IL CASO DAVIDE CALABRIA

Non sono bastate 210 partite (e 9 gol) in maglia rossonera, indossata per 18 anni dal 2007 quando debuttò negli “Esordienti”. Non sono bastati uno scudetto e 2 Supercoppe italiane pur negli anni più movimentati del Milan, senza una continuità societaria e soprattutto tecnica. Davide Calabria è diventato il capitano meno amato della storia di questo club, rinnegato e rigettato finendo in prestito al Bologna, infine svincolato e senza squadra.

Non è stato un fuoriclasse, ha avuto sul groppone eredità pesanti come Tassotti e Cafu, per dirne due del suo ruolo, ha finito col far rimpiangere – a qualcuno – persino Helveg e Roque Junior. Estremizzazioni del tifo, ma non solo: anche di una critica spietata, cruda e crudele, forse eccessiva. Forse eccessiva perché personalmente non amo i giudizi categorici, tranchant, tanto più per chi in qualche modo si è speso per una causa, sia pure soltanto sportiva. Raggiungendo comunque un traguardo.

Calabria è stato probabilmente lo specchio più significativo di questa fetta epocale del Milan: non eccelso, ma in quel meccanismo creato da Pioli – specie quando la difesa era protetta da Tonali e Kessie – ha fatto il suo, con alcune prestazioni superlative come quando arginò Mbappé e Kvaratskhelia in Champions (il napoletano anche in campionato). Fatto sta che nell’ultima stagione ha perso il posto per Emerson Royal prima e Jimenez poi, ai quali nelle migliori condizioni avrebbe potuto tenere tranquillamente testa.

La storia della squadra rossonera è infarcita di buoni giocatori che non sono mai assurti al ruolo di campioni, sono nato e cresciuto negli anni ’70 con una squadra che vinceva Coppa delle Coppe e Coppe Italia, perdeva i campionati all’ultima giornata o con 7 punti di vantaggio sulla seconda quando la vittoria ne valeva 2. Accanto a Rivera, Chiarugi, Benetti, Bigon, Albertosi e pochi altri di rango, giostravano spesso atleti di buona risma senza essere top, come si dice oggi. Venivano assemblati da maestri come Nereo Rocco e Nils Liedholm, per dire, e la gente si affezionava a quelle figure come ai fuoriclasse: nell’anno dello scudetto della stella, il mio idolo era Stefano Chiodi, dinoccolato e un po’ ciabattaro, ma elegante e con tanta grinta. Era bello vedere che in una squadra di alto livello, giocatori normali apparissero grandi, all’altezza, pur capendo e vedendo come non fosse affatto così.

Accadde anche in seguito, con Sacchi, Capello, Ancelotti, Allegri… Accade un po’ dovunque. Il valore del giocatore Davide Calabria è certamente limitato, specie se paragonato a decine di altri del passato (qualcuno anche del presente), per di più le ultime stagioni sono state contraddistinte da numerosi infortuni, ma il suo senso di appartenenza, il saper metterci sempre la faccia, la sua caparbietà avrebbero potuto compensare i limiti. Quando un amore finisce, quando un rapporto di spezza, le colpe vanno sempre divise – sia pure in percentuali diverse -, ma da fuori non si ha mai l’esatta percezione, la profonda conoscenza, di quali siano stati i meccanismi e i risvolti. L’autocritica sarebbe un’ottima medicina.

Di Calabria si è detto fosse la gola profonda dello spogliatoio, salvo poi partecipare con alcuni compagni – fuori dal campo – ad happening non esattamente professionali. Un capitano non fa la spia, ma affronta le cose di petto in prima persona. Soprattutto non si fa coinvolgere in eventi mondani di dubbio gusto. Non ho molti riscontri per conoscere a fondo, tanto meno descrivere, questi particolari se non quelli che sono diventati di dominio pubblico, perché accertati. Basta comunque valutare gli eventi. A un certo punto la società è andata sull’Aventino quando era il momento di parlare di rinnovo del contratto in scadenza. A un certo punto critica, pubblico e ambiente gli hanno girato le spalle fino a quando Calabria ha sbroccato, calciando una bottiglietta dopo una sostituzione e colpendo l’allenatore Sergio Conceiçao il quale, al termine della partita col Parma (gennaio 2025) vinta in rimonta con 2 gol nel recupero, gli si scagliò contro e dovettero intervenire Fofana, Tomori e Theo Hernandez per placare gli animi. In sala stampa Calabria disse: 

