MILAN “PRIMAVERA”: DOVE SONO GLI ATTACCANTI?

La squadra di Renna perde 2-1 contro la Juventus dopo essere passata in vantaggio con Scotti. Partita vivace e piena di occasioni: ma ancora una volta emerge la mancanza di una punta di ruolo (o anche due) capace di finalizzare il tanto gioco prodotto, specie quando c’è da rimontare

Al quinto minuto il Milan era in vantaggio con un gran gol da fuori area e tutto sembrava essersi messo per il verso giusto. Sembrava. E no, non stiamo parlando dell’amarissimo pareggio di sabato sera contro il Parma, ma della squadra Primavera, impegnata alle 13,00 dello stesso giorno in casa (in realtà provvisoriamente sistemata allo Sportitalia Village) contro la Juventus. Il Milan, con 16 punti, aveva bisogno del punteggio pieno per riagganciare il gruppo di squadre in zona playoff, mentre la Juventus galleggiava a quota 12 punti. E le cose, dicevamo, sembravano essersi messe subito per il meglio.

Assenti i nazionali Under 17

I rossoneri di Renna erano scesi in campo con una formazione pressoché identica a quella delle ultime partite, cioè – ricordiamolo – orfana del regista Pandolfi (che io ho deciso di ribattezzare Pandolfic) e dell’attaccante Simone Lontani, entrambi in gol – se vogliamo trovare un motivo di soddisfazione – nel recente 4-0 ai danni della Bolivia, con l’ulteriore bonus di un rigore parato dal nostro Torriani. In campo, quindi, è sceso un 1-4-3-3 così costruito: Bouyer in porta; davanti a lui una linea composta dai centrali Colombo e Zukic e dai terzini Nolli e Tartaglia; a centrocampo Cisse (un centrocampista classe 2008 piccolino ma molto tignoso e gran recuperatore di palloni, una specie di N’Golo Kanté), Mancioppi e Pereira, terzino promosso a mezzala anche per l’assenza di La Mantia, infortunato; davanti, un tridente formato da Ossola, più trequartista che punta, Scotti, anch’egli un buon giocatore che però mi pare essenzialmente un esterno d’attacco con un forte senso del gol, e Plazzotta, mezzala titolare, chiamato qui a sdoppiarsi fra centrocampo e attacco.

Subito Scotti

Il Milan, dicevamo, passa in vantaggio al 5° minuto con un gol da antologia di Filippo Scotti, che si piazza esattamente sullo spigolo sinistro dell’area di rigore e da lì fa partire un gran destro che finisce nell’angolino opposto. Ma le occasioni non sono finite. All’11° ancora Scotti, liberato da un bel tocco arretrato di Ossola, tira a botta sicura e costringe il portiere Radu al miracolo. La partita è molto aperta, le due squadre giocano, il Milan attacca ma sbaglia anche molto nelle uscite in palleggio e al 20°, dopo un’azione insistita della Juventus con il Milan che non riesce ad allontanare la palla, arriva il gol dell’esterno offensivo Grelaud, che si trova libero in area e scarica con tutta la forza.

Rigore? No, grazie

Facciamola breve. Nel corso della partita le occasioni non mancano e il Milan ne rivendica la maggior parte ma non riesce a segnare (cosa vi ricorda?). Scotti è sempre presente ma impreciso e sbaglia gol ben più facili di quello – bellissimo – segnato in apertura. Cisse cresce nel corso della partita e recupera palloni anche dove sembra non poter arrivare. Ossola è forse l’uomo più importante di questa squadra, il leader tecnico, capace di controllare palloni difficili spalle alla porta grazie alla sua qualità. Al 76° c’è un calcio di rigore per la Juve per fallo di Colombo su Merola, erede forse di quel Mario Merola detto “il re della sceneggiata”: dopo il contatto (non chiaro) fra i due, infatti, Merola fa ancora quattro o cinque passi e poi si abbatte a terra, con un effetto molto ritardato. L’arbitro non ha dubbi, sul dischetto va lo stesso Merola e il francesino Bouyer imita il suo illustre connazionale contro la Roma e lo para. Il gol, però arriva lo stesso con Biggi, una prima punta entrata in campo all’83° che cinque minuti dopo, grazie a un errore a centrocampo di uno Scotti probabilmente esausto, si trova a tu per tu con il portiere rossonero e non sbaglia. Il Milan ci prova ancora, un po’ disordinatamente, ma i quattro minuti di recupero sono troppo pochi per rimettere la partita in carreggiata.

