Tra le numerose divinità dell’affollato Pantheon dell’antica Roma, una delle più emblematiche è certamente quella del Giano Bifronte. La divinità a cui è dedicato il mese di Gennaio, ha una curiosa iconografia che lo vede, per l’appunto, con due facce, una rivolta in avanti, e quindi protesa al futuro, e una girata all’indietro, impegnata a pensare al passato. Più che lo storico “diavoletto”, ripreso nella corrente stagione come simbolo della seconda maglia, è proprio il dio Giano il simbolo più coerente all’attuale status del Milan.
La società sembra sempre bloccata in un costante momento di “bifronte”contraddizione: con una testa, quella di Tare e Allegri, vogliosa di guardare al futuro con solide certezze, e quindi portare a Milanello un usato quasi sicuro come Boniface o Vlahovic, e l’altra, quella di Furlani e Moncada, desiderosa di camminare in avanti affidandosi al fascino del rischio fatto dal lancio di prospetti giovani. In questo dualismo si inserisce il quasi, e parlando di Milan ribadisco il “quasi”, arrivo di Conrad Harder a Milano.
Conrad Harder Webel Schandorf nasce a Holte, sobborgo a 20 km da Copenaghen, il 7 aprile del 2005. La sua famiglia, dalle chiare origini tedesche, proviene dallo Jutland meridionale, ovvero la zona dove l’enclave tedesco-danese è molto numerosa. Harder è una prima punta dal fisico strutturato, essendo alto 185 cm per 75 kg, nella media dei centravanti della nuova generazione scandinava. Conrad è cresciuto nel settore giovanile del Nordsjælland, club che fa del lancio dei giovani una vera missione sociale. Ha debuttato in prima squadra il 4 giugno 2023 subentrando nei minuti finale della sfida di Superligaen pareggiata 0-0 contro il Viborg. Il 13 agosto seguente, ha segnato il suo primo gol nei professionisti segnando la quarta rete nel successo per 5-0 contro il Randers.
Il 24 agosto fa il suo esordio nelle competizioni europee, subentrando nell’andata del turno preliminare di Conference League vinto per 5-0 contro il Partizan. Il 5 settembre successivo ha prolungato il contratto fino al 2026 venendo promosso definitivamente in prima squadra. Il 6 dicembre 2023 segna la sua prima doppietta in carriera nella vittoria per 5-0 dei quarti di finale d’andata di Coppa Nazionale contro il Akademisk BK. Chiude la sua esperienza danese nel settembre del 2023, con un totale di 7 reti in 30 presenze, per passare per 19 milioni allo Sporting Lisbona, interessato ad Harder per progettare il futuro post Gyokeres. Debutta nella Liga Portugal il 22 settembre 2024 contro l’Avs FS entrando al 56° e mettendo a segno un goal e un assist. Concluderà la passata stagione segnando, complessivamente, 5 reti in 27 presenza, giocando solo 6 partite da titolare, con una media di 28 minuti a partita e 729 minuti totali. Nonostante un minutaggio non elevato ha guadagnato per 5 volte il premio di calciatore della settimana. Il ragazzo ha già debuttato con la nazionale danese, il 23 marzo del 2025, nella gara contro il Portogallo, valevole per i quarti di finale della Nations League.
I numeri realizzativi espressi da Harder fino ad ora non lo dipingono come un eccellente realizzatore, pur considerando che comunque parliamo di un prospetto molto giovane. Analizzando il modo di giocare del danese il paragone più prossimo è quello con Rasmus Hojlund, con la punta dello United condivide l’utilizzo della corsa e della ricerca degli spazi in profondità oltre ad una certa tecnica approssimativa.
Osservando le statistiche delle sue prestazioni si nota come, pur essendo una prima punta, nello Sporting Harder ha spesso giocato anche come seconda punta in appoggio a Gyokeres. Questa convivenza con il centravanti svedese ha portato Harder a privilegiare il movimento largo, partendo da sinistra, per cercare poi la conclusione o l’assist. L’impiego, sempre in partite in corso, come seconda punta hanno portato Conrad a sviluppare una certa abilità nel superare l’uomo in corsa, basata soprattutto sul fisico, un po’ come Hojlund, oltre ad incrementare una discreta capacità, con una media del 68% di passaggi riusciti, di uscire dall’area per cercare il fraseggio con i centrocampisti. Altra peculiarità che si intravista nella sua esperienza allo Sporting è la capacità di tirare dalla distanza con entrambi i piedi, con molta forza e precisione, un fondamentale che, come si è visto con la Cremonese, scarseggia nell’attuale rosa del Milan. Tuttavia se confrontiamo il minutaggio medio, 28 minuti, e la media tiro, 1.8, si denota come Harder tenda troppo a forzare la conclusione, soprattutto in circostanze dove, per inesperienza, ignora, in contropiedi ben avviati, compagni meglio posizionati. Come detto è un limite comprensibile per una punta di 20 anni appena che fa della potenza e della foga agonistica i suoi punti di forza.
