MILAN : ABBIAMO VERAMENTE CAPITO IL MERCATO DEL 2023? UN RAGIONAMENTO CONTROCORRENTE

In attesa che il mercato estivo del Milan si metta in moto, possiamo fare due cose: seguire freneticamente tutte le voci, i rumours, i “si avvicina” e i “si allontana”, i “sorpasso Juve” e la hit dell’estate “nodo commissioni”; oppure – meglio – aspettare di avere qualcosa da commentare.

Nell’attesa, nulla ci vieta di fare un bilancio ragionato sulla precedente campagna acquisti: un bilancio che non si fa mai, perché mentre si fa mercato c’è l’interesse ma non ci sono gli elementi per giudicare; e quando la stagione è finita ci sarebbero gli elementi, ma sostanzialmente non importa più nulla a nessuno perché la macchina del prossimo mercato è già ripartita e catalizza tutte le attenzioni. E così via.

Un mercato, quello di un anno fa, contraddistinto da molti acquisti (dieci) nella convinzione che l’ossatura della squadra andasse largamente ricostruita. Un mercato criticato da molti perché, appunto, è stato più quantitativo che qualitativo. Come è andata, veramente?

LA DIFESA INDIFESA

Nel settore più arretrato del campo, il Milan ha fatto subito un colpaccio: Marco Sportiello, portiere di qualità e ancora relativamente giovane (è del 1992), preso a zero e con uno stipendio ragionevole, che ha portato sicurezza alle spalle di Maignan e si è comportato bene quando è stato chiamato in causa, specie nel finale di stagione. 

Poi la società si è mossa pochissimo: anzi, ha pure spedito in prestito il canterano Matteo Gabbia (poi richiamato in tutta fretta). Evidentemente i dirigenti non prevedevano la grandinata di infortuni e ritenevano che un pacchetto centrale costituito da Tomori, Thiaw, il veterano Kjaer e il versatile Kalulu sarebbe bastato. Per fare numero, tuttavia, verso la fine del mercato è stato ingaggiato dalla Platense l’argentino Marco Pellegrino (2002) per la somma (i dati usati in questo articolo vengono da Calcio & Finanza) di tre milioni. Come è andata lo sappiamo: il povero Pellegrino ha debuttato contro il Napoli, si è infortunato nella stessa partita, è stato fuori a lungo, al rientro è andato in prestito alla Salernitana dove ha giocato complessivamente male.

Esperimento sostanzialmente fallito: non sappiamo che cosa ci abbiano visto gli scout del Milan, ma Pellegrino è un giocatore da ricostruire completamente, specie sul piano psicologico; l’Under23 potrebbe essere un’opzione ragionevole, almeno per la prima parte di stagione.

Nel complesso la difesa ha sofferto (undicesima in campionato), ha dovuto inventarsi un Theo Hernandez centrale e ha riscoperto un Gabbia completamente ritrovato. Si poteva fare di meglio.

IL CENTROCAMPO, DOVE TUTTI FANNO TUTTO

Molto più movimento a centrocampo, dove sono arrivati tre giocatori con profili molto diversi: Ruben Loftus-Cheek, pagato 16 milioni al Chelsea; Tijjani Rejnders, 20 milioni dall’AZ Alkmaar; Yunus Musah, 20 milioni dal Valencia. Vediamoli uno per uno.

Loftus-Cheek è un giocatore di grande presenza fisica (1,90 per 88 kg) che in carriera ha fatto dal terzino alla prima punta, ma che fondamentalmente è un centrocampista “box-to-box”. Pioli lo ha schierato da 10 atipico, dietro la punta, per ricostruire quella formula che aveva escogitato con Kessie (e talvolta replicato con Krunic) che ci ha fatto vincere lo scudetto del 2022. Come è andata? RLC ha fatto dieci gol e due assist in 40 partite. Numeri inattaccabili. Eppure possiamo dire di avere visto solo a sprazzi la sua grande qualità e soprattutto di non percepito quel senso di superiorità fisica che sarebbe stato lecito aspettarsi? Ti vogliamo più cattivo, Rubes (come lo chiamano i compagni).

Tijjani Rejinders è un giocatore che sembra fatto per giocare nel Milan. È olandese, elegante, ha un fisico slanciato (1,85 per 73 kg), tecnica raffinata e visione di gioco. Ha sufficiente intelligenza calcistica per adattarsi a tutti i ruoli del centrocampo: nel Milan ha quasi sempre giocato nei due centrali, anche se curiosamente in questi giorni nell’Olanda lo vediamo impiegato da trequartista. Ha fatto quello che ci aspettavamo un anno fa di questi tempi? Con quattro gol e quattro assist, ma soprattutto con il record assoluto di presenze e tantissimi palloni toccati, la sua stagione è stata certamente molto positiva. La sensazione è che non abbiamo ancora visto tutto e che un giocatore così dotato possa e debba fare ancora di più. Promosso, comunque.

