LO STATO DI EFFICIENZA ASSOLUTA: COME ENTRARE NEL FLOW

Oltre alla pazienza, oltre alla percezione di tempo: il tanto celebrato stato di flow, trasversale a tutti gli sport, rappresenta la massima evoluzione psicologica in ambito sportivo circa il potenziale della mente umana. Se la gestione del tempo d’attesa nel gioco richiede un’attenzione controllata del tempo e delle risorse cognitive, il flow trasforma questa stessa attesa in una presenza attiva e totalizzante, in cui l’atleta si fonde completamente nel contesto. 

Coniato dallo psicologo ungherese Mihály Csíkszentmihályi a metà anni Settanta, questo stato descrive l’esperienza ottimale in cui la mente si silenzia nella sua parte più giudicante e aderente alle regole, per lasciare che il gesto tecnico scorra in modo automatico e fluido, posizionandosi a metà fra ansia e noia, in un sottile confine dunque tra la percezione di un compito troppo complesso e la consapevolezza di uno eccessivamente facile.

Compito del Mental Coach, in uno scenario come quello descritto, deve essere quello di aiutare l’atleta a comprendere istantaneamente l’efficacia della propria azione senza l’intermediazione del proprio giudizio o del rimprovero, quello che il già citato saggista statunitense Tim Gallwey identifica nel cosiddetto Self1: per ridurre il controllo ossessivo, il lavoro del coach con l’atleta deve favorire la nascita di una motivazione intrinseca, dentro all’esperienza sensoriale derivante dalla performance stessa.

Inutile dire quanto quello del flow sia un modello ben noto ai campioni dello sport. E visto che abbiamo premesso poco sopra, che a livello metodologico, lo stato sia trasversale a tutti gli sport, su tutte le testimonianze credo sia opportuno citare le parole di Serena Williams. La tennista statunitense lo ha descritto sottolineando l’isolamento acustico e mentale che ne deriva: “Se riuscite a continuare a giocare a tennis quando qualcuno sta sparando con una pistola in fondo alla strada, allora quella è concentrazione, quello è essere nel flow“.

Nel mondo del calcio, questa ricerca della sincronia collettiva è arrivata fino alle più alte cattedre di Coverciano. Allenatori moderni come Thiago Motta hanno incentrato le proprie filosofie proprio su questa dinamica, definendola come:”…uno stato mentale che porta i giocatori a non nascondersi ma a giocarsela immersi nel flusso”.Quando un giovane calciatore sperimenta il flow, la percezione del tempo si altera, la fatica svanisce e l’errore non genera frustrazione, ma un reset istintivo e immediato. 

La mia personale esperienza mi ha portato a consapevolizzare come l’educazione al flusso significhi, in ultima analisi, insegnare ai ragazzi ad abitare il presente con gioia e assoluta libertà espressiva. Si tratta della stessa libertà che tanto viene richiamata come fondamentale nell’approccio dei bambini allo sport, con la purezza e la leggerezza incompatibili con sofisticati schemi tattici o con la gestione delle risorse disponibili. 

Ho uno speciale legame con il termine inglese childlike, che descrive proprio le qualità positive tipiche dell’infanzia, variando dalla fiducia alla creatività, alla spontaneità, all’innocenza.

Più in generale c’è da chiedersi, fuori dallo stretto contesto della performance sportiva, se questo stato in cui l’istinto sappia imporsi nell’istante giusto sulla parte razionale nel qui e ora, non sia forse ciò che spesso auspichiamo nel quotidiano di noi adulti. Se non altro quando siamo chiamati a…vivere il momento.

Bio: Francesco Borrelli

 Francesco è un Mental Coach certificato Acsi – CONI. Oltre alla Laurea in legge presso l’Università degli Studi di Genova, si è formato in PNL attraverso corsi e Master conseguiti nell’ambito di aziende private di cui ha fatto parte. Negli anni ha coltivato la sua passione per lo sport scrivendo per testate giornalistiche liguri, oltre a svolgere il proprio lavoro di consulente d’azienda in ambito bancario. L’attività di Mental Coach lo porta da diverse stagioni ad accompagnare sportivi impegnati a preparare Olimpiadi e Mondiali, oltre a calciatori di tutte le età, agevolandone i rispettivi percorsi e seguendone tutta la trafila giovanile fino all’approdo in prima squadra. Il suo sogno è continuare ad aiutare i giovani calciatori, anche rossoneri, dal suo ufficio a Milanello, di fianco alla “palestra delle leggende”.

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