QUEL FENOMENO DI RONALDO LUÍS NAZÁRIO DE LIMA

Il 25 luglio 1997 è una data che il tifoso italiano, di qualsiasi squadra, non può dimenticare. Quel venerdì, nella sede dell’Inter (allora in piazza Duse), veniva presentato il grande acquisto estivo della società nerazzurra: Ronaldo Luís Nazário de Lima. Nato il 18 settembre (registrato all’anagrafe il 22) 1976, il brasiliano proveniva dal Barcellona e Massimo Moratti per accaparrarselo aveva staccato un assegno da 48 miliardi di lire a favore dei blaugrana. Ronaldo, allora prossimo ai 21 anni, ha una particolarità: vede la porta avversaria con una facilità incredibile ed infatti, tra Cruzeiro, PSV Eindhoven e Barcellona, ha già segnato 145 gol in 153 partite, ovvero una rete ogni 1,06 partite. Numeri da capogiro.

Ma quando nasce il mito Ronaldo? Da ragazzino gioca con due squadre diverse nello stesso giorno (il Social Ramos Clube al mattino, São Cristovão al pomeriggio) mentre nel 1993, a 16 anni e 8 mesi, debutta a livello professionistico nel Cruzeiro di Belo Horizonte dove segna 44 reti in 73 partite. Nell’estate 1994, per circa 6 miliardi di lire, giunge in Europa, firmando con il PSV Eindhoven dove mostra tutto il suo talento al calcio europeo. Non ha ancora compiuto 18 anni, è campione del mondo (sebbene da riserva) con la Seleção che a USA ‘94 sconfigge l’Italia ai rigori nella finale di Pasadena. Lo vuole il Manchester United, ma il giocatore accetta l’offerta di una delle tre grandi della Eredivisie (dove si ricorderà per tanti anni del freddo olandese, come gli aveva detto ai tempi il suo compagno di Nazionale Romario, per cinque stagioni con il club del Brabante settentrionale e che dell’esperienza ricorderà, a livello extracalcistico, solo la presenza del freddo e della Philips). In Olanda Ronaldo è devastante, segna 46 reti in 42 partite (wikipedia) e, anche se l’Eredivisie è tutto fuorché un torneo probante, la sua è pur sempre una percentuale notevole che però porta nella bacheca del club solo una Coppa d’Olanda (stag.95-96). Il Barcellona lo acquista nell’estate 1996: nella Liga segnare dovrebbe essere più difficile ma anche lì il ragazzo di Itaguaì non perde il vizio del gol ed è subito capocannoniere del campionato, vince la Coppa delle Coppe e segna 37 gol in 34 partite (wikipedia). Nell’estate del 1997 ecco l’approdo alla corte dell’Inter e l’arrivo in Serie A, allora il top campionato del Mondo.

Una domanda che tanti (tra addetti ai lavori e tifosi) si fanno dinnanzi a certi acquisti è sempre quella: vale la pena spendere così tanti miliardi per un calciatore di 20 anni? La risposta che tanti (tra addetti ai lavori e tifosi) si fanno, a distanza di quasi trent’anni, è sempre la stessa: assolutamente sì. Ronaldo è considerato da tutti uno dei più forti calciatori della storia del calcio. Uno di quelli che ha cambiato il concetto di numero 9, uno che in campo ballava tra gli avversari, uno cui era difficile togliere la palla dai piedi, uno che era il terrore delle difese avversarie, uno cui tutti avrebbero voluto avere nella propria squadra, uno cui tutti avrebbero chiesto una foto (allora non c’erano i selfie), uno per cui svenarsi al fantacalcio. Uno che chiamavano “Ronaldo il Fenomeno”, per capirci. Lui nato nel 1976, come tanti grandissimi di questo sport come Alessandro Nesta, Mauro German Camoranesi, Ruud van Nistelrooy, Clarence Seedorf, Francesco Totti ed uno degli attaccanti più forti della sua generazione, Andriy Shevchenko.

Ma la domanda delle domande su Ronaldo che tutti si fanno è sempre quella: se fosse stato bene nel pomeriggio della finale di Francia ’98 e se non si fosse fatto male a Lecce e a Roma, cosa avrebbe fatto? O meglio, cosa avrebbe regalato in più al gioco del calcio? Eh sì perché quando si parla di Ronaldo non si possono non citare tre date tremende: il 12 luglio 1998, il 21 novembre 1999 ed il 12 aprile 2000. Tre date che hanno cambiato la vita del campione brasiliano, tre date terribili non solo per lui (in primis), ma anche per chi ha vissuto quei momenti con lui, compagni o anche solo i tifosi. Ciò che avvenne nel pomeriggio che precedette la finale mondiale del 1998 è stato drammatico: un grave attacco di epilessia lo colpisce in camera, Roberto Carlos rimane terrorizzato nel vedere il compagno e chiama i soccorsi, l’ambulanza che trasporta Ronaldo in ospedale di corsa e il (diciamo) obbligo di farlo giocare nella finalissima contro la Francia quarantacinque minuti prima dell’esecuzione degli inni nazionali. La Nazionale brasiliana si presenta in ritardissimo per il warm up e con la testa altrove pensando a ciò che era successo al suo numero 9. In campo “Ronnie” è un fantasma, non incide come non incide la Nazionale verde-oro che perde malamente la finale 3-0 contro i “galletti” padroni di casa. Nessuno poi può dimenticarsi la fatica dello stesso Ronaldo, una volta giunto in Brasile con la Seleçao, nello scendere le scale dell’aereo.