Manca una punta

O forse non è questione di minuti. Il Milan Primavera, come andiamo dicendo da tempo, gioca senza una punta di riferimento dai tempi di Camarda, che peraltro era talmente sotto età da essere egli stesso un’eccezione. Oggi il giocatore più vicino a una prima punta è Simone Lontani, classe 2008, già sei gol in questa stagione che, come abbiamo detto, è stato convocato dalla Nazionale Under 17 e il cui ritorno attendiamo con ansia (anche se, quando era disponibile, non sempre è stato titolare!). Dietro di lui, nessuno; mentre la Juve, ad esempio, si è concessa il lusso di tenere in panchina per 83 minuti il giocatore che non solo ha segnato, ma che con la sua fisicità ha immediatamente cambiato la partita. La domanda, quindi, resta: perché un club come il Milan, con un settore giovanile così importante (da Donnarumma a Cutrone ci si potrebbe fare una discreta squadra di serie A) e un’Under 23 su cui solo l’anno scorso sono stati investiti 15 milioni, non riesce a sfornare, o a comprare, almeno quattro attaccanti centrali che possano ruotare fra Primavera e Milan Futuro, dove attualmente si alternano Alex Castiello, finora 2 gol in Primavera e nessuno in Serie D, e il generoso Andrea Magrassi, 33 anni, un gol in Coppa Italia D. Ci sarebbe poi il mistero Levis Asanji, attaccante del 2006 di 1,98 prelevato dall’Union Berlin, che non gioca praticamente mai (e di cui sappiamo quindi molto poco). Vista da fuori, sembra quasi una scelta, dal momento che non possiamo pensare che il nutrito staff tecnico del settore giovanile rossonero non conosca i numeri e non tenga monitorato il mercato. Una scelta che obbliga di fatto a giocare palla al piede, il che è certamente una buona cosa, molto educativa per i calciatori, ma che nella pratica non sempre funziona, specie quando bisogna raddrizzare una partita: tanto che sabato abbiamo visto tanti rinvii del nostro portiere finire facile preda dei difensori centrali bianconeri, anche se va dato atto a Ossola, giocatore fatto per giocare guardando la porta, di averne controllati un buon numero agendo da finto centravanti, in virtù della grande qualità tecnica più che del fisico.

Allievi di Guardiola?

In questa squadra, insomma, c’è parecchio talento e poca forza fisica, con buona pace di chi sostiene che “ormai vanno avanti solo quelli alti 1,90”. Se l’idea è di insegnare ai nostri ragazzi a giocare palla a terra come il primo Barcellona di Guardiola (“Il nostro centravanti è lo spazio”), va benissimo: ma allora i rinvii lunghi dovrebbero essere direttamente banditi, costi quel che costi. Se, invece, fermo restando il lodevole proposito didattico, l’idea è di vincere le partite, magari rimontandole anche in modo sporco quando il piano A fallisce, allora ricordiamoci che alla fine anche Guardiola si è evoluto. Non chiediamo Haaland, ma un paio di ragazzi sopra il metro e ottanta, innamorati più del gol che della palla, potrebbero far comodo e – magari – contribuire alla crescita agonistica di tutto il gruppo. 

BIO: Luca Villani è nato a Milano il 31 gennaio 1965. Giornalista professionista, oggi si occupa di comunicazione aziendale e insegna all’Università del Piemonte Orientale. Tifoso milanista da sempre, ha sviluppato negli anni una inspiegabile passione per il calcio giovanile e in particolare per la Primavera rossonera. Una volta Kakà lo ha citato in un suo post su Instagram e da quel momento non è più lo stesso.

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