Dietro immagini da depliant turistico si nasconde una delle storie più singolari di questo Mondiale. Perché Curaçao, con poco più di centocinquantamila abitanti, è diventato il più piccolo Paese mai qualificato a una fase finale della Coppa del Mondo. Vent’anni fa un’affermazione del presidente della federazione delle allora Antille Olandesi, Rignaal Francisca, provocò sorrisi e una certa dose di derisione. Disse che il suo obiettivo era portare le isole ai Mondiali. All’epoca sembrava quasi una provocazione: non esisteva un campionato professionistico, mancavano strutture adeguate e i migliori talenti crescevano quasi tutti nei Paesi Bassi. Oggi quella previsione è diventata realtà.
La svolta coincide con la nascita della nuova Curaçao autonoma nel 2010 e con una politica federale mirata. Invece di inseguire sogni irrealizzabili, la federazione ha deciso di valorizzare il legame con la propria diaspora. Migliaia di famiglie originarie dell’isola si erano stabilite nei Paesi Bassi già da decenni. I loro figli e nipoti crescevano nei vivai di Ajax, PSV, Feyenoord e Utrecht. Bastava convincerli che rappresentare Curaçao fosse un ritorno alle proprie radici più che una seconda scelta.
In questo processo Patrick Kluivert ha avuto un ruolo fondamentale. L’ex attaccante dell’Ajax e del Barcellona, la cui madre era originaria dell’isola, divenne commissario tecnico nel 2015 e riuscì a persuadere diversi calciatori cresciuti in Olanda ad accettare la maglia biancoblù. Tra questi il futuro capitano Leandro Bacuna e il portiere Eloy Room, due figure che ancora oggi rappresentano l’ossatura della nazionale.
Da allora la “Blue Wave” ha attraversato varie fasi e diversi allenatori: Kluivert, Remko Bicentini, Guus Hiddink, Dick Advocaat. E proprio Advocaat è il personaggio che meglio racconta l’assurdità romantica di questa qualificazione. Quando guiderà Curaçao al Mondiale avrà settantotto anni e diventerà il tecnico più anziano nella storia della competizione. Dopo una breve parentesi lontano dalla panchina per stare vicino alla figlia, è tornato a guidare il progetto che aveva contribuito a costruire. Un uomo che ha allenato Olanda, Corea del Sud, Russia, Belgio e decine di club europei e che oggi si ritrova alla guida del Paese più piccolo della manifestazione.
La qualificazione non è arrivata per caso. Curaçao ha chiuso davanti a Giamaica e Trinidad & Tobago nel proprio gruppo eliminatorio, dimostrando una solidità sorprendente. Ancora più significativo è stato il pareggio ottenuto contro il Canada nella Gold Cup del 2025: una prestazione che ha mostrato organizzazione, personalità e una notevole disciplina tattica. A colpire è soprattutto il modo in cui questa nazionale vive la propria identità. Molti osservatori continuano a definirla una squadra “olandese prestata ai Caraibi”. I curaciani respingono con decisione questa definizione. Per loro quei calciatori sono figli e nipoti dell’isola, cresciuti altrove ma legati a Curaçao da rapporti familiari, culturali e affettivi profondissimi.
Emblematica è la storia di Tahith Chong, calciatore, tra l’altro, di origini cinesi. Ex Manchester United, uno dei pochi giocatori della rosa effettivamente nati sull’isola, rappresenta quasi un ponte tra le due anime del paese: quella locale e quella della diaspora. Ma attorno a lui troviamo una generazione intera cresciuta nei Paesi Bassi che ha scelto di restituire qualcosa alla terra dei propri genitori. Il CT Advocaat ha sempre insistito su un concetto semplice: il talento non basta, ma servono organizzazione. spirito di sacrificio e capacità di soffrire.
Curaçao non possiede certo il talento individuale di Germania, Ecuador o Costa d’Avorio, le avversarie del girone. Per questo il CT ha costruito una squadra che vive soprattutto di equilibrio. Durante l’ultima fase delle qualificazioni CONCACAF i caraibici hanno subito appena tre gol in sei partite, un dato che racconta molto bene la filosofia della Blue Wave. Soltanto l’Honduras ha fatto meglio.
La struttura di gioco dovrebbe oscillare tra il 5-4-1 e un prudente 3-4-2-1, soprattutto contro le nazionali più forti. Advocaat non considera una vergogna difendere bassi. Anzi, ritiene che una squadra con risorse limitate debba prima imparare a soffrire e poi a colpire. Il leader silenzioso resta il già citato Eloy Room. Il portiere del Miami FC ha ormai superato le settanta presenze internazionali e rappresenta una figura quasi paterna nello spogliatoio. La sua parata contro la Giamaica, nella gara che ha di fatto certificato la qualificazione mondiale, è già entrata nella memoria collettiva del calcio curaciano.
Davanti a lui agirà una difesa che ha parecchio calcio olandese nelle gambe. Il nome più interessante è probabilmente Riechedly Bazoer. Cresciuto nell’Ajax, ex nazionale olandese, può giocare sia da centrale sia da mediano. Cerca sempre una soluzione tecnica, porta palla e prova ad avviare l’azione da dietro. Per una squadra destinata a trascorrere molti minuti senza possesso, la sua capacità di uscire dalla pressione diventa fondamentale. Accanto a lui troviamo Armando Obispo del PSV, mancino elegante e pulito nell’impostazione, oltre a elementi più battaglieri come Roshon Van Eijma e Shurandy Sambo.
