MILAN, L’ICEBERG SI STA SCIOGLIENDO DALLA PUNTA AGLI ABISSI

Fosse solo il campo…L’esordio con la sconfitta casalinga  al termine di una prestazione davvero sconcertante al cospetto di una Cremonese salita in A ai playoff, sembra in questi giorni e in queste ore solo la punta di un iceberg che si sta miseramente sciogliendo. Quello che c’è sott’acqua e quello che affiora è ancora più destabilizzante, incomprensibile. 

L’inizio stagione è stato caratterizzato dalla scomparsa della Curva, del folklore, dei canti e dei cori. L’Inter ha (stra)vinto anche senza tutto questo, per carità, ma il parallelo non regge perché in casa nerazzurra si tengono i conti a posto conservando e rinforzando una rosa competitiva, da questa parte invece ormai è acclarato il trading di cui parlo da mesi: l’interesse primario del Milan, in attesa naturalmente del nuovo stadio a San Siro o a San Donato, è quello di comprare a poco per rivendere a molto. Vincere è secondario, è facoltativo, è retrovia. La rottura con la Curva Sud non è solo figlia dell’inchiesta della Procura: l’obiettivo di ricreare uno stadio all’americana è ben precedente e i Club organizzati rossoneri ne sanno qualcosa. L’inchiesta della Procura ha solo accelerato il processo, cadendo a fagiolo. Non so proprio se il rientro nei ranghi di Adriano Galliani potrebbe ricucire il profondo strappo, ma francamente non mi pare sia nelle priorità o anche solo negli obiettivi del club.

Una nuova Udinese, insomma, senza che questo debba risultare offensivo per il club friulano: è la storia che parla. A Udine non è mai esistita l’ambizione, la voglia, la fame di vincere. Basta e avanza vivere dignitosamente in serie A (miglior piazzamento: 2° posto, una sola volta nel 1954-55) e godersi passerelle ormai datate di campioni come Zico, Edinho, Garella, Causio, Collovati, Iaquinta, Bierhoff, Amoroso, De Paul, Balbo, Di Natale, Sanchez e qualche altro… Niente di male: anche l’Atalanta prima dei Percassi era così, con la differenza che da sempre queste due società sanno coltivare i giovani, farli maturare, pescare campioni in erba.

Programmazione, si chiama programmazione. Il mercato è stato faticoso e contraddittorio, gestito da Igli Tare da una parte, dall’altra Paolo Busardò (agenzia CAA base Ltd) molto vicino a Furlani. Per capirci, Lopetegui e Ricci, Estupinan e Harder, sono farina del sacco Busardò. Le cessioni di Reijnders e Hernandez impacchettate prima dell’arrivo di Tare. I rossoneri che avevano chiuso la passata stagione con 5 centravanti (Jovic, Abraham, Camarda, Gimenez e Morata in prestito) sono ripartiti con uno solo in organico. Le vicende che sono seguite (Boniface, Harder) dopo il romanzo di Hojlund e casomai Vlahovic, spiazzano e destabilizzano tutti. Perché prestare Camarda e comprare un pari età tutto da scoprire? Hernandez è stato sostituito da Estupinan il quale sta lasciando non poco perplessi. Via Calabria, Royal e Walker, ecco Athekame tutto da scoprire. Perso Reijnders, presi Ricci, Modric e Jashari, ora viene preferito Loftus Cheek lento e inconcludente. Pulisic fuori ruolo se la cava, Leao è infortunato. La difesa è rimasta una groviera: serve come il pane un vecchio lupo di mare alla Kjaer, perché da Thiaw a De Winter cambia poco se Tomori e Pavlovic continuano nel loro rendimento ondivago verso il basso.

L’anno scorso Fonseca aveva espresso apprezzamenti per Kalulu e Saelemakers, tempo 8 giorni glieli sbolognarono entrambi. Quest’anno ad Allegri non dispiacevano lo stesso Saelemakers e Thiaw, oltre a Musah: tutti in rampa di lancio, il primo già spedito. Jimenez ha rotto da subito, svagato e ritardatario: non male per uno che ha fatto 20 anni a maggio. Sui pesanti commenti ad Allegri scritti in una chat, non mi pronuncio: ormai il confine tra verità e fake è esile come un filo di nylon. Mancano le ultime operazioni di mercato per cercare di sistemare la baracca: nessuno chiarisce se le volontà di Tare e Allegri da una parte coincidano con quelle di Busardò e casomai Furlani dall’altra. La sensazione è quella di un burraco a carte coperte.

