiva, ma anche su quell’attenzione che permette il monitoraggio simultaneo della distanza, della velocità della palla, degli spostamentidell’avversario. Infine sull’ATTENZIONE ESECUTIVA che regola il passaggio flessibile tra questi ESERCIZI DI DOPPIA ATTENZIONE, le risposte a stimoli uditivi o visivi ed il controllo del focus attentivo.

Sono giochi sulla lettura anticipata dei movimenti dell’avversario, exergames, passing drill, scan & pass, video con pause del tipo “Cosa succederà dopo?”, esercizi che mostrano solo una parte del corpo dell’avversario, esercizi in occlusione monoculare alternata, cari a Baldini, compiti con regole variabili, allenamenti fisico-cognitivi simultanei, esercizi multitasking fisici e mentali, cambi di direzione innescati da segnali luminosi o acustici. Affinchè sia chiaro ormai per tutti che, se una delle due squadrearriva sempre prima sulla palla, non è perché dispone di un preparatore atletico bravo. Anche.

Ci sarà però qualcuno nello staff che avrà sollecitato nei giocatori la capacità di selezionare risposte appropriate in millisecondi nell’ambiente dinamico e in continua evoluzione della partita. Allenamenti nel metaverso contrari in piena sintonia con la complessità quelli dell’Albinoleffe di Mossali, del Manchester City di Genovesi e Buonaventura, del PSG? Difficile offrire una risposta anche perché è sempre nella capacità del giocatore rendere prassi l’adattamento ad una grande varietà di elementi, che dovranno però essere AFFIDABILI e ACCESSIBILI e ATTENDIBILI. Questo legame sarà considerato cognitivo laddove diverrà rappresentazione interna e quindi parte del vissuto del giocatore laddove andrà ad incidere nell’apprendimento. Esattamente come QUALSIASI VINCOLO, questione di cui oggi si fa un gran parlare, inutile per il giocatore se non sarà in grado di innescare COUPLING, accoppiamento con la propria mente in un RUOLO CAUSALE ATTIVO e COMPLEMENTARE svolto nel sistema nel suo complesso. Ecco che in questo caso da semplice SCAFFOLDING tali oggetti esterni permetteranno al giocatore una TRASFORMAZIONE DEI PROCESSI COGNITIVI tale da lasciarlo pensare ed agire in modi nuovi ( Shaun Gallagher). E, in collaborazione ed interconnessione con Mister e staff, dar vita ad una mente REALMENTE SOCIALMENTE ESTESA E COORDINATA.

La vera vittoria sta nelle battaglie perse in partenza ma combattute fino in fondo (BOUALEM SANSAL- 2084 LA FINE DEL MONDO)
4 di 4 : ENATTIVA Non per inserirmi negli ardori mazziniani dell’ultimo articolo del blog sulla Nazionale di Baldini scritto da Ale Mazzarello di AMC FOOTBALL ACADEMY dico subito che la COGNIZIONE ENATTIVA RIFIUTA LA DISTINZIONE TRA PENSIERO E AZIONE, ma anche la solita tiritera di una percezione-input-di-un-pensiero-che manipola- le-rappresentazioni-e-che-l’azione-è-l’output-della-cognizione. Un cambiamento radicale nel modo di pensare, quello del PARADIGMA ENATTIVO, come un Giotto che arriva all’improvviso nel panorama della pittura del 1300 disorientando con i suoi volumi, la tridimensionalità, il peso dei corpi, la distanza tra le figure, l’empatia con chi guarda, la prospettiva. Ai supporters delL’ENATTIVISMO dico subito che, in una visione di complessità, NON HA AFFATTO SENSO DISGIUNGERE QUESTO PARADIGMA DALLE ALTRE 3 DECLINAZIONI DELLA COGNIZIONE.