Yunus Musah, inseguito molto a lungo malgrado fosse un giocatore giovane (2002) e poco conosciuto, è arrivato in mezzo a grandi dubbi sul suo ruolo: si sperava che potesse essere quel mediano davanti alla difesa che mancava e manca tuttora. Invece lo abbiamo visto a suo agio soprattutto quando c’era da correre con la palla, più una mezzala di incursione (a volte un vero e proprio esterno d’attacco) che un mediano. Musah, che non è alto (1,78) ma ha un fisico esplosivo e una bella corsa, ha dato l’impressione di essere un giocatore versatile, pieno di volontà, capace anche di belle giocate e dribbling, ma da costruire dal punto di vista della posizione in campo: vogliamo farne un mediano? Ha fisico e gamba per farlo. Vogliamo farne un incursore? Forse deve correre di più senza palla e meno con la palla. Il materiale c’è, l’età è dalla sua parte. Siamo fiduciosi.

ALL’ATTACCO!

Se in difesa il Milan non è stato proprio brillantissimo, in attacco è secondo con 76 gol fatti. Ma chi li fa fatti, tutti questi gol? A parte le certezze Giroud e Leao, c’è molto mercato nelle reti rossonere.

Christian Pulisic è arrivato dal Chelsea per venti milioni, con le stesse credenziali del compagno Ruben: tanto talento, qualche infortunio di troppo, potenziale espresso solo a tratti. Il risultato è stato prodigioso: schierato come esterno destro (anche se lui preferisce giocare a sinistra e rientrare sul piede destro) è stato il secondo per minuti giocati, ha fatto 12 gol e 9 assist in 50 partite. Ha messo in mostra talento, intelligenza calcistica, concretezza, abnegazione (non si è mai risparmiato). Può crescere ancora (ha solo 25 anni). È uno strepitoso uomo immagine sul mercato americano. Vogliamo dire che è stato un colpo straordinario?

Noah Okafor è stato un acquisto inaspettato: il Milan cercava una prima punta, è arrivato Okafor che è una via di mezzo fra un esterno sinistro e una seconda punta, prendendo esattamente il posto in rosa che era stato di “croce e delizia” Rebic. Pagato quattordici milioni, con uno stipendio di due, Okafor è quello che nella NBA si definirebbe un “role player”, cioè un buon comprimario capace di fare bene alcune cose.

Ha giocato relativamente poco (872 minuti, diciannovesimo per utilizzo nella rosa in campionato), ha tuttavia realizzato sei gol e tre assist. Con il suo arrivo, si immaginava che potesse agire – in assenza di Giroud – da prima punta alla Rebic (cioè muovendosi molto e pressando il primo portatore di palla) in un Milan costruito per riconquistare la palla alta e scaraventarsi verso la porta avversaria in un attacco di “velociraptor” pronti a divorare metri di prato. Le cose non sono andate esattamente così, ma la responsabilità non è certo di Noah, che a soli 24 anni può crescere e merita sicuramente di giocare di più.

Abbiamo citato Samuel Chukwueze, detto “il Robben nigeriano”, mancino di 25 anni arrivato dalla Spagna per venti milioni, con un sostanzioso ingaggio di quattro milioni all’anno. Per tutta l’estate è stato luiil giocatore più invocato e più atteso: dopo anni di interpreti deludenti per un motivo o per l’altro, l’idea che finalmente arrivasse un contraltare di Leao, capace di dare fantasia alla squadra anche a destra rendendo il Milan molto più imprevedibile, ci faceva sognare.

La realtà è stata meno generosa: un inizio deludente (tanta confusione, dribbling insistiti e palle perse), poi la lunga assenza per la Coppa d’Africa, quindi un finale di stagione con qualche bella prestazione, scatti, dribbling, tiri (e poi un infortunio, per non smentirci mai). I numeri complessivi sono impietosi: tre soli gol (due in Champions League), tre assist e un minutaggio al diciassettesimo posto della rosa. Ma la sensazione è quella di un giocatore che con un anno di ambientamento e meno distrazioni internazionali potrebbe tornare quasi al livello delle aspettative estive. Rimandato a settembre.

Chiudiamo con il più incredibile degli acquisti estivi. All’ultima ora dell’ultimo giorno di mercato, dopo il fallimento della trattativa per Taremi, il Milan ha ripiegato su Luka Jovic, libero a parametro zero dopo la scadenza del suo contratto con la Fiorentina.