La comunicazione (dei piani alti, differente da quella sportiva affidata all’esperto Nicola Pozzi) è sempre stata una falla in questa nave che imbarca acqua e quando Scaroni ci ha gettato qualche secchio, le cose sono addirittura peggiorate. Puntualmente. Svuotata la squadra, svuotata la passione, raffreddato il calore, il Milan è la nuova Udinese per politica e obiettivi, salvo il fatto che i bianconeri il loro stadio ce l’hanno, insieme con la loro storia, la tradizione, l’affetto e il calore del pubblico. Quindi forse è su questi punti che il paragone è irriverente: irriverente per il Milan attuale. Non so se in questo guazzabuglio Tare e Allegri, sui quali il tifoso ha puntato le residue speranze di tornare al decoro, resteranno a lungo. Per loro scelta o per volontà altrui, vien purtroppo da dire.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e 7GoldSport. Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.

24 risposte

  1. Concordo in questo Milan io non mi riconosco più purtroppo dopo 70 anni di tifo mi hanno costretto a chiudere Sky DAZN e Milan TV fa maa a le ma questa dirigenza non merita niente spero che quest’anno il disastro si completi e che questa proprietà sia costretta a lasciare forse solo allora torneremo a sperare

  2. Il tuo articolo non fa una grinza. Hai rappresentato bene il momento del Milan e, innanzitutto, ci hai spiegato cosa sarà il futuro. Dispiace dopo 65 anni di tifo perdere l’amore, non per i colori, per questa squadra. Non mi sento rappresentato da questa dirigenza e questa proprietà. Volevo rammentare a qualche ciambellano di corte che il Milan per me ha un costo e non in guadagno.
    Grande Serafini, un abbraccio

  3. Concordo su tutto..aggiungo che ciò che lascia sconcerto è che il tifoso milanista si sta abituando alla mediocrità riempiendo cmq lo stadio..solo x il gusto di esserci..non accorgendosi della china pericolosa che sta imboccando il club..Devastante anche l’incompetenza di chi decide entrate ed uscite..Orizzonte molto fosco.

    1. Titolo più adatto, carissimo Luca, non potevi trovarlo, Chapeau!!!
      Uno storico Iceberg ci porta a coniugare la sua paurosa imponenza con l’inaffondabile Titanic che s’inabisso’ sciaguratanente alla sua prima navigazione. Metaforicamente parlando è come vedere la tragica scomparsa del Capitano Smith negli occhi lucidi di Allegri dopo la sua prima sconfitta patita ad opera del modesto sperone di iceberg di uno speziatissimo torrone Cremonese maturata nelle torbide acque di quel di San Siro.
      Vedremo, ed il mare salentino ne sarà la controprova, se avremmo scialuppe di emergenza a sufficienza per salvare il Salvabile del nostro povero e vecchio Diavolo!
      Un caro abbraccio.
      Massimo 48

  4. Ciao Luca, come sempre hai sempre le parole giuste. Salviamo il Milan al più presto: nel tuo puoi essere tra i paladini, conosci molti veri milanisti e sai come muoverti. Dai Luca SAVE ACMILAN

  5. Luca : il Milan la nuova Udinese è la realta’, na, è un insulto all’udienza, come club e, non a titolo personale, siamo stanchi, tutti, ci hanno e ci stanno rubando la cosa piu’ bella del mondo, S O G N A R E !!! CLAUDIO.

  6. Buongiorno a tutti, all’arrivo di Tare ed Allegri, avevo scritto che erano stati presi per calmare la piazza imbufalita, ma difficilmente gli avrebbero dato le chiavi in mano; poi qualche giorno fa avevo scritto che Tare è li per vendere gli esuberi, mentre Furlani decide gli acquisti. Tra l’altro, Tare è stato bravissimo, soprattutto con Thiaw (bravissimo nel contesto plusvalenza). Ad oggi pare essere così, cioè conta sempre e solo Furlani. Purtroppo questa situazione durerà sino a quando ci sarà questa proprietà. Non sono nemmeno convinto che Tare finisca la stagione col Milan: è vero che ha lavorato tanti anni con Lotito, ma non credo sia arrivato a Milano penssndo di lavorare così. Spero di essere smentito, altrimenti sarà una stagione ancora più sofferta. Attenzione anche a Maignan, perché andando avanti così, rifiuterà il rinnovo r non è escluso che chieda la cessione durante la stagione( tanto per Furlani basta la plusvalenza). P.S. Nella pagina centrale de “La settimana enigmistica”, abbiamo avuto per anni “Le vicende di Carlo e Alice”, sostituito poi da altri (attualmente credo Diego e Norma). Forse è arrivato il momento di sostituirli con “Le vicende rossonere”. Solo che a noi non fanno ridere.