“Non è un’annata positiva come sono state le precedenti, ci sono situazioni non semplici, anche private e personali che non sa nessuno. Niente, voglio concludere nel migliore dei modi questa stagione e pensare al bene del Milan, cui tengo anche più che a me stesso. Sono cresciuto con questa maglia, è la cosa più bella che posso fare. Situazioni come quella di oggi fanno parte del percorso”. Poche ore dopo diventò un giocatore del Bologna, in prestito. La storia è finita, le strade si sono divise inesorabilmente. Resta un velo di tristezza perché parliamo comunque di un capitano, resta un velo di tristezza perché comunque al momento non è ancora stato sostituito. I giocatori passano, le società e le loro storie continuano, con capitoli luminosi e qualche cono d’ombra, qualche mistero. Come il caso Davide Calabria insegna.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di MilanTv e collabora con Sportitalia e 7GoldSport. Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.

42 risposte

    1. Davide calabria è stato ingiustamente trattato malissimo, soprattutto dai tifosi che ne hanno fatto un capro espiatorio, non era un fenomeno d’accordo, ma dava sempre tutto ed era un vero milanista. grazie di tutto

  1. Lui avrà anche commesso degli errori ma a mio parere è stato un errore mandarlo via..è cresciuto nel Milan e penso ci tenesse all maglia…se poi guardiamo chi lo ha sostituito.

  2. Non sono tifoso milanista, ma Calabria non lo hanno certo trattato con i guanti. Dopo tanti anni e dedizione per quella casacca avrebbe meritato un po’ di rispetto.

    1. La stessa mancanza di rispetto avuta nei confronti di una bandiera, tra l’altro uno dei più forti, se non addirittura il più forte difensore al mondo: PaolobMaldini. Chapou. E non sono milanista, bensì interista da una vita.

  3. Probabilmente Calabria non è un fenomeno , ma sicuramente un buon giocatore , suppongo che siano successe cose che non sappiamo all’ interno della società…….guarda caso dopo il licenziamento di Maldini

  4. Calabria sicuramente NON un fenomeno ma solo un buon calciatore,
    Qualcosa all’interno della società deve essere successo…..guarda caso dopo il licenziamento di Maldini….. comunque i successori di Calabria non sono stati migliori di lui…..ANZI….

    1. Na ha letto tutto l’articolo? Penso di no, cosa dovrebbe fare un allenatore, se un suo calciatore sostituito gli scaglia una bottiglietta d’acqua contro!

  5. Tanto di comodo il caso Calabria, (non meritava la fine che ha subìto in questa Squadra tanto educata e di buone maniere di grande stile)., ma gli è servito per distogliere il pubblico Milanista dagli innumerevoli errori commessi dal campionato vinto.

  6. Bel pezzo, un po’ alla Spoon River su un nostro ex. Leggendo “La storia della squadra rossonera è infarcita di buoni giocatori che non sono mai assurti al ruolo di campioni, sono nato e cresciuto negli anni ’70 con una squadra che vinceva Coppa delle Coppe e Coppe Italia, perdeva i campionati all’ultima giornata o con 7 punti di vantaggio sulla seconda quando la vittoria ne valeva 2”, ho rivissuto le mie letture de La Notte negli anni 70, le speranze e le delusioni e -forse perchè fresco dell’ennesimo compleanno- mi sono un pelo commosso. Grazie, Luca.

    1. Come sempre
      , bravo Luca! Hai spiegato al meglio una situazione di critica che è andata crescendo al di là dei demeriti. Sarà purtroppo sempre più così perché i social aumentano cavalcano l’onda delle critiche, arrivando al dileggio, senza essere supportate da dati oggettivi.Non ci saranno più giocatori amati, ma nemmeno sopportati, al di là delle loro doti tecniche e sarà sempre meno sopportazione e sempre più difficoltà a creare un clima positivo. Tra l’altro molti di questi giudizi, spesso offensivi, vengono da spettatori occasionali, raramente presenti, se non totalmente assenti, allo stadio e non sempre coinvolti nella passione calcistica. Per finire, nello specifico, credo che se Calabria facesse ancora parte della rosa oggi uno dei problemi di mercato del Milan verrebbe quanto meno posticipato. Ciao

  7. Calabria un buon giocatore, non fenomeno, ma buono!! Da ottimo milanista ha dato sempre il Massimo! E’ stato un errore non rinnovare!!

