MONDIALI 2026 – GRUPPO F – SVEZIA: BASTERANNO LE MAGIE DI POTTER?

Non si parla del Potter con la bacchetta magica, ma in questo caso dovrà diventarlo Graham (Potter), per riportare la nazionale svedese a quel ruolo di underdog che spesso ha ricoperto nelle grandi competizioni.

Il punto di partenza, infatti, è tutt’altro che trascurabile: nasce da un interessante intreccio tra una delle promesse della panchina inglese – cosa rara, in un contesto come quello della Premier League storicamente incline all’esterofilia per gli allenatori – e una rosa di ottima fattura.

Va però sottolineato un limite di competitività emerso nel girone di qualificazione Mondiale: il paradosso del regolamento ha permesso ai gialloblu di assicurarsi l’accesso ai playoff con largo anticipo grazie al ranking maturato in Nations League, lasciando loro di fatto il compito di disputare il girone di qualificazione “classico” quasi solo per obbligo formale (chiuso infatti con appena 2 punti). Questo lungo periodo di relativa rilassatezza, interrotto soltanto dalle fiammate nelle due gare secche contro Ucraina e Polonia, rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio quando la pressione imporrà di affrontare ogni partita con l’obiettivo di conquistare l’intera posta in palio.

Dobbiamo quindi mettere insieme le poche indicazioni emerse dalle partite del girone di qualificazione con quelle delle due sfide da dentro o fuori ai play-off, così da ricavare una previsione attendibile sul gioco che proporranno gli svedesi ai Mondiali.

L’obiettivo di Potter è stato da subito quello di imporre la propria idea di calcio, la stessa che lo aveva consacrato come uno dei principali esponenti della nouvelle vague dei manager britannici, smantellando il tradizionale sistema scandinavo fondato sul 4-4-2 in linea e sostituendolo con il suo 3-4-2-1, divenuto celebre negli anni a Brighton per la marcata attitudine offensiva, un costruttivismo spinto all’estremo e una ricerca di fluidità quasi \textit{sui generis} per una squadra di matrice inglese.

Come già accennato, il sistema di base prevede una difesa a tre e un quadrilatero in mezzo al campo formato dai due mediani più i due trequartisti; come spesso succede con questo tipo di struttura, la fase di non possesso si sviluppa attraverso l’abbassamento dei due esterni di centrocampo e l’arretramento dei due trequartisti sulla linea di centrocampo, dando vita ad un 5-4-1, generalmente schierato in un blocco medio.

È però nella fase di possesso che il C.T. inglese proverà soprattutto a far valere i propri principi di gioco: grande fluidità e intesa tra i molti interpreti di qualità dalla metà campo in avanti, con la squadra che si alterna tra un 3-1-3-3 e un 3-2-4-1, così da mantenere il controllo della zona centrale e cercare sistematicamente il terzo uomo sulla corsia esterna. Proiettando questi concetti verso il Mondiale, si può immaginare una nazionale che, se dovesse ritrovare le giuste motivazioni, avrebbe diverse frecce al proprio arco per riuscire a colpire gli avversari:

Il faro del nuovo corso è una mediana giovanissima ma già di altissimo profilo, costruita attorno al dinamismo di Bergvall e Ayari: il talento del Tottenham come instancabile box-to-box, quello del Brighton come cervello e metronomo del gioco, alternativamente vi è la scelta di Kärlstrom, playmaker in maglia bianconera a Udine. Dietro, Isak Hien si erge a leader della difesa a tre, forte di una presenza atletica dominante e di un gioco ruvido che offre garanzie in marcatura. Al suo fianco il capitano Lindelof, verosimilmente sul centro-sinistra, e Carl Starfelt, del Celta Vigo, collocato sul centro-destra per facilitarne l’uscita palla. Tra i pali, uno tra Viktor Johansson e Jacob Zetterström, entrambi militanti nella Championship inglese: qualunque sarà la scelta, la scarsa esperienza internazionale dei portieri conferma una storica fragilità svedese nel ruolo di estremo difensore.

Sulle corsie, gli esterni a tutta fascia dovrebbero essere Svensson a destra e Gudmundsson a sinistra, con lo juventino Holm pronto a subentrare per un approccio più difensivo.

Davanti, un tridente di grande impatto: a destra Elanga, freccia rapidissima del Newcastle con numeri da goleador; a sinistra Nygren del Celtic, trequartista mascherato con compiti di raccordo; al centro la presenza inoppugnabile di Viktor Gyökeres, a cui vengono consegnate le chiavi del regno dentro l’area di rigore avversaria.

Resta in dubbio l’impiego di Isak, stremato dopo la lunga serie di infortuni che lo ha colpito in questa stagione al Liverpool; se dovesse però recuperare, il centravanti dei Reds, grazie alle sue ottime doti di adattabilità a un sistema con il doppio numero 9, potrebbe affiancare il neo campione d’Inghilterra Gyokeres, andando a comporre un tandem offensivo pesante e complicatissimo da contenere per chiunque.

Dietro, Isak Hien si erge a leader della difesa a tre, forte di una presenza atletica dominante e di un gioco ruvido che offre garanzie in marcatura. Al suo fianco il capitano Lindelof, verosimilmente sul centro-sinistra, e Carl Starfelt, del Celta Vigo, collocato sul centro-destra per facilitarne l’uscita palla. Tra i pali, uno tra Viktor Johansson e Jacob Zetterström, entrambi militanti nella Championship inglese: qualunque sarà la scelta la scarsa esperienza internazionale dei portieri conferma una storica fragilità svedese nel ruolo di estremo difensore.

