Le imprese di Julio Velasco, il leggendario allenatore di pallavolo che ha condotto per mano la nazionale femminile alla semifinale di stasera nel Mondiale in Thailandia, si susseguono, dopo oltre un trentennio di pagine di storia scritte nel mondo dello sport azzurro. Chi meglio di lui identifica la generazione di fenomeni che nei primi anni Novanta stravolge il mondo del volley maschile portando la nazionale a vincere tre Mondiali consecutivi, tre Europei, oltre ad un argento Olimpico ad Atlanta (1996). Quel gruppo incredibile di uomini non identificò soltanto un’epoca d’oro per l’intero sport azzurro, ma ispirò generazioni di ragazzini nei trent’anni successivi, rendendo il movimento pallavolistico autorevole e accessibile a tutti, pur nelle sue particolarità e nelle sue sfaccettature.
Quella determinazione e quella contagiosa volontà di vincere trasmesse, quella sua capacità di analizzare i punti di forza e di debolezza delle squadre avversarie e di sviluppare strategie vincenti per superare gli ostacoli, hanno reso l’allenatore italo-argentino molto “ricercato” e quotato nel mondo della formazione, non solo a livello sportivo ma anche aziendale.
Nel mondo del business avere l’abilità di motivare le proprie risorse all’estrazione del loro più completo potenziale è una dote preziosa, al punto che anche nel mondo della formazione Mister Velasco rappresenti una vera e propria leggenda. Utilizzo nuovamente questo termine e posso dire che fin dai miei primi passi nel mondo della formazione, l’ho sempre considerato il “coach di tutti i coach”, come il soggetto capace di svelare l’alibi dietro all’inefficienza, di enfatizzare le abilità delle persone e di cogliere infine la complessità dentro al processo.
C’è un dettaglio che in quest’ultimo periodo così nebuloso e incerto per la Nazionale di calcio, mi fa pensare ad alcune sue dichiarazioni che superano l’ambito strettamente pallavolistico. Poche settimane fa, Velasco ha criticato la gestione dei giovani nel calcio italiano, sostenendo che l’ambiente di sfiducia e sospetto impedisca ai talenti di svilupparsi pienamente e che manchi la capacità di creare giocatori alla Lamine Yamal nelle cantere. Il nodo della riflessione è centrato sulla necessità di cambiare mentalità, di sfruttare il tempo come strumento per alimentare più fiducia e opportunità ai ragazzi, avvolgendo le serie professionistiche e, a “cascata”, anche la Nazionale.
Risalta nel pensiero “scomodo” di Velasco, il fatto che in Italia, paese calcistico per eccellenza, non si insegni il calcio in modo adeguato, privilegiando spesso l’aspetto teorico rispetto alla pratica.
Fa amaramente sorridere che l’amministratore delegato della serie A, Luigi De Siervo abbia ricondotto il ground zero generale, nel quale la Nazionale arranca da oltre un decennio, e del quale non si vede attualmente la fine, nella pirateria. E così, dopo esserci elevati nel condividere la “teoria degli alibi” coniata da Velasco – e che vi invito a cercare su qualche video YouTube come emblema dell’assunzione di responsabilità, nella vita e nello sport – ecco arrivare la curiosa spiegazione che riconduce al “pezzotto” la mancanza di risorse e di visione, che hanno ridotto il movimento calcistico italiano ad un carrozzone fatto di disorganizzazione, nepotismo e piagnisteo. E quindi non è la mancanza di conoscenza specifica della complessità del gioco del calcio da parte di molti addetti ai lavori né la mancanza di pianificazione nella crescita o nello sviluppo delle risorse.
Ecco dunque come la scusa e quella che il mio collega Andrea Ciccone qualifica come l’abilità narrativa di costruirsi un nemico per non guardarsi allo specchio affacciarsi come paradossale e più comoda spiegazione: sta dunque nell’hacker la causa!
Da eretici è invece scavare alla ricerca di soluzioni e idee, innovando nelle strutture e negli stadi, individuando figure “alla Velasco”, da inserire in pianta stabile a Coverciano, da diffondere nella metodologia e nella mentalità, fino all’ultimo dei settori giovanili della più bassa periferia. Perché non è anche lì che ci sono i talenti… Quelli che vanno solo individuati e “protetti”, educati e cresciuti, difesi e responsabilizzati in un processo che parta dalla mentalità e avvolga il percorso dei giovani uomini, prima che atleti.
Inserire Velasco nello staff del Commissario Tecnico potrebbe essere un passo importante per riformare il mondo del calcio italiano. La sua capacità di analizzare i punti di forza e di debolezza delle squadre, unita alla sua esperienza nella motivazione dei giocatori, potrebbe essere fondamentale per sviluppare una strategia vincente per il calcio italiano e tale da diffondere la luce dell’oro olimpico ad un panorama sempre più tetro e crepuscolare.

Bio: Francesco Borrelli è un Mental Coach certificato Acsi – CONI. Oltre alla Laurea in legge presso l’Università degli Studi di Genova, si è formato in PNL attraverso corsi e Master conseguiti nell’ambito di aziende private di cui ha fatto parte. Negli anni ha coltivato la sua passione per lo sport scrivendo per testate giornalistiche liguri, oltre a svolgere il proprio lavoro di consulente d’azienda in ambito bancario. L’attività di Mental Coach lo porta da diverse stagioni ad accompagnare sportivi impegnati a preparare Olimpiadi e Mondiali, oltre a calciatori di tutte le età, agevolandone i rispettivi percorsi e seguendone tutta la trafila giovanile fino all’approdo in prima squadra. Il suo sogno è condividere come Coach il suo ufficio a fianco alla “palestra delle leggende” di Milanello con Ibra.
Contacts: fraborrelli40@gmail.com / IG. fraborre24_ / https://www.facebook.com/healthybrainnutrition / 0039 328 6212598










2 risposte
Ciao Francesco, Velasco ha avuto anche esperienze nel calcio, con Inter e soprattutto Lazio. All’epoca non c’erano gli hacker dei codici IPTV o M3U ma vivai ricchi e funzionali che non avevano bisogno di alibi. Oggi la sua esperienza servirebbe molto, considerando che ha rimotivato e valorizzato il volley femminile uscito a pezzi dall’esperienza di Tokyo 2020. Sappiamo com’è andata dopo
Ciao Vincenzo, ricordo bene quel periodo inizio anni 2000. Vacche grasse, più campioni in ogni ruolo e sprechi di ogni genere. Probabilmente la mentalità di Mister Velasco poco si adattava a simili prolassi finanziari (che ricordiamo anche ai dissesti che hanno portato). Di buono c’è la possibilità di poter mettere un semino fin da subito a favore delle pessime annate. Chi vivrà vedrà…