Il quadro che ne esce fuori dipingono Conrad Harder come una punta fisica, abbastanza potente che predilige la ricerca della profondità allo stazionamento in area di rigore. Un giudizio completo sul danese è abbastanza complesso per via dello scarso minutaggio avuto allo Sporting, tuttavia sembrerebbe un prototipo di punta molto simile a Santiago Gimenez, elemento che sta faticando ad inserirsi negli schemi di Allegri.
Inutile nascondersi: l’acquisizione di Harder è una vera scommessa, potrebbe ben adattarsi alla realtà della Serie A come fece Hojlund a Bergamo o potrebbe soffrire una piazza “pesante” come quella di San Siro. Perché se da un lato è possibile, per la proprietà, limitare i cori della Curva Sud, dall’altro è quasi impossibile marginalizzare il dissenso, palesato con i famigerati fischi, degli altri settori, soprattutto nei confronti di ragazzi molto vogliosi ma tecnicamente limitati. Il caso Yunus Musah è molto emblematico, lo statunitense ha goduto della fiducia di Pioli, Fonseca e Conceicao ma non ha mai convinto San Siro il quale, ormai, non perde un istante a manifestare la propria sfiducia con sonori fischi. E qui si giunge al paradosso, che prescinde da Harder o Musah: il nome, il blasone del Club e la tifoseria rossonera pretendono un futuro di rosee certezze, dai nomi in campo alla posizione in classifica, mentre l’attuale proprietà persegue la strada del rischio, invaghita degli azzardi del trading player.
Il problema sorge però dal fatto che il Milan non può attendere le esplosioni dei giovani, non avendo nel suo percorso storico quella pazienza tipica delle realtà provinciali, ben più adatte a coccolare e aspettare la crescita dei futuri campioncini. Ben significativa fu l’esperienza con i fischi milanesi, per via di qualche passaggio sbagliato di troppo, di Oliver Bierhoff, arrivato già da campione affermato, laddove al Friuli era abituato al pieno sostegno anche nei periodi iniziali molto duri. È risaputo che per esibirsi sul palcoscenico della Scala di Milano bisogna essere dei maestri affermati o dei giovani prodigi, perché i loggionisti scaligeri non perdonano nessuna caduta di stile. Riuscirà, quindi, Conrad Harder a convincere, gli altrettanto “viziati”, loggionisti di San Siro, pur non avendo alle spalle una consolidata carriera? Come disse un famoso milanese: “Ai posteri l’ardua sentenza”.

BIO: STEFANO TERRANOVA
Stefano, nato a Policoro (Mt) 37 anni, insegnante di Storia e Storia dell’Arte. Seguo il calcio per passione, convinto che dietro un pallone che rotola c’è sempre una storia interessante da raccontare, dietro un gesto tecnico un pò si sprezzatura da ammirare.










4 risposte
Non è assolutamente pronto per la serie A. Inoltre se fosse stato un giocatore di valore, lo Sporting, non te lo dava per 24 dopo averlo pagato 20 appena 12 mesi fa. Il Milan, avrebbe dovuto puntare su Sesko o vlaovic. In difesa Salvini e Kim e a a centrocampo spero arrivino Rabiot e Fabian.
Solo così potente fare un campionato da Milan
Furlani compra, Tare vende…L’unica speranza è che la “vicinanza” dell’articolo su Nordhal possa portare bene…
Non sono in grado di valutare il fanciullo, non l’ho mai visto giocare. I numeri suggeriscono una scommessa su un prospetto da sgrezzare e crescere. 25 milioni mi sembrano un po’ troppi per una scommessa. Di sicuro Harder non può mettere pressione su Gimenez, che temo non abbia la grinta necessaria per giocare un campionato da vertice classifica. La scommessa Boniface (qui sulla tenuta fisica) mi sembrava più economica e sensata. Dovendo puntare su un ragazzino da formare, fatto 30 perchè non fare 31? Ti tenevi Camarda e 25 milioni da mettere altrove. Ho la sensazione di una mossa dettata dalla fretta, sempre pessima consigliera. Sbaglio?
Meno male che non è più arrivato….