Poi il 21 novembre 1999 contro il Lecce al “Via del Mare” il giocatore si rompe il tendine rotuleo del ginocchio destro, subisce un intervento chirurgico e rimane fuori sei mesi, tornando in campo il 12 aprile 2000 nella finale di andata di Coppa Italia. E proprio quella data è la terza che cambia la vita del Fenomeno: al minuto 58 prende il posto di Mutu, dopo sei minuti prende palla e parte alla sua maniera verso la porta avversaria. Dopo una progressione palla al piede (come al suo solito), Ronaldo fa tutto da solo: cade a terra a ridosso dell’area laziale, gira su sé stesso, si tocca il ginocchio destro, si mette ad urlare e piangere dal dolore. I laziali Couto, Pancaro e Mihajlović alzano subito le mani e fanno il gesto del “cambio”, il compagno di squadra Panucci si mette le mani tra i capelli, tutti sono intorno al giocatore, Simeone si allontana scuotendo la testa e Zamorano ha le mani giunte, Lippi in panchina è pietrificato nel vederlo e sentirlo. Responso: rottura completa del tendine rotuleo del ginocchio destro, altro intervento chirurgico e altri (tanti) mesi di stop, ovvero ritorno in campo a fine 2001.

Un’altra data che Ronaldo ed i tifosi dell’Inter non dimenticheranno mai è il pomeriggio del 5 maggio 2002 quando, dopo l’incredibile sconfitta nerazzurra a Roma contro la Lazio e la contemporanea vittoria della Juventus a Udine che diede ai bianconeri lo scudetto e catapultato in 90 minuti la Beneamata dal primo al terzo posto in classifica, le videocamere ritraggono Ronaldo seduto in panchina con la testa bassa, la mano sulla fronte e diverse lacrime che gli scendono copiose sul viso, distrutto moralmente per l’occasione perduta di riportare il tricolore sulla sponda interista del Naviglio dopo tredici anni.

Pensare a Ronaldo non fa venire in mente solo cose brutte o negative, ma pensare a lui significa pensare ad un ragazzo brasiliano che, partito dalle favelas, è diventato un simbolo, un campione, un asso, un esempio. Il più forte calciatore del Mondo (almeno) tra il 1997 ed il 2002, nella top ten all time di questo sport sicuramente.

Di Ronaldo Nazario esistono poi tante belle istantanee: il gol contro il Compostela il 12 ottobre 1996 con la maglia del Barcellona, la sua presentazione a San Siro attorniato da decine di bambini-tifosi (una cosa che ha ricordato la storica presentazione di Maradona al San Paolo il 5 luglio 1984, forse il momento dove ci fu più hype verso un giocatore), la coppia glamour con l’allora fidanzata Susana Werner (detta “Ronaldihna), gli spot della Nike o quello della Pirelli con l’iconica frase “La potenza è nulla senza controllo” con lui ripreso da dietro, con la maglia interista numero 10 in cima al Corcovado nella posa del Cristo Redentore e sotto il suo piede sinistro una gomma Pirelli. Oppure il gol contro la Lazio nella finale di Coppa Uefa del 6 maggio 1998 al Parco dei Principi con il numero 9 di Itaguaì che, nel segnare il gol del definitivo 3-0 a Marchegiani, compie una finta incredibile al portiere, lo scarta insaccando il suo sesto gol in quella manifestazione.

Un’altra istantanea del Fenomeno è anche la celebre fotografia scattata allo “Stade de Gerland” di Lione l’8 giugno 1997 da Claudio Villa al minuto 24’15’’ di Brasile-Italia al Torneo di Francia: Ronaldo contrastato alla sua destra da Paolo Maldini e alla sua sinistra da Fabio Cannavaro, fermato a ridosso dell’area di rigore azzurra contemporaneamente dai due difensori. Quell’immagine ha avuto tanti significati (una su tutti, il trionfo della nostra Serie A), ma non ha mai avuto un nome, se nonché lo stesso Ronaldo, durante una diretta Instagram con lo stesso Cannavaro durante il lock down, l’ha definita “la foto più bella di sempre”.

