ANDREA PAZZAGLI: UN ADDIO PRECOCE E IL BACIO DEL “DIEGO”.

Quando arrivi a ventisei anni e vieni da una stagione “balorda” sono tanti i dubbi che possono fare capolino nella tua testa.

Specialmente quando negli anni precedenti non hai esattamente “spaccato”.

Anzi.

Panchina a Bologna, Udine, Catania e poi di nuovo a Bologna.

Un pugno di partite dove non hai incantato e convinto nessuno.

A ventitre anni ti eri ritrovato in serie C.

La Rondinella, nella tua Toscana.

Pensi che “ok, ci ho provato ma forse il mio posto è questo”.

A Firenze però giochi una grande stagione.

La squadra si piazza al 7mo posto e le tue parate hanno portato tanti punti in classifica.

Per il tuo cartellino si fa avanti una società di serie B, con un recente passato importante che si accorge di te e ti vuole per tentare la risalita nella serie maggiore.

Giochi tutte le partite.

Pari tanto e bene.

La squadra fallisce l’obiettivo per un solo punto, perdendo una sola partita in tutto il campionato.

Riprendi fiducia, l’autostima è cresciuta esponenzialmente.

E se giochi tra i pali è una compagna indispensabile.

Poco male, ci riproviamo l’anno successivo.

La “rosa” è praticamente la stessa.

«Cosa potrà mai andare storto?» pensi probabilmente dentro di te.

Tutto. Va storto proprio tutto.

Il Perugia arriva a giocarsi non la promozione ma la salvezza all’ultima giornata di campionato.

Chi l’avrebbe mai detto?

Quella partita, con l’Arezzo, il Perugia la perde.

Il sogno della serie A si è trasformato nella realtà della serie C.

Solo che non è ancora finita.

Scoppia un nuovo scandalo legato alla scommesse clandestine nel calcio.

Il Perugia paga un prezzo altissimo.

Deve ripartire addirittura dalla C2.

E adesso? Ventisei anni non sono tantissimi per un portiere.

Ma sono tanti se devi ricominciare da capo.

Quando nell’estate del 1986 per Andrea Pazzagli si fa avanti l’Ascoli, club neo promosso in serie A, probabilmente per il portiere fiorentino il sollievo supera la gioia.

I patti però sono chiari.

Il titolare sarà Roberto Corti, protagonista tra i pali nella stagione della promozione e Andrea Pazzagli sarà il 12mo.

Il calendario per la prima partita della stagione mette di fronte ai marchigiani il Milan di Nils Liedholm nella prima stagione intera con Silvio Berlusconi alla presidenza del club.

Hateley, Wilkins, Baresi, Di Bartolomei, Massaro, Evani, Virdis, Donadoni, Maldini …

Sulla carta non dovrebbe esserci partita.

Provare a portare via uno zero a zero è probabilmente il vero obiettivo dei marchigiani del Presidente Rozzi e del mister Sensibile.

Quando non sono ancora passati venti minuti del primo tempo Massimo Barbuti, l’unica punta di ruolo schierata dall’Ascoli, con un gran gol da posizione defilata sorprende Giovanni Galli.

Con settanta minuti abbondanti da giocare sembra solo il classico “incidente di percorso”.

Nell’Ascoli che si ripresenta in campo nella ripresa c’è una novità: al posto dell’infortunato Roberto Corti c’è lui, Andrea Pazzagli.

Il secondo tempo si trasforma in una specie di Fort Alamo.

Il Milan chiude per lunghi tratti l’Ascoli nella sua area di rigore.

Piovono palloni da tutte le parti per cercare soprattutto le teste letali di Hateley e Virdis.

Dove non arrivano i difensori bianconeri arriva lui, Andrea Pazzagli, facendo valere tutti i suoi 191 centimetri.

Para tutto il parabile ma quando Virdis, su un perfetto cross di Massaro dalla destra, schiaccia di testa la palla verso il palo lontano sembra davvero troppo anche per un portiere in giornata di grazia.

Invece il numero “12” dell’Ascoli arriva, con un riflesso prodigioso, anche su quel pallone. Lo sfiora con la punta delle dita, quel tanto che serve per mandare il pallone sul palo per poi finire la sua corsa sul fondo.

Da quel giorno il titolare dell’Ascoli sarà lui.