  7. Luca, condivido ogni tua sillaba. E mi auguro un cambio di passo chiedendomi cosa possa succedere, se Red Bird cede, come moltissimi auspicano e mi sorgono alcuni dubbi enormi
    1. Vendere a chi? Per vendere serve un acquirente e un accordo sul prezzo. A meno di non essere con l’acqua alla gola, il proprietario di un asset non cederà mai senza ottenere un margine ritenuto congruo. Anche ammesso che RedBird sia disposta a cedere, non mi risulta vi siano offerte concrete per l’acquisizione dell’AC Milan. I vari sceicchi, fondi PIF e Bernard Arnault, spesso accostati al Milan, non si sono mai realmente visti.
    2. Siamo certi qualsiasi altra soluzione sia meglio di RedBird? La domanda nasce da una semplice constatazione dei fatti. Quando arrivò Yonghong Li, l’oscuro imprenditore cinese in ciabatte, ci fu una quasi collettiva illusione di una nuova era Berlusconi. Ricordo una campagna acquisti, quella dell’estate 2017, così ricca di colpi che girava la battuta secondo cui il Milan stesse per acquistare anche Lewis Hamilton per guidare il pullman della squadra. Non andò benissimo sul fronte sportivo. Su quello societario, per fortuna, Elliott Management — allora malvisto da buona parte del tifo — ci salvò da un fallimento certo. In quel caso non ci saremmo lamentati delle cessioni di Tonali o Reijnders, semplicemente perché, militando in Eccellenza o in Serie D, ben altri sarebbero stati i giocatori a vestire la maglia di un Milan rifondato. Perché in caso di fallimento, la società originale cessa di esistere, insieme al suo titolo sportivo. Certo che vorrei tornare prenotarmi il viaggio per vedermi il mio Milan in finale di Coppa Campioni, possibilmente pure da favorito. Ma se la prospettiva è il rischio di fallire, beh, meglio ottavi in serie A che primi in Eccellenza.
    3. Spendere tanto si traduce automaticamente in vittorie? Il Milan 2024/25 è arrivato ottavo in campionato. Quante delle sette squadre davanti, a partire dal Bologna, hanno investito più del Milan? Oppore: quanti soldi ha speso Nasser Al-Khelaïfi, tramite Qatar Investment Authority, dal 2011 a oggi per vincere la Champions League? E quante ne ha vinte? È interessante notare come la tanto agognata coppa sia arrivata a Parigi proprio nell’anno in cui il PSG ha ceduto Mbappé e ha iniziato a ragionare su un progetto di squadra. Al tempo del Milan degli olandesi, con Sacchi e Capello allenatori, diverse squadre — tra cui l’Inter di Pellegrini eterna vincitrice dello scudetto d’agosto— spendevano quanto, se non più, del Milan di Berlusconi. Ricordo la Roma pagare 10 miliardi per Ruggiero Rizzitelli e il Milan 1,7 miliardi per Marco van Basten. Gullit costò 13 miliardi, ‘solo’ 3 in più di Rizzitelli. Sul confronto tra i due giocatori stenderei un velo pietoso… Detto ciò, non voglio sostenere che la programmazione del Milan targato RedBird sia ad oggi ottimale — i fatti dicono l’opposto. Ma vedere nel [supposto] braccino di Cardinale e Furlani il ‘solo’ problema è riduttivo e quindi poco utile. Allo stesso modo, attribuire tutte le colpe alla società (che certo dovrebbe strutturarsi MOLTO meglio) crea alibi ai giocatori, dove la parabola negativa di Theo Hernández è esemplare: ha trovato sistemazione solo all’ombra dei minareti, snobbato dai top club europei, con l’Atlético Madrid che gli ha preferito Matteo Ruggeri dell’Atalanta. Quando ero ancora abbonato, nel derby del 24 novembre 1996, finito 1-1 con nostro goal di Roberto Baggio, mi trovai il Trap seduto proprio dietro di me. Era accompagnato da un dirigente del Bayern Monaco di cui il Trap era alla seconda panchina. Commentavamo le azioni e cose più salienti e si chiacchiarava manco fossimo amici di vecchia data e ricordo una sua affermazione in milanese che in italiano edulcorato suona così: ‘a quelli là (indicando i giocatori in campo) devi metterglielo in quel posto; perchè se non lo fai tu è garantito lo faranno loro”. Appunto.
