Caro Mister Gattuso.
Non è sempre facile essere razionali quando si parla di calcio. Soprattutto se si parla di calcio giovanile. Soprattutto se si parla di figli o nipoti. Spero mi perdonerà se in qualche passaggio sfiorerò la polemica. Ma come Lei sa, perché da giocatore lo ha dimostrato in mille battaglie, la passione non si può contenere. O esplode o non è passione.
Ho ascoltato le parole della sua intervista dove elencava le motivazioni per le quali in Italia, secondo le sue informazioni, non nascono più buoni giocatori ne tantomeno campioni.
Non si arrabbi ma le sue parole fanno parte di quell’ idea di “politically correct” che sta uccidendo il nostro calcio giovanile partendo dalle radici.
Il discorso dei ragazzi che non giocano più per strada, gli oratori vuoti, la playstation, il cellulare, le mamme e i papà troppo apprensivi, le scuole calcio che non insegnano a dribblare, gli allenatori per le giovanili che guadagno poco, il calo demografico, la mancanza di strutture, le nuove generazioni senza spina dorsale… ecc… ecc… perdoni la franchezza, sono ottimi discorsi da “bar sport” ma che con la realtà non c’ entrano assolutamente nulla.
Se così non fosse, converrà con me, non si spiegherebbero i motivi per cui le squadre di pallavolo, di tennis o di atletica leggera, con infinitamente meno praticanti e meno strutture a diposizione, raggiungano da anni i vertici mondiali. In Italia i talenti nascono, come in ogni altra parte del mondo, è che non crescono. E non è vero che muoiono nella culla come tutti, anche lei, credono. Vengono a mancare durante il periodo, diciamo così, adolescenziale.
Durante la sua straordinaria carriera avrà certamente incontrato molte persone che le hanno “remato contro”. Ma anche molte altre che hanno compreso le sue potenzialità e il suo talento. Nei momenti decisivi queste persone hanno creduto in lei. L’hanno scelta, l’hanno difesa quando ha commesso degli errori e hanno combattuto, mettendoci la faccia, per permetterle di resistere, migliorare e spiccare il volo. Lei ci ha messo sacrificio, sudore, tenacia e talento ma sia onesto senza queste persone, completamente disinteressate, a Berlino nel 2006 non ci sarebbe mai arrivato.
Per capire davvero il perverso meccanismo dovrebbe scendere nella melma delle categorie giovanili, della promozione, dell’eccellenza, della serie D, fino alla serie C.
La regola è una sola: «Se nessuno guadagna … nessuno sale!»
Se lei potesse ascoltare le discussioni degli allenatori, dei dirigenti, dei procuratori con i Direttori Sportivi, coloro che detengono davvero il potere, constaterebbe che i ragazzi non sono più chiamati per nome. Sono appellati semplicemente per anno di nascita: «Ho bisogno di due 2007 e mi manca anche un 2006”. Con i 2005 sono a posto però ho due 2004 che non so che farne ormai sono vecchi.» Il procuratore a quel punto rilancia: «Ma direttore uno dei 2004 è un “valorizzato”… » Allora d’improvviso cambia tutto. Il 2004 appena considerato di troppo diventa il perno del centrocampo. Ma prima un piccolo dubbio sorge nella mente del dirigente «Ma quanto è valorizzato?» Il procuratore risponde: «Tanto… direttore tanto… la tal squadra di serie A paga tutto: ingaggio, appartamento, e ce ne anche per lei. Ma deve fare almeno 20 presenze…»
Caro Misternon le sfuggirebbe un particolare: in questi discorsi il calcio giocato non c’entra nulla. I due servizi delle Iene, che credo lei abbia visto, quelli che hanno coinvolto tra gli altri Salvatore Bagni spiegano bene i meccanismi. I soldi, il più delle volte, non arrivano dalle Società di serie A ma in qualche modo arrivano. Una frase che mi ha colpito, proprio di Salvatore Bagni, è stata: «è necessario investire sui figli… non è che se uno fa l’operaio può pretendere…» la quantità e la destinazione dei soldi sono gli unici criteri di selezione. Inoltre è ancora più triste constatare che più si scende di categoria meno soldi sono necessari per svendere il futuro di questi ragazzi. Bastano davvero quattro spiccioli. Io personalmente, ma credo che potrà trovare decine di persone che possono portare esempi simili, conosco almeno una quindicina di situazioni che le ho appena descritto.
I ragazzi che arrivano al livello dove allena Lei non sono i migliori, mi creda, sono solo quelli sopravvissuti (e valorizzati) da questo infernale meccanismo.