Con l’arrivo di Ilario Castagner una retrocessione che al termine del girone d’andata sembrava certa si trasforma in una cavalcata imperiosa in quello di ritorno con una salvezza raggiunta sul filo di lana.

A ventisette anni suonati è arrivata la definitiva consacrazione.

Un posto nel calcio che conta c’è anche per lui, per Andrea Pazzagli da Firenze che di “mollare” non ne ha mai voluto sapere.

ANEDDOTI E CURIOSITA’

Quel giorno non può di certo saperlo ma San Siro e il Milan diventeranno l’apice della sua carriera dove avrà un ruolo da protagonista in alcuni dei tanti trofei messi in bacheca dai rossoneri in quel periodo.

La scintilla tra il Milan e Pazzagli scatta negli ottavi di finale della Coppa Italia, edizione 1987-88.

I rossoneri di Arrigo Sacchi affrontano l’Ascoli, compagine nella quale milita il portiere toscano.

All’andata a San Siro i marchigiani compiono un mezzo miracolo. Un gol di Flavio Destro permette agli uomini di Ilario Castagner di vincere con il minimo scarto e di affrontare il ritorno in casa con concrete speranze di passare il turno.

Il Milan ha ovviamente altre intenzioni. Mette letteralmente sotto assedio la porta ascolana ma al gol di Pietro Paolo Virdis nei primissimi minuti di gioco non fa seguito nessun altra segnatura. E’ proprio Andrea Pazzagli che con una serie di interventi prodigiosi permette ai suoi di arrivare a giocarsi la qualificazione ai calci di rigore.

Il protagonista sarà ancora lui neutralizzando i tiri dal dischetto di Baresi e di Donadoni.

Passano poche settimane.

Il Milan torna ad Ascoli. Stavolta in campionato.

La rincorsa al Napoli di Diego Maradona è già iniziata.

I rossoneri vengono da sei vittorie nelle ultime sette gare e con il Napoli che viaggia ancora con il vento in poppa non si possono più perdere punti per strada.

Al solito gol di Flavio Destro (difensore che segnava praticamente solo contro il Milan) risponde Daniele Massaro a metà della ripresa.

Il gol della vittoria però non arriva e Andrea Pazzagli sarà, ancora una volta, determinante.

Arrigo Sacchi si è segnato il suo nome.

Quando nell’estate del 1989 Davide Pinato, il “secondo” di Giovanni Galli, si trasferisce al Monza il mister di Fusignano non perde tempo e lo inserisce in rosa.

Sarà una bella rivalità per il ruolo di titolare che però non porterà mai attriti.

Anzi, tra Galli e Pazzagli nascerà una profonda amicizia.

Saranno due stagioni indimenticabili per il gigante toscano.

Il giorno più bello sarà quello del trionfo nella Coppa Intercontinentale.

Il 9 dicembre del 1990 il Milan disputa la finale di questo prestigioso trofeo affrontando l’Olympia di Asuncion, trionfatrice a sorpresa della Copa Libertadores.

Davanti ai 60 mila dello stadio nazionale di Tokyo i rossoneri daranno una ennesima dimostrazione di grande calcio. Un tre a zero netto e inappellabile con Andrea Pazzagli che a fine partita potrà alzare al cielo l’ambito trofeo.

C’è ancora un “sassolino” da togliersi dalle scarpe prima di appendere i guanti al chiodo. Al Bologna Andrea Pazzagli è transitato tre volte in carriera senza mai riuscire a lasciare il segno.

A volerlo stavolta è Gigi Maifredi al quale è affidato il compito di riportare i felsinei nella massima serie dopo l’inopinata retrocessione.

Sarà invece una stagione disastrosa dove anziché i sogni di promozione sarà la preoccupazione di mantenere la categoria la priorità assoluta.

… retrocessione che arriverà nella stagione successiva e che di fatto chiuderà la carriera di Andrea Pazzagli.

Nel calcio però non può non esserci un posto per uno con la sua competenza, la sua professionalità e la sua riconosciuta capacità comunicativa.

La Fiorentina lo assume come Preparatore dei portieri e poco dopo sarà la Federazione a richiedere il suo contributo come Preparatore di diversi settori giovanili della Nazioanale italiana.

Andrea Pazzagli non ha talento solo tra i pali di una porta.

Ama comporre e cantare canzoni.

