Quarant’anni. Tanti ne sono passati dall’ultima volta che l’Iraq ha giocato una Coppa del Mondo. Era il 1986, in Messico, e la nazionale irachena rimase al primo turno perdendo tutte e tre le partite. Da allora, guerra, sanzioni internazionali, crollo politico e instabilità perpetua avevano tenuto i “Leoni della Mesopotamia” lontani dalla scena calcistica globale. Il 1° aprile 2026, a Guadalajara, quell’attesa è finalmente finita: l’Iraq ha battuto 2-1 la Bolivia nello spareggio intercontinentale e si è guadagnato il biglietto per i Mondiali negli Stati Uniti, Canada e Messico. L’ultima qualificata delle 48 squadre. L’ultima, ma non la meno romantica.
UN PERCORSO DA MARATONA
Con 21 partite disputate – compresa quella contro la Bolivia – l’Iraq è la squadra che ne ha giocate di più nell’intero processo di qualificazione mondiale. Un cammino iniziato il 16 novembre 2023 e terminato quasi due anni e mezzo dopo, attraverso cinque fasi diverse delle qualificazioni asiatiche AFC.
Superata la seconda fase con un percorso di sei vittorie su sei partite nel girone con Indonesia, Vietnam e Filippine, l’Iraq ha mancato la qualificazione diretta nella terza fase, dove era con Corea del Sud, Giordania, Oman, Kuwait e Palestina. La quarta fase lo ha visto affrontare in un girone a tre Arabia Saudita e Indonesia, chiudendo secondo per differenza reti. Al quinto turno è arrivato lo spareggio contro gli Emirati Arabi, e poi i playoff intercontinentali vinti 2-1 contro la Bolivia.
Ma non è solo il numero di partite a rendere straordinaria questa qualificazione. A causa della guerra in Iran c’erano dubbi sul fatto che la squadra – in cui giocano diversi calciatori del campionato iraniano – riuscisse a lasciare il paese per raggiungere il Messico. La FIFA aveva proposto all’Iraq un viaggio via terra da Baghdad a Istanbul, in Turchia, che avrebbe richiesto venticinque ore. Le autorità irachene hanno studiato un percorso alternativo, via terra fino ad Amman in Giordania e poi un volo privato verso il Messico. La nazionale ha impiegato più di 30 ore di spostamenti solo per arrivare a giocare la partita più importante degli ultimi decenni.
GRAHAM ARNOLD: L’AUSTRALIANO CHE HA SALVATO L’IRAQ
Il 27 marzo 2025, due giorni dopo l’inaspettata sconfitta contro la Palestina, lo spagnolo Jesús Casas era stato esonerato e sostituito con l’australiano Graham Arnold. Una scelta che sembrava disperata, quasi bizzarra. Uno dei tecnici più vincenti della storia del calcio australiano – tre volte allenatore dell’anno nel suo paese, ct dei Socceroos dal 2018 al 2024 – chiamato a salvare una nazionale in crisi con pochi mesi al termine delle qualificazioni.
Arnold ha risposto con risultati. Ha riorganizzato la difesa, trovato equilibrio tattico e costruito attorno al bomber Aymen Hussein un sistema offensivo capace di produrre i gol decisivi. Il suo Iraq gioca con un 4-4-2 pratico, fisico, difficile da battere. Non incanta, ma vince quando conta.
I PROTAGONISTI: CHI GUARDARE
Aymen Hussein – Il centravanti capitano è l’anima di questa squadra. Classe 1996, gioca nell’Al-Karma in patria. Con la nazionale vanta 92 presenze e 34 reti. È stato suo il gol decisivo contro la Bolivia che ha consegnato all’Iraq la qualificazione al Mondiale. Fisico imponente, ottimo senso del gol, è il riferimento offensivo e il trascinatore emotivo di tutto il gruppo.
Zidane Iqbal – Il nome che incuriosisce di più. Nato a Manchester, genitori iracheni, centrocampista del FC Utrecht in Olanda dopo essere cresciuto nel settore giovanile del Manchester United. Ha scelto di rappresentare l’Iraq anziché l’Inghilterra, e quella scelta sta regalando pagine di storia a un intero paese. Dinamismo, qualità tecnica e spirito di sacrificio: è il giocatore più europeo della rosa.