Le faccio un esempio concreto: Francesco (ovviamente nome di fantasia), ruolo portiere. A diciassette anni titolare in Eccellenza. Arrivano richieste dalla serie D ma la società di eccellenza vuole qualche migliaio di euro per il prestito. Nessuno se la sente di rischiare. Resta in eccellenza. A diciotto anni cresce imperiosamente. Trenta partite ottimo campionato coronato da cinque rigori parati in cinque partite consecutive. Un giornale locale riporta: record italiano dopo Handanovic e Gilli. A diciannove anni si trovano i soldi e Francesco finalmente approda in serie D. Girone di andata inspiegabilmente zero minuti giocati. Nel mercato di dicembre cambia squadra. Il ragazzo lotta e si conquista il posto duellando con un altro portiere di un anno più giovane. Gioca sedici partite su diciannove. Salvezza raggiunta in extremis senza la gogna dei play-out. Partite dure disputate su “campi importanti” per la categoria del nord Italia, un paio di errori ma tante parate decisive, dimostrazione di personalità. Tutti concordano: al ragazzo non tremano le gambe neanche dopo un errore, neanche davanti ad un folto pubblico molto esigente o a giocatori di buon blasone con in palio punti pesanti. Per un giovane portiere quasi una consacrazione. Per la cronaca la squadra dove ha giocato zero minuti, nello stesso girone, retrocede. A giugno il Direttore valutate le prestazioni e la crescita del ragazzo, sentito il parere tecnico del preparatore dei portieri, lo conferma per l’anno successivo con entusiasmo. A luglio è tempo di firme. Lo stesso Direttore comunica per telefono: «Mi spiace abbiamo valutato che sei vecchio (21 anni) confermiamo il tuo secondo quello a cui hai preso il posto. Come sai lui è un 2005». Caro mister avrà notato che il direttore non ha parlato di parate o talento ma solo di età. Cosa sia realmente successo nel mese, durante il quale non si è giocato, resta un mistero. A quel punto Francesco si affida ad un procuratore. Salta fuori che due squadre di serie C lo hanno notato e mandato, più volte, degli osservatori per una valutazione. Ambedue scrivono relazioni molto positive. Il procuratore viene contattato ma la richiesta, del direttore sportivo, è senza appello: «Noi stiamo cercando solo valorizzati…» Morale: per la serie D Francesco è troppo vecchio. Per la serie C non essendo “valorizzato” non c’è posto. Al momento e siamo già a settembre, a stagione iniziata, o scende in eccellenza o promozione oppure non gioca. Fatica persino a trovare dove allenarsi. Nel frattempo il ragazzo, oltre ad essere un buon atleta, di talento e fisicamente molto dotato è anche uno serio. Malgrado i quattro allenamenti settimanali, più la partita, si è iscritto ad ingegneria e ha superato gli esami del primo anno. A questo punto se è un ragazzo che ha ambizione e non è stupido secondo Lei quale strada sceglierà? Scenderà di categoria oppure si concentrerà sull’università? Sia onesto Mister se Lei fosse il padre cosa consiglierebbe a Francesco?
Di situazioni simili ce ne sono a migliaia in tutta Italia ed è in queste storie che si perdono i “campioni” che Lei vorrebbe per la Nazionale.
E non abbiamo affrontato il problema degli stranieri dove i guadagni, per i direttori sportivi, immagino siano molto più alti e le situazioni dei ragazzi molto più tristi e vergognose.
Purtroppo non è una semplice questione di regole. Quelle ci sono già da molto tempo. Per trovare una soluzione è necessario tornare a persone di cuore che scelgano giocatori “di valore” e non “valorizzati” ma nel primo caso ci vuole onestà, competenza e una coscienza grande. Nel secondo bastano i soldi. Per cambiare davvero il mondo deve cambiare la mentalità. É assolutamente vitale reintrodurre la meritocrazia a tutti i livelli.
Lei è seduto sulla panchina più importante della Nazione e nessuno pensa che non se la sia meritata. Proprio per questo le sue parole potrebbero avere davvero un potere mediatico dirompente.
Può decidere di dire le cose come stanno e tentare un cambiamento permettendo ai moltissimi Francesco di emergere o può continuare a rilasciare interviste allineate al “politically correct” per non disturbare il sistema lamentandosi che di campioni, come ai suoi bei tempi, non ne nascono più.
Lascio alla Sua coscienza la decisione.
Con sincera stima.
Alberto Salina

BIO: Alberto Salina. Vive ad Ornavasso in provincia di Verbania.
Sposato con Laura. Hanno quattro figli: Matteo, Andrea, Gabriele e Marta. Laureato in Scienze Geologiche, lavora nel settore della produzione di materie prime minerarie.
Appassionato di storia e libri gialli ha pubblicato la serie:
Le indagini del Maresciallo Gatti divise in sette capitoli:
Nell’ottobre del 2013 il suo primo romanzo: I Moschettieri del Duce, nel novembre 2014: Adelaide, nel mese di novembre 2015: L. SS Adolf Hitler, nel settembre del 2016: Il Partigiano Mondo, nel dicembre del 2017: Il Genova, nel dicembre del 2019: Gesù Bambino e nel novembre del 2022: Il Mulino.
www.albertosalina.it










3 risposte
Buongiorno Alberto, penso proprio che lei abbia ragione. Il servizio su Salvatore Bagni ha reso pubblico qualcosa che tanti già sapevano, eppure non credo che succederà qualcosa. L’allenatore della nazionale le risponderà e cercherà di cambiare il sistema?. A quel punto scriverò “Nazionale” e non “nazionale”.
Caro Gian Paolo
La ringrazio per il suo commento. Credo anche io non succederà nulla. Non è successo per i servizi delle Iene… si figuri per uno scritto di uno come me che conta come il due di picche quando la briscola è quadri.. eh..eh..
In Italia non è mai stato possibile combattere un sistema…. Non lo è stato per il fascismo.. non lo è stato per tangentopoli… o per calciopoli… tanto per citare qualche esempio… tutto è sempre ripreso se non uguale ….in modo peggiore…
il mio articolo è un pò come la frase di Diego Abatantuono nella scena finale del film Mediterraneo…
“Non si viveva così bene in Italia.. non ci hanno fatto cambiare niente …a allora gli ho detto: avete vinto voi.. ma almeno non riuscirete a considerarmi vostro complice…”
purtroppo però io non ho un’isola Greca dove rifugiare.. ma mi tocca stare qui tutti i giorni a guardare impotente… eh..eh..
Cordiali saluti
Alberto
Purtroppo, Alberto, devo darle doppiamente ragione…(non sul 2 di picche, però!).