  8. Ennesimo caso della “maledizione della fascia”, cominciata con Ambro e continuata con tutti coloro che gli sono succeduti – cominciando con Montolivo e proseguendo con Bonucci (…), Romagnoli e infine Calabria, il primo dopo Ambrosini a diventare capitano dopo aver fatto l’intera trafila dalle giovanili. La responsabilita’ di questa maledizione ce l’hanno in parti uguali il tifo rossonero di San Siro – trasformatosi nel tempo in un pubblico di “haters”, vedi ad es. anche il caso De Sciglio – e una societa’ assente e disintiressata, forse anche un po’ sciacalla nel caso specifico di Calabria. Che di sicuro non meritava di essere degradato pubblicamente, tra l’altro da un allenatore di passaggio che verra’ ricordato come uno dei peggiori che si siano mai seduti sulla panchina del nostro amato ma quanto mai derelitto Milan

  9. Questo pezzo mi riporta a quando ero più giovane: immagino che il dottor Serafini si riferisca ai vari Biasiolo, Bet, Scala, Turone, Morini G., Sabadini ecc. (non metto Anquilletti e Maldera III, per me due campioni). Anche io credo che Calabria sia stato trattato sin troppo male e questo non credo sia giusto. Purtroppo Calabria non è mai stato un giocatore di alto livello e solo in alcune circostanze (parere del tutto personale, ovviamente), ha fatto bene, come in alcuni casi già citati. La mia impressione è che come il livello si alzava un pochino, il nostro capitano non era all’altezza, tutto qui. Avrebbe potuto restare come rincalzo e, credo lo avrebbe anche accettato, però va detto che non è mai stato un giocatore “da Milan” e va anche detto che quelli degli anni ’70 erano più bravi.
    Sull’attaccamento alla maglia, nulla da dire, ma questa è un’anomalia di oggi, nel senso che quelli che ho potuto vedere nella mia infanzia ed adolescenza, hanno sempre dato l’anima. Mi viene in mente il “buon Egidio” e non “lo sciagurato” come un noto giornalista lo aveva apostrofato, rovinandolo. Ecco, Calloni dava l’anima e se gente come Hernandez e Leao avessero messo la metà dell’impegno di Calloni, oggi saremmo tranquillamente in Champions League. Resta il fatto che a me Calabria ha sempre dato l’impressione di impegnarsi e tanto mi basta per ricordarlo con rispetto.

  10. Poi volevo aggiungere che Calabria nell’ultimo periodo al Milan ha anche pagato “l’assenza di Liedholm e Rocco”, nel senso che se avesse avuto la fortuna di incontrare sulla sua strada questi “maestri” sarebbe senza dubbio migliorato, magari non come Mauro Djalma Tassotti, però un pochino si. Con questi non migliora nemmeno Messi…

  11. I problemi del Milan non sono né Calabria, che reputo un ottimo calciatore ancora oggi e che non avrei mai mandato via per l’attaccamento alla maglia così come pochi, né tutti gli acquisti degli ultimi anni dopo lo scudetto di Pioli. Il problema del Milan è l’incapacità e la improvvisazione dei dirigenti del dopo Maldini e della proprietà che hanno a tutt’oggi operato come le massaie che vanno ai mercati rionali a fare la spesa con l’intento di risparmiare. Il grande Milan non ha bisogno di tali personaggi , ma di altri che siano almeno un poco simili al grande Silvio che ci ha onorato di essere milanisti.

  12. È stato maltrattato e non lo meritava più di altri che abbiamo salutato con la lacrima😘penso a Teo, lui si,meritava un simile trattamento, ma i tifosi non hanno capito

  13. La stessa mancanza di rispetto avuta nei confronti di una bandiera, tra l’altro uno dei più forti, se non addirittura il più forte difensore al mondo: PaolobMaldini. Chapou. E non sono milanista, bensì interista da una vita.