Sulle corsie, gli esterni a tutta fascia dovrebbero essere Svensson a destra e Gudmundsson a sinistra, con lo juventino Holm pronto a subentrare per un approccio più difensivo. Davanti, un tridente di grande impatto: a destra Elanga, freccia rapidissima del Newcastle con numeri da goleador; a sinistra Nygren del Celtic, trequartista mascherato con compiti di raccordo; al centro la presenza inoppugnabile di Viktor Gyökeres, a cui vengono consegnate le chiavi del regno dentro l’area di rigore avversaria.

Resta in dubbio l’impiego di Isak, stremato dopo la lunga serie di infortuni che lo ha colpito in questa stagione al Liverpool; se dovesse però recuperare, il centravanti dei Reds, grazie alle sue ottime doti di adattabilità a un sistema con il doppio numero 9, potrebbe affiancare il neo campione d’Inghilterra Gyokeres, andando a comporre un tandem offensivo pesante e complicatissimo da contenere per chiunque.

A far parecchio discutere vi è l’esclusione di lusso di Roony Bardghji, classe 2005 e primo cambio di Lamine Yamal al Barcellona; la scelta nasce dagli attriti tra il giocatore e lo staff in seguito agli 0 minuti concessi nei playoff mondiali, una condizione che il talento giudica assurda considerando la sua naturale inclinazione a occupare proprio la zona di campo lasciata scoperta da Kulisevsky, ancora alle prese con l’infortunio rimediato lo scorso maggio.

Quando si mette fuori gioco un top player, la strada porta quasi sempre a un bivio netto: o si finisce nel fallimento, dando pienamente ragione al campione escluso, oppure si vola verso il successo, con il gruppo che alza il livello, si compatta e si prende la rivincita sulla stella sacrificata; esempi ne sono Michael Laudrup, rimasto in vacanza durante la spedizione vincente della Danimarca nel ’92, o Zlatan Ibrahimovic nella stessa Svezia del 2018, escluso da una cavalcata terminata con un lodevole quarto di finale mondiale.

Per quanto riguarda la spedizione negli U.S.A., il calendario prevede le prime tre sfide contro Tunisia, Olanda e Giappone: un girone che, sulla carta, lascia aperto l’accesso ai sedicesimi ma che allo stesso tempo concede pochissimo margine d’errore. La Tunisia è un avversario alla portata, mentre gli Orange costituiranno subito un test probante per verificare la tenuta difensiva di un reparto ancora in fase di assestamento. Il Giappone, invece, è una squadra che non va mai sottovalutata e che ha già dimostrato di poter ambire alle zone alte del tabellone grazie a un progetto ambizioso.

Il vero nodo rimane quello motivazionale. Una squadra che ha trascorso mesi in modalità risparmio energetico, con il pass già in tasca, dovrà ritrovare in tempi brevi quella fame agonistica che solo le partite ad eliminazione diretta, con Ucraina e Polonia, erano riuscite ad accendere. Potter lo sa, e probabilmente ci sta lavorando proprio su questo: trasformare una rosa di valore individuale indiscutibile in un collettivo capace di soffrire e di spingere per novanta minuti con la stessa intensità.

Se i pezzi andranno al loro posto — Gyokeres in forma mondiale, Bergvall e Ayari in grado di reggere i ritmi di una competizione di questo livello, e magari un Isak recuperato a fungere da jolly di lusso — la Svezia ha tutto per essere la classica squadra che disturba i piani altrui, quella che nessuno vuole pescare nei sedicesimi. Arrivare fino in fondo sarebbe un’impresa da romanzo, ma il traguardo dei quarti di finale non è affatto un’illusione: è proprio il tipo di obiettivo che una squadra sfavorita ma ben organizzata come questa, nata da un’interessante fusione tra i principi scandinavi e il dinamismo del Football di Premier League, può realisticamente mettere nel mirino.

I CONVOCATI:

Portieri:

Viktor Johansson – (Stoke City) Kristoffer Nordfeldt – (AIK) Jacob Zetterström – (Derby County)

Difensori:

Hjalmar Ekdal – (Burnley) Gabriel Gudmundsson – (Leeds United) Isak Hien – (Atalanta)

Gustaf Lagerbielke – (SC Braga) Victor Lindelöf – (Aston Villa) Eric Smith – (FC St. Pauli)

Carl Starfelt – (Celta Vigo) Daniel Svensson – (Borussia Dortmund)

Centrocampisti:

Yasin Ayari – (Brighton & Hove Albion) Lucas Bergvall – (Tottenham Hotspur) Jesper Karlström – (Udinese)

Benjamin Nygren – (Celtic FC) Ken Sema – (Watford) Elliot Stroud – (Mjällby AIF)

Mattias Svanberg – (VfL Wolfsburg) Besfort Zeneli – (Union Saint-Gilloise)

Attaccanti:

Taha Ali – (Malmö FF) Alexander Bernhardsson – (Holstein Kiel) Anthony Elanga – (Newcastle United)

Viktor Gyökeres – (Arsenal) Alexander Isak – (Liverpool) Gustaf Nilsson – (Club Brugge)

CT: Graham Potter

GIANMARCO COMAI

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