Jovic, che è stato la stella dell’Eintracht Francoforte, tanto da meritarsi la chiamata del Real Madrid, dove ha fallito, è finito alla Fiorentina, dove non ha fatto male ma non ha incantato e, a soli 25 anni, si è ritrovato a essere una specie di “peppa tencia” (avete presente? La carta che non devi mai avere in mano alla fine del gioco) del calcio italiano.

Se Chukwueze era il sogno, Jovic era l’incubo. Eppure il serbo, in cui molti temevano di rivedere il carattere ombroso dell’amico Rebic, non veniva da un anno orribile: alla Fiorentina aveva fatto 13 gol in 50 partite. Al Milan ne ha fatti 9 in 30 partite, sempre da subentrato e spesso decisivi, con il diciottesimo minutaggio della rosa (ricordiamo, per onestà intellettuale, che Zirkzee ne ha fatti 12 in 35 partite da titolarissimo). Si è meritato la conferma per un altro anno: continua a non far sognare, ma non gli si può rimproverare niente.

Resta Luka Romero (2004), preso a zero dalla Lazio, dove giocava in Primavera. “Lukita” appartiene a quella categoria di giocatori dai piedi sicuramente raffinati, ma non così tanto da poter sopravvivere nel calcio di alto livello con un fisico così minuto (è alto 1,69 per 64 kg). Quelli che potrebbero essere Messi ma finiscono per essere Bojan Krkic, se proprio tutto va bene. È andato in prestito all’Almeria, nella Liga spagnola, dove ha giocato tanti spezzoni di partita e ha segnato tre gol. È stato presentato come una scommessa: per considerarla vinta mi accontenterei di farci una piccola plusvalenza.

CHI HA ALZATO IL LIVELLO?

E quindi, a parte il poco rilevante Pellegrino e forse Romero, nessuno dei giocatori arrivati nell’estate 2023 si può considerare un acquisto sbagliato. Ma è onesto riconoscere anche che non tutti hanno alzato il livello della squadra (Pulisic, forse Rejinders).

Dice Fabio Capello che se hai un giocatore che vale 90, devi prenderne uno da 93, non cinque da 70. Discorso che fa presa facilmente, ma che non tiene conto della necessaria ampiezza della rosa: vanno benissimo, quindi, gli Okafor e i Musah, buoni role player con margine di miglioramento.

Ma sul mercato del 2023 pesano soprattutto gli acquisti non fatti: una punta, un mediano e un centrale, tutti a un livello da potenziali titolari, che guarda caso sono le mosse attese spasmodicamente per questa estate 2024.  Solo se questi tre tasselli andranno al posto giusto potremo giudicare appieno anche il mercato precedente, che in qualche modo è stato un mercato di preparazione. Come in un film di Christopher Nolan, per avere le risposte dovremo muoverci nel tempo.

4 Responses

  1. Disamina perfetta di una stagione sempre a rincorrere e soprattutto figlia di decisioni sbagliate come quella di non intervenire in maniera convincente nel mercato di riparazione.
    Ora attendiamo con patema d’animo questo nuovo mercato, partito già in affanno a dimostrazione che al Milan quando si deve chiudere un affare, si fa’ una fatica enorme.
    Da tifoso sono già deluso.
    Non si sostituisce Pioli con Fonseca.
    Questo sarebbe il tanto atteso salto di qualità?

  2. Articolo troppo benevolo a fronte di un mercato fatto da incompetenti. Serviva un forte difensore centrale e non è stato preso. Serviva un forte centrocampista difensivo e sono state prese 3 mezzali. Inoltre sono stati comitati 3 attaccanti laterali (non includo Romero perché non run giocatore di calcio ). Mercato senza logica pieno di doppioni. Poi se guardiamo il contributo dei goal dal mercato, allora vi dico che il calcio non è il baseball e il money ball non funziona..

    1. Buongiorno Carlo, innanzitutto grazie per il tuo commento all’articolo, a cui, se lo vorrà, l’autore replicherà.
      Mi permetto solo di intervenire rispetto alla tua affermazione finale: proprio per quanto affermi, questo blog ha come titolo “La complessità del calcio”.
      A presto
      Filippo

    2. Buongiorno Carlo, lo scopo dell’articolo è innanzitutto quello di ricostruire i fatti a fine stagione. Sulle interpretazioni si può dissentire: la mia è che quello del 2023 potrà (potrà, attenzione) essere considerato un buon mercato solo SE nel 2024 verranno finalmente aggiunti i giocatori chiave che mancavano e mancano: un centrale difensivo, un mediano, una punta, tutti potenziali titolari. Non mi pare che la pensiamo in modo troppo diverso: no?
      Un saluto cordiale, Luca

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