SIAMO I SOLI. SIAMO DA SOLI

“Troppo statici, troppo tattici, caratterizzati da una ricerca esigua degli spazi da attaccare attraverso movimenti globali ( l’esempio dichiarato di Harry Kane quasi “terzino” per smobilitare l’assetto altrui e creare voragini da assalire con intensità, velocità e tecnica), da una scarsa propensione ad accelerare, ad assalire la metà campo avversaria attraverso intensità e calcio totale”, insomma, troppo “italiani”.

L’ennesima denuncia arriva col sorriso sulle labbra, al termine di un’altra serata inequivocabile sotto tutti gli aspetti, dalle parole di De Roon a margine della nuovamente netta sconfitta contro il Bayern Monaco.

Avevo già puntualizzato di recente quanti innumerevoli fossero i parametri volti a condannare le “esibizioni” del calcio nostrano.

Palla lenta, circolazione lenta, trasmissione lenta, conseguentemente giocatori lenti per statistiche atletiche poiché non sollecitati a fornire prestazioni di livello più elevato, meno reattività a causa della staticità.

Nel resto del continente si gioca un calcio più aperto, propositivo, veloce, più rapido nella circolazione, nella trasmissione e nel gesto atletico.

Al nostro movimento piace far finta, come follemente ribadito di recente in alcuni frangenti che non fanno altro che confermare la pochezza intellettuale delle valutazioni, che la soluzione sia tornare “nientepocodimenoche” alla nostra identità difensiva, al catenaccio in chiave “moderna” (già di per sé un ossimoro), come se le distanze che ci separano numericamente, atleticamente e a livello di intensità di gioco dal resto d’Europa non siano per l’appunto figlie di un torneo che assopisce i ritmi, che pensa al blocco basso monolitico come garanzia primaria al fin di allontanare la paura di confrontarsi, conseguentemente non consentendo di direzionarsi non solo verso la modernità e la bellezza ma inevitabilmente verso la doverosa necessità di praticare lo stesso sport che viene sciorinato ormai ovunque.

 Fino a quando le scelte saranno orientate solo a togliere campo, a continuare ad attualizzare risorse antiche e inequivocabilmente anacronistiche come principali soluzioni per affrontare gli avversari, quasi tutti avranno vita facile contro addirittura le nostre squadre “migliori”.

Se non si gioca a livello autoctono a viso aperto, le velocità dei protagonisti e del pallone, della partita, saranno sempre sommesse, il nostro calcio continuerà ad essere più statico degli altri e meno educato proprio a livello cerebrale a ciò che ci aspetta ogni volta che ci confrontiamo.

In sostanza, manca poco ad assicurarci di essere gli unici a praticare uno sport diverso.

Manca poco e potremmo addirittura cambiare la dicitura dell’intero movimento.

Non più F.I.G.C.

Ma F.I.G.C ?

BIO: ANDREA FIORE

Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito  tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.

Una risposta

  1. Fino a quando il calcio italiano sarà comandato da DS ignoranti, Presidenti che si fanno abbindolare dai loro amici messi li a comandare e da una mentalità rivolta solo al risultato non si uscirà da questo circolo vizioso. Ai vertici di ogni società vengono messe persone ignoranti e non preparate che devono gestire le sorti e comandare gente laureata, con master ed abilitazioni varie, molto più colta di loro. Praticamente la vita al contrario. Inoltre c’è sempre questo voler dare incarichi a primi allenatori solo perché ex calciatori che magari non hanno mai studiato nella vita. In categorie minori invece ci sono persone preparate e per bene che, non avendo il materiale umano non riescono ad emergenze. Per poi non parlare del mondo dei procuratori, non solo per i calciatori e per i rapporti con i DS anche in cambio di soldi per come sentiamo spesso, ma oggi gli allenatori devono avere il procuratore oppure devono portare sponsor per allenare. Siamo in un vortice dal quale non se ne uscirà. Per quanto riguarda la velocità di palla, i dati atletici per come si diceva, sono figli appunto di un tatticismo esasperato e della cultura del non sbagliare, pertanto non si osa fare qualcosa, un passaggio, un dribbling, altrimenti se perdi palla sono guai e se prendiamo goal mi licenziano. È un mondo marcio e per questo ne sono uscito. Questo problema è a tutti i livelli, dalla serie A ai pulcini. Brutta cosa l’ignoranza che governa. Un caro saluto.
    Curatolo Danilo

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