A centrocampo il cuore pulsante è rappresentato dai fratelli Bacuna. Leandro, ex Aston Villa e capitano della squadra, è il punto di riferimento morale e tecnico. A trentaquattro anni non corre più come una volta, ma possiede una conoscenza della partita che spesso supplisce alle gambe. Il fratello Juninho è invece più creativo, più mobile, capace di giocare sia da mezzala sia da falso nove. Gran parte delle iniziative offensive passeranno dai suoi piedi. Molto interessante anche l’ex Juve Livano Comenencia, nato calcisticamente nel sistema giovanile olandese e approdato allo Zurigo. A soli ventidue anni offre una combinazione rara di corsa, disciplina tattica e qualità tecnica. È uno di quei giocatori che difficilmente finiscono negli highlights ma che gli allenatori adorano.
Il vero interrogativo riguarda però l’attacco. Nelle qualificazioni Curaçao ha segnato tredici reti, il miglior dato del girone, ma dieci sono arrivate contro Bermuda. Quando il livello si è alzato, la produzione offensiva è diventata molto più modesta. Ed è qui che si misura il limite strutturale della squadra. Jurgen Locadia, ex PSV e Brighton, resta probabilmente il centravanti più completo della rosa. Forte fisicamente, tecnico, utile nel gioco spalle alla porta. Ma non è mai stato un goleador prolifico. Gervane Kastaneer possiede invece il miglior rapporto tra presenze e reti della squadra attuale, pur non essendo un attaccante di livello internazionale assoluto.
Le speranze di creare pericoli passeranno soprattutto dalle corsie laterali. Kenji Gorré, figlio dell’ex ala dell’Ajax Dean Gorré, è uno dei migliori portatori di palla della squadra. Sontje Hansen, cresciuto nelle giovanili dell’Ajax e oggi in Inghilterra, offre velocità e imprevedibilità. Tahith Chong, se pienamente recuperato, è probabilmente il giocatore con il talento individuale più evidente dell’intera rosa.
Il girone appare proibitivo. La Germania rappresenta una delle favorite del torneo. L’Ecuador possiede probabilmente la migliore generazione della propria storia. La Costa d’Avorio abbina fisicità africana e qualità europea. Eppure Advocaat lo ripete spesso: nei Mondiali le sorprese esistono perché le partite sono poche e la pressione è enorme. Il tecnico ama ricordare il Leicester campione d’Inghilterra come prova che nel calcio esistono ancora imprese apparentemente impossibili. Forse Curaçao non ha la qualità per andare lontano e anche totalizzare un solo punto sarebbe un’impresa. Eppure, per un’isola di centocinquantamila abitanti arrivata a sfidare il mondo già la semplice partecipazione rappresenta un enorme successo.
I convocati
Portieri: Tyrick Bodak (2002, Telstar), Trevor Doornbusch (1999, Venlo), Eloy Room (1989, Miami).
Difensori: Riechedly Bazoer (1996, Konyaspor), Joshua Brenet (1994, Kayserispor), Roshon Van Eijma (1998, Waalwijk), Sherel Floranus (1998, Zwolle), Deveron Fonville (2003, Nijmegen), Jurien Gaari (1993, Abha), Armando Obispo (1999, Psv Eindhoven), Shurandy Sambo (2001, Sparta Rotterdam).
Centrocampisti: Juninho Bacuna (1997, Volendam), Leandro Bacuna (1991, IgdÕr), Livano Comenencia (2004, Zurigo), Kevin Felida (1999, Den Bosch), Ar’Jany Martha (2003, Rotherham United), Tyrese Noslin (2002, Telstar), Godfried Roemeratoe (1999, Waalwijk).
Attaccanti: Jeremy Antonisse (2002, Kifisia), Tahith Chong (1999, Sheffield), Kenji Gorré (1994, Maccabi Haifa), Sontje Hansen (2002, Middlesbrough), Gervane Kastaneer (1996, Terengganu), Brandley Kuwas (1992, Volendam), Jurgen Locadia (1993, Miami), Jearl Margaritha (2000, Beveren).
CT: Dick Advocaat.

BIO: VINCENZO DI MASO
Traduttore e interprete con una spiccata passione per la narrazione sportiva. Arabista e anglista di formazione, si avvale della conoscenza delle lingue per cercare info per i suoi contributi.
Residente a Lisbona, sposato con Ana e papà di Leonardo. Torna frequentemente in Italia.
Collaborazioni con Rivista Contrasti, Persemprecalcio, Zona Cesarini e Rispetta lo Sport.
Appassionato lettore di Galeano, Soriano, Brera e Minà. Utilizzatore (o abusatore?) di brerismi.
Sostenitore di un calcio etico e pulito, sognando utopisticamente che un giorno i componenti di due tifoserie rivali possano bere una birra insieme nel post-partita.