  14. La mia personale opinione è che Calabria, se avesse profondamente tenuto alla maglia, certi errori non li avrebbe fatti o li avrebbe evitati, nel buon esempio come capitano. È sempre semplice parlare delle cose belle e mai fare riflessioni sugli errori.

  15. Anch’io concordo con le riflessioni di Serafini. Calabria non è un brocco e non lo è mai stato. Non è un campione ma ha sempre dato tutto per il Milan e se ha sbagliato nel tirare la bottiglietta la cosa si doveva risolvere negli spogliatoi ma il Milan è attualmente in mano a personaggi capaci solo di pensare ai bilanci (e ai soldi) ma all’oscuro del calcio giocato.
    Non faccio nomi ma si capiscono (dal presidente americano a quello italiano e agli altri): speriamo nei nuovi arrivi ma a Tare non danno fondi per acquistare altri che mezze calzette e Allegri si dovrà accontentare. Per me Calabria svincolato poteva essere riassunto.

  16. Nelle squadre di calcio ci vogliono anche gli operai, nn solo i fenomeni. Come Calabria. Faceva la legna , anche quando Leao raccoglieva le margherite. Quindi , con dieci Calabria in campo , forse porti a casa la mucca. Con dieci Leao …..mmm.

  17. Per nulla d’accordo nel definire Davide scarso. Purtroppo i frequenti infortuni non gli hanno più permesso di tornare ai livelli dell’anno dello scudetto e dei precedenti. Giocatore di buon livello e ragazzo serio fino agli episodi dello scorso anno

  18. Sono milanista da sempre fin dai tempi di Rocco .Dico a Calabria.Dico a Maldini ,torna appena puoi e poi dico un ultima cosa che non dice mai nessunonon lo sopporto più.

  19. Di calcio e calciatori mi pare che ne capiate assai poco. Calabria è stato un grande, tenace, caparbio, ficcante e spesso autore di assist decisivi dopo galoppate entusiasmanti. Ma avete perso la memoria. Avesse vissuto e giocato coi “grandi” avreste visto un altro Tassotti. Portate rispetto e occupatevi di biliardino, va …

    1. Meno male che ci sono illuminati come te, capaci di riportarci alla realtà. L’articolo comunque non lo hai letto: è una moda molto social quella di commentare solo i titoli

      1. Essendo il titolo “Il caso Calabria” e niente più, commentare solo i titoli sarebbe stato di certo non “moda molto social” come sostieni ma semplice perder volontariamente tempo. Tu peraltro, me lo consentirai, non mi sembri un illuminato, ma uno di quelli che nella critica dei fatti, di qualunque tipo siano, politici, culturali o sportivi, fa saggiamente sempre il cerchiobottista (un colpo al cerchio e uno alla botte). Nello specifico: non eccelso ma … ha fatto il suo; e ancora: il valore di D. Calabria calciatore è certamente limitato ma … la appartenenza … il metterci la faccia … la sua caparbietà …. Tutte ciance, amico, D. Calabria è stato un Signor calciatore, tosto, vivace, pugnace, mai arrendibile e fino al “94esimo”, anche per merito suo spesso premiato da vittorie inattese ed entusiasmanti. Grande Capitano Davide, da mai e poi mai rinnegare così amaramente. FV

  20. Buonasera, io senza dubbio non mi intendo granché di calcio, ma ho visto giocare diversi terzini nel Milan e Calabria non si può annoverare tra i fuoriclasse del ruolo. Rispetto però il parere dell’ultimo lettore nel senso che se lui reputa Calabria un campione, va bene. Io personalmente non sono d’accordo, mentre per quanto riguarda l’attaccamento alla maglia, tanto di cappello. Rispetto molto Calabria sia per l’impegno che per il rendimento (in parte), per cui gli faccio tanti auguri di cuore per un proseguimento di carriera luminoso. Per me poteva restare, anche non come titolare. Mi spiace invece per il tono che ha preso questa discussione: su questi toni io mi dissocio.
    Rispetto per tutti: per Luca Serafini e per chiunque esprima un giudizio diverso dal suo, ma sempre con educazione.

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