Ciò denoterebbe uno studio assai poco serio della questione. La COGNIZIONE ENATTIVA è “enacted”, è per l’act, per AGIRE efficacemente nell’ambiente e si inserisce come le altre nel filone della filosofia fenomenologica di Francisco Varela Evan Thompson e Eleanor Rosch, nell’ottica di Edmond Husserl:
CONCEPIRE LE COSE IN TERMINI DI CIO’ CHE CI POSSIAMO FARE e comunque come quella INTENZIONALITÀ OPERATIVA PRE- RIFLESSIVA E ORIENTATA ALL’AZIONE di Maurice Merleau-Ponty e Jean-Paul Sartre. È nel ditino di Giacomo la risposta, il segno inequivocabile di un giocatore che esige palla perché già sa cosa farà con quell’oggetto esterno che dell’ambiente fa parte. La storia delle AZIONI CHE UN CORPO INNESCA NELLO SPAZIO, è un concetto che Alva Noë: «il VEDERE non è qualcosa che avviene dentro di noi. Non è qualcosa che accade nei nostri cervelli. È piuttosto qualcosa che facciamo e che apre squarci nello spazio-tempo» (Noë 2009).
LA COGNIZIONE DERIVA DALL’AZIONE dunque ed è al contempo AD ESSA ORIENTATA, in un continuo processo di accoppiamento con l’ambiente in costruzione attiva e partecipativa in un’OTTICA SPIKE (il segnale elettrico fulmineo che i neuroni utilizzano per comunicare tra loro e con i muscoli). Un ambiente, un mondo che non è ovviamente un’entità statica e preesistente, ma che viene “MESSO IN ATTO”.
Squadernato. Sempre tornando all’esempio di Giacomo, se nella messa in atto dell’azione arriva un trouble, lui, per quanto bambino con poca esperienza proverà ad uscire dal trouble, possibilmente in modalità vincente, scrivendo un’altra storia sportiva diversa da quella ipotizzata da lui stesso e dalle circostanze in origine. Un processo continuo e mai definitivo per mantenere un assetto dinamico per sopravvivere nel campo.

Il giocatore incontrerà l’ambiente in base alle sue caratteristiche e farà emergere CIÒ CHE PER LUI HA SIGNIFICATO.

James Gibson sosteneva a questo proposito che gli organismi percepiscono i loro ambienti attraverso il loro originalissimo modo di essere: un ramo che per un uccello è qualcosa su cui appollaiarsi, per una scimmia è qualcosa per dondolare: IL MONDO PERCEPITO È UNA CONSEGUENZA delle azioni di un essere che si dirige verso di esso. (ALVA NÖE 2001, 2004). Organismi diversamente incarnati percepiscono, e quindi concepiscono, lo stesso mondo, lo stesso ambiente in modi diversi.
È l’esperienza vissuta, incarnata, il luogo da cui partono e dove tornano tutte le DIFFERENZIAZIONI FRA IL SOGGETTO E GLI OGGETTI (Varela, 1997, p. 356).
Esistono dunque dei giocatori che posseggono abilità percettive speciali come base di partenza. Beati. Ma queste abilità non evolvono se non si attivano nell’ambiente, divenendo poi risultato della propria formazione. “La mente non è né all’interno, né all’esterno del cervel- lo, bensì in UN DOMINIO RELAZIONALE che incorpora questi elementi in un’unica unità dialogica nella direzione della circolarità e dell’interdipendenza” (VARELA, THOMPSON, ROSCH, 1991).
Per questo sono abbastanza critica nei confronti di chi, con una forte dose di sensazionalismo, proclama, di volta in volta, che il centro del calcio sia il giocatore, altre volte l’allenatore, altre volte l’ambiente oppure il gioco. A mio parere, in linea con quanto finora riportato della COGNIZIONE INCARNATA, è nella RELAZIONE di tutti questi elementi che ricomponiamo l’infranto. È nella RELAZIONE UNICA E IRRIPETIBILE PER QUEL MOMENTO LÌ TRA ALLENATORE, STAFF GIOCATORI E AMBIENTE che si disvela l’essenza del calcio.

Mi ricordo tempo fa la diffusione in rete di un esperimento in cui il mister di scuola calcio di un noto club italiano veniva scaraventato sulle tribune (non nell’ottica del PSG però), un allenatore lontano dai bambini, per favorire l’autorganizzazione della squadretta, mi sembra. Salvo poi il ricredersi, non dando più seguito alla questione.
Ora, prima di dire cose e di entrare in campo, credo, bisognerebbe avere chiaro in testa IL COME, se per esempio bisognerebbe stare vicino o lontano, ai bambini che giocano. Perché non è tanto nobile trattare i bambini come le cavie di Joel Bauer. Poi, quei bambini lì, altro che drop-out.

Per carità, credo che sia un bene, un attributo di menti intelligenti rivedere il proprio punto di vista. Come facilmente tra qualche anno questi stessi pensieri verranno polverizzati dal flusso delle nuove acquisizioni. I pensieri di Eraclito e del fiume ci seguono da sempre però. A tal proposito anche IL RAPPORTO tra l’ESPERIENZA SOGGETTIVA e il SENSO DI APPARTENENZA ALL’AMBIENTE è un WORK IN PROGRESS. E l’enattivismo infatti non considera questo rapporto MARGINALE, SULLO SFONDO. La parola chiave è infatti BECOMING, DIVENIRE: la cognizione non è la rappresentazione di un ambiente pre-dato da parte di una mente pre-data ma l’ENACTMENT, LA MESSA IN ATTO di un mondo e di una mente sulla base della varietà di azioni che un cristiano nel mondo compie (MERLEAU-PONTY e VARELA). Ma anche un buddista, musulmano, taoista.

