LA STORIA DEI MONDIALI – PARTE 9^ E ULTIMA: L’EGEMONIA FRANCESE INTERROTTA DAL SORTILEGIO QATARIOTA DI LEO MESSI

La Francia, nel campionato del mondo che contempla la prima delle tre consecutive esclusioni dell’Italia dalla kermesse iridata, conquista, a distanza di vent’anni dalla prima affermazione fra i confini domestici di Saint-Denis, il secondo titolo mondiale battendo la sorprendente Croazia per 4-2 e altresì consacrando sul palcoscenico internazionale Mbappé, emblema simbolico del tragitto fra i due trionfi, visto che l’attuale “delantero” del Real Madrid sarebbe nato cinque mesi più tardi rispetto a quando il suo allenatore, Didier Deschamps, sollevava al cielo di Parigi, da capitano, la prima coppa del mondo transalpina.

Proprio Deschamps raggiunge, grazie al successo ottenuto in Russia e rievocando per l’appunto il trofeo conquistato nelle vesti di calciatore, lo storico traguardo di entrare, alla stregua di Zagallo e Beckenbauer, nella ristrettissima cerchia di coloro che sono stati capaci di vincere il titolo sia da giocatori che da commissari tecnici.

La vittoria del Mondiale e le considerevoli prestazioni individuali non contribuirono però a proiettare Mbappe nelle vesti di candidato principale relativamente all’assegnazione del pallone d’oro: lo straordinario cammino della Croazia di Luka Modric (che proprio nell’edizione precedentemente vinta dai francesi sul suolo casalingo era stata capace di salire sul gradino più basso del podio appena pochi anni dopo l’indipendenza, a causa del disfacimento della Jugoslavia, perenne prelibatezza calcistica) e le sublimi vette raggiunte dall’allora fulcro del Real Madrid, sommate ai successi ottenuti con il club, determinarono la conquista del più importante riconoscimento individuale da parte dell’erede di Boban e Prosinecki.

In realtà più di qualcuno ebbe modo di obiettare che il successo di Modric fosse stato più che altro determinato dal clamoroso trasferimento di Cristiano Ronaldo alla Juventus: dovendo tenere conto della terza Champions consecutiva ottenuta in riva al Manzanarre, si sarebbe fatto leva sul mondiale croato per sfilare il riconoscimento all’icona portoghese premiando comunque un esponente della Casablanca.

La Francia sarà assoluta protagonista anche nell’ultima edizione dei campionati del mondo in Qatar(così come la Croazia, ancora sul podio ai danni di uno straordinario Marocco, prima selezione del continente africano a raggiungere uno dei primi quattro posti),  eccezionalmente svoltisi al crepuscolo della stagione autunnale a causa delle temperature che a quelle latitudini non avrebbero potuto rendere possibile tramutare in storia la narrazione della manifestazione durante la canonica fase estiva.

Alla seconda finale consecutiva e altresì alla quarta delle ultime sette edizioni (dato statistico che ne fa potenza egemone dello scenario planetario nell’ultimo trentennio), la selezione guidata da Didier Deschamps, favorita assoluta alla vigilia in virtù dell’oggettiva abbondanza tecnica caratterizzante la totalità della rosa a disposizione (alla stregua dell’attualità, visto che i “galletti” paiono annoverare la compagine più forte del mondiale alle porte, basti pensare agli elementi neppure convocati che differentemente farebbero la fortuna di diverse altre nazionali e costituirebbero un undici in grado di competere verosimilmente almeno per i quarti di finale), vede infrangersi il sogno del terzo titolo ad un passo dal trionfo:l’istantanea dell’occasione fallita da Kolo Muani allo scadere dei tempi supplementari al cospetto del “Dibu” Martinez ( pur bravo a mantenere la lucidità necessaria per sventare il tiro dell’opponente) resterà indelebile negli occhi dei transalpini e degli spettatori di tutto il mondo.

Sarà l’Argentina di Leo Messi, dopo una delle partite più incredibili della storia dei Mondiali ( per molti la miglior finale di sempre), a laurearsi (trascorsi ormai 36 anni dall’ultimo successo in terra messicana) campione del mondo per la terza volta, consentendo all’albiceleste di portarsi ad una sola lunghezza dall’Italia e dalla Germania nell’albo d’oro.

La Francia, dominata per ottanta minuti, è battuta ai calci di rigore dopo un pirotecnico 3-3: Messi regala al suo popolo, come Maradona, la gioia calcisticamente più grande, di fatto compiendo l’ultimo passo e raggiungendo Diego nell’immaginario collettivo, dopo averlo agguantato nella speciale classifica del maggior numero di assist dispensati nella storia del torneo.

Altresì, dopo aver superato Batistuta quale miglior marcatore argentino di sempre, Messi acquisisce il diritto di detenere il doppio primato di giocatore con più presenze nella storia della manifestazione, 26 (scavalcando Lothar Matthaus), e contemporaneamente di giocatore con più minuti disputati, lasciandosi alle spalle Paolo Maldini.

Mbappe, cinquantasei anni più tardi, diventa il secondo giocatore della storia, dopo Hurst, a segnare una tripletta in una finale del campionato del mondo:grazie alle tre marcature nell’atto conclusivo, contro le due reti messe a segno da Messi, l’attaccante francese vince la classifica cannonieri dall’alto degli otto centri siglati.

Deschamps, già detentore del sopracitato ed invidiabile record, condiviso con Zagallo e Beckenbauer, per aver trionfato sia da giocatore che da allenatore, dopo aver raggiunto Pozzo, Bilardo e lo stesso Beckenbauer a quota due finali consecutive, non eguaglia il  nostro mitico Vittorio nella conquista di due titoli mondiali.

Avrà la possibilità di riprovarci: Dembele, Olise, Mbappe e il resto della spedizione suggeriscono, neanche troppo velatamente, che l’ex centrocampista della Juventus di Marcello Lippi sia ancora il candidato principale ad issare il vessillo del suo Paese sul trono del mondo.

BIO: ANDREA FIORE

Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito  tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.

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