Ali Al-Hamadi – Attaccante del Luton Town in Championship inglese, è l’altro iracheno con esperienza nel calcio occidentale. Veloce, tecnico, capace di giocare sulle fasce o come seconda punta. Insieme a Iqbal rappresenta il volto “diasporico” di questa nazionale, quella generazione di iracheni nati all’estero che ha scelto di difendere i colori del paese d’origine.
Amir Al-Ammari – Centrocampista del Cracovia, in Polonia. È il cervello della mediana, il giocatore che detta i tempi e smista il gioco. Esperienza europea e personalità: nella fase a gironi sarà fondamentale per tenere palla contro avversari tecnicamente superiori.
Rebin Sulaka – Difensore curdo-iracheno, uno dei simboli dell’Iraq multietnico che si presenta al Mondiale. Gioca nel Port FC in Thailandia, ma è uno dei pilastri della linea arretrata di Arnold.
IL GIRONE E LE AMBIZIONI
L’Iraq è inserita nel Gruppo I, il più difficile del torneo sul piano della qualità individuale. Francia, Norvegia e Senegal: tre squadre che sulla carta valgono infinitamente di più. Il calendario recita:
- 16 giugno — Iraq vs Norvegia (Houston)
- 22 giugno — Iraq vs Francia (Philadelphia)
- 26 giugno — Iraq vs Senegal (Toronto)
Passare il turno sarebbe un’impresa al limite del miracoloso. Ma il calcio – come questa qualificazione ha dimostrato – non si gioca sulla carta. Arnold chiederà alla sua squadra di combattere su ogni pallone, difendersi in modo compatto e sfruttare le occasioni in contropiede. Un punto conquistato contro una delle big del girone sarebbe già un risultato storico.
IL SIGNIFICATO DI TUTTO QUESTO
Il calcio è di gran lunga lo sport più popolare in Iraq, e la politica locale ha deciso di investire molto nella qualificazione ai Mondiali, soprattutto per ragioni simboliche. «A livello internazionale, la gente non sa nulla riguardo all’Iraq. Ne sentono il nome e pensano a Saddam Hussein o al terrorismo», ha detto Hassanane Balal, conduttore dell’Iraq Football Podcast. «Qualificarsi al Mondiale e mostrare un volto diverso, positivo, dell’Iraq, sarebbe qualcosa di enorme».
I festeggiamenti per le strade di Baghdad dopo il gol di Hussein contro la Bolivia hanno mostrato un paese che sorride, che balla, che piange di gioia. Per una notte, e poi per qualche settimana d’estate, l’Iraq sarà sul palcoscenico del mondo non per una guerra, non per una crisi, ma per una partita di calcio. Forse è questa la vittoria più importante di tutte.
I CONVOCATI:
Portieri: Fahad Talib (Al-Talaba), Jalal Hassan (Al-Zawraa), Ahmed Basil (Al-Shorta).
Difensori: Hussein Ali (Pogon Stettino), Ahmed Younis (Al-Shorta), Ahmed Yahya (Al-Shorta), Mustafa Saadoon (Al-Shorta), Zaid Tahseen (Pakhtakor), Rebin Sulaka (Port FC), Hashim Al-Zawraa (Al-Zawraa), Merxas Doski (Viktoria Plzen), Saad Ismail (Al-Talaba), Frans Putros (Persib).
Centrocampisti: Amir Al-Ammari (Cracovia), Kevin Yakob (Aarhus GF), Zidane Iqbal (Utrecht), Aimar Sher (Sarpsborg), Ibrahim Bayesh (Al-Dhafra), Mohanad Qasem (Nashville SC), Youssef Amyn (AEK Larnaca), Marko Saad Farji (Venezia).
Attaccanti: Ali Jassim (Al-Najma), Ali Al-Hamadi (Luton Town), Mohanad Yousef (Al-Talaba), Aymen Hussein (Al-Karma), Mahmoud Ali (Dibba).

BIO: Federico Locarno, 21 anni, studente di Management dello Sport con una grande passione per il calcio. Scrivo articoli da circa un anno e mi dedico con entusiasmo e curiosità ad esplorare e analizzare il mondo del calcio, sia quello attuale che quello passato. Inoltre, condivido i suoi miei approfondimenti sul calcio attraverso lo story-telling sui miei profili Instagram e LinkedIn.
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