MILAN LEGENDS – GUNNAR NORDAHL: L’ESAGERATO

Johannes Theodor Louis Pløger, danese, fu il regalo di Capodanno che la società rossonera riservò ai suoi tifosi. Un attaccante da 101 gol in 164 partite con il Frem, squadra oggi relegata nella seconda divisione della Danimarca, che prometteva di risollevare le sorti della compagine milanese, a digiuno di affermazioni nazionali da 42 anni. Il giocatore di Frederiksberg doveva raggiungere in treno l’Italia da Parigi, dopo aver fatto la prima parte del viaggio in aereo, con imbarco a Copenaghen. L’emissario del Milan, il rag. Giannotti, era giunto anch’egli nella capitale francese per portare il suo colpo di mercato a Milano tramite l’Orient Express, il noto treno dell’Assassinio di Agatha Christie, in partenza da Parigi alle 21,15. Si narra che, varcato il confine italiano, due dirigenti bianconeri salissero, crediamo furtivamente e silenti, per soffiare il Pløger al club meneghino, facendo fare una brutta figura al povero ragioniere. Fu a questo punto che intervenne la magnanimità dell’Avvocato Agnelli che, a titolo di risarcimento, diede al Milan la possibilità di trattare uno svedese, dalla mole fisica esagerata, di cui i bianconeri avevano già saggiato le doti di bomber il 30 novembre 1947 in un’amichevole, dove mise a segno due reti, e che praticamente avevano in pugno. Piacevole sventura quella del Giannotti, che si fece provvida e che lo rese dunque protagonista della trattativa -va detto col supporto di un agente della FIAT -per portare questo colosso di oltre novanta chili a Milano.

Licenziamo dalla narrazione il danese Pløger, che non ebbe fortuna con la Juventus: 16 presenze e un solo gol.

Nordahl, come molti avranno intuito, era stato scoperto dal Norrköping all’età di ventidue anni. Come detto, fisico possente, con un torace largo un metro e sei centimetri e due quadricipiti rocciosi, venne chiamato il Pompiere perché era quello che effettivamente faceva e che gli fu offerto dai dirigenti della squadra svedese, perché l’etica del lavoro nelle terre protestanti rende responsabili verso sé stessi, gli altri e verso il Creatore, come ha fatto capire in una sua opera il sociologo Max Weber. Alla stazione di Milano lo accolse una folla immensa munita di bandieroni, che salutò forse un po’ troppo calorosamente il calciatore, abituato a contesti più morigerati e silenziosi, come ebbe modo di ricordare in un’intervista apparsa sul Corriere della Sera: «Pensai ad una dimostrazione popolare, ad un tumulto, a qualcosa di simile. C’erano, dunque, disordini a Milano? Quando scesi fu un urlo spaventoso. Circondato da tutta quella gente, separato dai miei compagni di viaggio, le ultime parole svedesi che udii furono quelle del giornalista Wille Engdahl: “Ci rivedremo all’albergo, se esci vivo da qui!”»

Nordahl arrivò al Milan con dei numeri importanti: 95 presenze e 93 gol con il Norköpping, 33 presenze con la nazionale svedese e 43 gol e un oro olimpico a Londra 1948.

Prima apparizione a Bergamo, in tribuna, nel pareggio incolore e mediocre contro l’Atalanta; esordio in campionato nel recupero contro la Pro Patria  e ovviamente primo gol del Pompiere che si esibì all’Arena Civica di fronte a un pubblico giunto per vedere le sue gesta. Il primo anno al Milan, metà stagione per l’esattezza, lo vide in campo 15 volte, con all’attivo 16 reti, praticamente un gol a partita più uno, che fanno in media 1,06.

Nel primo derby segnò una doppietta nel rocambolesco 4 a 4, che dai giornali fu ricordato più per gli errori difensivi che per la forza offensiva di Nyers (Inter) e dello stesso Nordahl. Il Milan sapeva di aver fatto un affare coi fiocchi, mentre lo stesso Agnelli alla prima occasione utile, che arrivò con il primo gol alla Vecchia Signora di Nordahl il 10 aprile 1949, avrebbe riconosciuto, attraverso le sue parole, la leggerezza con la quale fu dato all’avversario lo svedese, legge del contrappasso del calcio mercato che si rivelava impietosamente: «Questo Milan in passato non è mai esistito, l’abbiamo fatto grande noi nel vagone di quel treno, quando andammo a rubargli Ploeger.»