Nessuna differenza. Il corpo non è qualcosa che sappiamo cos’è, punto, MA SI SVELA NELLA MISURA IN CUI ENTRA IN CONTATTO CON UN AMBIENTE. Un calciatore disvela la sua essenza, la sua forza, la sua intuizione e intelligenza nell’ambito della partita. Le attività si rivelano costitutive del processo di definizione di questo corpo.
La reazione di Sinner nella partita del Roland Garros contro Cerundolo RIDEFINISCE LA SUA IMMAGINE nel senso del mistero della cognizione incarnata. L’AMBIENTE IN OTTICA ENATTIVISTA NON È UN GIARDINO INCONTAMINATO, si determina tramite le relazioni stabilite dai giocatori che lo abitano.
Ma la canzone del bene comune si ascolta soltanto alla radio. La gente si commuove il tempo di un incanto ma poi si distrae allo stadio Lampo di gioia nel suo temporale perché la vita è un volo. Ma non si accorge, qualcosa gli sfugge. Nessuno si salva da solo (ROCCO PAPALEO – IL BENE COMUNE)

Quando ci inseriamo in questo tipo di prospettiva di CO-DEFINIZIONE, in qualche modo riemerge Merleau Ponty a riportare la dignità della mente all’interno della storia. Non in senso gerarchico ma funzionale.

THOMAS FUCHS, attribuisce alla mente il ruolo di mediatore fra un organismo e un ambiente che cambia: spetta alla mente il compito difficile di trovare la quadra, nelle mutevoli CONDIZIONI ECOLOGICHE in cui il giocatore si trova ad operare. Ecologiche perché nella visione enattiva gli aspetti biologici, ormonali, emotivi hanno un effetto permeante sulla cognizione”(Colombetti 2014,Thompson 2007).
Come dimostrato almeno venti anni fa da Francesco Di Russo grazie ai suoi lavori su percezione e movimento, l’affettività, la familiarità, l’emotività influiscono sulle capacità percettive e senso motorie. Un giocatore, un portiere in fase di scanning, percepirà l’azione che gli si prospetta davanti, non solo nei termini di un oggetto palla da raggiungere e da afferrare; i fattori affettivi moduleranno i processi senso-motori che entreranno in gioco nell’azione rallentandoli o accelerandoli in quanto componenti strettamente e dinamicamente integrati nella cognizione incarnata.

È chiaro che le emozion includano dinamiche neurali, respiratorie, muscolari fisiologiche ormonali che si influenzano reciprocamente.( Shaun Gallagher, p.86 ). Sempre Gallagher, citando Wheeler, insiste sul fatto di come la mente del giocatore non costruisca una mappa neuronale preesistente come uno scompartimento vuoto della metro, ma codifichi il mondo, l’ambiente, IN TERMINI DI POSSIBILITÀ DI AZIONE, CON INTERAZIONI INCARNATE SPECIFICHE PER QUELL’AZIONE, CONTROLLATE E SITUATE.

Clark e Grush propongono un modello anticipatore, un “surrogato disaccoppiabile “ di un’azione che sta per svolgersi. È il caso della CONTINGENZA PREDITTIVA di un esterno che stringe per ricevere un passaggio dal compagno che gli sta venendo incontro in riferimento allo stato attuale spazio-temporale del sistema, ACCOPPIATA con l’ipotesi di anticipo del suo avversario più vicino, sul DOVE l’avversario si troverà nel prossimo istante.
Un FEED-FORWARD INFORMATO ed AGGIORNATO DI CIÒ CHE STA AVVENENDO. Una percezione spazio-temporale dell’azione e della traiettoria della palla.
“Il rilevamento agirà in questo caso come un canale costantemente disponibile che accoppierà agente e ambiente in una visione ecologico-enattiva”( Clark, 2008): Clark sostiene che IL GIOCATORE ESTERNO NON RIUSCIRÀ A PRENDERE LA PALLA CALCOLANDO MENTALMENTE, MATEMATICAMENTE LA SUA TRAIETTORIA SECONDO QUANTO SOSTENUTO DAL COGNITIVISMO CLASSICO, MA CORRERÀ PER MANTENERE LA POSIZIONE DELLA PALLA FERMA SULLA SUA LINEA VISIVA.