    4. Perché non ci sono pretendenti seri per l’acquisto del Milan? Nel 2021, il fondo PIF ha acquisito il Newcastle United, oltre a quattro club della Saudi Pro League (Al-Hilal, Al-Nassr, Al-Ittihad e Al-Ahli). Bernard Arnault, tramite Financière Agache, ha rilevato il Paris FC, non il Real Madrid — e mai si è interessato né al Milan né all’Inter, nemmeno quando era palese che Suning avesse grossi problemi finanziari. Sembra quindi che nel calcio italiano non si vedano investitori dai portafogli “a fisarmonica”. Forse il Como è un’eccezione, ma di ben altro profilo. Le cause? Forse ambientali.
    In questi giorni si discute ancora, noiosamente, della cessione di San Siro a Milan e Inter (in rigoroso ordine di nascita e importanza), con il TAR che ha rimesso la palla nel campo dell’Amministrazione Comunale. Il sindaco Sala dichiara — con notevole faccia tosta — di “lavorare alacremente” alla questione stadio. È impossibile non fare paragoni con l’estero.
    Di recente, per lavoro, ero tra Londra, Bristol e Birmingham e ho sentito la BBC parlare dell’ok al New Trafford: un nuovo stadio da 100.000 posti firmato Foster and Partners, 2,5 miliardi di dollari di investimento. Old Trafford, casa dello United dal 1910, verrà demolito quando il nuovo impianto sarà pronto, tra cinque anni: obiettivo giocarci dal 2030. Fortunati loro, a non avere gli Sgarbi e i Maiorino nella politica locale.
    Manchester, come Milano, ha due squadre di vertice (City e United, in ordine alfabetico), e anche lì una va meglio dell’altra (sic transit gloria mundi). Ma a differenza di Milano, ha due stadi di proprietà: l’Etihad Stadium (55.000 posti, costruito tra il 1999 e il 2002, già ristrutturato tre volte) e Old Trafford (74.000 posti). Secondo Palazzo Marino, invece, Milano non avrebbe spazio per due stadi. Peccato che Manchester abbia 569.000 abitanti su 116 km², contro 1,36 milioni su 182 km² di Milano.
    E se guardiamo alle aree metropolitane: Greater Manchester ha 2,9 milioni di abitanti, Milano 6,1 milioni. E il PIL? Manchester circa 148 miliardi di dollari, Milano 367.
    Numeri alla mano, non si capisce perché Milano non possa avere due stadi privati, senza pesare sulle tasche dei contribuenti, come invece fa San Siro — pagato anche da chi del calcio e dei concerti importa meno di zero.
    Il vero problema è culturale: siamo un Paese vecchio, ripiegato su un passato mitizzato. Basta vedere quante pubblicità mostrano un’Italia che non esiste più (vedi lo spot Enel con De Gregori, che fa tanto “vintage”). Così anche San Siro, ormai inadeguato, diventa un monumento protetto — mentre Pompei e altri tesori artistici continuano a crollare.
    Rebus sic stantibus, è molto improbabile che il Milan torni ai vertici europei — obiettivo che ci piace ripeterci come fosse un diritto divino, ma che va guadagnato sul campo, col lavoro.
    Anche migliorando, giocando stabilmente la Champions e magari arrivando spesso alle fasi finali, difficilmente si attrarranno investimenti pesanti come quelli che vanno in Inghilterra. Neppure se dovessimo alzare la coppa dalle grandi orecchie.
    E senza questi investimenti, manca il circolo virtuoso che fa crescere tutto il sistema, premiando chi lavora meglio e rendendo certi obiettivi davvero alla nostra cup of tea. Un Paese ad alta produttività — e il calcio non fa eccezione — offre opportunità e stipendi impensabili in uno a bassa produttività. È semplice.
    Tradotto con la metafora della casa: un bell’appartamento, ben arredato e curato (un Milan di qualità), ma all’interno di un condominio fatiscente, in una città degradata (la Serie A), suscita comunque poco interesse. E se un giorno si cercassero nuovi investitori, o se il club tornasse in vendita, la valutazione ne risentirebbe eccome — perché acquirenti ambiziosi non se ne vedrebbero, perchè interssati altrove.
    Non a caso, nel 2008, l’Abu Dhabi United Group preferì acquistare il City invece di interessarsi al blasone rossonero, in cui Fininvest aveva già smesso di investire come nei bei tempi andati. Che peccato!