La Juventus fu grande l’anno dopo, riportando lo Scudetto dall’altra parte del Po mentre la fazione granata, e non solo, versava lacrime di desolazione e di dolore per la Tragedia del 4 maggio 1949 sulla collina di Superga. A Milano arrivarono intanto altri due svedesi, Gren e Liedholm, per sovvertire gli equilibri, per riportare a Milano quel titolo che mancava da troppi anni. La squadra fu un’autentica macchina da gol, con il Pompiere che realizzò 35 dei 118 gol dei meneghini. L’ottavo titolo della storia bianconera fu, tuttavia, macchiato dall’onta della sconfitta casalinga subita dal Milan, un 1-7 che resterà una pagina buia nella storia del club. Protagonisti di quella vittoria furono i tre svedesi, il celeberrimo GRE-NO-LI, che mise a segno cinque delle sette marcature.

Il Milan si rifece l’anno dopo con gli interessi grazie alle vittorie di campionato e Coppa Latina. Grande protagonista della stagione non poté che essere il Bisonte svedese, autore complessivamente di 38 reti in 39 partite, di cui tre in Coppa Latina. In gol all’Inter, in gol alla Juve, una sentenza per tutte le squadre che affrontò e sul pennone del campionato splendè finalmente il vessillo rossonero. Doveroso ricordare il percorso in Coppa Latina, vinta a mani basse dalla squadra di Czeisler. In finale Nordahl siglò una stupenda doppietta che gli valsero la prima pagina de Lo Sport Illustrato.

Lo svedese era ormai diventato l’uomo copertina dei successi del Diavolo.

Nelle stagioni successive continuò a segnare, a sfondare la rete degli inermi portieri che a fatica, quando il bolide andava nel sette, riuscivano ad estrarre la sfera bloccata. La sua forza travolgeva tutto, anche i poveri avversari che si infrangevano contro quella figura granitica, un monolite dal cuore umano che soccorreva i mal capitati e che chiedeva loro scusa per quella forza esageratamente sprigionata. La stagione  1954/1955 coincise con il quinto scudetto, vinto davanti ad una sorprendente Udinese. Il bottino di 27 reti del Pompiere fu avvalorato dalla doppietta alla Juventus e dal gol nel derby all’Inter. Il GRE-NO-LI si dissolse ma a fornire i palloni al fortissimo attaccante ci pensò quel genio immenso di Schiaffino, tra i protagonisti di quel torneo.

Il sodalizio tra Nordhal e il Milan finì nel 1956, con un secondo posto in campionato e un cammino in Coppa dei Campioni terminato al cospetto del grande Real Madrid, ma culminato con il secondo successo nella Coppa Latina, anche se lo svedese non giocò le partite del torneo.

Come spesso è accaduto a tanti rossoneri, Nordahl andò alla Roma, dove giocò per due stagioni segnando 15 reti in 34 partite. Poi ci fu il ritorno in patria, nell’anonimo Karlstad, ma il più era stato già fatto, ampiamente, in Italia, a Milano, grazie a un intrigo di mercato che all’Avvocato era risultato controproducente.

Di questo grande gigante gentile colpiscono i numeri, mai così eloquenti: per cinque volte capocannoniere della Serie A, record in Italia, terzo nella classifica speciale dei migliori realizzatori del campionato italiano con 225 marcature (dietro a Francesco Totti 250 e a Silvio Piola 274), primo nella classifica all-time del Milan, davanti a Ševčenko, terzo assieme a Nyers, suo contemporaneo e onorevole avversario nerazzurro, per gol realizzati nella stracittadina milanese.

Nordahl ci ha lasciati nel 1995, mentre si trovava in vacanza ad Alghero.

Campione umile sul campo, come lo era nella vita, così l’ha ricordato suo figlio Thomas in una recente intervista alla Gazzetta: «Papà era sì un grande giocatore, ma soprattutto una persona molto umile, forse troppo. Pensava tanto agli altri, c’è chi ne ha approfittato. Si accontentava di ciò che gli davano, non chiedeva mai nulla di più di ciò che aveva stabilito. Il Milan era la sua passione. Tornò a San Siro nel 1992 per la gara col Göteborg: Van Basten segnò quattro gol e lui si alzò per applaudirlo. Al centenario nel 1999, il Milan mi invitò per darmi una medaglia alla memoria.»

Nel 1970 Thomas fu ad un passo dalla Juventus. Questa volta non fu un treno, ma il blocco agli stranieri, ad impedire ad un Nordahl di vestire in bianconero.

Con il Milan Gunnar Nordahl ha vinto due Scudetti (1950/1951; 1954/1955) e due Coppe Latine (1951; 1956).

BIO: VINCENZO PASTORE

Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.

Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.

Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”

Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.

2 risposte

  1. Buongiorno Vincenzo, grazie per questo articolo su uno dei più forti attaccanti della storia del calcio. Terzo nella classifica generale, ma Totti e Piola hanno giocato il doppio delle partite…

    1. Grazie a te per l’attenzione Gian Paolo! Esatto, loro avevano giocato il doppio, non l’ho scritto, ma lo sapevo. Questo aumenta la sua grandezza, la sua “esageratezza”.

      Un abbraccio

      Vincenzo

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