Si parla di AZIONE ORIENTATA ALL’AZIONE – AOR, UNA MAPPA TEMPORANEA DELL’AZIONE CHE LA SITUAZIONE SPECIFICA STA RICHIEDENDO.
Come già accennato, anche nell’ambito del paradigma enattivista esistono posizioni estreme come quelle di HUTTO e MYIN del 2020 che rifiutano del tutto l’idea di rappresentazione. Si inseriscono sulla scia dell’affermazione di MERLEAU- PONTY: “Il mio corpo ha il suo mondo o comprende il suo mondo senza dover passare attraverso RAPPRESENTAZIONI, senza subordinarsi ad una funzione simbolica od oggettivante”.
Il baricentro della cognizione, per gli enattivisti, si è spostato decisamente dal cervello- centro operativo del sistema ad un insieme complesso di circuiti che non possono prescindere da mente e ambiente. (Gallagher).
Le correnti sono dunque molte ma Gallagher insiste su un minimo comune multiplo, L’EFFICACIA DEL RISULTATO, cioè su di UN’INTERPRETAZIONE INTENZIONALE GIUSTA, RILEVANTE PER L’AZIONE DEL GIOCATORE IN QUELL’AMBIENTE. Il risultato lo si potrà ottenere SOLO ESPLORANDO IL PROPRIO MODO DI SENTIRE IL MONDO.
Una interazione mai conclusa con gli stadi superati della crescita ma che evolverà rimanendo il nostro modo unico ORIGINALE di ESSERE IN RELAZIONE. In questa prospettiva comprendere l’agire degli altri calciatori nel gioco in chiave predittiva non è più solo(ma anche)questione di neuronispecchio, teorie della mente, empatia, calcoli, traiettorie. Dovrà tener conto delle CARATTERISTICHE EMERGENTI NELLE DINAMICHE COLLETTIVE DI GIOCO, veri e propri processi di interazione sociale, capaci di creare un modello comunicativo identificabile, intelligibile per tutti i giocatori che si intenderanno a vicenda.

Il neuroscienziato SCOTT KELSO dalla Florida, beato lui, l’aveva battezzata nel 2014 DINAMICA DELLA COORDINAZIONE. In una partita, in un allenamento, in un’azione di gioco le parti coinvolte comunicano attraverso uno SCAMBIO RECIPROCO DI INFORMAZIONI, e queste informazioni sono SIGNIFICATIVE e SPECIFICHE per tutti.
Tali informazioni e interazioni nel sistema partita possono prevedere sia l’AUTO-ORGANIZZAZIONE, la capacità del sistema aperto denominato giocatore di scambiare materia, energia e informazioni con l’ambiente formato dagli altri giocatori, di organizzarsi quindi in base alla dinamica stessa del sistema, sia la NECESSITÀ DI VINCOLI relativi al CLA e non solo, ma anche laMODULAZIONE DEL RUMORE secondo quanto suggerito dal Differential learning. Ma questa è materia per altri romanzi.

Per terminare questa lunga passeggiata in tre tappe aggiungo delle suggestioni personali sul GIOCO dedotte da STRANGE TOOLS del 2015, interpretando il filosofo Alva Noë quando scrive cose sulle ATTIVITÀ ORGANIZZATE PRIMITIVE E NATURALI EMERGENTI E NON CONTROLLATE che si estendono nel tempo, luogo ideale dell’osservare, del fare, del subire.
Il gioco è primitivo, biologico, non è il risultato di una cultura raffinata ma è radicato nelle nostre origini.
Il gioco richiede esercizio e ricorso a capacità cognitive sofisticate da parte di chi lo pratica, a qualsiasi età.
Il gioco in quanto organizzato nel tempo-inizia si sviluppa e termina – deve essere strutturato.
Nel gioco nessuno dei soggetti coinvolti orchestra o dirige: anche il più bravo dipende dagli altri, l’interazione è alternativamente sbilanciata in una dinamica spazio-temporale che accade.
Il gioco ha una funzione. Alcuni suoi aspetti rimangono ambigui e sconosciuti ma è di certo un esercizio di costruzione di relazioni.
Il gioco è una fonte di piacere.
Ecco. Lasciamolo tale.
Il gioco.

STAY TUNED.

BIO: SIMONETTA VENTURI
Insegnante di Scienze Motorie.
Tecnico condi-coordinativo in diverse scuole calcio e prime squadre del proprio territorio (Marche)
Ha collaborato con il periodico AIAC L’Allenatore, con le riviste telematiche Alleniamo.com, ALLFOOTBALL.
Tematiche: Neuroscienze, Neurodidattica











Una risposta
Impegnativo ma bellissimo questo viaggio in 3 atti, come sempre ha la capacità di innescare riflessioni profonde, sollevare interrogativi e alzare il livello del dibattito spingendoci ad abbracciare la vera complessità del gioco…è sempre un piacere leggerla!