  8. Condivido tutto. Grande Luca.
    Chiedo proposte, a tutto il popolo rossonero, per bloccare e cimentare democraticamente questa dirigenza.
    A mio avviso un sit-in davanti all’entrata del pullman e dei cancelli di accesso alla tribuna rossa.
    Credo che 5000 persone ad ogni accesso farebbero fatica a rimuoverli e soprattutto si accenderebbero i riflettori su questa maledetta proprietà che ha preso in ostaggio il nostro Milan.
    Grazie

  9. Bisogna sempre distinguere tra predica e pulpito. La prima, nel caso specifico, e’ del tutto condivisibile. Del resto ci sono persone totalmente disinteressate e che come unico ruolo al Milan hanno sempre e solo avuto quello di TIFOSO PAGANTE che e’ da ANNI che provano a mettere in guardia sulle reali intenzioni nonche’ le reali capacita’ di coloro che hanno il potere di prendere decisioni al massimo livello presso AC Milan.
    Il problema pero’ e’ il pulpito. Come detto sopra, queste stesse cose c’e’ chi le dice da anni. Il pulpito in questione pero’ fino a qualche tempo fa, e per gran parte della sua vita professionale, non avrebbe potuto. Comprensibilmente del resto, si sarebbe trattato di denigrare il datore di lavoro. Ora pero’, strappate le catene (!), viene a dirci che questa gestione ci sta trasformando nella nuova Udinese. E’ vero, ma detto da lui non puo’ avere un gran valore

    1. Prima di sciacquarti la bocca sulla mia storia professionale, dovresti almeno conoscerla. E comunque se proprio non hai altri argomenti, perché è evidente non ne hai, forse è meglio se taci

      1. Il solito permaloso insofferente alle critiche. Serafini lei è abituato a bannare quelli che la criticano . D’altronde, il suo maestro e’ Maurizio Mosca.

        1. Ringrazio per l’implicita solidarietà. Più che una critica era una constatazione diciamo così “deontologica”. Purtroppo la reazione ha confermato quello che giustamente a quel punto hai fatto bene a sottolineare

          1. Purtroppo lei conferma di non avere argomenti e di attaccare la mia persona. Fortunatamente, come vede nei commenti, lei è una vocina fuori dal coro… Stia bene, saluti

        2. No io sono abituato a bannare chi non ha argomenti e attacca frontalmente la mia figura etica e professionale. Come lei

          1. Non so di quali cori lei parli, non credo questo sia un gruppo social.
            O non è in grado di intendere i miei argomenti o non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
            Saluti

      2. Ovviamente so benissimo chi sei, visto che ho un’età tale da essere stato lettore di Forza Milan quando l’edizione cartacea era l’unica disponibile. La risposta a quella che non era tanto una critica quanto una constatazione ti ha definito ulteriormente. Mi sono imbattuto nell’articolo in quanto lettore della “Complessità” di Filippo Galli

          1. La prossima volta userò un linguaggio più consono al tuo, così ci togliamo il dubbio. Ciao

  10. A me spiace che si cada in polemica: credo che questa piattaforma sia stata creata con l’intento di scambiarsi delle opinioni, nel rispetto di ognuno. Io per esempio, non sono totalmente d’accordo con Luca Serafini, riguardo il discorso “curva”, ma pazienza. Non sono d’accordo col definire Calabria un campione, come qualcuno ha scritto da un’altra parte, ma pazienza. Io ho ricevuto un parere negativo da Filippo Galli, su un mio commento: pazienza. Confrontiamoci con serenità….

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