Ronaldo nelle cinque annate interiste ha vinto solo quella Coppa Uefa mentre a livello personale ha vinto un Pallone d’oro e con la Nazionale verde-oro la Copa America, entrambi nel 1997. Poi il 31 agosto 2002, ultimo giorno di calciomercato, il divorzio con l’Inter: Moratti conferma in panchina Hector Cuper e questo a Ronaldo non piace portando ad una rottura tra club e calciatore e per 45 milioni di euro il Fenomeno va al Real Madrid mentre in nerazzurro arriva, dalla Lazio, Hernan Crespo. La delusione dei tifosi interisti è enorme, tra chi non capisce la mossa della società e chi punta il dito contro lo stesso giocatore, reo di essere stato un ingrato proprio verso quella società che ho ha coccolato e viziato, quella società che, nonostante i due terribili infortuni, lo ha curato, pagato e aspettato, quella stessa società che puntava su di lui per vincere quel “benedetto” scudetto. Insomma, Ronaldo da “fenomeno” a traditore.

Anche il 2002 di Ronaldo è divisibile in cinque date: i già citati 5 maggio e 31 agosto, ma anche il 30 giugno, il 3 ed il 17 dicembre, ovvero il giorno della finale mondiale di Yokohama (con Ronaldo che con due gol “batte” la Germania consegnando alla Seleçao il quinto mondiale della sua storia con lo stesso numero 9 verde-oro, con una strana pettinatura, e vince anche la classifica marcatori, una cosa che un giocatore brasiliano non vinceva dal 1962, dai tempi di Vavà e Garrincha).

La carriera di Ronaldo a Madrid dura quattro stagioni e mezzo e con la maglia numero 11 gioca 177 partite, segna 104 reti vincendo una Liga, una Supercoppa ed un Mondiale per club FIFA militando in un Real ancora “galacticos” con gente del calibro di Casillas, Hierro, Raul, Zidane, Beckham, Owen, Guti, Figo, McManaman, Roberto Carlos, Makelelé e Morientes. La storia di Ronaldo poi la sanno tutti: rimane a Madrid fino al gennaio 2007, per una stagione e mezzo giocò con i rivali rossoneri del Milan e chiude la carriera, tra il 2009 ed il 2011, con il Corinthians, in Brasile.

Quando si vede una partita di Ronaldo Luís Nazário de Lima, la domanda di fondo è sempre e solo una: che carriera avrebbe avuto questo giocatore se non si fosse infortunato così gravemente alle ginocchia? Di lui però rimane l’immagine di un giocatore universale, veloce, tecnico, brasiliano nella testa e nei piedi, funambolico, un asso della finta e del lasciare il marcatore sul suo posto mentre lui lo salta e va verso il portiere avversario a segnare e a esultare con il suo sorriso e la braccia parallele al campo da gioco. Uno che su YouTube ha tanti video con le sue “skills & goals” cliccatissime ancora oggi a distanza di anni dal suo ritiro.

Una storia ed una carriera iniziate nelle favelas e arrivate a toccare il cielo con un dito con la finale di Yokohama, rivalsa di quattro anni prima quando si temette addirittura per la sua vita.

È stato un fenomeno, Ronaldo Luís Nazário de Lima: forte, veloce, preciso, letale, immarcabile, dribblomane per vocazione e dotato di una tecnica che altri non avevano. Unico problema della sua carriera: gli infortuni alle ginocchia. Per questo la sua carriera ha un prima ed un dopo: mercoledì 12 aprile 2000, la data che ha cambiato (o che può aver cambiato) la storia del calcio.

Ronaldo è stato un fulmine a ciel sereno non solo nel nostro calcio, ma nel calcio mondiale. Un ragazzo giovane, fresco, allegro, con quel sorriso caratterizzato dagli incisivi che sporgevano ed un atleta che in campo ballava, seminava il panico tra le difese avversarie, che i compagni di squadra non vedevano l’ora di abbracciare dopo un gol e che i tifosi si sgolavano nell’urlare il suo nome dopo quel gesto.

È stato bello, Ronaldo Luís Nazário de Lima. Fenomenale. Peccato che la Gen Z si è persa un calciatore del genere, ma almeno per lei c’è YouTube.

BIO Simone Balocco: Novarese del 1981, Simone è laureato in scienze politiche con una tesi sullo sport e le colonie elioterapiche nel Novarese durante il Ventennio. Da oltre dieci anni scrive per siti di carattere sportivo, storico e “varie ed eventuali”. Tifoso del Novara Calcio prima e del Novara Football Club dopo, adora la sua città e non la cambierebbe con nessun altro posto al Mondo. Collabora da tempo con la redazione sportiva di una radio privata locale e ha scritto tre libri, di cui due sul calcio. I suoi fari sono Indro Montanelli e Gianni Brera, ma a lui interessa raccontare storie che possano suscitare interesse (e stupore) tra i lettori. Non invitatelo a teatro ma portatelo in qualunque stadio del Mondo e lo farete felice.

2 risposte

  1. Gran bell’articolo su Ronaldo il Fenomeno, per me il più forte che abbia mai visto, considerando la carriera prima dei problemi fisici. Per me poteva diventare il più forte di sempre, senza alcun dubbio.

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