Ed è bravo a farlo.

A tal punto che uno dei suoi pezzi intitolato “Spero che esistano gli angeli” riceverà il “diploma ad honorem”, riconoscimento importantissimo in ambito musicale e che gli verrà consegnato direttamente dal grande Mogol.

… la canzone è dedicata a Niccolò Galli, il figlio dell’amico Giovanni morto giovanissimo in un incidente stradale.

Una vita splendida e appagante, ricca di passioni e interessi circondato dall’amore della famiglia si interrompe bruscamente il 31 luglio del 2011 mentre Andrea è in vacanza con i suoi cari a Punta Ala.

Di primo mattino si sente male. Arrivano immediati i soccorsi.

Non ci sarà nulla da fare. Il suo cuore, a soli cinquantuno anni, si è fermato per sempre.

Andrea Pazzagli racconterà spesso l’aneddoto da lui stesso considerato come il più piacevole e lusinghiero della sua carriera.

«C’è una punizione dal limite. Sul pallone c’è Diego Maradona. Il suo tiro è diretto verso l’incrocio dei pali. Sono convinto di non arrivarci. Mi allungo e con la punta della dita riesco a deviare il pallone in calcio d’angolo.

Sono ancora in terra quando qualcuno da dietro mi dà un bacio sulla testa.

Penso a qualcuno dei miei compagni.

Alzo gli occhi e chi mi ha dato il bacio è proprio lui, Diego Maradona»

«Sei stato grandissimo» mi dice.

Come ci si può dimenticare una cosa così bella?

BIO: Remo Gandolfi e’ nato e vive a Parma. Ha gia’ 8 libri all’attivo, l’ultimo dei quali “Matti miti e meteore del calcio dell’est” che si augura possa avere il successo del fortunato “Matti, miti e meteore del futbol sudamericano”. Ha una rubrica fissa sul popolare Calciomercato.com (“Maledetti calciatori”) e con gli amici di sempre gestisce un blog www.ilnostrocalcio.it . Quanto all’amato pallone, e’ profondamente convinto che la “bellezza” e “il percorso” contino infinitamente di piu’ del risultato finale.

6 Responses

  1. Come al solito un ottimo articolo su colui il quale c’è molto da imparare . È stato detto tutto. Un esempio ,secondo me ,da portare nelle scuole calcio. Io nel mio piccolo lo farò . Alzarsi , abbassarsi, rialzarsi…Nella vita mai mollare. Solo quella mattina disgraziata poteva sconfiggerlo. Ma è stato un insegnamento davvero per tutti il suo percorso. Grazie ancora Remo per avercelo ricordato .

  2. Bellissimo articolo, mi sono commosso. Hai riassunto una carriera scegliendo momenti che ricordo bene perché vissuti intensamente nel bene e nel male ma sempre da dentro….Grazie

  3. Congratulazioni…ha scritto proprio tutto il percorso del calciatore e dell’uomo speciale che era mio fratello ❤️

    1. Daniela e Aimone, mi permetto di rispondere anche se poi sarà Remo, l’autore del testo a farlo. Scrivendo di Andrea si rischia di cadere nella retorica ma corro volentieri il rischio. Chi meglio di voi può conoscerlo. Con Andrea era davvero uno spasso perchè lui, fuori dal terreno di gioco, era sempre pronto allo scherzo, alla battuta. Una volta, in aereo, ci trovammo a fianco di Edoardo Bennato, Andrea tirò fuori il suo walkman (roba da boomer) prese il filo e lo spinotto e chiese a Bennato : “Posso collegarmi direttamente a lei?”. Lui non fece neppure un mezzo sorriso, Andrea si girò verso di me e mi disse:”Madonna, mi sa che l’ho combinata”…scoppiammo a ridere per 5 minuti. Un’altra volta Andrea ci sfidò dicendo che avrebbe corso la pista di atletica di Milanello in meno di un minuto. “Ma dai Andrea, sei un portiere,sono 400 metri, non ce la farai mai!”. Detto fatto, si preparò in men che non si dica e arriivò al traguardo in 59″!!! Potrei andare avanti ma quello che volevi dirvi è solo una cosa che sapete già: vostro fratello era colui che teneva tutti allegri, aveva una parola buona per tutti, era una persona vera…ed era anche un grande portiere. Vi abbraccio.

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